Into the Wild

Into the Wild

«I now walk into the wild»

«Happiness is not real if it is not shared».

«La felicità non è reale se non è condivisa» è la frase che Christopher McCandless annotò sul suo diario poco prima di morire nel 1992, a nord del monte Mckinley, in Alaska, all’interno di un vecchio autobus abbandonato, alla fine del suo breve, ma straordinario percorso di conoscenza ed esperienza di vita.

Cris McCandless

Gli ultimi due anni della sua vita sono raccontati in modo mirabile nel bellissimo film Into the Wild (2007) che Sean Penn, dopo circa dieci anni di trattative con i familiari del ragazzo, è riuscito a girare ambientandolo tra gli scenari e i paesaggi più selvaggi e incontaminati degli USA, di una bellezza talmente accecante da mozzare il fiato, e con l’ausilio di una colonna sonora quanto mai felice realizzata da Eddie Vedder, carismatico leader del gruppo grunge Pearl Jam.


Into the Wild – Trailer


Into The Wild O.S.T – Eddie Vedder – Hard Sun – Music Video

Into the Wild (2007), basato sul romanzo di Jon Krakauer Nelle terre estreme, racconta la vera storia di Chris McCandless, un giovane ventiduenne americano di buona famiglia che dopo aver conseguito la laurea a pieni voti nel 1990 decise di abbandonare ogni cosa, donò in beneficenza tutti i suoi risparmi (25.000 dollari), bruciò i suoi documenti, le carte di credito e la sua auto , cambiò il suo nome in Alexander Supertramp e sparì dalla circolazione per andare a vivere nelle terre selvagge e i ghiacci dell’Alaska, dopo aver vagabondato per due anni in lungo e in largo per l’America. Morì di fame 16 settimane dopo il suo arrivo in Alaska.

Il suo corpo privo di vita venne ritrovato da un cacciatore di alci nell’estate del 1992, a nord del monte Mckinley, in Alaska, all’interno di un vecchio autobus abbandonato. Accanto al suo corpo c’erano alcuni vecchi libri di Tolstoj, Kerouac, Jack London, Thoreau con delle frasi sottolineate e un diario all’interno del quale Chris aveva annotato i suoi appunti personali fino a poche ore prima di morire.

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Ho visto il film il 26 gennaio, un giorno dopo la sua uscita in Italia, e ne sono rimasto profondamente colpito, l’identificazione con i sentimenti e le  motivazioni del protagonista è stata talmente forte che solo adesso, dopo averlo lasciato sedimentare per quasi un mese dentro di me, ne riesco a parlare in modo obiettivo e distaccato. Le musiche e le canzoni del film, composte da Eddie Vedder, sono state per circa un mese la colonna sonora della mia vita. Le ho ascoltate ogni giorno, mentre in treno, la mattina presto mi recavo per lavoro a Lugano, inondandomi di emozioni.

Cosa spinge un ragazzo benestante di ventidue anni ad abbandonare tutto, averi, famiglia, per andare a vivere la sua vita lontano da tutti, a stretto contatto con la natura, nelle terre estreme e selvagge dell’Alaska?

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Eddie Vedder, autore della musica – grezza, intima ed emozionante – e delle canzoni del film, ha rivelato che mentre stava scrivendo la musica, suo fratello minore, anche lui di nome Chris, era partito per il Sud Africa e aveva perso contatto con la famiglia. “Nessuno di noi aveva sue notizie da due mesi e all’improvviso mi sono sentito come la sorella di Chris, nel film. C’erano cose che accadevano nella mia vita reale e che erano davvero parallele alla storia.

