Archivio di giugno 2008

Man In The Long Black Coat (Bob Dylan) – Mark Lanegan

domenica, 29 giugno 2008

Stamane, mentre ero in auto assorto nei miei pensieri, ho sentito alla radio una versione bellissima di una famosa ballata di Bob Dylan, Man In The Long Black Coat.

Sono rimasto ammaliato dalla voce del cantante, dalla melodia ipnotica, magica. Ho aspettato fino all’ultimo sperando che dicessero il nome dell’artista, e fortunatamente lo hanno fatto.

Si tratta di Mark Lanegan e il brano fa parte della colonna sonora del film I’m Not There (2007) un biopic molto particolare e surreale sulla vita di Bob Dylan.

Leggo sul sito Onda Rock:

«Mark Lanegan è l’ultimo discendente di una rara stirpe di songwriter, capaci di elevare le proprie canzoni a vera trance folk. È la genia dei Tim Buckley e dei Fred Neill, dei Tim Hardin e dei Dino Valente, artisti che non conoscevano la differenza fra la vita e la musica. Dalle asperità grunge degli Screaming Trees al tormentato percorso solista, fino alle collaborazioni della maturità, culminate nel sodalizio con Isobel Campbell: storia di un folksinger di frontiera che non è mai sceso a compromessi.»

Ho scoperto un cantante molto affascinante che cercherò di conoscere meglio nei prossimi mesi.

Intanto godetevi la canzone che ho messo su Youtube stanotte.

Trad. (da: http://www.maggiesfarm.it/ttt256.htm)

L’UOMO DAL LUNGO CAPPOTTO NERO
parole e musica Bob Dylan

I grilli friniscono, l’acqua e’ alta
c’è un vestito di cotone leggero appeso ad asciugare
una finestra spalancata, alberi africani
piegati all’indietro dal soffio di un uragano.
Non una parola di saluto, nemmeno un biglietto
Se ne è andata con l’uomo
dal lungo cappotto nero.

Qualcuno lo vide aggirarsi intorno alla vecchia sala da ballo
nei sobborghi della città
Lui guardo’ nei suoi occhi quando lei lo fermò per chiedergli se voleva ballare
il suo volto era come una maschera.
Qualcuno disse che citava dalla Bibbia
C’era polvere sull’uomo
dal lungo cappotto nero.

Il predicatore stava parlando, stava facendo un sermone
disse che la coscienza umana è vile e depravata,
non puoi contare su questo per farti guidare
quando sei tu che devi soddisfare tutto questo.
Non e’ facile da mandare giù, ti si ferma in gola
Lei ha dato il suo cuore all’uomo
dal lungo cappotto nero.

Non ci sono errori nella vita, dice la gente
a volte è vero, puoi vederla cosi’.
Ma le persone non vivono o muoiono, le persone galleggiano soltanto
Se n’è andata con l’uomo
dal lungo cappotto nero.

C’è del fumo sull’acqua, è lì fin da giugno
tronchi sradicati, sotto la luna crescente
senti il pulsare e le vibrazioni e la potenza che romba
qualcuno è là fuori che sta parlando a vuoto
Lei non ha detto nulla, non c’è niente che abbia scritto
Se n’è andata con l’uomo
dal lungo cappotto nero.

Berlusconi fischiato: “Giudici metastasi della democrazia”

mercoledì, 25 giugno 2008

La luna di miele fra gli italiani e Berlusconi inizia a mostrare i primi segni di cedimento?
Lo psiconano con la faccia di plastica è stato subissato oggi da una marea di fischi durante il suo intervento all’assemblea annuale di Confesercenti a Roma.

Il solito intervento fuori dalle righe, l’ennesimo attacco brutale alla magistratura, contro le toghe rosse, le solite minacce, con lui che si ritaglia il ruolo di vittima sacrificale.
Lo psiconano ha veramente strarotto i “cabasisi”. Sta affossando l’intero sistema giudiziario solo per salvarsi il culo. E fa anche la vittima.

Quest’uomo è un serio e grave pericolo per la democrazia, un’anomalia unica nel suo genere in tutto il mondo.

Berlusconi e la democrazia non sono compatibili.

Prima ce ne liberiamo e meglio sarà per tutti. Prima che sia troppo tardi.

P.S. Che soddisfazione pero’ sentire quei fischi diretti a lui! Mi ha riappacificato con il mondo, reso la giornata piu’ bella.

Uomini veri! Ignazio Jouer – extended version

mercoledì, 25 giugno 2008

 

Sarà il caldo, saranno gli impegni, ma in questo momento vedere Fiorello e le sue imitazioni è l’unica cosa che mi fa veramente sganasciare dalle risate.

