Un nuovo inizio

16 ottobre 2012

Non so se i sogni premonitori esistano veramente, ma credo che quando lo stato di controllo della veglia si allenta e cede il passo al ribollire tumultuoso delle immagini che si agitano nel nostro inconscio, allora in quei casi riacquistiamo nuovamente quella capacità atavica e primordiale, quasi magica, di avvertire in anticipo, pre-sentendolo quello che sta per accaderci.

O forse ci predisponiamo in una tale modalità di ascolto profondo e di apertura verso la vita perché quello che vogliamo e desideriamo fortemente ci accada davvero.

L’inconscio si esprime per immagini – sosteneva Jung – e bisogna saperlo ascoltare.

A volte nella vita ci sono delle coincidenze misteriose e ineffabili che ci lasciano senza fiato e senza spiegazioni razionali, ma che nelle logiche misteriose che caratterizzano il funzionamento del nostro inconscio sono perfettamente chiare. Bisogna solo saperle ascoltare, senza remore, senza resistenze, e viverle nel senso più pieno della parola, con gioioso abbandono ed entusiasmo,  senza paura, né di aprirsi al futuro né di chiudere con il passato.

Adesso mi rendo conto che nel sogno bellissimo che ho descritto in questo post e nell’interpretazione che ne ho dato, ho sentito chiaramente con quattro giorni di anticipo quello che stava per accadermi.

Quel sogno era prefigurazione di un grande cambiamento nella mia vita per cui ero pronto già da tempo, ma che adesso si stava per avverare.

Il mio corpo, il mio inconscio me lo comunicava sotto forma di immagini oniriche, ma il significato era chiarissimo. Energie profonde e potenti che si mettevano di nuovo in movimento per una nuova vita, un nuovo inizio luminoso e ricco di promesse. Che chiudevano un ciclo e ne aprivano un altro.

«Nella regione di Kamigata è diffuso una specie di cestino da pranzo intrecciato che si usa un solo giorno, nelle passeggiate campestri. Al ritorno i gitanti se ne liberano calpestandolo. La fine è importante in tutte le cose» (Hagakure)

Peperoncino Habanero, Rimbaud e la veggenza

1 settembre 2012

« Il s’agit d’arriver à l’inconnu
par le dérèglement de tous les sens»
Arthur Rimbaud

Stasera ho avuto un’esperienza multisensoriale – visiva, olfattiva, gustativa, tattile e anche uditiva – di quelle che mi mancavano. Vissuta con consapevolezza, ma anche con un pizzico d’incoscienza e senso della sfida da adolescente. Immaturo diranno in molti :-) .

Ci ho scherzato un poco sopra, mi è venuto in mente, per un singolare gioco di associazioni, il celebre passo in cui Arthur Rimbaud, scrivendo una lettera a Georges Izambard, parla della necessità di farsi poeta e “veggente”, e di arrivare all’ignoto attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi.

Effettivamente dopo l’intensa e sregolata esperienza sensoriale, mi sono un po’ ritrovato ai confini della realtà. Ho avuto lacrime di piacere e c’è mancato poco che iniziassi a comporre versi densi di simbolismo oscuro e arcano, come un poeta maledetto e veggente della Parigi fascinosa della seconda metà dell’Ottocento.

In fondo se il mio amato Baudelaire ha composto i suoi I paradisi artificiali descrivendo le sensazioni provate dopo l’assunzione di hashish, oppio e vino, io potrei benissimo comporre i miei “Gli inferni artificiali” in preda alla piccantezza feroce del peperoncino Habanero.

Ma veniamo ai fatti. Oggi pomeriggio sono andato a fare la spesa al supermercato, e fra un settore e l’altro della frutta e verdura la mia attenzione è stata catturata in modo quasi istantaneo da un piccolo contenitore in plastica contenente dei bellissimi e coloratissimi peperoncini. Non potevo credere ai miei occhi, erano veramente i leggendari peperoncini piccanti della varietà Habanero, considerata fino a pochi anni fa la più piccante del mondo!

Ne avevo sempre sentito parlare ma non ero mai riusciti a trovarli e favoleggiavo sul loro gusto e la loro piccantezza. Adesso per meno di tre euro potevo portarmeli a casa. Ovviamente li ho comprati.

