Archivio di marzo 2008

Siciliani di scoglio e di mare aperto

giovedì, 27 marzo 2008

mare aperto

Nel bel libro-intervista ad Andrea Camilleri di Marcello Sorgi, La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri, Palermo, Sellerio, 2000, ad un certo punto l’autore dice:

«Io penso che uno si accorge di essere siciliano o comunque siciliano in un certo modo quando esce dalla Sicilia. Mi ricordo una definizione [...] che diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie: di scoglio e di mare aperto.

Di scoglio sono quelli che se si allontanano dalla Sicilia, il secondo giorno cominciano ad avere delle crisi di astinenza, gli mancano tutta una serie di cose [...] e il terzo giorno devono assolutamente tornare.

Di mare aperto sono quelli che fanno della loro sicilitudine una specie di patrimonio personale e lo utilizzano per vivere una vita diversa. In Sicilia ci tornano perché sta loro nel cuore, ma comunque scelgono di proiettarsi su un altro orizzonte».

Andrea Camilleri, pur definendola «schematica come ogni definizione», confessa di sentirsi di appartenere alla categoria dei siciliani di mare aperto: «Uno poi lentamente si abitua, si guadagna i gradi di marinaio in questo mare aperto, come uno che diventa capitano di lungo corso, tanto per restare nel paragone. Prima stava sui pescherecci, poi invece comanda un naviglio di medio tonnellaggio col quale può allontanarsi. Ci si abitua, si piglia la patente».

Continua ancora Camilleri: «A me questa storia della “sicilitudine” mi pesava parecchio, come credo che a un negro pesi la “negritudine“. Io non ho mai ritenuto un fattore positivo la “sicilitudine”, per me è un fattore negativo».

Io sento di appartenere alla categoria dei siciliani di mare aperto. Sono andato via definitivamente dalla Sicilia più di dieci anni fa, dopo un mezzo tentativo fallito risalente ai tempi dell’Università, e da allora non mi sono più fermato, prendendo sempre più il largo verso mete provvisorie e lontane.

Ho sempre trovato soffocante, asfittica, ‘castrante’, nel pieno senso del termine, la ‘sicilitudine’, questa sorta di rassicurante e ipocrita auto-illusione che caratterizza e giustifica l’immobilità, la stagnazione, la rassegnazione di tanti ‘siciliani di scoglio’.

Sin da piccolo sono sempre stato affascinato dagli estremi, dall’avventura, dal rischio, dalla ricerca dell’ignoto, dalla continua ricerca dei propri limiti e dalla sfida in essa contenuta. E mi sono sempre messo alla prova.

Il mare aperto mi ha sempre attirato. Ricordo le grandi, lunghe, lente nuotate dell’estate scorsa nel mare di Sicilia, al largo, fino a quasi non scorgere più la riva, fermato solo dal timore di impensierire qualche motoscafo o peschereccio. Ricordo il disappunto e la malinconia nel tornare indietro, combattuto dal desiderio fortissimo di proseguire verso l’orizzonte.

Sono sempre stato affascinato dalle profondità del mare, dai suoi abissi, di un blu inebriante, stordente. Ho praticato l’apnea con entusiasmo e passione, e al tempo stesso con disciplina e rigore quasi zen, vivendo pienamente la sacralità dell’incontro fra uomo e natura in condizioni estreme.

Ho lavorato molto su di me, ho combattuto contro le resistenze interne che mettiamo inconsciamente in atto contro noi stessi, ho imparato a mettermi interiormente in movimento. Ho imparato ad apprezzare il valore, la libertà, la ricchezza e la bellezza dell’errare.

Ho imparato a diventare un errante, un nomade, a riprendere movimento, a sentire di non avere più fissa dimora. Sento che il mondo intero è ormai la mia casa.

Ho imparato ad accettare mete provvisorie, a mettermi in viaggio verso mete non chiare, spinto dall’istinto, dall’intuito, dal desiderio del nuovo, senza troppi calcoli o ragionamenti.

