
Non è facile crescere due figlie piccole se sei da solo.
Ai momenti in cui tutto sembra scorrere liscio, e quasi ti meravigli e ti congratuli con te stesso per la facilità e l’abilità con cui gestisci faccende e incombenze tipicamente femminili e materne, si alternano i momenti, o meglio i giorni, in cui tutto diventa invece estremamente difficile e pesante, e ti senti smarrito, preoccupato, sopraffatto da una così grande responsabilità e ti chiedi se ce la farai.
Non sono tanto le mille faccende quotidiane da sbrigare a mettermi paura, a quelle ti abitui; in fondo sono anche divertenti e inoltre ne approfitti per fare attività fisica. Ti rassegni al fatto di non avere più una tua vita, di non avere più tempo da dedicare a te.
Impari a utilizzare il fine settimana per fare tutto: la spesa, il bucato, pulire e lavare la casa, sistemare le tante cose ancora pendenti, uscire con le bambine, preparare da mangiare, far fare i compiti, giocare con loro, far loro il bagnetto… La lista è quasi infinita e il tempo non basta mai, ma alla fine è questione di organizzazione.
Quello che invece mi trova impreparato, che mi costa una gran fatica e in cui misuro tutta la mia finitezza sono quegli aspetti legati al fatto che io sono un padre, un uomo, e loro sono due figlie femmine.
Alcune cose sono scritte nel DNA, sono peculiari e specifiche del genere, e difficilmente possono essere intuite o comprese da una persona di sesso opposto.
Anche se ho imparato a pitturare loro le unghie, a pettinarle, a mettere i fermagli nei capelli, a comprare i vestiti con lo stesso gusto che aveva Annemieke, a frequentare i negozi generalmente frequentati da donne e madri, a scegliere canottierine, mutandine, magliettine e gonnelline, scarpe, a controllare periodicamente il loro guardaroba per vedere quello che è diventato troppo piccolo, mi rendo conto che su alcune cose ero completamente a digiuno e sto imparando tutto.
Particolari sconosciuti e insignificanti per un uomo, ma che per le donne sono invece ordinaria quotidianità.
Come le creme idratanti per la pelle. Adesso, da una settimana ho cominciato a mettere loro la crema, mi ero reso conto che la loro pelle era diventata troppo asciutta, e ne davo la causa al vento. Poi improvvisamente mi sono ricordato del fatto che Annemieke le spalmava di crema e idratava ogni giorno.
A volte invece misuro drammaticamente tutta la situazione particolare in cui mi trovo, come quando la settimana scorsa ero dal pediatra per una visita di controllo alla bambina più grande, e ho visto che in sala d’attesa erano tutte madri con figlie femmine. Ho visto le carezze delle madri alle figlie. Sono diverse da quelle che può fare un padre. Sono carezze di madre. Mi sono sentito male, mi è salito un nodo alla gola e una rabbia infinita per sentire che tutto questo è stato impedito per sempre alle mie figlie. Ho sentito il loro essere orfane, nel pieno senso della parola.
Nonostante tutto questo vedo che comunque ai loro occhi, il mio ruolo e la mia importanza come padre, come persona di sesso opposto, come modello di riferimento per quello che sarà il loro modo di relazionarsi con il sesso opposto e la società, sono chiaramente percepite, forse più di prima, senza nessun’ambiguità o confusione dovuta al fatto che comunque svolgo faccende che di solito svolge una madre.
Con me fanno le cose pazze che di solito si fanno con i padri, e non con le madri. Faccio loro sperimentare l’avventura, il rischio, l’ignoto, i brividi del nuovo. Facciamo i pazzi insieme al parco giochi della Villa di Monza, ci divertiamo insieme, anche se poi la sera sono distrutto fisicamente, e devo ancora fare tutto: preparare da mangiare, lavarle, portarle a letto.
Lo scorso fine settimana sono stato molto male per cinque giorni per un’influenza. Ovviamente riuscire a riposarsi è stato un lusso per poche ore. Anche se c’era mia madre a darmi una mano ho comunque dovuto fare la spesa, pulire la casa, stare con loro che venivano a cercarmi e parlarmi nel letto mentre avrei volentieri cercato di dormire.
Con la febbre alta ho anche delirato, e mi sono reso conto dei miei limiti, del fatto che ultimamente avevo tirato troppo la corda. E ho avuto anche paura. Paura di ammalarmi seriamente e di non poter badare a loro. Ho rivissuto il calvario di mia moglie, mi è sembrato di sentire tutta la sua sofferenza e la sua disperazione. Un incubo delirante appunto. Che però mi accompagna ancora adesso.
Il lavoro mi aiuta a tenere la mente occupata. Nel fine settimana invece non puoi sfuggire ai pensieri.
Probabilmente fra una settimana mia madre andrà via e tornerà a casa sua in Sicilia, dopo quasi cinque mesi. Lei ha bisogno di tornare giù e io ho bisogno di stare nuovamente da solo, di riprendere in mano del tutto il controllo della situazione. Una signora mi darà una mano ad accompagnare le bambine a scuola e a stare con loro fino a sera, quando arrivo dal lavoro.