Stasera verso le nove, non avevo mangiato perchè non avevo fame, ho provato ad assaggiarne uno. Ho preso quello arancione, pensando fosse meno piccante del rosso. Ho scoperto in seguito, che quello arancione è il famigerato Habanero Orange, che molti sostengono sia più piccante dell’Habanero Red Savina (quello rosso nella foto) il peperoncino che deteneva il Guinness dei primati fino al 2007.

Avevo accanto un bicchiere con la birra. Ho preso il peperoncino fra le dita, l’ho guardato, l’ho odorato. Un profumo delizioso, dolce, simile all’albicocca, un aroma vanigliato, come di frutta esotica.

Poi, con la stessa determinazione e incoscienza con cui ci si può lanciare da un ponte a fare bungee jumping, l’ho addentato, per metà, come fosse una fragola carnosa e succulenta. Ne ho sentito la fragrante croccantezza e il suono particolare mentre si schiudeva fra i miei denti e la lingua.

Ne ho sentito il sapore, dolce, anche questo molto fruttato e aromatico, e dopo pochi secondi, non subito, ne ho avvertito finalmente la piccantezza. Forte, crescente, saliva e aumentava a ondate, persistente. L’ho masticato e ingoiato mentre sentivo un’ondata di calore salirmi in viso. Questo è quello che io chiamo “essere piccante, cazzo!” Dopo un po’ ho dato un secondo morso, più piccolo. Di nuovo quel sapore dolcissimo e particolarissimo. Il piccante non aumentava più di tanto. Oltre una certa soglia credo non si avverta più, come il dolore.

Ci ho bevuto sopra della birra. Lo so, avrei dovuto berci del latte, ma non ne avevo voglia. Tutto sommato, era sì molto piccante, ma temevo qualcosa di molto più forte e terrificante. Ovviamente a me piace molto il piccante e sono molto abituato. Credo che una persona normale avrebbe vomitato.

L’unico errore che ho fatto è stato quello di averlo mangiato a digiuno. Infatti, dopo più di un’ora, sentivo come un buco nello stomaco, e ho dovuto mangiare qualcosa.

Adesso quei peperoncini me li porto giù in Sicilia settimana prossima, visto che vado giù per un week end, e ne faccio seminare i semi da mia madre.

Peperoncini per intenditori e aspiranti suicidi. E poeti veggenti.

 

Estate 2012 in Sicilia, tra sogno e realtà

24 agosto 2012

Sono ormai tre settimane che sono ritornato dalle mie vacanze in Sicilia, nel ragusano, nei posti dove sono nato e cresciuto, e la sensazione del vento sulla pelle e le lunghe nuotate nel mare azzurro sono ormai solo un ricordo che riemerge a volte nei sogni, come mi è successo ieri notte.

Mi sono svegliato stamane con la meravigliosa sensazione di essere appena uscito dal mare, con quel senso di benessere fisico e mentale che solo le lunghe nuotate al largo riescono a regalarmi.

E nel mio sogno ho nuotato tanto e a lungo. Andavo lontano, inebriato dal blu cobalto dell’acqua e dalla luce del sole, quella luce intensa e accecante che domina il Canale di Sicilia e che conosco così bene, impressa in modo indelebile dentro di me.

Continuavo a nuotare nel mare, solo lo sciacquio cadenzato delle bracciate nelle mie orecchie e il ritmo regolare del respiro per prendere aria. Avevo nuotato tanto, ma non sentivo stanchezza, solo una sensazione di ebbrezza e pienezza di vita, una sensazione di felicità pagana.

A un certo punto mi sono fermato e ho alzato la testa, come mi capita spesso di fare, per godermi lo spettacolo della distesa del mare lontano dalla riva e il silenzio, e respirare a fondo quell’aria carica di energia.

E mi sono accorto con mia grande sorpresa che di fronte a me si ergeva una grande isola, altissima, apparentemente emersa dal nulla. La spiaggia era bianca, come quella di pomice di Lipari nelle isole Eolie. In lontananza intravedevo il verde scuro dei fianchi della montagna,  ricchi di vegetazione selvaggia, e poi in alto la cima, scura, inaccessibile e bellissima, appena velata da alcune nuvole bianche che il vento muoveva rapide.

Incredulo ed eccitato per la scoperta mi avvicinavo a rapide bracciate verso la riva, intenzionato ad esplorare l’isola. Quando finalmente sono arrivato nella spiaggia e sono uscito dall’acqua, ho alzato lo sguardo e mi sono accorto con grande sorpresa che tra la vegetazione c’erano delle case bianche, sparse, con degli splendidi giardini. L’isola non era disabitata. Ho poggiato i piedi sulla sabbia bianca e sofficissima, e ho iniziato a correre verso la montagna, spinto da una curiosità inarrestabile.

