Band of Gypsys


Jimi Hendrix: A Band of Gypsys“Who Knows” (Fillmore East, New York, January 1, 1970)

Rom (in Lingua romanírrom“), in italiano zingari e gitani, in inglese gipsy, in spagnolo e in catalano gitanos, in portoghese cigano, in tedesco zigeoner.

Tanti nomi per cercare di definire e catalogare quello che per sua natura è indefinibile e sfuggente, quello di cui non si riesce a fissare la fisionomia.

Il nomade, l’errante è colui che non si lascia fissare dai mille controlli della modernità, colui che rifugge da una fissa dimora. Il nomade è l’alieno, il diverso, l’ombra rimossa del nostro inconscio sul quale proiettiamo tutte le nostre paure, frustrazioni, angosce.

Il nomade è il capro espiatorio perfetto.

Pochi sanno o ricordano che durante la seconda guerra mondiale vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo.

La storia della deportazione e dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata: ancora oggi la documentazione è frammentaria e lacunosa. Eppure la persecuzione degli zingari in epoca nazista è l’unica, oltre a quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto « razza inferiore».

I recenti fatti accaduti nel Napoletano, scatenati dalla vicenda di una nomade sedicenne accusata di aver tentato di rapire una bimba di sei mesi in un’abitazione del quartiere di Ponticelli, mi hanno parecchio colpito.

I roghi contro i campi nomadi, l’assedio della popolazione locale, l’assalto con le bottiglie molotov, la rabbia delle gente, la caccia allo zingaro che ne è derivata, mi hanno fatto tornare alla memoria immagini ed avvenimenti terribili che non ho vissuto in prima persona, ma che conosco attraverso i libri di storia.

L’Italia sta vivendo un momento difficile. Nubi cupe e minacciose si addensano all’orizzonte; e quando le cose vanno male la gente ha paura, diventa cattiva, disperata, pronta a tutto.

La cosiddetta civilizzazione, il progresso, il benessere, l’apparente tolleranza delle democrazie occidentali sono in realtà delle illusioni molto fragili, delle chimere. Rischiamo ogni giorno di precipitare nella barbarie, ma non ce ne rendiamo conto, o non vogliamo ammetterlo.

Quando questo equilibrio fragile come cristallo si rompe si svela il nostro lato primitivo, molto più animalesco di quanto siamo portati ad ammettere.

Il razzismo è insito nella natura umana, senza distinzione di razze (è proprio il caso di dirlo).

Basta solo vedere quello che di terribile sta accadendo in questi giorni in Sudafrica, dove i neri sono autori di violenze efferate su altri neri. Disperati che danno la caccia ad altri più disperati di loro, immigrati che arrivano dallo Zimbabwe, da Malawi, Mozambico e Somalia, gridando “cacciamo gli stranieri”.

Soltanto ieri 12 persone sono state uccise, bruciate vive o bastonate fino alla morte, le donne sono state stuprate.

L’unico argine a questo cuore di tenebra, a questo minaccioso abisso di barbarica violenza sempre in agguato, a questa follia sempre pronta a prendere il sopravvento, è l’uso della ragione e il ruolo fondamentale delle isitituzioni che devono garantire il riconoscimento dei diritti uguali e inalienabili di tutti gli esseri umani, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa all’interno dei limiti definiti dalla legge e nel rispetto dei diritti e della libertà di tutti.

La differenza fra le democrazie occidentali e i governi delle altre nazioni sta tutta qui: rispetto della diversità, tolleranza, laicismo, libertà e garanzia dello stato di diritto e della sicurezza dei suoi cittadini.

Se questi elementi iniziano a venir meno, se la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni arriva a livelli minimi, se le istituzioni stesse e le forze politiche cavalcano la rabbia popolare e fomentano l’odio razziale e di classe, la lotta dei poveri contro i poveri, allora è la fine.

