Piccole donne crescono

 Piccole donne

A volte è strano notare come sembra che il tempo passi improvvisamente di botto, e che tutto intorno a te cambi rapidamente.

Lo noto con le mie figlie, la più grande di cinque anni e mezzo e la più piccola di tre anni e mezzo. Adesso mi fanno delle domande a cui faccio fatica a rispondere e iniziano a prendermi anche in giro. Si tratta di un inequivocabile segnale di crescita. Ecco alcuni episodi, che starebbero bene in un film del Woody Allen degli inizi.

1) Il mostro. Circa tre mesi fa, una domenica, la più piccola mi aveva letteralmente fatto perdere la pazienza, litigando per futili motivi tipici dell’età – una disputa sui mattoncini del Lego – con la sorella più grande. Allora a un certo punto, dopo l’ennesimo avvertimento a vuoto, quando la mia testa era ormai diventata un’anguria lessa, le ho dato un buffetto sul culetto, che ha fatto più rumore che altro. A questo punto mentre la piccola – grande teatrante – scoppiava a piangere invocando la mamma come se l’avessi massacrata, la più grande fa scattare inaspettamente la solidarietà femminile tra sorelle: prende dei mattoncini di Lego, costruisce rapidamente una sorta di telefonino, compone un numero immaginario, se lo porta all’orecchio e tra il mio stupore fa: “Pronto Polizia? Sì, venite subito a casa! C’è un mostro che ha fatto piangere mia sorella!”.

Inutile dire che sono scoppiato a ridere come un matto. Però, ho sentito un brivido nella schiena. Un giorno o l’altro le forze dell’ordine entreranno in assetto di guerra dalle finestre di casa mia, dopo avere sgridato le mie figlie, e mi porteranno via.

2) Il ladro. Tre settimane fa hanno tentato di rubarmi l’auto – una normalissima utilitaria, comprata otto anni fa – che avevo lasciato parcheggiata in strada di notte, a causa di lavori di ristrutturazione nel condominio dove abito che rendevano problematico l’uso del box.

A parte il danno e le tragicomiche avventure tra caserme dei carabinieri per l’inevitabile denuncia, telefonate all’assicurazione, telefonate al perito, fax inviati, ulteriori denunce integrative, pellegrinaggi in autofficina e incazzamenti vari, sono rimasto a piedi per ben due settimane, il che, soffrendo di allergia al polline in questo periodo ha costituito un’ulteriore tortura. Solo dopo due settimane il servizio clienti dell’assicurazione mi ha fatto capire che avevo diritto all’auto sostitutiva.

Superata l’incredulità iniziale sono andata a prenderla. Un’auto nuova, di pari cilindrata alla mia. Tutto contento, mi dico: “Vado a fare una sorpresa alle bambine all’uscita dalla scuola materna con la nuova auto, per vedere la loro reazione”.

Appena usciti dalla scuola, vedendo che loro si stavano dirigendo a piedi verso casa, faccio: “No, andiamo con l’auto nuova!”. Loro mi guardano incredule, come fossi stato ubriaco, e mi chiedono dov’è l’auto. Allora io, con fare complice e misterioso, e un sorriso sulle labbra sussurro la battuta infelice: “L’auto è quella lì! Papà ha rubato un’auto nuova!”

Improvvisamente tutte e due iniziano ad urlare: “No! Papà, non dovevi rubare un’auto! No!”. La più piccola inizia a piangere, la più grande si irrigidisce, la gente all’uscita dalla scuola inizia a guardarmi in modo strano e sospettoso, mentre io cerco di farle salire sull’auto. Loro continuano ad opporsi, a questo punto, dopo una sceneggiata incredibile, le prendo in braccio, cercando di sorridere forzatamente, e le carico in auto, sempre sotto gli occhi degli altri genitori.

Una figura di merda pazzesca, e mi è andata anche bene, che di questi tempi a comportarsi così davanti ad una scuola materna ci manca poco ad essere linciati dalla folla, senza tante spiegazioni.

3) Il filosofo. Mi è sempre piaciuta la filosofia e adesso che mia figlia più grande inizia a porsi – e a pormi – domande semplici nella loro innocenza ma intriganti e complesse sull’infinito, la morte e la vita, inizio a riflettere anch’io in modo nuovo, quasi fosse la prima volta, su questioni e problematiche complesse e di difficile risposta.

