Gli zombi della politica italiana

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Tempo di elezioni amministrative. Si avvicinano minacciose, incombono su di noi, come una spada di Damocle.

I candidati, di tutte le fazioni politiche, si appostano ormai dappertutto, senza scrupoli, senza remore, senza pudore: davanti alle scuole di ogni ordine e grado, dentro le scuole materne (ormai colleziono programmi e liste elettorali: contribuirò coscienziosamente, da buon cittadino, al riciclo della carta), davanti agli ospedali, nei parcheggi, nei pressi dei cimiteri…

I loro programmi (oddio, “programmi” è una parola grossa) ti intasano la casella della posta di casa, assieme all’ultima promozione 3×2 dell’ipermercato, ai volantini con l’offerta di prestiti a tassi da usuraio, o ai finanziamenti per comprare il televisore al plasma con l’offerta “Compri oggi, pagano i tuoi figli”.

I cartelloni pubblicitari per strada, con i faccioni dei candidati in primo piano e gli slogan più banali, rischiano di causare incidenti automobilistici. Ieri andavo a piedi a prendere le mie figlie alla scuola materna, e costeggiando un’infinita serie di pannelli con queste belle facce, mi fermavo a guardarle e ridevo come un matto, da solo, per strada. Alla fine mi sono dovuto dare un pizzicotto forte sulla coscia per smettere di ridere, la gente incominciava già a guardarmi strano.

Di questi tempi ci mettono poco a sbatterti dentro per salvaguardare la buona immagine del paese e garantire la tranquillità ai benpensanti, coccolati da tutti gli schieramenti, dall’estrema destra all’estrema sinistra.

Con simili pensieri in testa, in preda a uno stato d’animo che oscilla dall’incazzamento leggero e allegro (che si esplicita nella battuta salace o al massimo nella pernacchia dissacrante e salutare) e l’incazzamento più serio, più cupo, più arrabbiato (quello che ti fa venire voglia di mandare tutti a quel paese), mi capitava qualche giorno fa di leggere un articolo illuminante, che apparentemente non c’entrava nulla, ma che in realtà ha dissolto molti dei miei dubbi e incertezze.

Leggevo un articolo di Repubblica su David Miliband, da molti indicato come il probabile, vero erede di Tony Blair. Miliband ha quarantun anni, è deputato da una legislatura, e attualmente ricopre la carica di ministro dell’Ambiente. Lo descrivono come ambizioso, bello e giovane.

David Miliband ha in rete anche un suo blog ufficiale governativo.

Scrive Repubblica: “Miliband appartiene alla cosiddetta next generation della sinistra britannica e, in senso più ampio, della sinistra europea: coloro che oggi hanno una quarantina d’anni, e che nei prossimi due decenni reciteranno una parte di primo piano nella leadership politica del proprio Paese e di quella continentale

Al suo confronto, il pur valido Gordon Brown, da un decennio brillante ministro delle Finanze e artefice del boom economico della Gran Bretagna, suscita preoccupazioni perché è un volto “vecchio“, sia anagraficamente, avendo 56 anni (quattro più di Blair), sia politicamente, essendo da 10 anni la seconda figura di maggior rilievo nel governo.

Ora, io mi chiedo: è mai possibile che in Gran Bretagna giudicano vecchio un politico, seppur valido, a 56 anni di età e che ha le mani in pasta da 10 anni; che Blair a 52 anni si ritira dalla vita politica attiva; e qui in Italia invece abbiamo un parlamento che sembra un ospizio?

I due principali contendenti italiani (premier in carica e leader opposizione) hanno entrambi superato i 70 anni di età, e non si vogliono ritirare, o meglio, uno ha annunciato che questo è il suo ultimo incarico, l’altro – che si crede immortale - fa ancora progetti e si culla in sogni di gloria. I loro possibili “eredi” politici sono già tutti vecchi, in età da pensione ma vengono chiamati ancora “giovani”.

A questo punto ci sarebbero due cose da fare per rinnovare la politica italiana, due cose semplicissime, ma molto più efficaci di astruse riforme elettorali:

  1. Imporre per legge il limite massimo di 70 anni di età per candidarsi a qualunque tipo di elezioni. Vanno in pensione tutti, non capisco perchè gente a 80 anni e passa di età, che non capisce più francamente nulla della realtà che li circonda, e che dovrebbero pensare caso mai ai loro nipotini, debbano gestire la nostra vita.
  2. Imporre il numero massimo di 3 legislature, oltre le quali non ci si può candidare. Nessuno è indispensabile, tantomeno i nostri politici italiani. Quindici anni di attività politica sono più che sufficienti ad incidere e cambiare una nazione. Se non ci riescono che tornino a lavorare.

Per quanto riguarda le elezioni amministrative, ovviamente so già per chi non voterò, ma ho deciso di scegliere i candidati al consiglio comunale basandomi sul semplice principio esposto di seguito:

A parità di meriti, impegno e concretezza sceglierò il candidato più giovane, possibilmente sulla quarantina d’anni, che mi sembra l’età giusta della maturità e dell’impegno.

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3 Commenti a “Gli zombi della politica italiana”

  1. nexusdue scrive:

    70 sono anche troppi.
    Un rincoglionito di 70 anni non capirà mai nulla di internet, del cambiamento della società ( per esempio le nuove forme di convivenza), sviluppi tecnologici ecc.
    Mio padre ha 66 anni e se li porta bene, ma quante volte io e le mie sorelle abbiamo fatto qualcosa perchè “ci tiene”… Insomma il suo giudizio non è lucido.
    Quindi, per me a 60 anni via dalla politica.
    Inoltre un bel test di ingresso su cultura generale in parlamento con risultati pubblici.
    E un bel test per ogni ministro sulla materia di competenza oltre a titoli che dimostrano la competenza nel campo specifico.
    Insomma, un Fioroni che parla di internet e ha il suo blog peino di spam porno per me è fuori da ogni logica.

  2. iv scrive:

    io mi accontento di due legislature e foera di ball.
    avremmo il più grosso ricambio generazionale della storia di una repubblica.
    se poi eliminiamo anche i pregiudicati, i cittadini italiani disponibili per essere eletti in parlamento saranno davvero pochi. avremmo delle possibilità!

  3. ermeneuta scrive:

    Ecco le mie risposte ai vostri commenti finora giunti:

    1) Il limite di 60 anni mi sembra eccessivo, altrimenti si corre il rischio di cadere nell’eccesso opposto. Si potrebbe pensare all’età della pensione (65 anni), come medio fra gli estremi. Ma per iniziare, il limite dei 70 anni sarebbe una bella rivoluzione.
    Per quando riguarda i test, beh qui la cosa è molto più complicata… Chi decide i test?
    Semmai la colpa è degli elettori (anche se non nel caso di questa legislatura) che scelgono di votare dei candidati semi-analfabeti e imbecilli. Sarà forse un meccanismo di identificazione?

    2) Anch’io all’inizio avevo pensato a due legislature. Poi alcuni mi avevano fatto notare che forse era eccessivo.

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