
«È un’utile prospettiva vedere il mondo alla stregua di un sogno.
Quando abbiamo un incubo ci svegliamo
e diciamo a noi stessi che abbiamo solo sognato.
Si dice che il mondo in cui viviamo non è affatto diverso»
(Hagakure)
Sto forse vivendo come un antico samurai, ispirandomi inconsciamente all’antica regola dell’Hagakure, il codice segreto del samurai?
Me lo sono chiesto stamane, mentre andavo in auto al lavoro ascoltando la colonna sonora del film Ghost Dog.
Dalla prima volta in cui ho visto al cinema il film Ghost Dog (1999) di Jim Jarmusch, ho sempre nutrito una particolare predilezione per esso.
Ne ho parlato anche in uno dei miei primi post di questo blog. È un film che mi ha letteralmente stregato: per la regia sapiente di Jim Jarmusch, l’interpretazione strepitosa di Forest Whitaker, la colonna sonora di RZA, cupa, minacciosa, uno strano miscuglio di hip hop e sonorità orientali.
Ma i veri punti di forza del film sono l’ambientazione quasi metafisica in una New York notturna e surreale, le scorribande solitarie del protagonista e le sue meditazioni, ossessive, ripetitive, quasi una sorta di mantra, sull’Hagakure, il codice segreto del samurai.
Ghost Dog è un tipo solitario e misterioso, seguace delle rigide regole di un antico testo orientale, l’Hagakure, il codice segreto del samurai. Si muove come un rapper e si allena, medita e agisce con il senso dell’onore degli antichi samurai.
Stamane, diversamente dal solito, ho dovuto prendere l’auto anziché il treno per andare al lavoro a Lugano, perché avevo prima una riunione in un altro posto, sempre sul lago di Lugano, ma in territorio italiano.
C’era una fitta nebbia di mattina presto, e tra i cd audio che mi sono portato ce n’era anche uno che avevo realizzato esportando vari brani musicali, estratti di dialoghi e monologhi dal film Ghost Dog.
Mentre procedevo nella pianura sommersa dalla nebbia, ascoltando la musica e i brani di parlato, mi sono reso conto che avevo talmente metabolizzato il film, che adesso la mia vita in pratica si ispira alla regola dei Samurai, una filosofia zen tanto semplice da essere spiazzante nella sua essenza.
Per questo motivo pubblico di seguito alcune massime estratte dall’Hagakure tratte dal film Ghost Dog, che vi suggerisco vivamente di vedere.
Queste massime fanno ormai parte integrante del mio essere e del mio modo di vivere:
«Secondo gli antichi una decisione andrebbe presa nello spazio di sette respiri. È necessario essere determinati e avere il coraggio di gettarsi al di là dello steccato».
«I nostri corpi ricevono la vita dal profondo del nulla. Esistere là dove non vi è nulla è il significato della frase “la forma è vuoto”. E il fatto che ogni cosa trae sostentamento dal nulla è il significato della frase “il vuoto è forma”. Sarebbe errato pensare che si tratti di due concetti distinti».
«Di certo non esiste altro che il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita di un uomo è fatta di momenti che si susseguono. Chi sa comprendere pienamente il momento presente non dovrà fare altro, né dovrà porsi altri scopi».
«Il codice del samurai va cercato nella morte. Si mediti quotidianamente sulla sua ineluttabilità. Ogni giorno, quando nulla turba il nostro corpo e la nostra mente, dobbiamo immaginarci squarciati da frecce, fucili, lance e spade, travolti da onde impetuose, avvolti dalle fiamme in un immenso rogo, folgorati da una saetta, scossi da un terremoto che non lascia scampo, precipitati in un dirupo senza fine, agonizzanti per una malattia o pronti al suicidio per la morte del nostro signore. E ogni giorno, immancabilmente, dobbiamo considerarci morti: è questa l’essenza del Codice del Samurai».
«Tra le massime scolpite sul muro del signore Naoshiga ce n’era una che diceva: “le questioni di maggiore gravità vanno trattate con leggerezza“. Il maestro Ittai commentò: “le questioni di minore gravità vanno trattate seriamente“».
«Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando ci sorprende un acquazzone cerchiamo di non bagnarci affrettando il cammino. Ma anche sforzandoci di passare sotto i cornicioni delle case ci bagnamo ugualmente. Agendo con risolutezza fin dal principio eviteremo dunque ogni perplessità e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose».
«Nella regione di Kamigata è diffuso una specie di cestino da pranzo intrecciato che si usa un solo giorno, nelle passeggiate campestri.
Al ritorno i gitanti se ne liberano calpestandolo.
La fine è importante in tutte le cose»
Hagakure