Ultimo Tango a Parigi

Ultimo Tango a Parigi 

Ultimo Tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci è uno di quei film che hanno plasmato in modo indelebile il mio immaginario culturale ed emotivo, prima ancora che cinematografico: è un film storico, uno di quei casi in cui la definizione di capolavoro irripetibile è assolutamente calzante.

La regia è perfetta, con movimenti essenziali, la fotografia di Vittorio Storaro è splendida, le inquadrature e le angolazioni hanno fatto scuola.
Marlon Brando che recita se stesso raggiunge l’apice della sua arte intrepretativa maledetta e ribelle.
La musica di Gato Barbieri è bellissima, passionale, perfetta sintesi di Europa e Sudamerica, come suggerisce anche il titolo del film.

La prima volta che lo vidi al cinema fu nel 1987, subito dopo che era stato dissequestrato, mi trovavo a Padova. Stavo frequentando il primo anno di Lettere all’Università. Ricordo che andai a vederlo da solo. Fu un’emozione indimenticabile, a partire dagli splendidi titoli di testa, con le immagini dei quadri di Francis Bacon e la musica di Gato Barbieri.

Il primo titolo del soggetto, scritto da Bertolucci, si intitolava “Un giorno e una notte e un giorno”. Bertolucci rivelò alla rivista di cinema “Positif”, del marzo 1973, quale fu l’ispirazione segreta del film:

«Ho sempre desiderato incontrare una donna in un appartamento deserto, e fare l’amore con lei senza sapere chi sia, e ripetere con lei all’infinito quest’atto sessuale».

Le vicende legate al film sono note: Ultimo Tango a Parigi fu condannato per oscenità al rogo per quindici anni e rimesso in circolazione solo nel febbraio del 1987.
Bertolucci fu condannato a due mesi di prigione (con la condizionale) ed impedito per cinque anni dei suoi diritti di cittadino (come votare, ad esempio).

Il film narra di una passione folle. È la storia di un incontro, quella tra Jeanne (Maria Schneider) una giovane ragazza parigina di vent’anni e Paul (Marlon Brando) un quarantacinquenne americano trapiantato a Parigi.

Il film si apre con un magnifico dolly che dal ponte della metropolitana ci porta giù per le strade sul corpo intero di Brando prima, e sul primo piano di lui disperato con le mani davanti agli occhi.

L’uomo, rimasto vedovo della moglie suicida, si aggira per Parigi in preda a una irrefrenabile malinconia, dovuta, oltre che alla perdita della sua compagna, a un passato confuso e alla perdita della giovinezza.
L’incontro con la giovane donna sconosciuta e il loro fulmineo rapporto sessuale cambierà la vita di entrambi. Gli incontri si susseguiranno frequentemente, sempre all’interno dell’appartamento sfitto, semivuoto.

Paul non vuole assolutamente conoscere il nome della ragazza, come lei non deve conoscere il suo. All’interno di quell’appartamento saranno fuori dal mondo, dalle convenzioni sociali, guidati solo dall’istinto e dalla passione, imprigionati in una sorta di ossessione erotica.

Ma poi un giorno per strada, Paul la ferma e le parla di sé, chiedendole di sposarlo e di vivere insieme. Trascorrono la serata in uno squallido locale dove bevono champagne e ballano il tango.
Nonostante la bella serata, lei gli dice che è finita e fugge all’alba dal locale ormai deserto.
Paul, ubriaco, la insegue in strada fino a casa della madre di lei. Quando riesce ad abbracciarla e le domanda il suo nome. Lei gli spara e lo uccide.

Il finale, stupendo, del primo piano di Marlon Brando, che incredulo e colpito a morte, si toglie la chewing-gum dalla bocca e la attacca sotto la ringhiera del balcone, quasi a voler lasciare ancora una parte di sé attaccata alla vita, e poi si volta a guardare per l’ultima volta la magnifica vista dei tetti di Parigi dall’alto, è da antologia.

Un finale tragico, un rifiuto dell’identità, della personificazione che la società fa delle persone. Quasi un’approvazione alla carnalità erotica come unica forma di comunicazione sincera tra i due sessi, anche se distruttiva. Un film sulla potenza rivoluzionaria e sovversiva dell’eros, che distrugge e abbatte tutte le barriere e convenzioni sociali.

Significativo il fatto che alla fine, fra i due sessi, abbia la meglio la donna, mentre l’uomo soccombe.

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