Stare male, incubi, sogni

Fussli - Nightmare

«Se un uomo in sogno attraversasse il Paradiso
e gli dessero un fiore come prova d’esserci stato,
e al risveglio si trovasse con quel fiore in mano
…e allora?
»
(Samuel Taylor Coleridge)

Vengo da tre giorni di febbre altissima, quasi mai scesa sotto i 39.5 e mantenutasi costantemente intorno ai 40, la notte anche qualche decimo di grado oltre. Ieri non ha superato i 38, e oggi finalmente sono sfebbrato, anche se debolissimo e spossato. Non ho mangiato per quasi tre giorni, e in pratica sono stato tutto il tempo nel letto in un dormiveglia pieno di incubi e di dolori.

Non sono mai stato così male in vita mia. Mercoledi notte ho pensato anche di andare in ospedale. Ho desistito solo per il fatto che avrei dovuto chiamare l’ambulanza: troppo casino, troppo rumore. Non è nel mio stile.

Si vede che la lezione di dieci giorni fa non è servita abbastanza. Non mi sono curato bene, sono andato subito al lavoro, anche se febbricitante, fidando sulle compresse di paracetamolo e ho avuto una brutta ricadutaIl corpo ha le sue esigenze, e se non le ascolti ti ricadono addosso come un macigno.

Pessima influenza, brutta bronchite che stava rischiando di degenerare in broncopolmonite.

Quando mercoledi, verso ora di pranzo, sopraffatto dai brividi della febbre, ho lasciato il lavoro per tornare a casa, mi sono reso conto di quanto fossi fortunato ad usare il treno. Se fossi stato in auto non ce l’avrei mai fatta con 39.5 di febbre, nausea e mal di testa a tornare a casa da solo, sparandomi 90 chilometri di viaggio.

Invece così, la mia maggior preoccupazione, una volta riuscito a salire in treno, era quella di cercare di controllare la respirazione per evitare di vomitare in carrozza: non è bello sporcare i treni svizzeri così puliti e ordinati.

Poi arrivato alla frontiera di Chiasso ho dovuto fare appello a tutte le mie forze per evitare di svenire o di sembrare un drogato prossimo all’overdose. Già mi immaginavo la scena con le guardie di confine prima e con la polizia dopo. Passato anche quest’ostacolo ho preso il treno per Monza, quaranta minuti che mi sono sembrati una vita.

Arrivato a Monza pioveva, ed ero senza ombrello. L’auto distava circa 600 metri dalla stazione. Rassegnato ma ormai vicino alla meta, con la stessa andatura di un novantenne, mi sono diretto verso l’auto sotto la pioggerellina insistente e fastidiosa.

Quando sono arrivato a casa, sono riuscito solo a togliermi le scarpe e i pantaloni e mi sono fiondato nel letto. Due giorni di black-out totale, un giorno di graduale avvicinamento alla realtà e oggi finalmente senza febbre.

Al di là del malessere estremo, del dolore, della paura, della sensazione di avere tutte le articolazioni frantumate e doloranti per cui anche girarsi nel letto era un’impresa, quello che mi è rimasto dentro di quest’esperienza è stato il fatto di vivere tre giorni in uno stato alterato di coscienza.

Adesso è come se quella corazza di ghiaccio che avevo indossato si stesse lentamente sciogliendo, e i grumi di dolore che erano rimasti pietrificati dentro di me stessero rilasciando le loro sostanze, agendo a scoppio ritardato. E sento che siamo solo all’inizio di questo processo.

Stamane, all’alba, l’ora dei sogni premonitori secondo gli antichi, dopo tanti incubi orrendi ho fatto quello che forse è il sogno più complesso e straordinario di cui abbia memoria, bellissimo, che mi ha lasciato al risveglio una sensazione di benessere e di piacere, tanto che sono riuscito a riaddormentarmi e a rientrare nel sogno esattamente dove l’avevo interrotto. Cosa che non mi capitava più da anni, se non decenni.

Un’esperienza per certi versi simile per intensità a quella che deve aver vissuto il poeta romantico inglese Coleridge quando ebbe in sogno la visione della fantastica reggia di Xanadu che, secondo la leggenda, l’imperatore mogol Kubilai Khan si fece costruire nel XIII secolo dopo averne anche lui avuto la visione in sogno. Subito dopo il risveglio Coleridge scrisse di getto i frammenti del brevissimo poema Kubla Khan, di grande potenza visionaria e straordinario ritmo musicale.