Ciononostante, o forse proprio per questo, non nascondo di essere particolarmente nervoso per tutta la situazione. Sono abbastanza di umore pessimo, ansioso per l’attesa, non vedo l’ora che tutto sia pronto e di trovarmi finalmente completamente da solo. E vedere cosa succederà.
Le difficoltà sono tante, quando le vedo tutte insieme cerco di non pensarci. Ma non ho alternative, se non andare avanti.
C’è un pensiero che mi dà forza: immagino le mie figlie fra venti, trent’anni, e cerco di immaginare quello che penseranno di me, che tipo padre sarò stato per loro, cosa avrò dato e rappresentato per loro, come sarò riuscito a tramandare e rendere viva l’immagine della loro madre.
Il mio desiderio, la mia sfida è quello di riuscire ad essere un buon padre e di formare due donne mature, forti e indipendenti, ma al tempo stesso profondamente femminili. Questa è una missione talmente forte che mi fa superare tutte le paure e le difficoltà.
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“formare due donne mature, forti e indipendenti” rileggo la tua missione…mi scappa sempre qualche lacrima qui e lì. Si mi capita quando ti leggo, lo ammetto, e sarà complice anche il mio evidente stato di alterazione ormonale del momento.
Però trasposta su tutt’altro piano la tua missione forte è anche la mia, con il vantaggio certo di un padre presente, ma anche con lo svantaggio parimenti reale di una disabilità che non verrà meno in mio figlio.
Lo dici tu stesso, l’unica alternativa è l’andare avanti.
Non voglio fare scommesse su quel che saranno domani e tra vent’anni le tue figlie, ma quando reincontro le ormai non piu’ bambine di cui (ricordi ti ho raccontato della mia esperienza come ragazza alla pari negli States) mi sono occupata ormai piu’ di 10 anni fa, ritrovo due giovani donne forti e consapevoli, il cui destino ha tracciato avversità passate e pienezza di una vita che si dispiega con sempre piu’ forza all’orizzonte.
Non voglio farne un augurio per le tue figlie. In quel che sei, in come agisci, si vedono già pezzetti di quanto si dispone in una certa direzione e non mi riesce che di associarvi la fierezza dello splendido padre che dimostri di essere.
ciao Salvo.
Sinceramente non so se nei tuoi panni troverei la forza di affrontare tali e tanti problemi di ordine pratico. Vero è che nella necessità e nell’amore ci si trasforma e si riescono a trovare le energie per affrontare qualunque difficoltà.
Credo che il pensiero di un futuro dove le bimbe diventate adulte possano riconoscere quali e quante “magie” gli ha regalato il loro papà sia effettivamente sufficiente per farcela.
Ma mi resta nel cuore l’ammirazione e la stima per un amico così ricco e così capace di un eroismo fuori dal comune.
Che la forza sia con te…
Ale
P.S. stiamo terminando le operazioni di trasloco; a breve riusciremo a invitarvi; un abbraccio
Pensa anche solo per un momento una cosa: quanto sono fortunate le tue bambine. Nella sfortuna, hanno avuto la fortuna di ritrovarsi orfane di madre con un padre come te, che affronta con responsabilità la situazione e con coraggio anche le sue paure.
Non sai quanto questo aiuta Annemieke, lei dall’alto vi vede, e tu da giù con il tuo coraggio le dai almeno il sollievo di vedere le sue creature nelle mani dell’uomo migliore che poteva scegliere per essere il loro padre.
Ti abbraccio
Guarda anche questo lato. Tra qualche anno faranno da mangiare, puliranno casa e ti tratteranno come un re quando arriverai stanco dal lavoro
Un abbraccio. Sei il mio supereroe preferito… dopo Actarus.
Volevo dire le stesse cose di Mines. Le tue figlie hanno avuto una grande sciagura, quella di perdere la madre, ma nel contempo hanno un’enorme fortuna. Un padre come te è una persona rara e preziosa, e loro lo sanno, anche se non consapevolmente ora, ma un giorno se ne renderanno conto.
Ti auguro tanta forza, fisica e spirituale.
Giusi
Non sai quanto ho pianto nel leggere questo post.
Ho 28 anni e oggi sarebbe il compleanno della mia mamma che non c’è più da tanto.
Mi sono messa a navigare alla ricerca di situazioni simili alla mia, avevo bisogno sentirmi meno sola, e sono capitata nel tuo blog.
Tornerò di sicuro.
Sicuramente loro la mancanza della mamma la sentiranno sempre e per sempre, ma avere un padre accanto speciale come mi sembri tu… le farà cerscere più serenamente.
Una cosa che mi sento di consigliarti è quella di non smettere mai di parlare di lei, di raccontare di come era, di come vi siete conosciuti, di quanto voleva loro bene ecc… i ricordi sono tutto quello che mi resta, io purtroppo non ho un papà sensibile come te e non ne abbiamo mai parlato, e questo mi è mancato. Io vado di nascosto a vedere le sue foto, le loro foto di quando erano giovani… di quando lei aveva la mia età… ecco, questo per me è importante, questo me la fa sentire vicina.
Un abbraccio forte
Lilit
Grazie Lilit,
faro tesoro dei tuoi preziosi consigli.
Salvo