Di solito me la cavo bene con le risposte, stimolo altre domande, altra curiosità, ma una volta, ad una domanda precisa, sono rimasto senza parole. Anche Einstein o Kant si sarebbero trovati in difficoltà. Una sera mia figlia mi ha chiesto: “Papà, ma il tempo dov’è?”. L’unica cosa che ho saputo risponderle è stata: “Adesso sono stanco, e poi certe cose non puoi ancora capirle; quando sarai grande capirai!”.

Sono andato a letto e tutta la notte ho pensato alla semplicità della domanda, e all’impossibilità di una risposta semplice e sensata.

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8 Commenti a “Piccole donne crescono”

  1. Mefisto scrive:

    Adesso col telefono azzurro c’è poco da scherzare… riguardo al “ladro” i bambini hano una fiducia cieca e per loro è la prima parola quella che conta. Il tempo è “ovunque” o più semplicemente “dappertutto”, bisogna metterli con le spalle al muro e dargli risposte che non ammettano replica o ulteriori domande.

  2. asimov scrive:

    Sta diventando una felice abitudine il commentare i tuoi post :)

    Anche i miei figli hanno le stesse reazioni e le stesse paure, producendo un’ inarrestabile esercito di domande.

    Spesso me la cavo, a volte rimando anche io al “futuro”. Ma le domande sono il meno…le paure sono quelle che difficilmente gli fughi. Cerchi di essere presente, di combatterle con la fisicità e con un sorriso.

    A volte si riesce, altre volte si manda sotto traccia: e i ladri, chissà perché sono quelli più persistenti.

    L’altro giorno mio figlio Jacopo, quattro anni, mi ha detto per l’ennesima volta e con sintesi tutta sua “I ladri qua non vengono vero babbo? La porta è di ferro e poi noi siamo poverelli, vero?”.

    Nel dubbio ho optato per il farmi una risata…ti sono vicino da collega genitore che fa quel che può :)

  3. fortebraccio scrive:

    E il vecchio “Chiedi alla mamma, è lei che sistema le cose…” non funziona più? :asd:

    Ciao Salvo…

  4. Gio scrive:

    Non riesco a smettere di ridere immaginando le scene descritte, ne avrai di gatte da pelare con quei due angioletti.
    Complimenti a Edith e Isabel così piccole e già sanno il fatto loro, due donnine caparbie, brave.

    Bacio

    Gio

  5. Mines scrive:

    Ho riso per due minuti nel leggere le tue scene di vita quotidiana di padre.
    A me ricordi anche Nanni Moretti.
    Chissà, se le leggesse probabilmente ne trarrebbe un’idea per una sceneggiatura.

  6. ermeneuta scrive:

    Se tu conosci Nanni Moretti parlagliene pure! Ci incontriamo, ci mangiamo una bella Sacher Torte, ci facciamo un giro in vespa, andiamo alle Eolie, giriamo, facciamo… incontriamo bella gente… poi da cosa nasce cosa… ;-)

  7. nexusdue scrive:

    Non ho figli per adesso.
    Un giorno, una bambina di circa 5 anni (la mia ragazza era la sua babysitter) mi guarda e dice “tu perchè non ti tagli i capelli e non ti trovi un buon lavoro?” :-)

  8. ermeneuta scrive:

    Ah ah ah ah ah!
    Questa tua storia mi ha fatto ricordare un episodio accadutomi circa 15 anni fa, d’estate al mare, in Sicilia.
    Avevo un orecchino piccolo al lobo sinistro (ce l’ho ancora oggi), solo che al tempo portavo un anellino, e in Sicilia a quei tempi non era ancora tanto diffuso.
    Stavo facendo la doccia in spiaggia, e c’era un bambino di circa 8 anni che mi guardava fisso assieme alla sua sorellina più piccola.
    Dopo pochi ma interminabili minuti, in cui mi sentivo come se mi stessero facendo la radiografia, e mi sentivo francamente imbarazzato, chiesi al bambino: “Devi fare la doccia anche tu?”
    E lui, con sguardo indagatore: “Ma tu sei maschio?”
    “Certo che sì!” – faccio io mentre trattenevo le risate – “Perché non si vede?”
    E il bimbo terribile: “Si ho visto dal costume che sei maschio, ma allora perchè porti l’orecchino come le femmine?”

    Me lo ricordo ancora adesso. Sono terribili a volte i bambini, con le loro domande sincere e spietate.

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