Voglio cogliere e assaporare ogni possibile sfumatura della bellezza di questo mondo e di questa vita finché mi è dato di farlo, senza risparmiarmi, con generosità, senza egoismi, spinto solo dalle correnti e dai venti e dalla voglia di scoprire territori inesplorati.

Questo è essere ‘uomini di mare aperto‘. Questo è vivere.

Mi è sparita tutta la posta su Virgilio!

domenica, 23 marzo 2008

Virgilio portale

[P.S. Aggiornamento 01/05/2008. Sul blog Vittoria o Vendetta è stato pubblicato un articolo che parla del problema della posta su Virgilio. Ne parlo appunto nel mio nuovo post.

L'articolo è stato pubblicato da Guido Latruppa, che per conto di Virgilio gestisce il nuovo blog, e il cui compito è quello di dare ascolto agli utenti del portale e richiedere risposte a chi ci lavora dentro. Adesso siamo in attesa della risposta del responsabile della posta di Virgilio.]

[P.S. Aggiornamento 24/03/2008, ore 18.00. Ho controllato poco fa la posta e tutto sembra essere ritornato normale! ]

Non riesco ancora a capire se si tratta di un disguido temporaneo (come spero), di una brutta sorpresa dentro l’uovo di pasqua, o se veramente tutta la mia posta elettronica su Virgilio è sparita per sempre (come purtroppo temo).

In questo malaugurato caso, credo che avvierò un tam tam elettronico via blog che arriverà presto alle orecchie di chi di dovere.

Ma procediamo con ordine. Ieri sera, verso le 20.30 decido di consultare la mia casella di posta elettronica su Virgilio.

Come al solito mi collego al portale di Virgilio Alice, ormai del tutto simile ad uno dei tanti portali ambigui di incontri e chat erotiche, pieno di pubblicità e notizie gossip per imbecilli, e inserisco Username e Password all’interno di uno stramaledetto oggetto flash che ogni volta mi fa imprecare contro chi l’ha progettato, per il fatto che è stato appositamente realizzato per far cliccare per errore gli utenti su dei banner pubblicitari, in modo da incrementare gli introiti e le statistiche del sito sui click. Attendo la schermata di autenticazione, che puntualmente mi viene presentata.

Virgilio 02 Virgilio Alice

Clicco a questo punto su Posta in Arrivo, ma … sorpresa! Ecco la schermata che mi viene presentata:

Virgilio Alice

Non ci sono messaggi in questa cartella‘?

Non ci sono messaggi

E che cacchio vorrà mai dire ‘spazio occupato -1%‘ quando invece nella schermata precedente mi diceva che lo spazio occupato era del 13%?

Spazio occupato

Riprovo una decina di volte incredulo, ad orari differenti, ma il risultato è sempre lo stesso.

A questo punto, iniziando a presagire il peggio decido di contattare il servizio di assistenza clienti, e qui comincia la parte veramente spettacolare. Dove sarà mai il link per contattare l’help desk? Passo in scansione più volte tutto il portale di Virgilio Alice, ma non lo trovo, eppure dovrebbe essere la cosa più semplice da trovare visto che si tratta di un servizio offerto agli utenti.

Nel lavoro di ricerca mi imbatto in scoperte paradossali, per non dire surreali. Nel piè di pagina del portale (footer, come si chiama in modo più figo nel gergo tecnico dei designer e programmatori web) scopro con stupore che nello spazio che dovrebbe essere riservato ad informazioni di servizio, accanto a ‘Lavora con Matrix‘ c’è anche il link al sito del Commissariato di P.S.

Footer Virgilio

Spinto dalla curiosità, già che ci sono, guardo il sito del Commissariato di P.S.

Orrendo, roba da far accapponare la pelle, il parto di qualche dirigente megalomane che non sa nulla di web e accessibilità dei siti ma che in compenso ha visto troppe fiction in TV sulla Polizia di Stato e ha voluto strafare su Internet. E pensare che si tratta di roba fatta con i soldi dei contribuenti…

Desisto, e mi rimetto a cercare il link per l’assistenza clienti. Finalmente credo di averlo individuato, nascosto fra i tanti annunci pubblicitari del sito.

