
I Sigur Rós sono un gruppo musicale islandese che negli ultimi anni ha raggiunto la notorietà internazionale e l’ammirazione di musicisti e gruppi rock quali i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, i Coldplay, e soprattutto i Radiohead (altro gruppo che ammiro) con il loro leader Thom Yorke.
Ho scoperto i Sigur Rós nel 2004 e sono rimasto affascinato dalle loro composizioni, dalle loro atmosfere musicali astratte e dal carisma del leader Jón “Jónsi” Þór Birgisson che tra l’altro suona la chitarra elettrica con un archetto di violoncello, ottenendo delle sonorità molto particolari e ipnotiche.
Su Ondarock, nell’articolo a loro dedicato, Claudio Fabretti parla di «Atmosfere eteree e sognanti, unite a sperimentalismi elettronici al crocevia tra minimalismo e dream-pop, chill-out e ambient music. Sonorità limpide e suggestive come le terre d’Islanda da cui provengono.»
E prosegue ancora l’articolo: «[...] In molte interviste ci hanno chiesto quali siano le nostre influenze – raccontano i Sigur Rós – e la nostra risposta è sempre stata: l’Islanda stessa. La sua cultura, i suoi orizzonti, la sua natura, i suoi contrasti interni. Ci sono moltissime rocce di lava dura circondate da zone ricoperte di muschio, che è invece così soffice, e tutto sotto grandi cieli aperti, davanti a panorami amplissimi. E’ per questo che la musica ne risulta così aperta, ed è perfettamente naturale passare da sonorità morbide e calde ad altre aggressive e fredde [...]»
I testi sono principalmente in islandese ma Jónsi fa uso del cosiddetto “hopelandic” (in islandese vonlenska, dal nome dell’album), un linguaggio inventato che il cantante è solito utilizzare poiché considera la voce come uno strumento musicale, esente da messaggi.
Li sto ascoltando molto in questo periodo, in treno, mentre la mattina presto vado a Lugano immerso nei miei pensieri.
Vi propongo il video di una delle canzoni che più preferisco, Svefn g englar, in una loro esibizione live.
Svefn g englar – Sigur Rós
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Non seguo molto la musica (son rimasto legato ai Litfiba degli inizi) … ma mi hai fatto incuriosire