Solo

Friedrich - Wanderer observing the fog below him

Oggi è il primo giorno che sono da solo. Mia madre è partita ieri pomeriggio, dopo cinque mesi che stava qui.

È strano dover ritrovare un nuovo assetto, un nuovo equilibrio. Anche se c’è una signora che bada alle bambine quando non sono presente, in ogni caso adesso devo contare esclusivamente sulle mie forze e la mia capacità di organizzarmi e gestire la situazione.

Una banale cena di lavoro, tanto per fare un esempio, diventa un problema di non semplice risoluzione.

In ogni caso, desideravo da tempo questo momento. Poter essere da solo.

Percepisco pienamente il senso di sfida che è insito nella situazione, il fatto di misurarmi con i miei limiti, vedere fin dove mi è possibile arrivare.

E devo dire che mi sono preparato a questo periodo, fisicamente e psicologicamente, come un atleta si può preparare per una grande competizione. La situazione in cui mi trovo richiede efficienza e reattività.

Da quando mi sono rimesso da quella brutta influenza che mi ha messo a terra per quattro giorni, ho modificato radicalmente, e senza nessuno sforzo, le mie abitudini di vita, assumendo una dieta molto più naturale e salutare: non bevo più caffè (ne prendevo circa 7-8 quando ero al lavoro), ho eliminato quasi del tutto l’alcool (solo un po’ di vino a cena), mangio moltissimo yogurt naturale, frutta e verdura, poca carne, e bevo molte tisane.

Risultato: mi sento un’altra persona, in termini di lucidità, efficienza e benessere generale.

In un certo senso mi sento come un apneista di profondità che si prepara a battere il suo record di immersione in assetto costante, o uno scalatore che si prepara a scalare il K2 senza bombole, fidando solo sulle proprie forze. Anche se sai di poter contare sul sostegno di alcune persone, da un certo punto in poi, quando inizia l’avventura vera e propria, sei da solo.

E anche in questo caso si tratta di gestire con lucidità ed efficienza le proprie risorse, riuscire ad ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio di energie, trovando quel giusto, precario, difficile equilibrio che fa la differenza fra un successo e un fallimento.

Da buon ex-apneista sto cercando di mettere a frutto in un contesto completamente diverso quello che il mio corpo e la mia mente hanno imparato a suo tempo, quando mi misuravo con il desiderio di scendere in profondità nel mare e l’inevitabile, naturale fame d’aria.

In fondo è una questione di equilibrio, di eleganza, di ricerca della bellezza.

Sì, la vedo così. Una questione di eleganza. Trovare quel magico, sottile, armonioso equilibrio che rende possibile l’impossibile.

E pur consapevole delle difficoltà che mi attendono, sono fiducioso.

Una volta scalata la vetta, o disceso in profondità, mi attendono sensazioni che è difficile descrivere, ma che inizio già a pregustare.

La soddisfazione di avercela fatta. Almeno fino a quel punto. Poi si ricomincia una nuova scalata, o una nuova immersione.

Le sfide e le avventure non finiscono mai.

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5 Commenti a “Solo”

  1. lilitchis scrive:

    Sono sicura che riuscirai benissimo in questa impresa, ma non pretendere di essere invincibile e perfetto, permettiti anche di avere momenti di difficoltà e di sconforto.
    Non significa che tu non sia bravo, significa solo che anche tu sei umano, e le tue bambine ti vorranno ancora più bene perchè da te impareranno a non aver paura di mostrare le proprie debolezze, ma ad avere il coraggio di viverle e affrontarle per andare avanti, sempre.
    Non fare finta che vada sempre tutto bene, altrimenti anche loro cresceranno facendo finta che vada tutto bene anche quando così non è.
    Anche se l’aiuto non può essere materiale, sappi che qui ci sono persone che ti sono vicine.
    Un abbraccio
    Lilit

  2. ermeneuta scrive:

    Ho fatto apnea, conosco bene il mare, la sua forza, la sua capacità distruttiva.
    Una delle cose preziose che la disciplina dell’apnea ti insegna è quella di conoscere le tue forze e i propri limiti.

    Sapere quando soprassedere e chiedere aiuto, o rinunciare temporaneamente.
    E ho avuto modo di provare le stesse cose anche nella mia vita normale.

    Non mi faccio più problemi. A quarantun’anni (cavolo, sto diventando vecchio ;-) ) e dopo quello che ho passato, non me ne faccio più.
    E anche le mie debolezze, lascio ormai che vengano su, senza problemi.

    Ma proprio perché nelle ultime settimane, nell’ultimo mese, ho dato ampio spazio alla mia emotività, al lato più notturno, lunare, diciamo ‘femminile’ di me, adesso sento il bisogno di riprendere in mano la situazione, e di svegliare il guerriero che c’è in me.

    Vanno così le cose nella vita, a cicli. L’importante è dare spazio a tutte le componenti della nostra personalità.

    Ciao
    Salvo

  3. lilitchis scrive:

    Sono assolutamente d’accordo con te,
    allora… che venga avanti il guerriero :-)
    Buona notte
    Lilit
    PS: vecchio a 41 anni?!?! Ma che dici, al giorno d’oggi se consideri che a 30 si è appena usciti dall’adolescenza… a 40 si è sì e no ragazzi!!!

  4. ermeneuta scrive:

    Gli ultimi tre anni della mia vita sono stati molto intensi, per usare un eufemismo, e pieni di problemi di tutti i tipi.
    Ho sperimentato quello che di solito succede nella vecchiaia.
    Sento che dentro di me qualcosa si è rotto ormai in modo irreversibile, e che non sono piu’ lo stesso di prima.
    Sento la distanza, il distacco incolmabile fra me e il resto delle persone, vivo in una mia dimensione personale.
    Solo chi vive o ha vissuto sitazioni simili è in grado di comprendere quello che intendo dire.
    Personalmente ritengo che l’adolescenza prolungata, e la ricerca della giovinezza a tutti i costi, con gli esiti grotteschi che vediamo tutti i giorni, sia una delle gravi iatture di questa società: le causa sono molteplici, ma non mi interessa qui approfondirle.

    Io pur essendo giovanile di aspetto, e non dimostrando assolutamente la mia età (mi sbellico dalle risate quando molti che non mi conoscono, in un negozio, o in un posto qualsiasi, mi apostrofano dicendo “quel ragazzo” :-D ,) mi reputo un uomo di quarantun’anni, che ha già fatto gran parte del suo percorso di vita, non un ragazzo.
    Per questo ho intenzione di sbrigarmi a fare quello che ho sempre sognato di fare, i miei progetti che ho tenuto in serbo per una vita: perchè sento che il tempo utile a disposizione, il tempo in cui posso contare sulla forza fisica e la lucidità, ma soprattutto l’entusiasmo e la voglia di fare, è poco. Dieci anni?

    Sono ancora nel pieno delle forze, ma la strada che resta è in salita, inevitabilmente. E la stanchezza, una stanchezza picologica che cinque anni fa non avvertivo, inizia a farsi sentire.

    Bisogna accettarlo, serenamente e godersi anche questo aspetto della vita.

    Ciao
    Salvo

  5. Marco scrive:

    Grandissimo post.

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