L’imitazione di Ignazio La Russa di qualche anno fa è da antologia, così come l’intervento del ministro stesso sul programma, qualche settimana fa.
Per ascoltare e vedere la puntata di qualche giorno fa clicca qua.

Ma il top è la parodia del successo Gioca Jouer di una ventina di anni fa!

La filosofia du babbaluci – Tony Sperandeo da Fiorello

lunedì, 23 giugno 2008

Babbaluci” (o anche “vavaluci” dalle mie parti, nel ragusano) in siciliano significa “lumaca“.

Adoro Fiorello e le sue imitazioni irresistibili che impreziosiscono i suoi programmi, soprattutto quel piccolo gioiello di esilarante comicità che è Viva Radio2.

Ma questa volta l’ospite, l’attore palermitano Tony Sperandeo che è stato a sua volta vittima delle imitazioni di Fiorello (ascoltala qui, un piccolo capolavoro!), ha veramente superato il padrone di casa.

Il suo intervento a Viva Radio2, nella puntata del 10 marzo 2008, è di una comicità irresistibile, interamente giocata in modo magistrale, da grande attore di cabaret qual egli è, su tempi, pause, creazione della suspence, attesa della reazione del pubblico e battuta finale.

Una piccola lezione di come raccontare in modo perfetto una barzelletta o un motto di spirito.

Gassman segreto

domenica, 22 giugno 2008

«Tu puoi anche esse’ un principe, ma ricordete sempre
che er nonno der nonno der nonno de tu’ nonno
prima d’esse nominato nobile
… era solo nò stronzo come l’artri!
»
(Vittorio Gassman, nel film Il conte Tacchia

Ho sempre avuto una particolare predilezione e passione per Vittorio Gassman, una passione che nel tempo è cresciuta sempre di più, animata da una certa empatia, affinità spirituale, che soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, quando il male oscuro della depressione lo avvolse in modo inesorabile, me ne fecero scoprire il lato più intimo e vulnerabile.

Lo ritengo l’attore più grande che il teatro e il cinema italiano abbiano probabilmente mai avuto.

Un genio assoluto, popolare e aristocratico al tempo stesso. Una forza della natura, irruenta, passionale, generosa, irridente, sarcastica. Animato sempre da un rigore intellettuale e una passione ardente. Un grande uomo.

Adesso, dagli archivi della moglie Diletta, sono state mostrate per la prima volta al pubblico le lettere, le riflessioni più intime, le note scritte su pagine di quaderno e pizzini dal grande attore.

Devo riconoscere che vedendo questo filmato, mi sono commosso. L’idea che mi ero fatto di Vittorio Gassman ne esce rafforzata. Me lo ha reso ancora più vicino e intimo se possibile.

Da adolescente conoscevo a memoria intere sequenze dei suoi film più belli e famosi: I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), Il sorpasso (1962), La marcia su Roma (1962), I mostri (1963), L’Armata Brancaleone (1966), solo per citarne alcuni.

A metà anni 90, registrai su videocassetta le sue famose letture della Divina Commedia di Dante. Un capolavoro assoluto, da brividi.

Possiedo il cofanetto di cd audio dell’Antologia personale di Vittorio Gassman, una raccolta delle poesie fra i maggiori poeti italiani dell’Ottocento e del Novecento, uscita nel 2000 per Luca Sossella editore e realizzato con le voci di Vittorio Gassman e altri grandi attori di teatro italiani.

Ogni tanto riascolto qualcuna delle poesie lette da Gassman, è ogni volta è un’emozione profonda.

Un paio di settimane fa, in occasione della morte del regista Dino Risi, ho rivisto il film I mostri, con Gassman e Ugo Tognazzi. In particolare il finale dell’ultimo episodio, La nobile arte, quello ambientato nel mondo del pugilato tra due poveri falliti, mi lascia ogni volta senza parole.

Il campo lungo sulla spiaggia desolata con Ugo Tognazzi che cerca di far volare goffamente un aquilone, sotto un cielo livido, per far divertire il suo amico Vittorio Gassman, che applaude scompostamente sulla sedia a rotelle, ridotto ad un bambino a causa dei danni cerebrali subiti nell’incontro di pugilato, è una delle sequenze più belle e amare del cinema italiano.

