
Nel nuovo pacchetto sicurezza approvato ieri a Napoli dal governo Berlusconi, tra le misure prese per contrastare i reati e l’immigrazione clandestina, c’è quella dell’ “espulsione immediata dei clandestini” e dell’istituzione della banca dati del Dna. Il tutto “nel rispetto delle direttive comunitarie“.
Senza entrare nel merito delle decisioni prese (il problema immigrazione clandestina esiste, è grave e bisogna risolverlo) voglio solo porre l’attenzione su quello che è il nucleo centrale della questione, al di là dei proclami da sceriffo che vanno incontro alle aspettative della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, evidentemente desiderosa di un uomo forte, come tutti i sondaggi confermano.
Il vero problema sta nell’attuazione pratica.
Quando si parla di “espulsioni immediate” si dimentica che senza accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei clandestini è di fatto difficile, se non impossibile eseguirle.
Per il semplice fatto che per poter espellere un clandestino bisogna prima identificarlo.
Nessun aereo accetta un clandestino se non c’è assoluta certezza sulla sua identità. Altrimenti il paese di destinazione può respingerlo al mittente e la compagnia aerea sarà tenuta per legge a pagargli il viaggio di rientro in Italia.
Mentre i voli di andata per l’espulsione vengono pagati dallo Stato italiano.
Come si fa ad accertare l’identità e la nazionalità di un clandestino senza documenti?
Mi chiedo quindi: al di là di tutti i proclami, come farà il nuovo governo ad attuare concretamente le misure prese?
Ci tengo a sottolineare una cosa: alcune misure del pacchetto le condivido anche se le trovo di difficile attuazione pratica (come il fatto di togliere la patria potestà a chi utilizza i bambini per chiedere l’elemosina), altre le trovo sinceramente aberranti.
Ne cito una su tutte, che credo verrà presto ritirata, e faccio un esempio concreto e personale: il fatto di voler sottoporre a controlli (in che modo?) anche i cittadini comunitari, in modo da verificarne il reddito e l’assicurazione sulle malattie, “per evitare che abbiano a gravare sulla comunità”.
La mia compagna e madre delle mie figlie era olandese e ha sempre lavorato, in Olanda e poi qui in Italia.
Finché 3 anni fa si è ammalata di tumore al seno. Dopo la fine del periodo di malattia è stata licenziata dal datore di lavoro, trovandosi disoccupata, e di fatto essendo impossibilitata a trovare un nuovo lavoro: chi assume una persona, seppur giovane, malata di tumore, che ha subito interventi e chemioterapie e che non può più avere la forza fisica di una persona sana?
La mia compagna ha gravato sulla comunità, ovviamente: le cure chemioterapiche e i ricoveri ospedalieri costano. Ma la malattia non l’ha scelta lei! In questo caso, senza lavoro e senza reddito, cosa si farebbe con le nuove misure introdotte? Si rimanda in patria il malato? O lo si fa morire?
Certo, c’è l’assistenza sociale dello Stato.
La domanda di invalidità civile, presentata 3 anni fa è stata alla fine accettata a novembre 2007 (con un assegno di circa 230 euro mensili!), ma i soldi non sono mai arrivati, per lungaggini burocratiche. Alla fine a dicembre ci è arrivato l’assegno con gli arretrati che doveva andare a riscuotere personalmente lei in Posta. Non potendolo fare perché ammalatasi nuovamente di leucemia e ricoverata in ospedale, ho chiesto io la delega.
Risultato: hanno fatto passare due mesi per darmi la delega, a gennaio 2008 la mia compagna è morta a 38 anni, e io non ho potuto riscuotere l’assegno perché adesso tutto passa al giudice di pace, non essendo noi sposati, ed essendo le nostre due figlie le uniche legittimi eredi.
Spero di vivere abbastanza per vedere quei soldi.
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il ya 600 000 clandestini in italia alors le gouvernement italienne doit pays au moins 1 euro par jour pour chaq un sa veut dire 600 000 euro par jours je pense que c est une malle consiennse du grand rasiste maroni