Archivio di ottobre 2007

L’indebitamento è segno di dinamicità

martedì, 30 ottobre 2007

Usurai

 

«Ah, se la gente sapesse come viene creato il denaro
farebbe la rivoluzione prima di domattina.
»
(Rothschild) 

L’usura è stata sempre considerata, fin dall’antichità, un reato odioso, un peccato mortale. I pittori medievali e rinascimentali l’hanno raffigurata metaforicamente nei modi più diversi, rimarcandone sempre il lato più odioso, subdolo, fraudolento, quasi demoniaco.

Oggi invece il ricorso forzato all’indebitamento viene spacciato per progresso.

L’indebitamento diventa addirittura segno di dinamicità.

Secondo il direttore generale dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) Giuseppe Zadra, intervenuto ad aprire il convegno Credito alle famiglie 2007 “non è vero che s’indebita chi è in difficoltà, chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese”.

L’identikit della persona che utilizza il ricorso al credito al consumo, secondo l’Abi corrisponde a una persona che “ha rimodulato la gestione del proprio bilancio familiare programmando opportunamente le spese e i tempi di rimborso degli investimenti”.

Mi viene da ridere, per non piangere! Le altre dichiarazioni si commentano da sole.

In Europa ci sono tassi di indebitamento più alti. I robusti tassi di crescita registrati negli ultimi anni non hanno ancora avvicinato comunque l’Italia agli altri Paesi europei: “La Francia ci batte del 50 per cento, la Spagna del 100 per cento e la Gran Bretagna del 150 per cento”, ha osservato Zadra.

Sembra un campionato a chi si indebita sempre di più. E  ancora:

Il segretario generale dell’Assofin (Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare) Umberto Filotto ha rilevato come il vertiginoso aumento del ricorso al credito al consumo e ai mutui registrato negli ultimi anni sia un fattore di “dinamicità” della società: “Non è vero che le famiglie fanno debiti perché non ce la fanno più: la verità è che stanno cominciando a usare il credito per sviluppare i propri investimenti. Lo sviluppo del credito non è per nulla collegato ad un ipotetico stato di sovraindebitamento delle famiglie, tutti i dati dicono il contrario, anche se certo esistono dei casi di sovraindebitamento per povertà. Siamo passati da una situazione nella quale le famiglie giovani contavano quasi esclusivamente sull’aiuto delle famiglie, frutto di una società premoderna, a una società più dinamica, dove ognuno trova nel mercato le sue fonti di finanziamento”.

Ormai non c’è più limite al pudore e alla menzogna.

La realtà è stata capovolta, sovvertita. La povertà viene spacciata per ricchezza, l’indebitamento per “ricerca di sviluppo dei propri investimenti”!

Che schifo!

Draghi e gli stipendi bassi dei giovani

domenica, 28 ottobre 2007

Mario Draghi

Si è molto parlato in questi giorni delle recenti dichiarazioni che il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha rilasciato il 26 ottobre durante una lezione tenuta all’Università degli studi di Torino e culminate nell’invito ad “aumentare gli stipendi dei giovani” perché troppo bassi.

Draghi dice: «Una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale».

Occorre pertanto, continua Draghi, che il reddito torni a crescere in modo stabile, soprattutto quello dei giovani che potrebbero comprimere la loro propensione al consumo in ragione «di un reddito permanente atteso più basso che in passato» e della «discontinuità della vita lavorativa». I livelli retributivi dell’Italia infatti «sono piu bassi che negli altri principali paesi dell’Unione europea».

E invita il governo ad attuare una politica economica che punti a sostenere redditi e consumi, soprattutto dei giovani, attraverso una maggiore ripartizione dei costi delle flessibilità tra la popolazione lavoratrice, l’innalzamento dell’età pensionistica e una riforma dell’istruzione.

Queste dichiarazioni mi hanno colpito non tanto per l’originalità delle argomentazioni (a parte quella sull’aumento degli stipendi ai giovani), ma per l’insieme complessivo del sistema di riforme tratteggiato da Draghi.

Si tratta infatti di un sistema economico che di fatto è impossibile da realizzare perchè basato su delle coppie antinomiche, su dei punti che se realizzati tutti assieme si autoannullerebbero, o peggio provocherebbero disastri maggiori.