Ecco tutti i passaggi del percorso (alla faccia dell’usabilità) e l’enigmatica fine.

assistenza alice assistenza alice 2 Assistenza tecnica 1

1) Clicco su ‘Assistenza’
2) Clicco su ‘Posta Elettronica’
3) Clicco su ‘Programma di posta’ (perché, prima per ‘Posta Elettronica’ cosa intendevano?):

Assistenza tecnica 2 Assistenza tecnica 3

4) Clicco su ‘Problemi di ricezione email’ (a questo punto comincia a sembrarmi un incubo senza fine, un kafkiano frattale che inizia a dipanarsi davanti ai miei occhi)

5) Clicco su ‘Verifica dati di accesso’, sperando che sia quella giusta, mentre una testa di cazzo a forma di assistente virtuale femminile, sulla destra della schermata, inizia a guardarmi con l’espressione da idiota. Sarà il frutto della frustrazione di qualche genio incompreso della grafica 3D che avrebbe voluto lavorare negli studi della Pixar?

Assistenza tecnica 4  Assistenza tecnica 5  Assistenza tecnica 6

6) Adesso, come se fossi un imbecille, e non avessi riprovato già diecimila volte, mi chiede i reinserire i dati di accesso, per vedere magari se non li avevo sbagliati prima: geniale! Stoicamente li inserisco, voglio vedere ormai dove si andrà a parare. Ma visto che di default, il dominio è Alice.it (mentre il mio è Virgilio.it) e non posso modificarlo, mi dice che i dati sono errati e di contattare l’assistenza clienti, il numero 187

In pratica mi dicono di chiamare il numero 187 alla modica cifra di 50 €cent al minuto IVA inclusa.

E c’era bisogno di farmi fare tutto questo casino via web, per  poi dirmi alla fine che dovevo chiamare la classica assistenza telefonica al 187? Me lo dicevano subito nella home page, così risparmiavo tempo e non mi giravano le scatole.

E chissà che cinema che mi aspetta ancora, quando chiamerò il 187. Con il fatto che la tariffazione è a tempo, scommetto che mi faranno girare un bel po’ tra musichette di attesa e annunci tipo “Tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, siete pregati di rimanere in attesa per non perdere il vostro turno“.

Mi sa che ci rinuncio, e ricomincio ad utilizzare il mio account di posta su Gmail. Peccato per tutta la corrispondenza persa per sempre.

Il mattino dopo mi sono accorto che probabilmente dovevo cliccare sull’assistenza riservata ai clienti Virgilio/Tin.it, cosa che ho fatto stamane. Vi risparmio tutti gli ennesimi intricati passaggi di questa telenovela, ancora più ingarbugliati del primo, fatto sta che la sostanza non cambia. Anche qui alla fine mi dicono di chiamare più numeri verdi (ancora più cari, con tariffe quasi da servizio di telefono erotico), ma non si capisce quali dovrei chiamare, così, nel dubbio uno li chiama un po’ tutti e spende un bel po’.

Assistenza Virgilio Tin 01  Assistenza Virgilio Tin 07

A questo punto cosa dovrei fare?

Spendere una ventina di euro almeno in telefonate chiamando i vari numeri verdi per probabilmente approdare a nulla di fatto?

Nella mia posta privata avevo tanta corrispondenza importante… credo che ci rifletterò un poco sul da fare.

Ma non mi va di lasciare finire in questo modo assurdo una storia di ordinario disservizio tipicamente italiana.

L’attimo immenso

giovedì, 20 marzo 2008

Mountain on lake

A volte ci sono dei particolari momenti nella vita in cui, in modo del tutto inaspettato ed improvviso, per una singolare coincidenza di particolari stati d’animo, di attimi fuggenti, di luce, di spazi ed eventi vissuti, di suoni nell’aria, si verificano delle straordinarie esperienze di pienezza di vita, attimi di puro incanto, in cui per pochi istanti ci è dato di cogliere la bellezza e assaporare la felicità allo stato puro e assoluto.

Attimi che sembrano durare un’eternità e che rimangono scolpiti dentro di noi in modo indelebile, con immagini vivide.

La sensazione di trovarsi in un punto dello spazio e in un momento privilegiato, dove sembrano convergere tutti gli infiniti attimi vissuti.

