Archivio di giugno 2007

Sincronicità, o delle coincidenze misteriose

martedì, 26 giugno 2007

Sincronicità

Questo fine settimana è venuto a trovarmi dalla Sicilia mio padre, che si trovava a Roma per delle ricerche artistiche e bibliografiche, e che non vedevo dal mese di novembre. È stata una venuta a sorpresa, improvvisa, non organizzata, di cui ho saputo solo pochi giorni prima.

Stamane è ripartito, da Linate, per ritornare ai 40º e oltre della Sicilia.

Sono stati tre giorni molto particolari, volati via velocemente, ma intensi, trascorsi fra l’entusiasmo e la vitale esuberanza delle bambine, eccitate dal fatto di avere finalmente il nonno tutto per loro, e i caratteristici dialoghi fra padre e figlio fatti da silenzi imbarazzati, tipicamente maschili, in cui si pensa a tutto quello che ci si vorrebbe dire, da anni, forse decenni, ma che quasi mai si trova il coraggio - forse l’umiltà - di dirsi, e improvvisi squarci di sincera loquacità, di vera comunicazione diretta, fra due uomini legati da quello straordinario e tanto sottovalutato legame che è il rapporto padre-figlio.

Ieri notte, dopo avere trascorso una piacevole, quanto normalissima serata in pizzeria, ho preparato e stampato un cd-rom con delle foto delle bambine, e un altro cd con brani musicali per mia madre e mio fratello.

Tra le richieste di mia madre, in particolare, c’era quella di un brano di Fred Bongusto, Tre settimane da raccontare, che le ricordava dei piacevoli momenti della sua giovinezza, con mio padre.

Mentre realizzavo il cd, pensavo alla strana coincidenza che proprio pochi giorni prima avevo sentito alla radio una canzone di Fred Bongusto, che mi era molto piaciuta, ma di cui non ricordavo il nome.

Oggi, riascoltando la canzone Tre settimane da raccontare che ho registrato per mia madre, mi sono reso conto che la canzone che avevo ascoltato era proprio quella.

È veramente singolare il fatto che, nell’arco di pochi giorni, io abbia ascoltato in radio un brano di Fred Bongusto - autore famosissimo negli anni sessanta e settanta, ma che adesso certamente non danno di frequente in radio – , che questo brano mi abbia particolarmente colpito, che mio padre sia venuto per pochi giorni a trovarmi dopo mesi, e soprattutto che mia madre mi abbia chiesto di registrarle un brano particolare, a cui teneva molto, guarda caso di Fred Bongusto, e che poi, questo brano si sia rivelato essere proprio quello che mi aveva colpito giorni prima alla radio.

Sinceramente questa coincidenza, mi ha piacevolmente turbato.

Sarà stata anche una semplice coincidenza, ma non ho potuto fare a meno di pensare all’ipotesi del principio di sincronicità introdotto dallo psicologo C.G.Jung.

La sincronicità è un fenomeno che ha catturato l’attenzione e la ricerca di C.G.Jung e W.Pauli per più di 30 anni. Consiste nel verificarsi simultaneo di due diversi stati psichici, due eventi (interni e/o esterni) legati da un significato, ma non da causalità.

Sono coincidenze significative entro cui la “connessione” prescinde dal tempo, dallo spazio e dai rapporti causa-effetto.
Una delle testimonianze più note sul fenomeno è quella riportata da Jung nell’esperienza con una paziente. La donna, che si trovava in un momento terapeutico decisivo, stava raccontando un sogno nel quale ella riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Nel frattempo Jung sentì un rumore alle sue spalle, come se qualcosa urtasse contro la finestra: era uno scarabeo che cercava di entrare nella stanza buia.
Lo scarabeo, simbolo per eccellenza di rinascita, “entrato” nel momento analitico più idoneo, riuscì ad infrangere la barriera difensiva della donna che, ancorata ad una statica razionalità, non era riuscita, fino a quel momento, ad evolvere.

Sono questi quei casi in cui ci si addentra in territori affascinanti, misteriosi, fatti della stessa materia dei sogni, in cui la ragione da sola non riesce a trovare una spiegazione pienamente soddisfacente, e lascia sempre spazio al dubbio.