E mi sono svegliato.

Solo allora mi sono reso conto che quello dell’isola immensa e altissima che sorge dal mare e che scopro all’improvviso, è un mio sogno ricorrente, che ho fatto decine di volte, sin da quando ero piccolo. Ho capito da tempo che questo sogno è associato a momenti di grande cambiamento in me, momenti di ridirezionamento delle energie interne verso nuovi obiettivi e nuove mete.

All’inizio non avevo voglia di pubblicare le foto del mio viaggio in Sicilia. L’ho fatto già tante altre volte. Non avevo nulla di nuovo da dire, se non le solite cose. Poi, complice questo sogno e quello che ha risvegliato dentro di me, ho deciso di farlo.

Ode al vicino di casa che suona il trombone

10 luglio 2012

Tu, o vicino di casa, che da tre anni ormai
mi fracassi i cabbasisi ogni santo giorno,
mattina, meriggio, crepuscolo e sera,
suonando il corno, in mancanza di corna vere.

Tu che solerte ti dedichi ogni dì con lena indefessa
agli esercizi di riscaldamento,
puntuale come un orologio svizzero
emettendo barriti di un elefante in preda alle coliche.

Tu che da tre anni fai sempre gli stessi intervalli
di terza, di quarta, di quinta e di sesta
ascendenti e discendenti,
che canticchio ormai insieme a te.

Tu che non sei stato fermato nè dalla neve,
nè dal terremoto,
nemmanco da Scipione, nè da Caronte abbattuto,
e financo Minosse oramai arranca inerte.

Tu che suoni anche la domenica dopo pranzo sotto la canicola
nel sacro meriggio dedicato alla siesta quando,
come disse il Poeta,
non bava di vento intorno alita.

Tu che come invasato da rinnovato vigore
adesso suoni e financo canti nelle pause
con gorgheggi e vocalizzi
che gridano vendetta.

Tu che ormai mi fai rivivere
con parole nuove e inaspettate
la canzone di Battisti
E penso a te.

“Torno a casa e sento te
sono al buio e sento te
chiudo gli occhi e sento te
io non dormo e sento te.

Stasera sul balcone ci siamo incrociati gli sguardi
tu che uscivi per prendere fiato, io che uscivo per prendere aria
ci siamo fissati come in un western di Leone,
mancavano le pistole.

Attento vicino, io una di queste sere
ti piazzo l’artiglieria pesante sul balcone.
Chitarra, amplificatore e distorsore,
Io ti scateno la terza guerra mondiale.

Io ti scateno a volume massimo
“Star Spangled Banner” di Jimi Hendrix,
“Enter Sandman” dei Metallica
Io ti scateno un’apocalisse di vibrazioni sonore.

Io ti pettino all’indietro
l’albero di nespole
te lo faccio diventare
un salice piangente.

Occhio, o vicino che suoni il corno.

Cogli l’attimo…

23 marzo 2012

Oggi ero a casa. Le mie figlie a scuola.

Cosa fa un uomo solo se ha una giornata libera da dedicare a se stesso, senza alcun vincolo o costrizione di sorta?

Semplice. Coglie l’attimo. Nelle cose più semplici e fondamentali.

Tornato da scuola dopo avere accompagnato le bambine, mi son preparato un buon caffè con la moka che mi ha riappacificato con il mondo, ho suonato  la chitarra un’oretta improvvisando con estrema soddisfazione e scioltezza su The Thrill is Gone di B.B. King, ho scritto per un paio d’ore,  e poi mi sono preparato un superlativo piatto di spaghetti con la bottarga di tonno che mi ha inviato dalla Sicilia, assieme a tante altre squisite prelibatezze, il mio caro amico Ciccio, accompagnato da dell’ottimo vino bianco Catarratto Barraco del 2008.

   

Alla fine mi sono acceso un toscano Antica Riserva che mi son goduto sul balcone che dà sul giardino di casa.

Son momenti come questi che ti fanno capire l’essenza della vita.

Funerali di stato per Placido Rizzotto a 64 anni dalla morte

19 marzo 2012

A 64 anni dalla morte Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso a bastonate dalla mafia nel 1948 per la sua lotta contro i latifondisti e a favore dei braccianti agricoli, avrà degna sepoltura con i funerali di Stato. Onore a un grande uomo e un grande siciliano.

