
Una settimana fa, il 12 ottobre 2007, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di far chiudere migliaia di blog e siti in Italia.
Il disegno di legge prevede infatti l’obbligo di iscrizione al ROC, uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, per chi ha attività editoriali di qualunque tipo, quindi anche per chi ha un blog o un sito web.
Scrive Aldo Fontanarosa sull’articolo di oggi su Repubblica:
«[…] Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.[…]»
L’iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.
In pratica, mentre fino ad oggi la diffamazione realizzata attraverso un sito o un blog era considerata un reato semplice e le norme penali la punivano in modo più lieve, con questo nuovo disegno di legge la diffamazione su Internet viene classificata come aggravata ed equiparata a quella su mezzi di stampa tradizionale.
Anche Internet e i blog, entrerebbero quindi a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa.
Quindi ogni sito web o blog, a questo punto, dovrebbe iscriversi al ROC e dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.
In pratica, questo disegno di legge è il tentativo maldestro, e nemmeno tanto occulto, di imbavagliare una volta per tutte la libera informazione e contro-informazione sul web.
Segno che l’informazione sulla rete sta iniziando veramente a dare fastidio alle lobby di potere, qualunque esse siano, che adesso cercano di reagire e passare al contrattacco.
Ma non ci riusciranno. Sono in assoluta controtendenza.
Sul suo sito, Beppe Grillo ha scritto un post sul argomento e alla fine ha pubblicato l’indirizzo email di Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha scritto il testo del disegno di legge, per “esprimere la propria opinione” e il proprio dissenso.
Vi invito anch’io a farlo, scrivendo un’email a: levi_r@camera.it
http://it.youtube.com/watch?v=KbidLa2JbVA
Grillo non è stato il primo comico a fare quello che sta facendo lui…
E già che ci siamo, a chi lo accusa di apologia del fascismo io lo difendo con l’apologia di Socrate:
http://www.swif.uniba.it/lei/personali/pievatolo/platone/apologia.htm
Sostituite la parola Ateniesi con la parola Italiani, il nome di Meleto con quello di Sgarbi, quello di Anito con quello di Mastella e vedrete che stiamo ripetendo cose già fatte e concetti già espressi.
Errare è umano, perdonare è divino, perseverare è diabolico, non ripetiamo lo stesso errore per l’ennesima volta e che cavolo.
Chi di spada ferisce, di penna perisce!
Albarello Marco
Ho eletto un governo fascista. Ho fatto di tutto per eliminare il rischio della dittatura Bellakioma e sono riuscito ad eleggere e far eleggere da tutti quelli che ho convinto, un governo fascista.
Contro le nuove leggi razziali e la nuova censura del fascio littorio prodiano, w la libertà.
Un decreto di legge folle che parte da presupposti infondati e arriva a conclusioni deliranti.
Con tutti i problemi che abbiamo in Italia loro vanno a pensare ad internet che è una delle poche che funzionano veramente bene….
Sarà perché finora la politica ne è rimasta fuori?
Io quasi quasi penserei di sì, se mi è concesso.
teniamoci pronti per la mobilitazione generale. Dobbiamo lottare con ogni mezzo per evitare che la libertà di pensiero venga messa a rischio.