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	<title>Commenti a: Alla mia nazione &#8211; Pasolini</title>
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	<description>Considerazioni inattuali</description>
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		<title>Di: Anna</title>
		<link>http://www.turicampo.it/2007/12/30/alla-mia-nazione-pasolini/comment-page-1/#comment-223977</link>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 14:42:14 +0000</pubDate>
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		<description>Molto bella, ma non vorrei mai che la mia nazione sprofondasse, anzi, vorrei risorgesse più bella che mai &lt;3</description>
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		<title>Di: Raoul Shade</title>
		<link>http://www.turicampo.it/2007/12/30/alla-mia-nazione-pasolini/comment-page-1/#comment-181591</link>
		<dc:creator>Raoul Shade</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 20:16:07 +0000</pubDate>
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		<description>PROFEZIA
Era nel mondo un figlio e un giorno andò in Calabria: 
era estate, ed erano vuote le casupole,  
nuove, a pandizucchero, da fiabe di fate color della fame. Vuote. 
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi  
senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.  
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio 
scuoteva paglia nera come nei sogni profetici: e la luna color della fame  
coltivava terreni che mai l’estate amò.  
Ed era nei tempi del figlio che questo amore poteva  
cominciare, e non cominciò. Il figlio aveva degli occhi  
di paglia bruciata, occhi senza paura, e vide tutto  
ciò che era male: nulla sapeva dell’agricoltura,  
delle riforme, della lotta sindacale, degli Enti Benefattori,  
lui - ma aveva quegli occhi. 
Ogni oscuro contadino aveva abbandonato 
quelle sue casupole nuove come porcili senza porci,  
su radure color della fame, sotto montagnole rotonde  
in vista dello Jonio profetico.  Tre millenni passarono 
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica  
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,  
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano? 

Quasi come un padrone.  
Ti porterebbero su dalla loro antica regione,  
frutti e animali, i loro feticci oscuri, a deporli  
con l’orgoglio del rito nelle tue stanzette novecento,  
tra frigorifero e televisione,  attratti dalla tua divinità,  
Tu, delle Commissioni Interne, tu della CGIL, Divinità alleata,  
nel sicuro sole del Nord. 
Nella loro Terra di razze diverse, la luna coltiva  
una campagna che tu gli hai procurata inutilmente.  
Nella loro Terra di Bestie Famigliari, la luna  
è maestra d’anime che tu hai modernizzato inutilmente. 
Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere 
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa 
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride  
è perchè la speranza per lui non fu luce ma razionalità.  
E la luce del sentimento dell’Africa, che d’improvviso  
spazza le Calabrie, sia un segno senza significato, valevole  
per i tempi futuri! Ecco: tu smetterai di lottare per il salario 
e armerai la mano dei Calabresi. 
Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli,  
scenderà da Algeri, su navi  a vela e a remi. Saranno  
con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi  
di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. 
Porteranno con sè i bambini,  
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.  
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. 
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,  
a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane.  
Subito i Calabresi diranno, come da malandrini a malandrini: 
«Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!» 
Da Crotone o Palmi saliranno a Napoli, e da lì a Barcellona,  
a Salonicco e a Marsiglia, nelle Città della Malavita.  
Anime e angeli, topi e pidocchi, col germe della Storia Antica  
voleranno davanti alle willaye. 
Essi sempre umili  
Essi sempre deboli  
essi sempre timidi  
essi sempre infimi  
essi sempre colpevoli  
essi sempre sudditi  
essi sempre piccoli, 
essi che non vollero mai sapere, 
essi che ebbero occhi solo per implorare,  
essi che vissero come assassini sotto terra, 
essi che vissero come banditi in fondo al mare, 
essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo, 
essi che si costruirono leggi fuori dalla legge,  
essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo  
essi che credettero in un Dio servo di Dio,  
essi che cantavano ai massacri dei re,  
essi che ballavano alle guerre borghesi,  
essi che pregavano alle lotte operaie... 
deponendo l’onestà delle religioni contadine,  
dimenticando l’onore della malavita,  
tradendo il candore dei popoli barbari,  
dietro ai loro Alì dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere –  
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno  
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi 
per insegnare la gioia di vivere,  
prima di giungere a Londra  
per insegnare a essere liberi,  
prima di giungere a New York,  
per insegnare come si è fratelli 
- distruggeranno Roma  
e sulle sue rovine  
deporranno il germe della Storia Antica.  
Poi col Papa e ogni sacramento  
andranno su come zingari verso nord-ovest 
con le bandiere rosse di Trotzky al vento... 