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3 Commenti a “Band of Gypsys”

  1. Gianluigi scrive:

    Sono assolutamente d’accordo quando scrivi che “il razzismo è insito nella natura umana, senza distinzioni di razze”. E il nostro Paese, non fa eccezione. Anzi. Mi pare evidente che l’emergenza rom sia stata oggetto di una strumentalizzazione a 360°. Va anche detto, che la “cultura rom” è di difficile comprensione. La loro disponibilità all’integrazione in senso generale è quasi nulla. Lo sfruttamento diffuso dei minori è un dato accertato e sotto gli occhi di tutti. Come la propensione a delinquere.
    Certo, bisognerebbe assolutamente cercare di non esasperare, in modo strumentale il fenomeno. La campagna elettorale è finita. Mi pare che le indicazioni della Comunità Europea stiano andando in questo senso. La soluzione del problema, secondo me, non va lasciata ai singoli Stati. Il fenomeno riguarda un pò tutti i Paesi dell’Unione. Ed è giusto che su questo genere problematiche sia Strasburgo a pronunciarsi e a dettare le linee guida. E non solo sulla “questione rom”.

    Ciao.

  2. ermeneuta scrive:

    I reati, i delitti, soprattutto quelli piu’ odiosi come lo sfruttamento dei minori, vanno perseguiti e puniti a prescindere dalla nazionalità di chi li commette: italiani, slavi, nigeriani, marocchini, rom, tedeschi, statunitensi, ecc.

    So bene che, per le precarie condizioni in cui vivono, i campi nomadi sono diventati ormai dei lager con delle condizioni igieniche da quarto mondo, e capisco il forte disagio delle persone che abitano nei pressi degli stessi.

    So anche che i rom commettono reati, forse con un frequenza maggiore che nel resto della popolazione italiana (ma questo dovrebbe essere avvalorato da dati statistici ufficiali, e non da “sensazioni”).

    Ma cio’ non giustifica l’estrema gravità di quanto sta accadendo in Italia.

    Quanto alla presunta “disponibità nulla” dei rom all’integrazione nel tessuto sociale in cui vivono, ho letto delle analisi e degli studi che dicono cose diverse, ma adesso non mi ricordo le fonti.

    Certo, bisogna capire cosa si intende per “integrazione”: se vogliamo che i rom vivano esattamente come noi, scordiamocelo.

    Ma pretendere che vivano in condizioni “umane” e che rispettino le leggi dello stato in cui vivono, come tutti gli altri cittadini, questo è sacrosanto.

    Quello che non accetto e che trovo aberrante e mostruoso è questa deriva xenofoba e violenta che ormai è sotto gli occhi di tutti, e che è stata sdoganata di recente, con una escalation rapida e impressionante, che mi fa seriamente preoccupare per gli sviluppi futuri che potrebbe avere.

    L’equazione: rom = deliquente (a prescindere e a priori) è razzismo, oltre che falsa e stupida.

    Fatti come quelli di Ponticelli (l’assedio, i roghi, la caccia allo zingaro) qualche anno fa sarebbero stati impensabili in Italia.

    Adesso nessuno se ne vergogna quasi, e in fondo mi sembra che l’opinione pubblica, in generale, sia indifferente, o addirittura favorevole.

  3. Gianluigi scrive:

    Salvo, non vorrei essere frainteso.
    I fatti come quelli di Ponticelli vanno condannati “senza se e senza ma”. La violenza, il volersi fare giustizia, il “colpirne uno per educarne cento” sono delirio (e delinquenza) allo stato puro.
    Ma il problema esiste e deve essere affrontato. Dalle istituzioni, dalla società civile, in modo…civile. Non vedo però, una deriva xenofoba del Paese. Tieni presente che tutta la campagna elettorale delle recenti elezioni ha avuto come epicentro “il problema sicurezza”. Si è parlato quasi solo di questo argomento (ovviamente non ero e non sono d’accordo considerando la sicurezza uno dei tanti problemi del nostro Paese) generalizzando, allarmando, a volte strumentalizzando le questioni in maniera “gattopardesca”.
    Sarkozy ha vinto in Francia mettendo al primo punto il problema delle banlieue. Adesso mi risulta (mia sorella vive a Parigi) che sia in calo verticale di consensi perchè la gente si sarebbe “scocciata” della sua storia con Carla Bruni…
    L’opinione pubblica, i media, non fanno altro che “cavalcare l’onda”.
    Tornando “alla questione dei rom” è ovvio che i reati, laddove vengono commessi devono essere perseguiti, tenendo conto delle responsabilità individuali e che non si può criminalizzare un popolo. Chi cede alle semplificazioni, alle facili equazioni, chi generalizza o è uno stupido o è in malafede.

    Ciao.

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