Draghi e gli stipendi bassi dei giovani

Mario Draghi

Si è molto parlato in questi giorni delle recenti dichiarazioni che il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha rilasciato il 26 ottobre durante una lezione tenuta all’Università degli studi di Torino e culminate nell’invito ad “aumentare gli stipendi dei giovani” perché troppo bassi.

Draghi dice: «Una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale».

Occorre pertanto, continua Draghi, che il reddito torni a crescere in modo stabile, soprattutto quello dei giovani che potrebbero comprimere la loro propensione al consumo in ragione «di un reddito permanente atteso più basso che in passato» e della «discontinuità della vita lavorativa». I livelli retributivi dell’Italia infatti «sono piu bassi che negli altri principali paesi dell’Unione europea».

E invita il governo ad attuare una politica economica che punti a sostenere redditi e consumi, soprattutto dei giovani, attraverso una maggiore ripartizione dei costi delle flessibilità tra la popolazione lavoratrice, l’innalzamento dell’età pensionistica e una riforma dell’istruzione.

Queste dichiarazioni mi hanno colpito non tanto per l’originalità delle argomentazioni (a parte quella sull’aumento degli stipendi ai giovani), ma per l’insieme complessivo del sistema di riforme tratteggiato da Draghi.

Si tratta infatti di un sistema economico che di fatto è impossibile da realizzare perchè basato su delle coppie antinomiche, su dei punti che se realizzati tutti assieme si autoannullerebbero, o peggio provocherebbero disastri maggiori.

Mi piacerebbe tanto che Draghi spiegasse a tutti, concretamente, come si fa a a rilanciare l’economia e i consumi di un paese e contemporaneamente risanare il bilancio statale e diminuire il debito pubblico.

Com’è possibile, nella gestione economica di uno stato, ridurre le uscite e aumentare le entrate e contemporaneamente ridurre le tasse, aumentare gli stipendi e ridar fiato ai consumi delle famiglie? Sarebbe come voler avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Ecco di seguito alcune delle coppie “impossibili” nel sistema economico tratteggiato da Draghi:

  • «riduzione dei costi per le imprese» vs. «aumento degli stipendi dei lavoratori»;
  • «riduzione delle tasse» vs. «riduzione del debito pubblico»;
  • «riduzione della spesa pubblica» vs. «intervento diretto dello stato per rilanciare l’economia»;
  • «rilancio dei consumi delle famiglie» vs. «aumento della flessibiltà nel mondo del lavoro»;
  • «aumento dell’età pensionabile» vs. «aumento dei giovani nel mondo del lavoro».

Ora, visto che Draghi certamente non è un neolaureato di economia, ma una persona estremamente seria e competente la cui professionalità in campo economico è riconosciuta in tutto il mondo, mi piacerebbe conoscere le cause di queste sortite demagogiche e, queste sì, qualunquistiche e populistiche.

Draghi non è un politico, non ha un elettorato da blandire.

A meno che queste sortite non facciano parte anch’esse dei giochini politici in corso per definire i nuovi assetti futuri.

5 Commenti a “Draghi e gli stipendi bassi dei giovani”

  1. Enoela scrive:

    Alla guida del prossimo governo “tecnico” che ci porterà alle elezioni? Il Presidente Ciampi seguì un percorso non molto diverso, ma non faceva demagogia. Concordo con te sul fatto che consumi e rigore, non vanno d’accordo, ma io non sono economista e forse mi sfugge qualcosa.

  2. ermeneuta scrive:

    Non credo che Draghi punti alla guida di un governo tecnico. Troppo rischioso. Gli economisti “professionisti” di una certa caratura (vedi Padoa Schioppa) nella maggior parte dei casi sapranno anche fare il loro mestiere, ma non sono in grado di comunicare con la gente. Un’eccezione è Carlo Azeglio Ciampi.
    Sarei più propenso a pensare invece a una sorta di “messaggio” implicito lanciato così, per vedere chi lo coglie.
    Che Bankitalia cerchi di prendere le distanze dal governo per smarcarsi dalla forte avversione popolare che c’è attualmente verso le istituzioni e la politica? E cavalchi anch’essa su temi molto popolari?
    Chi in linea di principio non è d’accordo su aumentare i salari (a parte gli imprenditori) e diminuire le tasse?
    Mi colpisce anche il fatto che ieri il presidente di Confindustria Montezemolo (lui sì che invece fa politica e non ha fatto mistero di volerci entrare veramente) abbia lanciato l’ennesimo atto d’accusa contro questo governo e quelli che lo hanno preceduto, dicendo che l’Italia non è stata governata negli ultimi 12 anni.

    Peccato che l’Italia non abbia più avuto una classe imprenditoriale vera da almeno 20 anni a questa parte, con imprenditori che fanno piani industriali seri e investimenti programmati.
    Oggi gli imprenditori italiani tirano a campare (i piccoli) o a fare solo operazioni puramente finanziarie (i grandi).

  3. christian scrive:

    Ho letto velocemente l’argomento, visto che vivo all’estero e che mi godo un decoroso stipendio pur essendo giovane. La cosa che avevo inteso chiaramente e’ che in Italia gli stipendi non sono pagati, al contrario che negli altri paesi, in base alla produttivita’ ma in base all’anzianita’. Mi sembra quindi un circolo vizioso in cui il giovane pagato malamente per campare deve fare affidamento sui genitori che a volte vengono pagati piu’ di quello che si meriterebbero. Certo non tutti hanno genitori cosi’ fortunati, e chi non ce li ha, so ca**i!

  4. ermeneuta scrive:

    Ciao Christian, è un piacere avere un tuo commento sul mio blog. :-)

    Purtroppo è proprio così: nella maggior parte dei casi in Italia conta solo l’anzianità di servizio, la propensione ad essere degli “yes men” e a non contraddire mai i capi. La produttività è un optional, se non addirittura un ostacolo.

    Tu che ormai vivi stabilmente in Inghilterra da alcuni anni sai bene come la flessibilità “vera” che esiste lì non è intesa come ulteriore aggravamento di precarietà per i giovani, ma come stimolo ad essere più efficienti e produttivi.
    In Italia invece la flessibilità è solo sinonimo di contratti precari pagati due soldi per sfruttare i giovani e i meno giovani. Una vergogna che continuano indecentemente a mascherare con il nome di una persona onesta (Biagi) che è stata ammazzata dai terroristi.

    P.S. Comunque sono anch’io emigrato all’estero! ;-) Lavoro a Lugano da una settimana, ed è tutto un altro mondo: serietà, professionalità, efficienza.

    Ciao e a risentirci
    Salvo

  5. Vale scrive:

    Ciao
    Christian non sei più tanto giovane e d’altro canto io sono abbastanza anziano e ho uno stipendio da fame.
    Forse c’è qualcosa nell’equazione che non funziona…
    ..scusate era tanto per non piangere :)
    v–

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