Mi piacerebbe tanto che Draghi spiegasse a tutti, concretamente, come si fa a a rilanciare l’economia e i consumi di un paese e contemporaneamente risanare il bilancio statale e diminuire il debito pubblico.

Com’è possibile, nella gestione economica di uno stato, ridurre le uscite e aumentare le entrate e contemporaneamente ridurre le tasse, aumentare gli stipendi e ridar fiato ai consumi delle famiglie? Sarebbe come voler avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Ecco di seguito alcune delle coppie “impossibili” nel sistema economico tratteggiato da Draghi:

  • «riduzione dei costi per le imprese» vs. «aumento degli stipendi dei lavoratori»;
  • «riduzione delle tasse» vs. «riduzione del debito pubblico»;
  • «riduzione della spesa pubblica» vs. «intervento diretto dello stato per rilanciare l’economia»;
  • «rilancio dei consumi delle famiglie» vs. «aumento della flessibiltà nel mondo del lavoro»;
  • «aumento dell’età pensionabile» vs. «aumento dei giovani nel mondo del lavoro».

Ora, visto che Draghi certamente non è un neolaureato di economia, ma una persona estremamente seria e competente la cui professionalità in campo economico è riconosciuta in tutto il mondo, mi piacerebbe conoscere le cause di queste sortite demagogiche e, queste sì, qualunquistiche e populistiche.

Draghi non è un politico, non ha un elettorato da blandire.

A meno che queste sortite non facciano parte anch’esse dei giochini politici in corso per definire i nuovi assetti futuri.

La repubblica dei vecchi e degli incompetenti

mercoledì, 24 ottobre 2007

Goya_due-vecchi-che-mangiano

«L’Italia è una repubblica geriatrica fondato sull’incompetenza e il malinteso. La sovranità appartiene ad obsoleti gruppi di potere che la esercitano come meglio loro aggrada.»

Bisognerebbe riscrivere la Costituzione e sostituire il nobile (negli intenti degli stesori) articolo 1 della Costituzione Italiana con quello sopra da me scritto.

L’articolo 1 della Costituzione Italiana (quello vero) dice infatti:

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Anche un bambino si renderebbe subito conto della evidente, assoluta, totale discrepanza fra i nobili principi espressi nella Costituzione e la tragica e grottesca realtà.

L’ultima conferma viene dalla meschina, a dir poco, figura a livello momdiale fatta dall’attuale governo di centrosinistra in carica (la cui coalizione è stata da me votata alle elezioni politiche del 2006) con l’ormai famoso (ahimè) disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di mettere il bavaglio alla maggior parte dei blog e siti di libera informazione in Italia.

Avevo già scritto sull’argomento alcuni giorni fa in un mio post, e purtroppo i fatti stanno dando ragione a chi aveva aveva evidenziato l’assoluta incompetenza, l’inadeguatezza, l’estrema goffaggine degli stesori del disegno di legge e del governo Prodi in generale.

Basta vedere la feroce ironia con cui alcuni fra i principali mezzi di informazione on line del mondo stanno sbeffeggiando l’attuale classe politica italiana fatta di vecchi incompetenti e ignoranti ma tenacemente aggrappati alla loro poltrona e alla loro fetta di potere.

Prendo spunto dall’articolo scritto oggi sull’argomento da Beppe Grillo nel suo blog. Ecco ad esempio cosa scrive il Times nella sua versione on line:

«A geriatric assault on Italy’s bloggers.
Italy’s leaders barely understand word processors, let alone the web. Now they’ve turned against the country’s bloggers
»

Ed ecco cosa scrive invece BoingBoing uno dei cinque più autorevoli blog a livello mondiale:

«Italy proposes a Ministry of Blogging with mandatory blog-licensing»

In pratica: nel mondo ci stanno prendendo per il culo!

Questa fatta dal governo Prodi è, come si suol dire, una figura di merda a livello mondiale per tutta l’Italia che si sta propagando con la stessa velocità di un virus su Internet.

Primo giorno di lavoro

lunedì, 22 ottobre 2007

Svizzera

Oggi primo giorno di lavoro nella nuova azienda in Svizzera, a Lugano.

Che dire? Sembra tutto troppo bello. L’ufficio, i colleghi, il management, la sede, il progetto di cui sarò reponsabile, le prospettive.