Un attimo immenso che comprende tutto. Quello che Nietzsche chiamava «ungeheuren blick».

Un attimo che sembra dilatarsi fino ad inglobare in sé il tutto: esiste solo l’ora e il qui, l‘hic et nunc. Cogliere l’attimo immenso significa cogliere il valore del divenire aldilà dei modi specifici ed infiniti con cui esso si manifesta, e aldilà dei singoli istanti in cui esso si rapprende. L’attimo immenso come simultaneità ed attualità di tutti gli infiniti tempi.

In quel momento di indefinibile pienezza, felicità e comunione con l’universo, tutto potrebbe finire senza rimpianti: in quell’attimo si vive un’esperienza che coinvolge tutti i sensi talmente densa, ricca e forte, da poter essere definita felice nel senso più profondo e originario del termine, cioè nel senso della sovrabbondanza, della fecondità e generosità senza calcolo, dell’assoluta gratuità.

Stavo ritornando oggi pomeriggio verso le sei in treno da Lugano, e guardavo fuori dal finestrino il panorama del lago, di un blu scuro intensissimo, incorniciato dai monti spruzzati di neve, illuminato da una luce straordinariamente tersa, spazzato da un vento freddo che ne increspava la superficie facendolo assomigliare stranamente ad un mare invernale. La luna piena stava sorgendo bassa all’orizzonte, spuntava appena sopra le montagne. Ero stanco, di umore un po’ malinconico, ma sereno. Improvvisamente, ad un certo momento, i raggi del sole al tramonto hanno colpito il finestrino e una luce calda e dorata mi ha invaso, mentre ascoltavo della musica e guardavo il panorama, e quella particolare, irripetibile alchimia di elementi ha generato e suscitato in me delle sensazioni intensissime che ancora adesso ho ben vive.

Il brano che stavo ascoltando in cuffia era il Concierto de Aranjuez, la celebre composizione di Joaquín Rodrigo, nella straordinaria versione tratta dall’album Concierto (1975) del chitarrista jazz Jim Hall, che contiene quella che da molti viene ritenuta la performance più lirica ed intensa del grande trombettista Chet Baker.
Chet Baker Chet Baker 2 Chet Baker 3 Chet Baker 4

Sono riuscito a trovare in rete la parte del brano, esattamente all’attacco del secondo assolo di Chet Baker, che stavo ascoltando nel momento in cui si è verificata quella singolare coincidenza di eventi. Ascoltatelo in cuffia: è magia allo stato puro.

Il gruppo è comunque composto interamente da grandi interpreti del jazz, delle vere All Stars:

Jim Hall (chitarra)
Chet Baker (tromba)
Paul Desmond (sax contralto)
Sir Roland Hanna (piano)
Ron Carter (contrabbasso)
Steve Gadd (batteria)

Compleanno Annemieke

lunedì, 17 marzo 2008

Annemieke_1999_Lipari

Oggi, 17 marzo, Annemieke avrebbe compiuto 39 anni. Invece, domani, sono due mesi che se n’è andata.

In queste settimane, ora che il tempo inizia a farmi vedere le cose con più distacco, e il ricordo di Annemieke assume sempre più le sfumature dolci e amare della malinconia, con dei soprassalti improvvisi in cui avverto la mancanza di lei in modo bruciante e a volte intollerabile, mi rendo pienamente conto della perdita enorme che ho subito.

Ho vissuto per sedici anni e mezzo accanto ad una donna straordinaria, incredibilmente forte e coraggiosa. Se adesso sono così sereno, pieno di energia ed entusiasmo, disponibile e aperto alle infinite possibilità che la vita ci pone di fronte, lo debbo in gran parte ad Annemieke che ha agito in me come stimolo continuo al cambiamento, incoraggiandomi sempre nelle scelte più difficili e radicali, senza aver mai paura del rischio e dell’ignoto.

