Stamane sono andato ai giardinetti dietro casa mia per insegnare a mia figlia più grande ad andare in bicicletta senza rotelline.
Ardua impresa.
Fino ad ora ha sempre usato le rotelline, andando velocissima come una scheggia, solo che nelle curve rischiava ovviamente di capottare. Un mese fa avevamo fatto un paio di tentativi, ma poco convincenti.
Stamane guardo fuori dalla finestra: è una bella giornata, c’è il sole, non fa troppo caldo, è ventilato. Mi dico: è arrivato il momento. Da buon padre, le dico: «Edith, oggi andiamo fuori: ti insegno finalmente ad andare in bicicletta da sola!»
Verso le 11 usciamo fuori assieme, io e lei da soli, per andare al giardinetto. Lascio la più piccola a casa con la madre, per potere essere più concentrati sulla “missione” da compiere.
Arriviamo ai giardinetti. Perfetto. Non c’è assolutamente nessuno. Tutto per noi.
Afferro saldamente con una delle due mani il sellino, con l’altra il manubrio della bicicletta e cerco di convincere mia figlia che deve stare tranquilla, che non la lascerò mai cadere, che ci sono io a vigilare su di lei. Le dico che deve pedalare, guardare avanti, non avere paura, tenere l’equilibrio. Io sono accanto a lei.
Lei mi guarda poco convinta, e con aria rassegnata accetta.
Partiamo, lei sulla bici e io a tenerla dietro, in una posizione scomodissima e pensata apposta per spezzare la schiena o fare inciampare.
All’inizio tutto procede bene, lei va veloce e io sempre dietro a tenerla, come un abile equilibrista. Dopo un quarto d’ora, inizio a sentire i primi dolori alla schiena, inizio a sudare.
Lei non vuole sentirne di andare da sola, la devo sempre tenere.
Decido di cambiare posizione, ne scelgo una un po’ più comoda: la terrò per sotto le ascelle.
Ripartiamo. Tre quarti d’ora di corsa, lei sempre in bici, io sempre dietro, ogni tanto sbraitando un poco.
Alla fine, dopo un’ora mi dice: «Basta papà, voglio andare a casa!»
Mi butto distrutto su una panchina, ansimante. Lei seduta accanto a me.
Dopo un po’ lei va a farsi un giro in altalena, e mentre la guardo contenta, e mi godo il leggiadro venticello, penso sorridendo a quanto sia difficile imparare a fare una cosa per la prima volta.
Lei se li ricorderà per tutta la vita questi momenti, come tutti noi quando abbiamo imparato ad andare in bicicletta. Deve ancora imparare, ma un altro notevole passo avanti è stato fatto, adesso è più sciolta, sicura.
Io, in compenso ho un gran mal di schiena, e penso a quanto sia faticoso, ma estremamente piacevole, il mestiere di padre.
È stata una bella mattinata.
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bellissimo!
Spero un giorno di avere la stessa esperienza… è sempre più forte in me il desiderio di paternità
E allora vai, se ne hai la possibilità!
L’età tua mi sembra quella giusta.
Non aspettare troppo il momento “ideale”. Io le mie due figlie le ho fatte in due momenti estremamente critici dal punto di vista lavorativo, professionale ed economico.
Non erano certo momenti tranquilli.
Eppure, proprio per quello ho sentito il bisogno di generare qualcosa che mi ancorasse fortemente alla vita, e di allontanarmi dal naturale egoismo che tutti abbiamo.
Ho scommesso sul futuro e sulla speranza.
Non mi ricordo come ho fatto, ma ovviamente mia figlia ce l’ha fatta. Ad un certo punto devo aver trattenuto il respiro e l’ho lasciata andare…
Mi ricordo che mio padre un giorno mi fece avvicinare, accese un fiammifero e mi disse di toccare la fiamma. Non puoi insegnare cos’è il dolore o la paura, bisogna “toccare con mano”.
Intendiamoci, ti sta parlando un padre iperprotettivo… hehehe… la prox ce la fa !
La prossima volta sarà “stamane”.
Oggi, torniamo lì a completare l’opera.
Comunque io non sono un padre iperprotettivo.
Il fatto poi di avere al fianco una compagna di un’altra nazione e cultura (olandese), dove della responsabilità, del senso della libertà e del rendere i propri figli autonomi il prima possibile ne hanno fatto una bandiera, mi ha aiutato molto a vedere dall’esterno i “difetti” del modo italiano di allevare i figli, ma facendomene apprezzare anche i tanti pregi.
Questo è anche il bello di conoscere le altre culture, di apprezzare la diversità.
Diventi più distaccato e obiettivo.
Non sopporto il “mammismo” tutto italiano che castra i figli, rendendoli dipendenti fino all’età adulta, e oltre. Non è salutare.
Beh… com’è andata ? Non ci aggiorni ?
Meglio, sono stati fatti altri progressi.
Oggi eravamo tutta la famiglia. La più piccola con la bici con le rotelle, e la più grande senza.
Ci alternavamo io e mia moglie, una volta sull’una e una volta sull’altra.
Ormai manca poco.
P.S. Grazie per la segnalazione sull’orario del server non giusto.
Qualche mese fa ho visto un tizio che per insegnare al figlio ad andare in bicicletta senza rotelle aveva legato due corde ai manubri e poi le teneva con una mano sola, correndo – e un po’ tirando – davanti al bambino. Mi sembrava abbastanza efficace, ma il padre era un vero nazista. Sembrava un domatore di cavalli. Domani Pietro compie 4 anni e ancora usa le rotelle…
Devo dire che l’idea delle “briglie” era venuta anche a me
, soltanto che è talmente ridicola da sembrare degna di un cartone animato (alla willy coyote, per intenderci).
Allora tanti auguri al tuo Pietro, per domani… mi sembrava che ne compisse 5 di anni…. ma se lo dici tu, mi fido