È quello che è accaduto a me. Coincidenze particolari, sincronie indecifrabili tra gli eventi della mia vita, le mie emozioni, il mio stato d’animo e la storia raccontata nel film che mi hanno particolarmente colpito. Sarà perché da sempre ho desiderato vivere un’avventura simile, così estrema, a contatto con la natura selvaggia e il proprio io, senza nessun altro ostacolo a frapporsi nel mezzo. O forse perché simili sensazioni di contatto diretto, esaltante e pericoloso con la natura le ho in parte vissute, facendo apnea o nuotando a centinaia e centinaia di metri dalla riva, quasi non vedendo più la costa, e sentendo l’attrazione pericolosa di andare ancora oltre, alla ricerca della libertà più estrema, del rischio, dell’avventura…

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Gli interpreti del film sono tutti straordinari, a partire da Emile Hirsch, che interpreta il difficile ruolo del protagonista Chris McCandless, che per immedesimarsi e aderire “fisicamente” alla parte è dimagrito di una ventina di chili, interpretando in estreme condizioni di reale disagio fisico, al freddo o nel deserto, le scene più belle del film, rifiutando controfigure anche nelle scene più pericolose.

Sito ufficiale del film: Into the Wild

Alcune recensioni in rete:
Roma Film Festival Anteprima
Yahoo movies
Repubblica

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

8 Comments

  • […] la canzone e il testo di “Ramblin’ on my mind” di Robert Johnson, il film “Into the Wild” di Sean Penn, e il viaggio sull’isola di Skye che farò […]

  • Reply June 22, 2008

    erica

    la storia di chris è affascinante e crudele rivedrò sicuramente il film altre volte….il libro stupendo parla di ribellione coraggio e di libertà. un viaggio da scoprire alla ricerca di se stessi..lo fa fuggendo lo fa viaggiando muovendosi…dentro ognuno di noi c è un alaska…un percorso interiore che tutti dovrebbero intraprendere magari non in maniera così estrema…una storia indimenticabile….grazie chris…

  • Reply February 18, 2008

    nexusdue

    Non so se Grizzly Man è disponibile in italiano. Io l’ho visto al cinema sottotitolato, forse una copia in dvd.

    D’accordo in tutto sul giudizio su Caos Calmo.

  • Reply February 18, 2008

    federico

    Caro Salvo, ti confesso che le tue parole: “consorzio civile” m’hanno fatto sorridere! Quando guardo il mondo che ci circonda credimi l’agettivo “civile” é davvero l’ultimo che utilizzerei! I romani per definire i territori oltre i confini dell’impero usavano la frase: ” ic sunt leones”, ed é in quei territori che noi oggi viviamo. Per il resto sono daccordo con te, un cammino di conoscenza profonda non puo che essere “purificatore” e la natura incontaminata é davvero “numinosa” perché é dono d’Amore d’un Nume che é Amore. L’unico pericolo é quello di far di tutto cio un idolo, che ci separi da una realta che sovente non ci piace e che ci fa paura, come fecero nel 19° secolo alcune anime forse troppo sensibili. Basilio il grande diceva che: ” la vera pace é nella comunione!” si in comunione con me stesso con il creato e con i “leoni”

  • Reply February 17, 2008

    ermeneuta

    Rispondo a tutti e tre:

    – a Federico:
    Esattamente. La ricerca della solitudine e del silenzio, per trovarsi nudi di fronte a se stessi, senza più veli, finzioni, menzogne, e avere il coraggio di guardare in faccia il proprio sé. E immergersi nella natura selvaggia, non ancora addomesticata dall’uomo, capace di incutere timore e rispetto, capace di risvegliare il senso del sacro nella sua accezione primigenia, per trovare delle risposte semplici al senso della vita, come quella trovata dal protagonista alla fine del suo percorso esistenziale.
    Solo dopo questo viaggio purificatore nella natura e all’interno di sè si è capaci di vivere nel consorzio civile in modo sereno ed equilibrato.
    Gli antichi romani avevano un aggettivo, il cui senso ormai abbiamo perso, per descrivere questa capacità della natura selvaggia di incutere timore reverenziale e rispetto per ciò che sfugge alla nostra comprensione, di suscitare il senso del meraviglioso e dello stupore sacro: “numinosus” (da “numen”). Qualcosa di simile è stato poi il “sublime” romantico e la concezione di “wilderness” degli scrittori e poeti americani dell’ottocento.