Queste notti, cercando fra gli album delle nostre fotografie per scegliere le più belle, ho avuto la sensazione di fare un viaggio nel tempo. Un sorriso ha spesso attraversato il mio viso al ricordo di tanti bei momenti; a volte sono rimasto ammutolito di fronte a certe misteriose coincidenze di cui solo ora posso afferrare il senso; a volte l’incredulità per quanto è successo ha preso il sopravvento; a volte un nodo alla gola mi ha bloccato e ho lasciato che gli occhi si bagnassero, lievemente, dolcemente.

Le foto che ho inserito rappresentano alcuni fra i momenti più intimi e belli della nostra vita insieme, quelli che mi sembra di avere catturato appena ieri con la macchina fotografica.

La foto che ho scelto per la testata dell’articolo è stata una piacevole riscoperta: è stata scattata a Canneto, una frazione di Lipari, nelle isole Eolie, dove avevamo trascorso una splendida vacanza nel luglio 1999: sullo sfondo Panarea e Stromboli. Trovo che questa foto emani un non so che di indefinibile, di malinconico, di misterioso e indecifrabile che la rende per me estremamente affascinante e bella. C’è come un presentimento nell’aria, un turbamento sottile, ma allo stesso tempo una serenità e una calma che donano alla foto una compostezza quasi classica e che la fanno assomigliare ad un dipinto.

Quello che mi ha colpito di altre foto è la somiglianza fisica, a volte molto forte, di Annemieke con le nostre due bambine. E il suo sorriso, il suo sguardo. I suoi occhi penetranti che ti scavavano nell’anima, e davanti ai quali ti ritrovavi nudo e senza difese, e ti costringevano ad essere sincero e autentico.

È così che mi piace ricordare Annemieke. Un inno alla vita e alla gioia.

Stasera, al ritorno dal lavoro, stapperò una bottiglia di champagne che tenevo da mesi da parte per festeggiare qualcosa di bello, e brinderò a lei.

Annemieke_1991_01  annemieke_1991_03.jpg Annemieke_1992_01 Annemieke_1992_06

Annemieke_1992_03 Turi_1992_07 Annemieke_1992_04 Annemieke_1992_05

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Annemieke_1999_02 Annemieke_2001_02 Annemieke_2002_03

Annemieke_2002_05 Annemieke_2004_03 Annemieke_2005_01

Annemieke_2005_02 Annemieke_2006_01.jpg Annemieke Isabel e Edith_12 giugno 2007

Io e Annemieke_19 agosto 2007 Isabel e Edith al telefono con la mamma_dicembre 2007

A Silvio – di Ciprì e Maresco

martedì, 11 marzo 2008

Il cortometraggio in questione è stato realizzato nel 1990 da Ciprì e Maresco, per il programma “Isole Comprese”, su Italia Uno.

Non verrà mai mandato in onda.

Dopo l’esperienza con Mediaset Ciprì e Maresco approdano alla RAI e iniziano la collaborazione con Blob e Fuori Orario.

Nel 1992 Ciprì e Maresco realizzano le quarantanove puntate di Blob Cinico TV, uno dei più innovativi, irriverenti e rivoluzionari programmi televisivi degli ultimi venti anni.

Irriverenza, cinismo e una desolante e brutale visione della realtà siciliana sono le marche stilistiche che li contraddistinguono.
Una fotografia straordinaria, l’uso ‘disturbante’ e straniante di persone prese dalla strada, la mancanza di rispetto per le autorità costituite e religiose, i tabù e le convenzioni sociali li rendono dei discepoli perfetti del cinema ‘crudele’ e surreale di Luis Buñuel.

Semplicemente dei geni.
Provocatori.
Tremendamente ‘inattuali’.
Disturbanti.
Dei siciliani doc.

L’occhio del ciclone

sabato, 8 marzo 2008

Occhio del ciclone

Stamane, chiacchierando con un’amica sulla difficoltà oggettiva della mia situazione e sui problemi organizzativi che sto cercando di risolvere, mi sono soffermato a riflettere sul fatto che attorno a me vedo tanta gente estremamente preoccupata per le bambine e la mia situazione personale: mia madre, la mia famiglia, i parenti, gli amici, i colleghi, i conoscenti, le maestre delle mie figlie.