Placido Rizzotto fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Venne rapito nella serata del 10 marzo 1948, mentre andava da alcuni compagni di partito, e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Mentre veniva assassinato, il pastorello Giuseppe Letizia assistette al suo omicidio di nascosto e vide in faccia gli assassini e per questo venne ucciso con un’iniezione letale fattagli dal boss e dottore Michele Navarra, il mandante del delitto di Placido Rizzotto.

Rizzotto venne attirato in trappola da Pasquale Criscione, suo compagno del sindacato, che faceva parte della cosca di Navarra. Rizzotto aveva umiliato in pubblico Luciano Liggio: durante una rissa scoppiata nella piazza centrale di Corleone tra ex partigiani e uomini di Navarra, il sindacalista aveva infatti osato sollevare Liggio e appenderlo all’inferriata della villa comunale.

Le indagini sull’omicidio furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti, vennero arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio. Grazie alla testimonianza di Collura fu possibile ritrovare alcune tracce del sindacalista ma non il corpo, che era stato gettato da Liggio nelle foibe di Rocca Busambra, nei pressi di Corleone. Criscione e Collura, insieme a Liggio che rimase latitante fino al 1964, furono assolti per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione in sede processuale. (Fonte: Wikipedia)

Il brano iniziale è tratto dal bellissimo film che il regista siciliano Pasquale Scimeca ha dedicato nel 2001 alla figura di Placido Rizzotto

E nemmeno un rimpianto

27 dicembre 2011

Questa non è una recensione. È la pregustazione di un’aspettativa, il sogno di una promessa fatta baluginare dalla foto di copertina e da poche note, l’immaginazione di una storia che non è stata ancora letta e che come tale è ancora potenzialmente infinita.

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Manic Depression – Jimi Hendrix (1967)

25 ottobre 2011

Manic depression is touching my soul
I know what I want but I just don’t know
How to, go about gettin’ it
Feeling sweet feeling,
Drops from my fingers, fingers
Manic depression is catchin’ my soul

Woman so weary, the sweet cause in vain
You make love, you break love
It’s all the same
When it’s, when it’s over, mama
Music, sweet music
I wish I could caress, caress, caress
Manic depression is a frustrating mess

Well, I think I’ll go turn myself off,
And go on down
All the way down
Really ain’t no use in me hanging around
In your kinda scene

Music, sweet music
I wish I could caress, caress, caress
Manic depression is a frustrating mess

Viaggio sull’isola di Skye – 6°e ultimo giorno: Ord, Tarskavaig, Armadale

30 agosto 2011

Spiaggia di Tarskavaig con i monti Cuillinn-Isola di Skye

« Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma.»
Bruce Chatwin, “Anatomia dell’irrequietezza”

30 giugno 2011- giovedi – Ord, Tarskavaig, Armadale
L’isola ti sorprende di continuo. Ogni suo angolo è una scoperta inattesa.
Anche la colazione al nuovo B&B “Caberfeidh” è una sorpresa. Se quelli di Tim erano piatti abbondanti questi che prepara la signora MacKenzie sono piatti esagerati, da saziare uno scaricatore di porto: una grossa fetta di black pudding, fagioli stufati, due salsicce, due pomodori, tre grosse cappelle di funghi saltati in padella, quattro fette di bacon e ben due uova fritte!

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Viaggio sull’isola di Skye – 5°giorno: Nest Point e Elgol

15 agosto 2011

Elgol-Isola-di-Skye

29 giugno 2011- mercoledi – Nest Point e Elgol
Mi sveglio poco dopo le sette. La luce del sole rischiara la mia camera da quasi tre ore, filtrando dalle spesse tende delle finestre. A fine giugno a queste latitudini il sole sorge verso le quattro del mattino e tramonta dopo le dieci e mezza di sera, ma fino a mezzanotte c’è ancora luce.
Oggi è l’ultimo giorno che sto da Tim e Grace. La cosa mi dispiace un po’. Mi ero affezionato alla casa e al posto. Faccio colazione, scambio quattro chiacchiere con Tim, che fa il fotografo e organizza workshop di fotografia sull’isola di Skye. Questo è il sito web di Tim dove potete ammirare le bellissime foto che ha realizzato sull’isola di Skye. Ci lasciamo con una mezza promessa di rivederci. Mi sono trovato molto bene da loro.

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