Le regole del giallo secondo Camilleri e Lucarelli

Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli

Sono un appassionato lettore di romanzi gialli, e un cultore di film noir. Dal presunto capostipite del genere giallo I delitti della via Morgue di Edgar Allan Poe (grande e visionario genio della letteratura mondiale contemporanea), per passare a Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, ai romanzi di Agatha Christie (con quel classico insuperabile che è Dieci piccoli indiani) per continuare con i film di Hitchcock, i classici con Humphrey Bogart e, omettendone tanti altri per questioni di spazio, finire con Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli.

Ho letto tutti i romanzi di Camilleri, conosco un po’ meno Lucarelli.

Questo lunedi 16 aprile è andato in onda su Rai 3, alle 23.50, un documentario molto bello e affascinante imperniato sul rapporto che due tra i migliori scrittori italiani contemporanei – Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli –  hanno con la scrittura e l’atto creativo, e sulle regole e i meccanismi narrativi del giallo.

Il documentario, della durata di 52 minuti e prodotto dalla minimum fax, si chiama A quattro mani e la regia è curata da Matteo Raffaelli.

Dall’esperienza di questo documentario è nato anche l’esperimento di un “romanzo epistolare a quattro mani“, che probabilmente sarà pubblicato a fine 2007, in cui i due scrittori si cimentano in una sorta di jam session narrativa che ruota attorno ad un delitto misterioso su cui vengono chiamati ad indagare i due personaggi simbolo di Camilleri e Lucarelli: il commissario Salvo Montalbano e l’ispettrice Grazia Negro.

Ma a parte questa uscita letteraria che non mancherà di attrarre i numerosi fan degli scrittori (io sono fra questi), il documentario era molto interessante per il modo in cui i due autori confessavano davanti alla camera da presa episodi inediti della loro infanzia, estremamente significativi per la comprensione del loro stile e del loro universo narrativo, e svelavano il loro modo personale di approcciare il lato creativo della scrittura.

Di questo documentario trascrivo alcune parti che mi hanno particolarmente colpito, ricavandone il testo da qui.

Lucarelli: «Cominci a scrivere perché hai in testa una storia e questa storia non te la sta raccontando nessuno. Io ho cominciato a scrivere esattamente per questo motivo».

Camilleri: «Negli ultimi trent’anni il giallo considera il delitto un elemento scatenante, ma non determinante ai fini del racconto. Oggi non è tanto il chi ha ucciso che interessa in un romanzo giallo, ma il perché è stato ucciso. Questo perché è stato ucciso uno, fa sì che si esca dal romanzo giallo, dallo schema trito del giallo, per diventare un romanzo qualsiasi, senza possibilità di catalogazione, poiché tutto il contesto, vale a dire il perché, diventa alla pari con l’elemento scatenante».

Lucarelli: «Il romanzo giallo non diciamo che ha delle regole, perché tutti gli anni esce fuori uno scrittore di gialli che dà le sue dieci regole che contraddicono le altre dieci dell’anno prima. Non parliamo di regole, diciamo che ha una grammatica.
Ha una grammatica ben precisa che è una grammatica narrativa, cioè racconti le cose in un certo modo, ottenendo certi effetti, e alla fine tutto quello che racconti deve tornare in un certo modo. All’interno a questa grammatica devi fare quella cosa che è tipica dello scrittore, che è meravigliare. Devo, all’interno di questa grammatica, trovare un mio spazio, questo vuol dire che devo romperla scardinarla, rifarla, trovarne le contraddizioni, e riscriverla. Questa cosa si chiama sperimentare».

Camilleri: «Non credo che la letteratura serva a nulla, nel modo più assoluto, è una necessità di racconto mia, di raccontare qualche cosa che, per dieci minuti, possa divertire gli altri, interessare, ma non oltre questo tempo».

Particolarmente interessante anche la testimonianza di Lucarelli, quando descrive la sua “crisi narrativa” una volta arrivato a circa un terzo di un nuovo romanzo: crisi profonda, angosciante, spossante, che dura tre giorni come l’influenza, e che subito dopo, una volta “guarito” permette di riordinare e reincastrare tutti i tasselli del puzzle in modo corretto e di portare a termine il romanzo, riscrivendolo da capo.

Molto bello anche il ricordo di Andrea Camilleri sulla sua infanzia trascorsa in collegio (l’episodio delle uova tirate al gigantesco crocifisso nel refettorio e la conseguente cacciata dal collegio, con l’incubo ricorrente per circa quarant’anni è un vero pezzo d’antologia), illuminanti i dialoghi fra lui e Leonardo Sciascia, bellissimi i momenti in cui lo stesso Camilleri legge brani tratti dal suo romanzo storico “Il birraio di Preston”.

Per concludere, un documentario veramente ben fatto e degno di nota. Peccato che come sempre in Rai le cose più belle e interessanti vengano trasmesse sempre ad ora tarda, quasi si trattasse di film porno.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

3 Comments

  • Reply September 19, 2010

    Mario

    A me sembra un buon inizio per chi vuole cominciare con questo genere. Servono però dedizione e coraggio, senza stancarsi mai.

  • Reply April 20, 2007

    ermeneuta

    Daniele, mi hai veramente sorpreso!
    Avevo da pochi minuti pubblicato l’articolo, che ho visto il tuo commento in attesa di approvazione.
    Stavi in attesa del mio articolo, premendo F5 in continuazione? 🙂

    Grazie dell’intervento! 😉

  • Reply April 20, 2007

    Asimov

    L’ora tarda è per pochi intimi…

    Senza clamori, fintipianti e gridolini.

    Peccato ci sia anche Marzullo…ma non si puo’ avere tutto 🙂

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