Percepisco in modo palpabile la loro ansia, le loro angosce, le loro preoccupazioni, la loro tensione – anche il loro imbarazzo – che vedo proiettati su di me. E così spesso mi tocca tirarli su, sdrammatizzando la situazione mia personale e rassicurandoli sul fatto che so badare pienamente a me stesso e che non sono sull’orlo dell’abisso. Semmai, lo sono stato nei mesi passati, in quella situazione.

E all’improvviso mi è venuta in mente, come una folgorazione, l’immagine dell’occhio del ciclone. All’interno di un ciclone i venti soffiano intorno a un’area centrale di calma definita “occhio”, dove i venti sono deboli o addirittura regna la calma, e la pressione atmosferica è estremamente bassa, mentre tutto attorno si scarica la potenza distruttiva.

L’inconscio si esprime per immagini – sosteneva Jung – e bisogna saperlo ascoltare.

Ecco, io sono dentro l’occhio del ciclone. Mi muovo assieme all’occhio del ciclone, dove c’è la calma, mentre tutto intorno fa disastri. E danzo con questa potenza distruttiva primigenia, ricevendone in cambio energia e forza. Non so come, non so perché, ma sono estremamente tranquillo, equilibrato, lucido e determinato come mai in vita mia. Mi sento al centro di un campo di forze di straordinaria potenza, ma stranamente non ne sono distrutto, anzi ne acquisisco la forza. E tutto intorno a me vedo gli effetti del ciclone, da una prospettiva diversa.

Vivo una situazione surreale, per cui sono io a dover far coraggio agli altri e infondere forza ed energia; al confronto certe sequenze del film Caos Calmo con Nanni Moretti impallidiscono di fronte a quello che mi capita quasi quotidianamente, con alcuni momenti degni del Teatro dell’assurdo di beckettiana memoria.

Un mese fa mi sono recato dal mio medico di base per un’otite. Dopo avermi distrattamente visitato mi ha chiesto come stava mia moglie. Io, secco e brutale, gli ho risposto: «È morta due settimane fa». Lui è saltato sulla sedia, visibilmente scosso, forse con un malcelato senso di colpa (conosceva la situazione), si è detto molto dispiaciuto, e subito dopo ha aggiunto: «Eh no, signor Campo. Lei adesso deve trovarsi subito una nuova compagna per badare alle bambine e a lei!». Ho risposto seccamente che so badare a me stesso, e con un sorriso sulle labbra che deve averlo straniato, sono uscito dallo studio per non mettergli le mani addosso.

Adesso sto cercando di trovare una persona fidata e disponibile che possa badare alle bambine, accompagnarle di mattina a scuola e stare con loro il pomeriggio fino a sera, quando ritorno dal lavoro, occupandosi anche di far loro da mangiare. Non è semplice. Ma non dispero. Anche la persona che ho incontrato stamane, si è detta molto dispiaciuta per la ‘tragedia’ che si è abbattuta sulla mia famiglia.

Ora, sarà perché io la tragedia l’ho vissuta in prima persona intensamente per mesi (e in parte la continuo a vivere, seppure in modo molto diverso, più sfumato e nostalgico, tra alti e bassi che si alternano come onde su di me), attraversando momenti di sconforto e disperazione estrema che è difficile immaginare finché non si vivono situazioni simili, e ho avuto modo e tempo di assimilarla ed elaborarla, ma adesso mi sembra che non ci sia nulla di ‘catastrofico’.

Solo una situazione molto complessa da gestire nel migliore dei modi. E so che sono perfettamente in grado di farlo. Forse per deformazione professionale: perché sono abituato a gestire situazioni estremamente complesse e caotiche, a prendere decisioni in breve tempo, a essere lucido mentre attorno tutto sembra precipitare, a sopportare e gestire livelli di stress elevati.

Basilico da Israele

martedì, 4 marzo 2008

Basilico da Israele

Sabato sono andato a fare la spesa al supermercato e fra le altre cose ho comprato tre vaschette di basilico per fare il pesto fatto in casa, che alle mie bambine piace tanto.

Purtroppo l’unico basilico che c’era negli scaffali proveniva da Israele. Sì, avete capito bene: da Israele!

