Simenza di vermi

Alga corallina

Le insolite temperature quasi estive che imperversano anche qui al nord, l’aria tersa e il cielo azzurro, mi portano con i pensieri al mese che ho appena trascorso in Sicilia, e ai più remoti ricordi d’infanzia legati al mare e alla terra dove sono nato e cresciuto, ai suoi sapori e odori quasi dimenticati che col tempo riaffiorano inaspettati dalla memoria.

Ricordo che quand’ero piccolo – diciamo, circa trent’anni fa – eravamo soliti trascorrere le vacanze estive (circa quattro mesi, da giugno a settembre) a mare nella nostra piccola casa in cui tuttora vado.

Ai tempi, la seconda metà degli anni settanta, il paese – Scoglitti è il suo nome – era poco più di un borgo di pescatori, la speculazione edilizia era ancora agli inizi, il mare era ricco di pesci, le spiagge deserte e quasi incontaminate. Il traffico automobilistico era quasi inesistente: ricordo che con i miei amici eravamo soliti organizzare partite di tennis in mezzo alla strada, con tanto di rete tirata in mezzo alla via; le rare automobili che passavano erano da noi guardate con senso di malcelato fastidio. Adesso su quella via passano centinaia di auto al giorno.

Il mare era ancora così ricco che mia nonna paterna, che non sapeva nuotare, era solita andare a “pescare” le cozze (i mitili) raccogliendole dagli scogli che affioravano dal bagnasciuga, a pelo d’acqua, quasi fossero asparagi selvatici, ed era capace di riempirne una cesta in poco tempo. Ricordo ancora che il primo polpo che “pescai”, all’età di dieci anni, era venuto in pratica quasi sulla spiaggia, si trovava a venti centimetri d’acqua: adesso è quasi impossibile trovarne a 5 metri di profondità, tanto intensamente sono stati depredati nel tempo i fondali marini da pescatori senza scrupoli.

Ma c’è un ricordo in particolare, e soprattutto dei sapori dimenticati, che mi riaffiorano in mente.

Quello della “simenza di vermi“.

La “simenza di vermi” (che vedete raffigurata nella foto in alto), conosciuta in italiano e nelle altre regioni con il nome di “corallina”, è un’alga saporitissima che in nostri nonni usavano raccogliere e far mangiare ai propri figli e nipoti perché avrebbe avuto proprietà terapeutiche contro la verminazione dei bambini (da qui il nome in dialetto siciliano).

Questo accadeva decine d’anni prima che in Occidente si venisse a sapere che i giapponesi mangiavano le alghe. I nostri nonni conoscevano già – e mangiavano – tutto ciò che di commestibile esisteva in terra e in mare.

Mia nonna, dopo le periodiche e forti mareggiate di ponente, ci portava sulla spiaggia, a me e mio fratello, piccolini, a raccogliere le alghe di “simenza di vermi” che la violenza delle acque aveva strappato dai fondali e depositato sulla riva.

Poi a casa, dopo averle accuratamente lavate, le condiva in crudo semplicemente con olio, aceto, cipolla, capperi e peperoncino piccante.

Era un piatto delizioso. L’alga aveva una consistenza croccante e piacevolmente fresca al palato. Ricordo che mia nonna era anche solita fare colazione con un piatto simile.

Da allora non l’ho più assaggiata. Le mareggiate non la portano più a riva.

A volte ho avuto l’impressione di averla trovata sott’acqua, attaccata agli scogli: anche quest’estate ne ho preso qualche cespuglio, l’ho osservata da vicino, sforzandomi di riconoscerla; l’ho anche assaggiata, al largo, sperando che il senso del gusto fosse più preciso e sensibile della memoria visiva che sembrava tradirmi.

Forse l’ho anche ritrovata la “simenza di vermi”, il gusto e la consistenza sembravano quelle giuste, ma ormai non mi fido più. Il mare non è più pulito come una volta, quando ero solito sciacquare i ricci appena pescati con l’acqua del mare prima di mangiarli.

L’ho lasciata cadere dove si trovava, al largo, a circa duecento metri dalla riva, con un senso di malinconia e di profondo rispetto per il mare.

Nei miei sogni a volte, passeggio con mia nonna sulla riva del mare, bambino, e raccolgo ancora la “simenza di vermi”.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

6 Comments

  • Reply September 21, 2007

    ermeneuta

    Ciao Giansalvo, grazie per gli ennesimi complimenti. 🙂
    Prova a parlare con qualche vecchio pescatore e vedrai quante cose sconosciute verranno fuori, cose inimmaginabili.

    Mi ricordo che una ventina d’anni fa feci una passeggiata a Scoglitti con mio nonno (classe 1902) e rimasi sconvolto nel vedere come lui ricordasse esattamente com’era il paese ai suoi tempi. Mi diceva: “Qui c’era il magazzino di Tal dei Tali, qui c’era il palazzo di Caio, là c’era questo …”.

    La sua memoria visiva del posto era rimasta intatta.

    Adesso che io manco da dieci anni, e vengo solo d’estate nei posti dove sono nato e cresciuto, mi accorgo con stupore che ogni tanto provo le stesse sensazioni di straniamento, quando mi aspetto di trovare una via, un palazzo, un quartiere in un certo modo e lo trovo cambiato.

    Ciao
    Salvo

  • Reply September 21, 2007

    Giansalvo

    Ciao Ermeneuta, voglio rinnovarti i complimenti per questo Tuo e ringraziarti per questa informazione. Pensavo di essere un uomo di mare..ma tant’è..

  • Reply September 14, 2007

    ermeneuta

    Ricordo ancora benissimo quell’episodio con tua nonna 😉 . Che risate…
    Per gli altri aneddoti ci sarà modo e tempo 😀

    Ciao

  • Reply September 14, 2007

    La Carfa

    Incredibili i ricordi che si fissano nella memoria. Quello delle partite a tennis dietro casa mia è l’esempio che cito sempre nei miei discorsi su come si stava bene a Scoglitti trent’anni fa, usando le stesse parole che hai usato tu. L’unica che si lamentava era mia nonna, che una volta litigò con Antonio Ficili perché parlava a voce troppo alta e da allora lo definì sempre un maleducato. Dovresti citare anche le maratone e le gare in bici, visto che anche in quelle occasioni di macchine non se ne vedevano mai.

  • Reply September 14, 2007

    ermeneuta

    L’aspetto traslucido e il colore ricordano un po’ quello degli “spaghetti di soia” cinesi, ma l’alga è a ramoscelli, e la consistenza è soda, quasi croccante.

    So che si chiama “alga corallina” ma in rete ne ho trovati diversi tipi, per lo più usati in cosmetica, e non ho le competenze in materia per identificarla con sicurezza fra i vari nomi scientifici.

    Ci vorrebbe un biologo marino 🙂

  • Reply September 14, 2007

    Alberto

    Un po’ di voglia di assaggiare quest’insalatina viene leggendone la tua descrizione. L’aspetto e il nome non sono di grande aiuto, ma la curiosità avrebbe la meglio.
    Anch’io ho del mare della mia infanzia (Adriatico) ricordi molto diversi e vivendo ormai lontano da Lui dimentico e soffro ogni volta che lo rivedo.

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