‘Parkour’… se avessi vent’anni!

 

Il parkour è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni 80.

Il termine parkour è stato coniato da David Belle (anche stuntman e attore nei film di Luc Besson) che viene unanimemente riconosciuto come il fondatore della disciplina e uno dei suoi maggiori esponenti, e deriva da parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare proposto da Georges Hébert, che fu un pioniere dell’educazione fisica in Francia agli inizi del Novecento.

Lo scopo del parkour è quello di spostarsi nel modo più efficiente possibile, cioè sicuro, semplice e veloce.

Come dice il suo fondatore David Belle “per distinguere cosa è parkour da cosa non lo è basta pensare ad una situazione di fuga: tutto quello che può tornare utile per fuggire è parkour“.

La filosofia e il metodo d’allenamento del parkour prevedono “un allenamento lento, progressivo e graduale per migliorare tutte le caratteristiche atletiche dell’individuo che deve avere come unico scopo il costante miglioramento delle proprie capacità“.

Si deve imparare ad “ascoltare” i segnali del proprio corpo in modo da riuscire ad allenarsi ricercando un lento, ma costante e progressivo miglioramento.

In questo senso il parkour è molto simile alle discipline orientali, alle arti marziali.

Quello che lo differenzia è la sua origine metropolitana, la sua voglia di riappropriarsi degli spazi urbani in modo originale e creativo, il suo spirito anarchico e ribelle, la ricerca estetica della bellezza nel movimento, il senso del rischio, della sfida, del pericolo, della ricerca dei propri limiti, e una buona dose di “lucida incoscienza“.

Avevo già visto dei filmati sul parkour alcuni anni fa, ma in queste settimane l’ho riscoperto, soprattutto grazie alle straordinarie performance di David Belle, veramente ai limiti dell’impossibile. In una delle sequenze che si vedono nel filmato, scende, o meglio salta, da un palazzo di una decina di piani in soli 15 secondi!

Ecco, se avessi vent’anni, mi dedicherei anima e corpo al parkour!

Quello che mi attira del parkour è lo straordinario controllo del proprio corpo, l’agilità quasi animale, la velocità e precisione di esecuzione.

Ho fatto vedere alcuni filmati di esibizioni di parkour alle mie figlie. Edith, la più grande, che è una sorta di Pippi Calzelunghe, è rimasta entusiasta, era tutta eccitata. Facendo ginnastica in prima elementare, ed essendo molto attirata da capriole, salti e piroette era tutta desiderosa di fare anche lei quei salti.

Da ragazzo e adolescente (anche adesso a dire il vero) ero attirato dal rischio, soprattutto fisico, e dalla ricerca dei propri limiti, e devo dire che di cazzate ne ho fatte parecchie, a dispetto della mia aria di bravo ragazzo, riuscendo a coinvolgere e trascinare anche altri compagni nelle ‘folli imprese’:

  • gare di velocità a rotta di collo su muretti di pietra a secco (tipici delle mie parti) e pericolanti;
  • scalate di ville nobiliari diroccate e abbandonate fino ad un’altezza paragonabile al terzo piano;
  • arrampicate stile free-climbing (prima che questo venisse codificato come disciplina) sulle pareti franose di promontori a picco sul mare agitato (per rendere il tutto ancora più imprevedibile);
  • nuotate con il mare molto mosso fino a raggiungere degli scogli distanti un centinaio di metri dalla riva, a sfidare le correnti;
  • giochi “pericolosi” con il fuoco;
  • gare di apnea.

A pensarci adesso mi meraviglio come sia ancora vivo!

Per finire, un altro filmato di David Belle, impressionante.

3 Commenti a “‘Parkour’… se avessi vent’anni!”

  1. nexusdue scrive:

    io da ragazzino andavo a giocare in un posto vicino casa, dove c’era una grande cavità di origine carsica. Li’ facevamo motocross, ma con le bici tipo “cinzia”. Si arrivava al centro della cavità a forte velocità per una rampa che ti faceva volare e distruggere le ginocchia quando atterravi. Ho distrutto diverse biciclette.
    Oppure facevamo la scalata del muro, alto circa 15-20 metri.
    Effettivamente, anche io mi chiedo perché sono ancora vivo :)

  2. ermeneuta scrive:

    Ah ah ah ah!
    Fatto anch’io, con le bici tipo “cinzia” (o “graziella”?).

    A mare dove trascorrevo le vacanze estive lunghe 4 mesi :-) c’è un promontorio, alto un centinaio di metri, a picco sul mare e sul fiume Ippari, ridotto adesso ad un rigagnolo, ma che al tempo dei greci era navigabile.

    Questa è la vista dall’alto del promontorio.
    Noi salivamo con le bici fino alla sommità del promontorio, e poi scrutando dall’alto che non arrivassero auto (allora era semplice :-) , ci buttavamo giu’ dalla stradina che aveva (ed ha ancora) una pendenza tipo scivolo. :-D

    Bisognava arrivare giu’ senza toccare i freni, col rischio di gettarsi dentro al fiume.
    Ricordo che nel punto di maggiore velocità la bicicletta vibrava tutta, come se fosse sul punto di disintegrasse.

    Una incosciente e rischiosa “discesa libera”.

  3. massimo scrive:

    hei ma che dici io non ho piu’ 20 anni ,insomma un po di piu’ ( mi avvalgo della facolta’ di non rispondere) be ho iniziato a praticare il parkour e devo dire che si pui fare e senza problemi , dai prova e vedrai che lo puoi fare specialmente se sei un tipo abbastanza matto cosi come lo sono io
    ciao massimo

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