Ma la cosa più assurda e paradossale è che questo basilico importato dal Medio Oriente viene distribuito in Italia da un’azienda che ha sede ad Albenga, provincia di Savona, in Liguria: cioè la patria mondiale del basilico e del pesto!

Questa per me è follia pura.

Il fatto che un’azienda, situata nel cuore della regione d’Italia che nel mondo è sinonimo di basilico e pesto, vanto del made in Italy gastronomico, trovi più conveniente economicamente importare basilico da Israele per poi distribuirlo nei canali che alimentano la rete della grande distribuzione organizzata, anziché rivendere il prodotto di straordinaria qualità che cresce nel territorio rappresenta per me uno dei casi più emblematici dello sfascio culturale e sociale e del rincoglionimento collettivo e progressivo causati dalla globalizzazione economica e dalla folle rincorsa alla diminuzione dei costi per le imprese.

Faccio subito due conti: una vaschetta di 30 grammi di basilico costa a me – consumatore finale - 1,55 euro. Teoricamente, diecimila vaschette garantiscono al supermercato un ricavo di 15.500 euro. Ma dubito fortemente che ne saranno state vendute così tante.

Inoltre la filiera economica dei passaggi intermedi fra il produttore israeliano e me è molto lunga: produttore locale, grossista israeliano, trasportatore con cargo aereo, importatore italiano, trasportatore italiano, grande distribuzione organizzata.

Mi chiedo: ma quanto cazzo l’avranno mai pagato questo basilico all’origine per essere tanto conveniente da ripagare il carburante per l’aereo e garantire dei margini economici di profitto per tutti gli intermediari?

E non trovo una risposta logica. Nemmeno se avessero usato gli schiavi per lavorare il prodotto all’origine e spedirlo. Tutto ciò non ha senso.

E se poi penso che…

… il cargo aereo proveniente da Israele, dopo un lungo volo (e tanto carburante) è probabilmente atterrato a Milano Malpensa…

… che da lì il basilico è stato messo su dei tir e trasportato via autostrada in Liguria, aumentando il traffico su ruote e l’inquinamento…

… che in  Liguria l’azienda distributrice, usando della manodopera ‘locale’, lo ha poi impacchettato in tante vaschette di plastica inquinanti e non biodegradabili…

… e che poi lo hanno di nuovo messo su dei camion per ritrasportarlo a Milano…

… per arrivare alla fine nel supermercato vicino casa mia, dove io consumatore alla fine lo acquistato…

.. ebbene, se penso tutto questo i ‘cabasisi’ mi iniziano a girare più velocemente delle lame del frullatore usato per fare il pesto.

Sì, lo so che per fare il pesto il basilico va ‘pestato’ lentamente nel mortaio e che frullarlo è una barbarie, ma capirete che dopo queste riflessioni illuminanti me ne stavo ormai altamente catafottendo del rituale di preparazione del pesto e avrei voluto gettare nell’immondizia il basilico, le vaschette e il resto della spesa fatta al supermercato.

Mi sono sentito preso per i fondelli. Come nel caso della ‘bresaola dop della Valtellina‘ che si è saputo ultimamente essere fatta non di carne di manzo italiana, bensì con carne di zebù proveniente dal Brasile. Perchè chiamarla allora ‘bresaola dop della Valtellina’? Dove sta la veridicità del marchio ‘dop’ (denominazione di origine protetta)? Questa non è truffa bella e buona?

Chiamatela allora: ‘Bresaola dop di Zebù del Mato Grosso‘!

Di solito faccio molta attenzione alla provenienza dei prodotti che acquisto e agli ingredienti presenti nella composizione, perché sono ormai certo che la nostra principale fonte di avvelenamento, oltre all’aria inquinata e agli ambienti saturi di sostanze tossiche, è costituita proprio dalle sostanze artificiali (coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità, disinfettanti, antiparassitari, acidi, metalli pesanti) presenti negli alimenti che mangiamo ogni giorno. Per questo cerco di scegliere quanto più possibile alimenti freschi, frutta di stagione, prodotti locali e poco lavorati.