A pranzo ho preso un panino di fronte al lago, a pochi metri dalla sede. Faceva freddo, ma c’era una luce deliziosa: ero lì e mi sembrava di essere in vacanza.

Ecco, forse la sensazione di straniamento, di un piacevole senso di straniamento, è quella che maggiormente riflette il mio stato d’animo attuale.

Non riesco ancora pienamente a realizzare la situazione. Adesso ho il mio bel permesso di lavoro, il “Libretto per stranieri”: sono pendolare e anche emigrante, emigrante di lusso, ma sempre emigrante.

E devo confessare che fa un po’ di impressione vedere stampigliato sul documento la parola “Straniero”.

Mi pesa un po’ il fatto di uscire di casa alle 7.10 del mattino e tornare alle 20.15, più che altro per la famiglia, le bambine. Ma in fondo c’è tanta gente che fa gli stessi orari per andare a lavorare a Milano per dei lavori miseri, mentre io faccio un lavoro che finalmente mi soddisfa e dalle grandi potenzialità. Il progetto è ambizioso, i tempi sono molto stretti, gli obiettivi e le aspettative molto alte. Un bel cocktail!

Conclusione: oggi ero emozionato come il primo giorno di lavoro o il primo giorno di scuola. Domani si ricomincia.

Il bavaglio ai blog

venerdì, 19 ottobre 2007

Bavaglio

Una settimana fa, il 12 ottobre 2007, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di far chiudere migliaia di blog e siti in Italia.

Il disegno di legge prevede infatti l’obbligo di iscrizione al ROC, uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, per chi ha attività editoriali di qualunque tipo, quindi anche per chi ha un blog o un sito web.

Scrive Aldo Fontanarosa sull’articolo di oggi su Repubblica:
«[…] Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.[…]»

L’iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.
In pratica, mentre fino ad oggi la diffamazione realizzata attraverso un sito o un blog era considerata un reato semplice e le norme penali la punivano in modo più lieve, con questo nuovo disegno di legge la diffamazione su Internet viene classificata come aggravata ed equiparata a quella su mezzi di stampa tradizionale.

Anche Internet e i blog, entrerebbero quindi a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa.

Quindi ogni sito web o blog, a questo punto, dovrebbe iscriversi al ROC e dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

In pratica, questo disegno di legge è il tentativo maldestro, e nemmeno tanto occulto, di imbavagliare una volta per tutte la libera informazione e contro-informazione sul web.

Segno che l’informazione sulla rete sta iniziando veramente a dare fastidio alle lobby di potere, qualunque esse siano, che adesso cercano di reagire e passare al contrattacco.

Ma non ci riusciranno. Sono in assoluta controtendenza.

Sul suo sito, Beppe Grillo ha scritto un post sul argomento e alla fine ha pubblicato l’indirizzo email di Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha scritto il testo del disegno di legge, per “esprimere la propria opinione” e il proprio dissenso.

Vi invito anch’io a farlo, scrivendo un’email a: levi_r@camera.it

Amore ti vo(g)l(i)o bene

martedì, 16 ottobre 2007

Amore 

Oggi pomeriggio, dopo avere accompagnato a casa mia figlia più piccola, che frequenta ancora la scuola materna, sono andato a prendere a scuola mia figlia più grande, che frequenta la prima classe della scuola primaria e non ha ancora compiuto sei anni.

Mentre uscivamo insieme dal giardinetto della scuola, ho visto che stringeva in mano, vicino al petto, un foglietto. Credendo che si trattasse di un avviso delle maestre le ho chiesto: «Cos’è quello? Me lo fai leggere?»

E lei, subito: «No! Non è un avviso delle maestre. È mio! Me lo ha dato M… » (nome di un suo compagnetto di classe, il più discolo e ribelle di tutti).

Ho guardato di sfuggita il foglietto è ho visto che c’era disegnato un cuore, e poi, sempre in rosso, la scritta «Amore ti volo bene». È l’immagine che vedete all’inizio di questo post.

Stavo scoppiando a ridere, ma mi sono trattenuto vedendo quanto seriamente mia figlia considerasse la cosa. Ho provato una grande tenerezza e per un momento mi è sembrato di entrare in sintonia con le sensazioni e i sentimenti di mia figlia, avvertendo una grande sensazione di leggerezza, di gioia infantile, di scoperta primordiale del mondo e della vita.