Jung diceva che l’inconscio si esprime attraverso immagini - sia nel sogno, che nell’arte, e nel mito – e che ogni concetto, ogni spiegazione razionale impoverisce sempre l’esuberante ricchezza di significato di cui esso è portatore.

Stop trivelle in Val di Noto: ennesima buffonata?

martedì, 19 giugno 2007

Trinacria

Come mi ha fatto notare il mio amico Alessandro in un suo commento al mio post sull’apparente vittoria e lo stop alle trivellazioni petrolifere in Val di Noto, sembra che le cose non stiano proprio così.

Sembra che lo stop riguardi solo l’ 11% del territorio del Val di Noto (equivalente a 86 kmq su 746,37),e in particolare solo le zone cuscinetto imposte per regolamento dall’Unesco, nonché le zone sotto vincolo totale archeologico e ambientale, come l’area di Noto Antica e la Riserva Naturale di Vendicari.

E che già l’8 luglio inizieranno con la prima trivella a Ragusa

Sento che i cabasisi mi stanno iniziando a sfirriari a velocità incredibile, per usare un modo di dire tipico di Camilleri e del suo Montalbano. E mi sto veramente incazzando per questa ennesima buffonata.

Se le cose stanno veramente così, bisogna ribellarsi a questa presa per i fondelli della popolazione locale e dell’opinione pubblica, occorre far continuare il tam-tam mediatico dei vari blog, far conoscere all’opinione pubblica la verità. Bisogna far sentire la propria voce.

I media non ne stanno parlando, ma hanno fatto credere che la rinuncia e lo stop fossero totali, non so fino a che punto per mancanza di approfondimento e quanto invece per malafade. Prodi ha inaugurato la Cattedrale di Noto, restaurata dopo una decina d’anni, mentre fuori i manifestanti NoTRiv esponevano i loro striscioni di protesta.

Leggo sul sito del comitato NoTRiv e sul sito L’isola possibile:

Non chiamatela vittoria del Val di Noto e della sua gente! Il Val di Noto è in pericolo oggi più che mai.

Il Comitato NoTRiv ritiene un insulto e un’offesa vergognosa l’annuncio di Cuffaro, dallo stesso presentato come una vittoria del Governo Regionale, della rinuncia dalla Panther Eureka a trivellare nei siti Unisco della Sicilia Sud Orientale.

Rinunciare all’ 11% del territorio del Val di Noto (equivalente a 86 kmq su 746,37), percentuale che corrisponde ai territori dei centri abitati e delle zone cuscinetto imposte per regolamento dall’Unesco, nonchè a zone sotto vincolo totale archeologico e ambientale, come l’area di Noto Antica e la Riserva Naturale di Vendicari, dove comunque mai e poi mai la Panther Eureka avrebbe potuto aprire pozzi gas petroliferi, PER POTER CONTINUARE INDISTURBATI A TRIVELLARE A LATO, appare l’ennesimo atto di violenza amministrativa e politica nei confronti di un intero territorio e della sua gente.

Annunciare questa “pseudo” rinuncia come una vittoria del Val di Noto, è una bugia che i media hanno l’obbligo morale e civile di smentire immediatamente e categoricamente: siamo di fronte ad una totale presa in giro e ad una trappola in cui il Comitato No-triv non cadrà !! Questo miserevole e indegno tentativo di Cuffaro e del Governo regionale, determinati oggi più che mai a difendere gli interessi delle compagnie petrolifere contro gli interessi del popolo siciliano, non sposta di un millimetro la nostra lotta e il nostro obiettivo: L’ANNULLAMENTO TOTALE E IRREVOCABILE DI TUTTI I PERMESSI DI RICERCA CONCESSI NEL VAL DI NOTO E IN SICILIA!

Val di Noto – Texas: 3-0

venerdì, 15 giugno 2007

Cattedrale di Noto

Alla fine, saranno state le ottantamila firme raccolte in pochi giorni dall’appello lanciato da Andrea Camilleri sul sito di Repubblica, sarà stato il fatto che all’estero ne hanno parlato molto, sarà stato il fatto che ormai l’operazione risultava indecente e non più difendibile agli occhi degli stessi texani possessori della compagnia petrolifera, fatto sta che il pericolo è stato sventato.

I texani rinunciano alle trivellazioni nel sito Unesco del Val di Noto. Per dirla in termini calcistici:

Val di Noto batte Texas 3-0!!!