Ma stavolta vi giuro che per un siciliano come me, comprare il basilico importato da Israele, impacchettato in Liguria e venduto in Lombardia è stata, oltre che un’esperienza ai limiti dell’assurdo, la dimostrazione evidente che questo sistema economico è ormai arrivato veramente al capolinea.

Mi consolo amaramente pensando che in Israele magari comprano i pompelmi coltivati nel Sud Italia.

Un tuffo nell’inconscio

sabato, 1 marzo 2008

Rotaie

Sto sicuramente attraversando un periodo molto particolare della mia vita, intenso come mai prima d’ora.

Vivo e sperimento di continuo momenti di estrema socialità e brillante impegno professionale alternati a momenti di introspezione e raccoglimento personale, malinconia e riflessione.

Dormo circa quattro ore a notte, ormai da parecchi mesi, ma non soffro d’insonnia. Quando mi metto a letto mi addormento subito e dormo profondamente.

La stanchezza c’è, tenuto conto che mi devo svegliare ogni mattina alle sei e che mi faccio circa quattro ore di viaggio in treno al giorno.

Il lavoro che svolgo è particolarmente impegnativo dal punto di vista creativo, professionale e dello stress mentale; il fine settimana è interamente dedicato alle bambine e alle tante faccende di casa e impegni da sbrigare; per finire provengo da quattro mesi che definire gravosi dal punto di vista fisico e psicologico è solo un pietoso eufemismo.

Nonostante ciò sento dentro di me un’energia, un entusiasmo e una creatività che faccio fatica a contenere. E che sto cercando di assecondare riversandola al di fuori, sul lavoro e in altre attività e progetti personali.

A volte invece il ricordo di Annemieke mi assale all’improvviso nelle situazioni più disparate, scatenato da un’associazione mentale particolare, da una musica, un oggetto, un’odore, una luce.

Allora allento il controllo razionale e mi pongo in una posizione di ascolto, di estrema ricezione. Lascio che le immagini e i ricordi riaffiorino dal profondo e mi avvolgano, che le emozioni mi invadano lentamente e prendano il sopravvento sulla parte cosciente di me.

Lentamente il mondo esterno sembra sfumare, scomparire e man mano che i ricordi riaffiorano una piacevole sensazione di caldo mi pervade. Ho come la sensazione di galleggiare in una vasca piena di acqua calda in una situazione di estrema serenità.

La sensazione è estremamente piacevole. Immerso in questo stato di profondo raccoglimento non mi accorgo quasi più del mondo esterno.

Due giorni fa, di mattino presto in treno, stavo ascoltando un brano particolarmente bello della colonna sonora del film American Beauty. Fuori c’era una nebbia fittissima. Sembrava che il mondo esterno fosse sparito all’improvviso, inghiottito dal nulla. Il lago era immerso in una tenue luce lattiginosa. C’era un’atmosfera irreale di sospensione del tempo.

In questa condizione particolare, che mi è sembrata durare ore, ma che in realtà è durata pochi minuti, mi sono passate davanti una moltitudine di ricordi, di immagini nitide, di sensazioni piacevoli e dolorose. Un’intera vita scorreva davanti a me.

Mi sono accorto quasi per caso che ero arrivato alla stazione di Lugano. Sono sceso dal treno ancora stordito, turbato, come svegliatomi da un sogno, e mentre mi incamminavo verso la funicolare facevo fatica a ritornare in uno stato cosciente. I ricordi e la sensazioni erano ancora vivide. Era come essere in trance.

Una volta sceso dalla funicolare, due minuti scarsi di viaggio, e arrivato nella piazzetta mi ero completamente ripreso, ed ero perfettamente lucido. Come accendere un’interruttore.

All’improvviso tutti i dettagli di lavoro e i punti da discutere nella riunione che ci sarebbe stata di lì a pochi minuti in ufficio erano perfettamente chiari e nitidi nella mia mente.

La comunione con gli strati più profondi della mia psiche era terminata. Si tornava alla realtà del mondo esterno.

La giornata lavorativa è stata poi estremamente proficua e produttiva.

Il tuffo nell’inconscio aveva sortito un effetto estremamente vitalizzante e creativo.