Una volta a casa lei era felicissima, radiosa; ha scritto e disegnato tantissimo. Dopo cena è andata a letto contenta e serena.

L’altro ieri, invece, la più piccola, che compierà quattro anni a fine novembre, mentre era sulle mie ginocchia mi raccontava che un suo compagnetto di classe, mentre erano al parco giochi, le ha detto che lei era «bella».

E mentre lo diceva un po’ si vergognava, ma nello stesso tempo si inorgogliva nel raccontarmelo. Poi mi ha abbracciato e mi ha dato un bacio, con espressione furbetta.

Non so se è la mia memoria che inizia a fallare e ad ingannarmi, ma sinceramente non sono certo che io a cinque anni avessi ben chiara la distinzione fra maschio e femmina.

L’evoluzione della specie umana…

L’occasione della vita

lunedì, 1 ottobre 2007

Alba 

«Talvolta, soprattutto quando si attraversano periodi storici particolarmente burrascosi, si ha l’impressione che ci sia un Destino che domini la realtà e l’uomo non abbia altra possibilità che quella di accettare la sorte e sottomettersi ad essa. Ma l’uomo possiede la libertà, per cui è più corretto attribuire alla Fortuna solo la responsabilità della metà delle cose che ci capitano. Dell’altra metà i responsabili siamo noi.»

Niccolò Machiavelli, Il Principe, cap. XXV

Improvvisamente, rapida e del tutto inaspettata, è arrivata la svolta decisiva, l’occasione della mia vita.

Ho trovato un nuovo lavoro. E che lavoro!

Lo stavo cercando da parecchi mesi, in Italia, rispondendo ai soliti annunci e facendo colloqui. Poi, due settimane fa, leggo un annuncio diverso, che mi colpisce, sembra fatto apposta per me: cercano un Project Manager Senior per gestire la realizzazione di videogames innovativi e con obiettivi ambiziosi, ma la sede di lavoro è in Svizzera.

Decido di rispondere lo stesso all’annuncio. Dopo una settimana mi chiamano per il colloquio. Vado senza esitazioni. L’esito del colloquio è positivo. Dopo due giorni mi chiamano per confermarmi il loro interesse, «vogliono avermi a bordo con loro in questa ambiziosa avventura».

Oggi ho firmato il contratto. Il lavoro è al di là delle mie più rosee aspettative.

Così, da fine ottobre, vado a lavorare come Project Manager in Svizzera per un’importante società che ha deciso di investire denaro, risorse ed energie nel settore dei videogames, come in Italia nemmeno ci si sogna.

L’ambiente è creativo, dinamico e altamente stimolante, il contesto è internazionale, la sfida e gli obiettivi da raggiungere sono molto ambiziosi, le persone altamente capaci, esperienti, pragmatiche. E c’è quella componente di rischio, come in tutte le grandi avventure, che attira gli audaci e rende possibile l’impossibile.

Insomma un cocktail decisamente irresistibile, per me.

Adesso ho tutti gli elementi ambientali e contestuali per potere esprimere a pieno quello che sono capace di fare. E voglio farlo. Senza scuse, senza risparmiarmi, con l’entusiasmo e l’energia di un ventenne, ma con l’esperienza e il pragmatismo di un uomo di quarant’anni.

La fortuna mi ha fornito un’occasione di quelle che capitano forse solo una volta nella vita.  Adesso sta a me saltarle in groppa e dominarla, per guidarla con forza e determinazione fin dove sarò capace di farlo.

Concludo con un’ultima citazione tratta da Il Principe di Niccolò Machiavelli, uno scrittore che ho sempre amato per il suo stile secco, scabro e diretto, e per la forza e la potenza del suo pensiero.

«Io iudico bene questo, che sia meglio essere impetuoso che respettivo, perché la fortuna è donna; ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla. E si vede che la si lascia piú vincere da questi che da quelli che freddamente procedono. E però sempre, come donna, è amica de’ giovani, perché sono meno respettivi, piú feroci, e con piú audacia la comandano.»

Niccolò Machiavelli, Il Principe, cap. XXV