Ghost Dog – Il codice del samurai

Ghost Dog

Ghost Dog è un film di Jim Jarmusch del 1999.

È la storia di un killer della mafia, Ghost Dog (interpretato da uno strepitoso e monumentale Forest Whitaker) che vive su un tetto abbandonato di un edificio di New York in compagnia dei suoi unici amici, i piccioni viaggiatori.

Ghost Dog è un tipo solitario e misterioso, seguace delle rigide regole di un antico testo orientale, l’Hagakure, il codice segreto del samurai. Si muove come un rapper e si allena, medita e agisce con il senso dell’onore degli antichi samurai.

Nessuno conosce la sua faccia e la sua identità, tranne Louie un membro della gang mafiosa che gli ha salvato la vita e al quale Ghost Dog è devoto come un samurai al suo padrone.

Ghost Dog è un uomo solitario, di poche parole, che si è autoemarginato da un mondo che egli vede ostile. Pur essendo un killer egli mantiene una purezza e un’onestà di fondo simile a quella di un bambino (non a caso diventerà amico di una bambina, nel film).

Tutti i personaggi del film, i piccoli mafiosi italo-americani della periferia di New York sono rappresentati in modo antieroico, antiepico, lontano mille miglia dalle rappresentazioni della mafia a cui siamo abituati dai film di Coppola e Scorsese. Questi personaggi sono miserabili, mediocri, spesso ridicoli. Sono dei perdenti anche loro, dei falliti.

Ghost Dog ha un unico amico, un ambulante nero di Haiti venditore di gelati che parla solo francese, e con cui egli intrattiene dei dialoghi assurdi, visto che nessuno comprende la lingua dell’altro, come a ribadire che la lingua non è un elemento indispensabile per instaurare un’amicizia e una comunicazione “vera” fra uomini.

Altro personaggio fondamentale, tratteggiato con tocco leggero ma efficace, è quello della figlia del boss (Tricia Vessey) che rimane fedele al suo uomo fino alla morte, in un misto di rassegnazione, fatalismo, obbedienza.

Il tema della morte aleggia continuamente su Ghost Dog come sui samurai del passato, scandita dai passi letti dal protagonista (in voce off) e tratti dall’Hagakure – il libro dei samurai.

La morte in questa particolare visione della vita costituisce un approdo naturale, quasi un premio, poiché è la logica conclusione del fatto che si è agito nel migliore dei modi; nella logica dei samurai aver paura della morte è un grave errore  perché può inficiare l’efficienza del servitore nei confronti del suo padrone a cui egli deve totale obbedienza e fedeltà. Il vero samurai non ha scelta, il suo destino è segnato.

Di seguito riporto alcune sequenze del film particolarmente affascinanti.


La sequenza d’apertura, effettuata a volo d’uccello sulla città di New York.


La sequenza dell’esercitazione con la katana (la tipica spada dei samurai) sul terrazzo di casa, resa ancora più affascinante dall’uso dello slow-motion e dalla dissolvenza incrociata, su una base musicale ipnotica (la colonna sonora è opera di RZA membro fondatore del Wu Tang Clan, uno dei gruppi più innovativi dell’hip hop);


L’addestramento dei piccioni viaggiatori nella sua terrazza abbandonata, una sequenza onirica che trasmette un grande senso di libertà e serenità.

Altre sequenze sono particolarmente affascinanti, come quelle in cui l’hip-hop accompagna le sue missioni di morte in una New York tetra e notturna, in sequenze che ricordano da vicino, per l’atmosfera e il senso di degrado e solitudine, il film Taxi Driver di Scorsese.

Una menzione particolare va fatta per la musica, opera di RZA, fondatore del Wu Tang Clan, che rappresenta il lato più oscuro e inquietante dell’hip hop.

Titolo: Ghost Dog – Il codice del Samurai (Ghost Dog)
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Fotografia: Robby Muller
Interpreti: Forest Whitaker, John Tormey, Henry Silva, Isaach de Bankolé, Tricia Vessey, Victor Argo
Nazionalità: USA, 1999
Durata: 1h. 56′

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

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