                                                               PASOLINI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PROFEZIA<br />
Era nel mondo un figlio e un giorno andò in Calabria:<br />
era estate, ed erano vuote le casupole,<br />
nuove, a pandizucchero, da fiabe di fate color della fame. Vuote.<br />
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi<br />
senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.<br />
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio<br />
scuoteva paglia nera come nei sogni profetici: e la luna color della fame<br />
coltivava terreni che mai l’estate amò.<br />
Ed era nei tempi del figlio che questo amore poteva<br />
cominciare, e non cominciò. Il figlio aveva degli occhi<br />
di paglia bruciata, occhi senza paura, e vide tutto<br />
ciò che era male: nulla sapeva dell’agricoltura,<br />
delle riforme, della lotta sindacale, degli Enti Benefattori,<br />
lui &#8211; ma aveva quegli occhi.<br />
Ogni oscuro contadino aveva abbandonato<br />
quelle sue casupole nuove come porcili senza porci,<br />
su radure color della fame, sotto montagnole rotonde<br />
in vista dello Jonio profetico.  Tre millenni passarono<br />
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica<br />
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,<br />
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano? </p>
<p>Quasi come un padrone.<br />
Ti porterebbero su dalla loro antica regione,<br />
frutti e animali, i loro feticci oscuri, a deporli<br />
con l’orgoglio del rito nelle tue stanzette novecento,<br />
tra frigorifero e televisione,  attratti dalla tua divinità,<br />
Tu, delle Commissioni Interne, tu della CGIL, Divinità alleata,<br />
nel sicuro sole del Nord.<br />
Nella loro Terra di razze diverse, la luna coltiva<br />
una campagna che tu gli hai procurata inutilmente.<br />
Nella loro Terra di Bestie Famigliari, la luna<br />
è maestra d’anime che tu hai modernizzato inutilmente.<br />
Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere<br />
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa<br />
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride<br />
è perchè la speranza per lui non fu luce ma razionalità.<br />
E la luce del sentimento dell’Africa, che d’improvviso<br />
spazza le Calabrie, sia un segno senza significato, valevole<br />
per i tempi futuri! Ecco: tu smetterai di lottare per il salario<br />
e armerai la mano dei Calabresi.<br />
Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli,<br />
scenderà da Algeri, su navi  a vela e a remi. Saranno<br />
con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi<br />
di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame.<br />
Porteranno con sè i bambini,<br />
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.<br />
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.<br />
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,<br />
a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane.<br />
Subito i Calabresi diranno, come da malandrini a malandrini:<br />
«Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»<br />
Da Crotone o Palmi saliranno a Napoli, e da lì a Barcellona,<br />
a Salonicco e a Marsiglia, nelle Città della Malavita.<br />
Anime e angeli, topi e pidocchi, col germe della Storia Antica<br />
voleranno davanti alle willaye.<br />
Essi sempre umili<br />
Essi sempre deboli<br />
essi sempre timidi<br />
essi sempre infimi<br />
essi sempre colpevoli<br />
essi sempre sudditi<br />
essi sempre piccoli,<br />
essi che non vollero mai sapere,<br />
essi che ebbero occhi solo per implorare,<br />
essi che vissero come assassini sotto terra,<br />
essi che vissero come banditi in fondo al mare,<br />
essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,<br />
essi che si costruirono leggi fuori dalla legge,<br />
essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo<br />
essi che credettero in un Dio servo di Dio,<br />
essi che cantavano ai massacri dei re,<br />
essi che ballavano alle guerre borghesi,<br />
essi che pregavano alle lotte operaie&#8230;<br />
deponendo l’onestà delle religioni contadine,<br />
dimenticando l’onore della malavita,<br />
tradendo il candore dei popoli barbari,<br />
dietro ai loro Alì dagli Occhi Azzurri &#8211; usciranno da sotto la terra per uccidere –<br />
usciranno dal fondo del mare per aggredire &#8211; scenderanno<br />
dall’alto del cielo per derubare &#8211; e prima di giungere a Parigi<br />
per insegnare la gioia di vivere,<br />
prima di giungere a Londra<br />
per insegnare a essere liberi,<br />
prima di giungere a New York,<br />
per insegnare come si è fratelli<br />
- distruggeranno Roma<br />
e sulle sue rovine<br />
deporranno il germe della Storia Antica.<br />
Poi col Papa e ogni sacramento<br />
andranno su come zingari verso nord-ovest<br />
con le bandiere rosse di Trotzky al vento&#8230;<br />
                                                               PASOLINI</p>
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	<item>
		<title>Di: Giusi</title>
		<link>http://www.turicampo.it/2007/12/30/alla-mia-nazione-pasolini/comment-page-1/#comment-489</link>
		<dc:creator>Giusi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 01:47:51 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, bellissima la voce di Gassmann, e la poesia è sempre attuale. Anche io mi auguro che l&#039;italia sprofondi presto, cominciando dal vaticano.
Bello anche il tuo blog che ho trovato per caso (avendo ricevuto un messaggio dal famigerato centro messaggi, ho fatto una ricerca ed è spuntato il blog).
Baci
Giusi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, bellissima la voce di Gassmann, e la poesia è sempre attuale. Anche io mi auguro che l&#8217;italia sprofondi presto, cominciando dal vaticano.<br />
Bello anche il tuo blog che ho trovato per caso (avendo ricevuto un messaggio dal famigerato centro messaggi, ho fatto una ricerca ed è spuntato il blog).<br />
Baci<br />
Giusi</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: nexusdue</title>
		<link>http://www.turicampo.it/2007/12/30/alla-mia-nazione-pasolini/comment-page-1/#comment-473</link>
		<dc:creator>nexusdue</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 15:41:45 +0000</pubDate>
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		<description>bellissima, attuale come mai.
grazie.

(auguro a te e ai tuoi cari tutto il bene del mondo, se ne è rimasto)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bellissima, attuale come mai.<br />
grazie.</p>
<p>(auguro a te e ai tuoi cari tutto il bene del mondo, se ne è rimasto)</p>
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