L’attimo immenso

Mountain on lake

A volte ci sono dei particolari momenti nella vita in cui, in modo del tutto inaspettato ed improvviso, per una singolare coincidenza di particolari stati d’animo, di attimi fuggenti, di luce, di spazi ed eventi vissuti, di suoni nell’aria, si verificano delle straordinarie esperienze di pienezza di vita, attimi di puro incanto, in cui per pochi istanti ci è dato di cogliere la bellezza e assaporare la felicità allo stato puro e assoluto.

Attimi che sembrano durare un’eternità e che rimangono scolpiti dentro di noi in modo indelebile, con immagini vivide.

La sensazione di trovarsi in un punto dello spazio e in un momento privilegiato, dove sembrano convergere tutti gli infiniti attimi vissuti.

Un attimo immenso che comprende tutto. Quello che Nietzsche chiamava «ungeheuren blick».

Un attimo che sembra dilatarsi fino ad inglobare in sé il tutto: esiste solo l’ora e il qui, l‘hic et nunc. Cogliere l’attimo immenso significa cogliere il valore del divenire al di là dei modi specifici ed infiniti con cui esso si manifesta, e al di là dei singoli istanti in cui esso si rapprende. L’attimo immenso come simultaneità e attualità di tutti gli infiniti tempi.

In quel momento di indefinibile pienezza, felicità e comunione con l’universo, tutto potrebbe finire senza rimpianti: in quell’attimo si vive un’esperienza che coinvolge tutti i sensi talmente densa, ricca e forte, da poter essere definita felice nel senso più profondo e originario del termine, cioè nel senso della sovrabbondanza, della fecondità e generosità senza calcolo, dell’assoluta gratuità.

Stavo ritornando oggi pomeriggio verso le sei in treno da Lugano, e guardavo fuori dal finestrino il panorama del lago, di un blu scuro intensissimo, incorniciato dai monti spruzzati di neve, illuminato da una luce straordinariamente tersa, spazzato da un vento freddo che ne increspava la superficie facendolo assomigliare stranamente ad un mare invernale. La luna piena stava sorgendo bassa all’orizzonte, spuntava appena sopra le montagne. Ero stanco, di umore un po’ malinconico, ma sereno. Improvvisamente, ad un certo momento, i raggi del sole al tramonto hanno colpito il finestrino e una luce calda e dorata mi ha invaso, mentre ascoltavo della musica e guardavo il panorama, e quella particolare, irripetibile alchimia di elementi ha generato e suscitato in me delle sensazioni intensissime che ancora adesso ho ben vive.

Il brano che stavo ascoltando in cuffia era il Concierto de Aranjuez, la celebre composizione di Joaquín Rodrigo, nella bellissima versione tratta dall’album Concierto (1975) del chitarrista jazz Jim Hall, che contiene quella che da molti viene ritenuta la performance più lirica ed intensa del grande trombettista Chet Baker.
Chet Baker Chet Baker 2 Chet Baker 3 Chet Baker 4

Il gruppo è comunque composto interamente da grandi interpreti del jazz, delle vere All Stars:

Jim Hall (chitarra)
Chet Baker (tromba)
Paul Desmond (sax contralto)
Sir Roland Hanna (piano)
Ron Carter (contrabbasso)
Steve Gadd (batteria)

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

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