Come direbbe in questo caso il buon Alex Drastico (Antonio Albanese): “Sono soddisfazioni, va! I cosi giusti s’anu a ddiri!”

Questa è la dimostrazione di quanto può essere oggi potente ed efficace la rete internet come strumento di democrazia dal basso. Cambiare si può, modificare la realtà è possibile: oggi abbiamo uno strumento dalle potenzialità incredibili.

Il tam-tam dei blog nella rete ha costretto in poche settimane la Rai a trasmettere il documentario censurato e osteggiato dalle gerarchie vaticane sui preti pedofili, e adesso ha costretto una compagnia petrolifera a fare marcia indietro.

Questo mi fa ben sperare per il futuro.

Dal sito di Repubblica di oggi:

ROMA – “La Panther Oil ha comunicato oggi alla Regione di aver rinunciato alle trivellazioni in tutto l’abitato della città di Noto, in tutto il sito Unesco e nell’intera area di Noto Antica, oltre alla porzione di area vicina alla zona sud-est della riserva di Vendicari”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, a Palazzo Chigi, nel corso della conferenza stampa di presentazione della riapertura della Cattedrale di Noto. Ma il wwf avverte: “Attenzione ai facili entusiasmi”.

A lanciare un forte appello per la salvaguardia della zona era stato Andrea Camilleri dalle pagine di Repubblica lo scorso sette giugno. L’appello, dopo essere stato sottoscritto da molti esponenti politici regionali e nazionali e da legambiente, era stato ripreso anche dal ministro dell’Ambiente e da ottantamila nostri lettori. Una settimana dopo l’articolo è stato anche tradotto dal francese Le Monde, dal Times e da Guardian. Il papà del commissario Montalbano chiedeva che venisse definitivamente e “irreversibilmente” stoppata la concessione data qualche anno fa alla società americana.

Per il governatore siciliano, “è un risultato del quale siamo fieri perché – ha sottolineato – in questi anni abbiamo lavorato e insistito moltissimo. Il governo regionale della Sicilia è sempre stato contrario alle trivellazioni nei siti dell’Unesco, che riguardavano comunque la ricerca di metano e non di petrolio, per la quale siamo contrari per tutto il territorio dell’isola”.
Nella lettera inviata dalla ‘Panther’ alla Regione Sicilia, a firma del presidente Jim Smitherman, si precisa che “la tematica che la città di Noto fosse patrimonio Unesco è stata utilizzata per avviare una campagna contro la ‘Panther’, come se la compagnia avesse davvero intenzione di perforare all’interno dei siti del Val di Noto. A tal proposito – continua la missiva – si ritiene che l’unico modo di eludere in maniera inequivocabile il problema sia quello di rilasciare l’area attorno alla città di Noto, vasta 8.600 ettari e che interessa l’intero centro abitato della città di Noto, l’intero sito Unesco del Val di Noto con annessa ‘buffer zone’, l’intera area di Noto antica e la porzione di area vicino alla costa sudorientale vicina alla riserva naturale di Vendicari”.

La ‘Panther’, in ogni caso, prima della dichiarazione finale premetteva che “la scelta dei siti da perforare sarebbe stata sempre puntuale e sarebbe stata quindi ovviamente indirizzata verso zone non interessate da qualità o pregi ambientali, paesaggistici e tantomeno nel centro di abitato della città di Noto”.

In realtà le ricerche sono bloccate dal 2003, ma la società americana ha reagito ricorrendo alle vie legali e la controversia è aperta. Secondo lo scrittore, un’eventuale ripresa delle trivellazioni avrebbe significato “distruggere in un colpo solo totalmente paesaggio e storia, cultura e identità bellezza e armonia a favore di una sordida manovra d’arricchimento di pochi”.

Ma il Wwf non crede che la vicenda sia chiusa. “Attenzione agli entusiasmi – dice Anna Giordano dell’associazione ambientalista – guardiamo con estrema cautela alla decisione della Panther Oil di rinunciare alle ricerche petrolifere in un’area del Val di Noto. Una rinuncia che riguarda poco più del 10% (praticamente la superficie abitata) dei 746 chilometri quadri destinati alla ricerca”. “Del resto – aggiunge la Giordano – la società ha comunicato che già l’8 luglio è pronta a trivellare un pozzo a Ragusa, equivocando sull’istituto del silenzio-assenso (rispetto allo studio d’impatto ambientale che dicono di aver presentato), assolutamente non previsto sulle questioni che interessano l’ambiente”.