    – a Enoela
    Anche in me il film è cresciuto “dentro” con il passare dei giorni, si è sviluppato, ha preso vita, comunicando quella serenità che hai percepito anche tu. Nella descrizione dei rapporti familiari, i genitori alla fine diventano delle vittime della loro stessa miopia, distrutti dalla loro stessa ipocrita fame di rispettabilità e decoro esterno. Mentre il protagonista acquista sempre più in libertà e forza interiore. Alla fine i ruoli si ribaltano.

    – a nexusdue
    Anch’io ho sempre sognato fare quello che ha fatto il protagonista. E credimi, se non avessi due figlie che mi tengono ancorato alla “realtà sociale” di tutti i giorni, credo che adesso qualche viaggio, anche se non così estremo, me lo sarei fatto.

    P.S.
    Grizzly Man: avrei voluto vederlo al cinema, lo farò sicuramente. Werner Herzog è un regista che adoro, anche se adesso non è più “cult” come una volta. Meglio così 🙂

    P.S.2
    Ho visto ieri sera al cinema “Caos Calmo” di Grimaldi con Moretti. Sono andato a vedere l’ultimo spettacolo, da solo, febbricitante, imbottito di antibiotici e già che c’ero ho preso anche una grappa ;-), di umore melanconico: diciamo le condizioni ideali per poterlo apprezzare.
    In generale mi è piaciuto, non mi ha esaltato. Alcuni passi troppo lenti o superflui, altre sequenze belle e intense. La scena di sesso del tutto inutile, forzata, superflua e anche un po’ dilettantistica: si percepiva l’evidente imbarazzo dei due attori.

    La sequenza che mi è piaciuta di più è quella del viaggio notturno e solitario del protagonista in auto, dopo la partecipazione all’incontro di gruppo con la psicologa, in una Roma semideserta, quasi metafisica, con la musica dei Radiohead, che termina con la presa di coscienza liberatora del proprio dolore e l’accettazione del vuoto. Ecco, lì, in quella sequenza onirica, senza parole, mi sono riconosciuto abbastanza.

  • Reply February 17, 2008

    nexusdue

    Lo vedrò visto che è nel programma di una rasegna cinematografica che seguo nella mia città. L’avrei visto comunque, con un po’ di timore. Il timore che ricominci a ronzarmi nella testa il desiderio di fare come il protagonista…

    Ah, qualcosa di simile, ma profondamente diverso è il film Grizzly Man di Herzog. Ve lo consiglio.

  • Reply February 16, 2008

    Enoela

    Li’ per li’ il film mi aveva lasciato perplesso. Forse quella sera avevo voglia di svagarmi e non ero disposto a fare complessi viaggi nell’io. Nei giorni successivi, invece, la mia considerazione è via via cresciuta. Irrazionalmente sento che mi ha trasmesso serenità. E poi la situazione famigliare del protagonista, l’ipocrisia dei suoi genitori, la sua reazione estrema mi hanno fatto riflettere sul mio ruolo di genitore. Insomma, film così belli capita davvero di rado di vederne.

  • Reply February 16, 2008

    federico

    Non so se avro mai la possibilità di vederlo!
    Cosa spinge un giovane a lasciare tutto per cercare la solitudine assoluta?
    Tu sai certamente che questa domanda è vecchia quanto l’uomo, il mondo da sempre è superficiale! Offre “droghe” ma non risposte. Come Cris molti altri da sempre hanno sentito il bisogno di lasciare l’inutile per cercare l’essenziale. L’Alaska, il deserto egiziano, il cuore dell’Africa o……… poco importa, cio che conta è il silenzio necessario per affrontare un abisso che rivelerà il nostro vero volto e …….., e per comprendere che la libertà vera non è “poter fare” ma osare condividere e saper donare-donarsi.

    un’abbraccio

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