Tralasciando tutta la tessitura narrativa del mio sogno che si espande e abbraccia così tante storie, luoghi, epoche e personaggi che a scriverla ci verrebbe fuori un romanzo, cercherò di raccontare brevemente solo le immagini iniziali, quelle più stupefacenti e vivide, che mi sforzo di non dimenticare e tenere serbate in me, come un prezioso tesoro a cui fare ricorso nei momenti di difficoltà.

Sono così ricche di simboli archetipici, di immagini profonde e suggestive da meritare di essere analizzate con più attenzione e metodo.

«Passeggiavo al crepuscolo per una splendida strada barocca semideserta di una città del Centro America, credo Città del Messico, in compagnia di una persona, un uomo, che mi faceva da guida. La luce era dorata, calda, resa ancora più suggestiva dalla luce dei primi lampioni. Erano gli anni cinquanta.

Giunti nei pressi di un portone di un grande palazzo signorile dalla facciata sontuosa e imponente, l’uomo mi fece cenno di entrare.

Una volta dentro fummo accolti, fra la poca luce che filtrava da fuori, in uno splendido giardino, intricatissimo, una sorta di architettura arborea vivente che saliva fino a formare una volta, a coprire e avvolgere tutto. Gocce d’acqua stillavano dalle pareti e dalle volte di questo giardino creando delle pozze d’acqua a terra. Si percepiva un’odore fortissimo di vegetazione, di linfa, di terra umida, di frescura, mentre la flebile luce era ormai intrisa di tutte le sfumature del verde.

Incamminatici attraverso questa galleria verde, dopo un po’ arrivammo all’ingresso del palazzo vero e proprio, che fra le verdi tenebre si intravedeva come un faro per la luce fluorescente e bluastra che emanava dal suo interno.

Una volta entrati all’interno del palazzo mi trovai improvvisamente da solo e mi accorsi che tutte le pareti e le volte erano in realtà costituite da pareti di acqua all’interno delle quali danzavano con ineffabile eleganza e leggerezza deliziose figure femminili, ninfe, sirene, spiriti delle acque, non saprei come definirle, creature non umane, mitiche, che emanavano una sorta di bagliore fluorescente che toccava tutte le tonalità del blu.

Camminavo tra questi imponenti corridoi viventi, all’interno dei quali danzavano sinuosamente centinaia di figure femminili sempre cangianti, sommerso e abbacinato da questa luce blu, stordito e ammaliato da tutto quel formicolare sovrumano di vita, con una sensazione di grande gioia e serenità.

Alla fine del corridoio si intravedeva la vera e propria sala principale dedicata alle grandi occasioni. La luce era calda, di tonalità arancione.

Una volta dentro mi trovai all’interno di un’elegantissima sala dove si svolgeva una sontuosa festa con centinaia di invitati di alto rango, seduti ai tavoli e serviti da decine di camerieri in livrea. Alcune coppie danzavano mentre un’orchestra suonava.

Mi incamminai all’interno della sala […]»

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0

Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

5 Comments

  • Reply April 15, 2008

    ermeneuta

    Non è tratta da Shining, ma anch’io mi sono reso conto al risveglio che assomigliava alla festa nella Golden Room di Shining.
    Anzi, ad essere sincero, per i colori e l’atmosfera, assomigliava ancora di piu’ alla festa iniziale in Eyes Wide Shut, quando Nicole Kidman balla con il ricco ungherese.

    Ognuno ha il suo immaginario.

  • Reply April 15, 2008

    nessuno

    L’ultima scena è “tratta” da Shining…

  • Reply April 14, 2008

    ermeneuta

    Ammazza!
    Devo iniziare a guardare il calendario per qualche week-end libero.
    Verrò armato di ‘panza’ e di ‘taccuino’ per tentare di descrivere i sogni. 😉

    Turi

  • Reply April 14, 2008

    La Carfa

    Ti aspetto presto a Roma. Due fiori di zucca, una generosa porzione di rigatoni con la pajata, una coratella d’abbacchio con contorno di carciofi alla giudìa e vedrai che sogni…

  • Reply April 13, 2008

    blubbo

    è stato molto bello leggere la tua esperienza. grazie 🙂
    Andrea

Leave a Reply


*