
Alla mia nazione - Pier Paolo Pasolini
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
La poesia può essere ascoltata nella vibrante recitazione di Vittorio Gassman, in questo sito.
Il file audio della poesia Alla mia nazione è tratto dall’Antologia personale di Vittorio Gassman, una raccolta delle poesie fra i maggiori poeti italiani dell’Ottocento e del Novecento, uscita nel 2000 per Luca Sossella editore e realizzato con le voci di Vittorio Gassman, Franca Nuti, Roberto Herlitzka, Lina Sastri e tanti altri grandi attori di teatro italiani.
Ne posseggo il cofanetto di sei cd audio, accompagnato da un libretto con i testi delle poesie lette, come una delle cose più preziose che ho.
Nel presentare le poesie di Pasolini, Vittorio Gassman ricordava:
«[…] È certo che, almeno per noi, Pier Paolo rappresenta forse l’assenza più pesante nel tessuto della cultura contemporanea. Ci mancano, sì, la sua sterminata vitalità, il suo coraggio irriducibile.
Per quel tanto, non tantissimo, che era possibile credo di averlo conosciuto abbastanza bene. Capii per esempio la sua iniziale riluttanza quando ai tempi del Teatro Popolare Italiano, che dirigevo insieme a Lucignani, gli chiedemmo di tradurre per noi l’Orestiade di Eschilo. Disse, brutalmente, che il teatro non rientrava nei suoi interessi; disse e scrisse che lo disgustavano sia il teatro della magniloquenza retorica sia quello della futilità, della chiacchiera, diceva.
Bene, dopo poco più di di mesi mi telefonò, e mi disse che aveva già terminato la traduzione – primo suo lavoro per la scena – che noi rappresentammo a Siracusa nel ’60 e che per la sua potenza e modernità entusiasmò il pubblico almeno quanto scandalizzò i professori e i critici pecoroni.
Con la stessa rapidità e lo stesso fervore creativo Pasolini scrisse, non molto tempo dopo, tutto il suo teatro, e devo dire, fra i ricordi più belli della mia carriera, restano le due rappresentazioni che feci a distanza di anni della sua Affabulazione […]»
Uomini d’altri tempi, di una statura morale e di un rigore intellettuale che oggi sembrano smarriti per sempre.
