Il blues: Red House – Jimi Hendrix

Cos’è il blues? Come spiegare l’essenza di questa musica a chi non è mai stato ammaliato dalla sua magia?

Credo che il modo migliore sia ascoltarne un brano esemplare, come questo Red House di Jimi Hendrix, eseguito dal vivo il 4 luglio del 1970 al Pop Fest di Atlanta, due mesi prima della sua morte: un’esecuzione da brivido.

Quello che maggiormente caratterizza il blues è la sua connotazione malinconica e nostalgica, la visione disincantata, amara, pessimistica della vita che trova la sua diretta espressione musicale nel senso di indefinitezza tonale, di ambiguità, di slittamento dato dall’uso di scale pentatoniche e dall’uso delle cosiddette blue notes.

Per apprezzare ed amare il blues, bisogna “avere i blues“, una condizione malinconica, che si può affiancare al portoghese saudade. In inglese being blue significa “essere triste”.

I testi parlano quasi sempre di tradimenti, amori passionali e maledetti, peccato e perdizione, solitudine e vagabondaggi. L’autore trova conforto nella musica e nell’alcol, consumato spesso in squallidi locali di infima categoria.

Negli anni trenta nacque la leggenda del blues come musica maledetta, musica del demonio, trovando la sua figura carismatica e leggendaria in Robert Johnson, morto in circostanze violente a soli ventisette anni nel 1938, dopo che in pochissimi anni aveva creato la grammatica e la semantica del blues-rock, ispirando decine di musicisti degli anni a venire.

Ma al di là di ogni spiegazione, il blues è qualcosa che si deve avere nell’anima, una categoria dello spirito, una predisposizione d’animo.

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2 Commenti a “Il blues: Red House – Jimi Hendrix”

  1. federico scrive:

    grazie, grazie

  2. Massimo scrive:

    Quello che scrivi è certamente vero, ma io non trascurerei anche altri tratti che caratterizzano il blues in modo altrettanto significativo. La gioia e la speranza non compaiono meno frequentemente dello sconforto, la scanzonata “ribaldaggine” e le risate sono lì pronte a convincerti che la vita merita di esser vissuta anche quando sei pieno di guai.
    Credo che questa musica, con quella strana sensazione che puoi chiamare blues, saudade, grustna o in mille altri modi, abbia la straordinaria capacità di toccare nel profondo chi lo ascolta e farlo sentire migliore. E, magari, un pò meno solo. Ciao!

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