Vivere, vedersi, agire

mercoledì, 13 giugno 2007

 Luigi Pirandello

«Chi vive, quando vive, non si vede: vive…
Se uno può vedere la propria vita, è segno
che non la vive più: la subisce, la trascina.
Come una cosa morta, la trascina.
Perchè ogni forma è una morte
»
(Luigi Pirandello) 

Pirandello è uno scrittore che ho sempre amato, sia per una certa affinità spirituale – una sorta di empatia profonda dovuta al fatto di essere entrambi siciliani, per cui il mondo lo si vede e lo si vive in un certo modo, e nemmeno centomila parole potranno spiegarne le ragioni, più che il fatto di essere nati nella stessa terra, intrisi degli stessi umori, sentimenti, passioni, odori, colori… - sia per i temi da lui trattati, lo stile, la profonda suggestione che viene dalle sue opere, e non per ultima la sua ironia dissacrante, lucida, spietata.

Sarà anche per via del fatto che siamo nati nello stesso anno (il 67), seppur ad un secolo di distanza, che lo sento molto vicino.

Pirandello, come pochi altri nella letteratura contemporanea, ha raccontato il paradosso che la vita o la si vive o la si racconta, ma egli con il suo concreto agire ha di fatto cercato di far coincidere vita e racconto, teoria e prassi, forma ed agire.

Sto leggendo le sue “Novelle per un anno” in questo periodo. Ne conoscevo i racconti più famosi. Riscoprirlo di nuovo, ad anni di distanza dal periodo universitario, me ne ha fatto apprezzare ancora di più la grandezza.

Ho rivisto anche il film Kaos (1984) dei fratelli Taviani girato all’epoca nelle mie zone, in provincia di Ragusa, nell’altopiano ibleo. Ho rivisto l’episodio finale di quel film, Colloquio con la madre: pura poesia, puro incanto delle immagini e della musica.

Avevo 17 anni quando vidi la prima volta quel film, e alla scena dei ragazzi che salgono sulla grande duna bianca di pietra pomice a picco sul mare, di un blu accecante, e arrivati in cima guardano il panorama mozzafiato e poi si lasciano cadere giù fino a mare, rimasi ammaliato.

Quando 7 anni dopo, nel 1991, andai per la prima volta nell’isola di Lipari, nelle Eolie, località Canneto, e riuscii a trovare quella spiaggia e quella duna immensa e bianca creata dal lavoro della cava di pomice, e poi mi affacciai da sopra, a circa 50 metri di altezza, prima di lasciarmi andare giù saltellando nella sabbia finissima, con le gambe che affondavano fino alle ginocchia, e guardai il panorama, il mare blu, provai una fortissima emozione che ancora adesso mi riempie di felicità immensa.

Una comunione piena con la natura e la vita. Un’esperienza panica. La sensazione di annullarsi e fondersi con la natura, di svanire come persona e fluire in un’armonia più grande.

Vita piena, agire primordiale, senza quasi controllo razionale. Innocente e selvaggio come la natura.

Fermiamo la trivellazione petrolifera in Val di Noto: firma anche tu!

giovedì, 7 giugno 2007

Noto - La Cattedrale

Il Val di Noto è la zona dove sono nato e cresciuto, una delle più belle e ancora incontaminate della Sicilia, un gioiello di inestimabile valore paesaggistico, artistico e culturale.

Basti pensare ai capolavori architettonici del Barocco di Noto e di tutta la provincia di Ragusa (Modica, Ragusa Ibla…)

Per intenderci è la zona che fa da set cinematografico alla serie televisiva del Commissario Montalbano.

Adesso vogliono farci delle trivellazioni petrolifere (una società texana).
Non entro qui nel merito delle responsabilità politiche della scelta scellerata, altrimenti rischio una querela, ma pubblico solo l’articolo che appare oggi su Repubblica, ad opera dello scrittore Andrea Camilleri.

Se andate sul sito di Repubblica, c’è una pagina apposta per la raccolta delle firme per bloccare questo disastro.

Se andate in fondo alla pagina segnata sul link trovate i campi da compilare per aderire alla petizione.

