
Lunedi sera, 23 luglio, alle 21,05 su RaiTre andrà in onda il film-documentario “In un altro Paese“, diretto da Marco Turco e tratto dal libro Excellent cadavers. The Mafia and the Death of the First Italian Republic (Cadaveri eccellenti. La mafia e la morte della prima Repubblica italiana) del giornalista americano Alexander Stille.
Si tratta di un documentario sulla storia recente della lotta alla mafia, a partire dal maxiprocesso di Palermo, il più grande processo mai celebrato contro la mafia, che fu reso possibile grazie al grande lavoro dei due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il documentario “In un altro Paese” prende le mosse da quella frase di Antonino Caponnetto, il creatore del pool antimafia di Palermo, che sul luogo della strage di Via D’Amelio, dove avevano perso la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, sussurrava in lacrime ai cronisti: “E’ tutto finito“.
Come riporta l’articolo su Repubblica, da cui ho tratto la notizia: «In un altro Paese è un film sconvolgente perché in novanta minuti non ce n’è uno di fiction, sono i fatti a parlare: un collage di delitti, testimonianze, vittorie, sconfitte, lacrime, rabbia.»
«In un altro Paese – osserva il giornalista Stille – gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario».
E poi ci sono le testimonianze dei colleghi: Guarnotta, Di Lello, Ayala, De Francisci, Ingroia.
Ayala spiega a Stille che “la mafia non è né di destra né di sinistra, sta col potere“.
De Francisci, parlando del sacrificio di Falcone e Borsellino, dice: “E’ stato un prezzo altissimo che hanno pagato, loro con la loro vita, e le persone morte con loro. Un prezzo che hanno pagato per il nostro Stato, per la Sicilia, per creare un futuro migliore per tutti noi. Però io me lo sono chiesto negli ultimi anni: ne è valsa la pena? Che siete morti a fare? Me lo sono chiesto più volte al punto in cui siamo. E non riesco a trovare una risposta“.
Un film-documentario sicuramente da non perdere, per chi è in cerca di verità e non vuole dimenticare.
ciao Salvo,
ha colpito brutalmente anche me quel video e ho postato sul mio blog, mi farebbe piacere un tuo commento.
Se mettiamo a confronto le sagome dello Stato e quelle della Mafia in Italia e le sovrapponiamo, a mio modesto avviso coincidono perfettamente. Voglio dir forte MAFIA IN ITALIA piuttosto che mafia in Sicilia, poiché ritengo che il fenomeno mafioso si manifesti si maggiormente in Sicilia, ma solo perché il sud e la Sicilia in particolare, come la storia ci insegna, è quella parte dell’Italia dove disagio e povertà trovano terreno fertile. Se una mattina compare un foruncolo sul viso, o un herpes sul labbro, quell’infiammazione è solo la manifestazione visibile di un malessere generale del nostro stato di salute.
Sono da sempre appassionata della storia della mia Sicilia, ho letto e visto tanto su Cosa Nostra, Mafia, Uomini d’Onore attraverso i media, non ultimo il documentario di denuncia di Marco Turco “In un altro paese”, leggo tutti i giorni della polemica Mastella – de Magistris, i volti cambiano, ma gli interessi sono sempre uguali. Quanti Peppe Grillo denunceranno ancora lo stato delle cose senza che nessuno di noi si senta personalmente coinvolto con quanto avviene nel paese. Lo STATO è composto dal territorio, dagli individui che vivono sul suo territorio, dalle leggi che ne regolo l’ordinamento, dagli organi che in rappresentanza, PER CONTO E NOME DEI CITTADINI LO GOVERNANO. Non ci sono in questo momento cronache preoccupanti di Morti Ammazzati, ne morti eccellenti, solo perché chi ci governa, chi ci rappresenta in Parlamento, chi siede nella stanza dei bottoni, chi riveste i ruoli di eccellenza e non, nello scenario Economico e Politico dello Stato, E LA MAFIA STESSA. La mafia non è più uno stato dentro lo Stato, E’ LO STATO. Non c’è soluzione per un problema di tale portata, non c’è rimedio per chi, come me è pur essendo cosciente, è sordo, muto, cieco e se anche non lo fosse è intento a coltivare il proprio orticello e a sprangare le porte e finestre della propria casa cercando di ignorare quanto avviene fuori dal quel piccolo mondo, come se il male, il cancro che sta divorando l’Italia non sia dentro ognuno di noi. Mi chiedo perché mai Dio all’indomani del diluvio universale che cancellò il male che proliferava nel mondo, giurò che non ne avrebbe mandato più giù un altro. DIO GUARDACI e rivedi un po’ quanto giurasti!
io credo k questo documentario rappresenti la vera crudeltà e la vera faccia del, diciamo così, fenomeno della mafia…
esso mostra delle immagini e dei video molto crude..
ank’io penso k la mafia nn sia solo un problema della sicilia ma anke dell’italia… l’unica cosa k nn ho kapito e il titolo; perchè s’intitola “in un altro paese”???
xfavore spiegatemelo…