Sul sito di Arcoiris TV è possibile scaricare gratuitamente un bel documentario13 Variazioni su un tema barocco, Ballata ai petrolieri in Val di Noto” che è stato interamente autoprodotto dagli abitanti della zona.

Dal sito Arcoiris TV: “Nel marzo 2004 l’Assessore all’Industria della Regione Siciliana autorizza quattro giganti del petrolio ad effettuare ricerche di idrocarburi in quattro zone differenti della Sicilia. Una di queste è il Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, talmente bello e culturalmente importante da essere inserito nella World Heritage List dell’UNESCO.
Questo film-inchiesta racconta la storia della gente del Val di Noto che da due anni si oppone con determinazione a questo progetto di devastazione.
Un film-inchiesta che agli strumenti giornalistici affianca quelli sensoriali: 13 variazioni di tema su un territorio che deve rimanere Patrimonio di tutti e non bottino di alcuni.”

Dal sito di Repubblica, l’appello dello scrittore Andrea Camilleri:

In difesa del Val di Noto 

di ANDREA CAMILLERI

I milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c’è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate.

E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco?

E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce?

I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza Di Grado a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda?

Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere?
Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”, il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la “Panther Eureka”, è stata qualche anno fa autorizzata, dall’ex assessore all’industria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la “Panther Eureka”, naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell’eventuale giacimento.

In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d’arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l’aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all’industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.

Poi l’inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.

Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi all’ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).

E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria dell’economicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dell’ambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano.

Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l’orrore (sì, l’orrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche?

Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d’Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.

Modello 730: un figlio vale meno di due cani

lunedì, 4 giugno 2007

Modello 730

Come sempre ogni anno, in mostruoso ritardo, mi accingevo di mala voglia alla penosa esperienza della compilazione del modello 730: uno dei compiti che in assoluto odio di più fare.

È una cosa più forte di me, ma ogni volta che prendo in mano il modello con le istruzioni per la compilazione del 730, mi sembra di avvicinarmi ad un mondo ostile i cui misteri non riesco a penetrare, per quanti sforzi faccia. Mi risulterebbe molto più semplice avvicinarmi al linguaggio esoterico e criptico della Cabala, che capire le ragioni contorte che hanno spinto gli autori del 730 a scrivere in quel modo assolutamente incomprensibile, e pensato appositamente per far commettere errori o costringere i malcapitati chiedere consigli ad un commercialista.

Bisogna che mi rassegni: io e il mondo della burocrazia siamo assolutamente inconciliabili.

Ma questa volta, mentre mi addentravo nei misteri del 730, mi è caduto l’occhio su alcuni dettagli che vale la pena di raccontare.

La voce è quella relativa al punto 5.6 Quadro E – Oneri e spese. Ed esattamente il paragrafo Altri oneri per i quali spetta la detrazione (righi E15, E16 e E17) la cui trattazione inizia a pagina 26 della guida.

Qui inizia un elenco lunghissimo di voci e relativi codici.

L’unica che mi riguarda è quella contraddistinta dal codice 27: «spese sostenute dai genitori per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido per un importo complessivamente non superiore a euro 632 annui per ogni figlio»

Controllo le ricevute: si tratta di 6 mesi di asilo nido alla modica cifra di 190 euro mensili (e mi è andata anche bene, perché ho due figlie, e l’importo era sceso rispetto all’anno precedente) più un mese di nido estivo a luglio, di 230 euro: totale 1.370 euro.

Mi dico: «Mi è andata anche bene, 632 euro sono meglio che niente, rispetto all’anno precedente, che pagavo 230 euro al mese. E c’è gente che ha un solo figlio che arriva a pagare anche 500 euro al mese negli asili nido privati!»

Poi scorro distrattamente l’elenco degli altri oneri per i quali spetta la detrazione, e lì scopro che avere un cane, in proporzione, è più conveniente che avere un figlio, visto che il cane non lo porti nemmeno a scuola!

  • Codice “25”: sono detraibili nel limite massimo di euro 387,34, le spese veterinarie sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per pratica sportiva.

Incazzato come una bestia, è il caso di dirlo, inizio a leggere l’elenco degli altri oneri detraibili, e scopro delle cose oscene e ignobili.

  • Codice “15”: sono detraibili le erogazioni liberali in denaro a favore dei movimenti e partiti politici comprese tra un importo minimo di euro 51,65 e un importo massimo di euro 103.291,38.
  • Codice “16”:  sono detraibili le erogazioni liberali, per un importo non superiore a euro 2.065,83 a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti…
  • e così via… in un crescendo di prese per il culo.

Ma che stato democratico è mai quello in cui puoi detrarre solo 632 euro annui per le spese dell’asilo nido di tuo figlio, ma invece puoi detrarre 397 euro per le spese veterinarie del tuo cane, e addirittura ben 103.291,38 euro (la voce più alta, guarda caso!) per erogazioni in denaro a favore dei partiti politici?

E poi si lamentano che le famiglie italiane non fanno abbastanza figli!

Perle di saggezza sul Project Management

venerdì, 1 giugno 2007

Godzilla test

Di lavoro faccio il Project Manager (in italiano “Capo Progetto”) nel settore web e multimedia (games, comunicazione, formazione). Il Project Manager è uno dei ruoli più rognosi, più sottostimati e più sottovalutati da tutti, anche da chi per mestiere dovrebbe essere ben conscio della sua importanza strategica.

In sintesi il Project Manager è la persona incaricata e responsabile del raggiungimento degli obiettivi di progetto.

Ho già dedicato un post “serio” sull’argomento Project Management nel mio blog, ma adesso voglio parlarne in tono scherzoso, ironico, anche se forse l’aggettivo più corretto è “tragicomico”.

Di seguito trovate una lista di frasi, battute e sentenze sul Project Management ascoltate personalmente dal sottoscritto e scaturite durante incontri con clienti, fornitori, dirigenti, imprenditori, amministratori delegati. Alcune di queste battute sono prese da un divertente articolo di Massimo Martinati intitolato ”Quelli che… il Project Management“.

Una raccolta di bestialità tali da far rabbrividire, se si pensa che gli autori di tali raffinate “perle di saggezza” sono persone che ogni giorno decidono il destino di aziende e che comandano su decine e a volte anche centinaia di persone.

«Credimi: la vera essenza del Project Management è fare per primo tu la voce più grossa prima che lo facciano gli altri » (detta dal mio ex-capo)

«La WBS… a che serve? Possiamo farne a meno, basta fare il Gannt: due righe ed è fatta» (autore come sopra)

«In fondo il diagramma di Gantt… che ci vuole? bastano due date» (autore come sopra)

«Prima prendiamo il contratto, poi le stime le facciamo dopo» (autore come sopra)

«Se un’attività dura 20 giorni con una risorsa, se ce ne mettiamo 4 finiamo in 5 giorni» (autore come sopra)

«Quelli che non vogliono ammettere che a volte più risorse si impegnano, più lunga è l’attività»

«Il Gantt non lo consegnamo al cliente, così non ci controlla»

«Quelli che… i fornitori so io come incastrarli»

«Quelli che… se ci sono scostamenti nell’andamento del progetto, si fa finta che la pianificazione era proprio come è accaduto»

«Quelli che… la pianificazione a che serve? Fa perdere solo tempo: iniziate subito a lavorare, ventre a terra»

«Facciamo così, ognuno si fa la sua WBS, e poi le verifichiamo durante l’avanzamento del progetto»

«Noi il Gantt lo facciamo da anni con Excel, perché è più facile»

«Il Project Manager deve essere un tecnico» (una della cazzate più colossali e purtroppo più diffuse, basta leggere gli annunci di lavoro)

«Sì, bello il Project Management, però noi finiamo già in ritardo in nostri progetti, se ci mettiamo anche a pianificare e controllare non li finiamo più»

«Il Project Management lo facciamo solo se il cliente ce lo paga»

«Quelli che pensano di punire qualcuno assegnandogli il ruolo di Project Manager»

«Quelli che pensano che Time Management significa iniziare a lavorare subito e non perdere tempo»

«Quelli che sono convinti che Cost Management significa pagare di meno i fornitori»

«Quelli che sono convinti che Knowledge Management significa: “Imparo qualcosa e me lo tengo per me, caso mai lo sfoggio alla prossima riunione”»

«Quelli (del cliente) che pensano che il Project Management sia un atto dovuto»

«Quelli (del cliente) che non vogliono pagare un euro in più per il Project Management»

«Quelli che pensano di avere risolto il controllo del progetto dopo aver inserito il Timesheet aziendale»