Ecco la prima parte dell’episodio La nobile arte:

Ed ecco l’ultima parte:

Spleen – Charles Baudelaire

giovedì, 19 giugno 2008

Charles Baudelaire

Il termine spleen, in francese, rappresenta la tristezza meditativa o la melancolia. Il temine venne reso famoso durante il Decadentismo dal poeta francese Charles Baudelaire.

È così che mi sento da un paio di settimane a questa parte.

Il ricordo è andato subito alla poesia di Charles Baudelaire, uno dei miei poeti preferiti.

L’ho studiata ai tempi dell’università, rimeditata e pasteggiata tante volte negli anni successivi. Adesso la sento mia veramente.

Per chi volesse approfondire un poco l’analisi della poesia segnalo questo link interessante come punto di partenza.

Spleen 
C. Baudelaire

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

Spleen 
C. Baudelaire

Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso  sull’anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell’orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera e triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala, come
un pipistrello che la testa picchia
su fradici soffitti; e quando imita
la pioggia, nel mostrare le sue striscie
infinite, le sbarre di una vasta
prigione, e quando un popolo silente
di infami ragni tende le sue reti
in fondo ai cervelli nostri, a un tratto
furiosamente scattano campane,
lanciando verso il cielo un urlo atroce
come spiriti erranti, senza patria,
che si mettano a gemere ostinati.
E lunghi funerali lentamente
senza tamburi sfilano né musica
dentro l’anima: vinta, la Speranza
piange, e l’atroce Angoscia sul mio cranio
pianta, despota, il suo vessillo nero.

Da I fiori del male

Elezioni amministrative Sicilia: spot elettorali

mercoledì, 18 giugno 2008

 

Ecco com’è andata veramente la campagna elettorale delle elezioni amministrative del 15 e 16 giugno in Sicilia che ha visto un clamoroso 8-0 per il PDL.

Gli spot elettorali che non avete visto.

P.S. Sì, i video sono di qualche anno fa, ad opera di Ciprì e Maresco, ma la sostanza non cambia.

La realtà è più tragica della satira più feroce, purtroppo.

Ad un imbecille

martedì, 17 giugno 2008

Caprichos Goya

C’è chi dalle pagine del suo blog vomita giornalmente insulti razzisti, deliri farneticanti, minacce becere cariche di odio che rasentano l’idiozia allo stato puro, alternandole a ridicole esaltazioni della propria razza padana (veneta nel suo caso) e alla presunta intelligenza, o genialità, come lui crede.

Si tratta di provocatori nati. Nati per rompere i coglioni.

Gente che evidentemente non ha altro da fare nella propria vita se non provocare e insultare, e negli intervalli della propria vuota esistenza portare ogni tanto “il cane fuori per pisciarlo”, come nelle barzellette, o specchiarsi in esso.

Leggo il suo blog quasi quotidianamente, come un esercizio spirituale zen, per darmi quella giusta dose di incazzamento e indignazione che mi fa iniziare la giornata con rabbia, per ricordare ogni giorno a me stesso come il razzismo, la violenza strisciante e l’ignoranza si nascondano dietro l’apparente normalità di una vita benestante, dietro i titoli di studio e la rispettabilità di un’esistenza agiata a tranquilla.

Il genio incompreso si vanta anche di avere coniato un acronimo. Ne vanta quasi i diritti d’autore.

Non si è ancora accorto, il fulgido esempio di logos padano, che l’acronimo da lui usato può benissimo significare “razzista di merda“, “represso di merda“, “rincoglionito di merda” o qualunque altro insulto a lui più piaccia, applicandosi perfettamente al suo caso.

Un caso di autoreferenzialità perfetta, pura, circolare, seppur inconsciamente voluta. Ma di certo il suo amato Freud saprebbe come interpretare questi emblematici casi di lapsus o atti mancati.

Ho resistito mesi alle sue provocazioni. Ma oggi l’Einstein padano ha fatto un errore. Un grave errore. Oggi sono di umore nero e incazzato come una bestia. Non ce n’è per nessuno, nemmeno per il padreterno. E adesso gli rendo tutto con gli interessi.

Il nostro “quaquaraquà” ha infatti il vizio di scrutare maniacalmente quello che scrivono gli altri e poi di denigrarli e insultarli sul suo blog, salvo poi cancellare dopo qualche giorno i suoi articoli per paura, per vigliaccheria, per codardia. Non brilla certo di coraggio il “quaquaraquà” padano.

Scrive i suoi articoli carichi di invidia e astio in modo ambiguo, allusivo, in perfetto stile mafioso direi, parlando a nuora perchè suocera intenda.

Ma stavolta hai scritto un mucchio di falsità e idiozie sul mio conto e mi sono rotto i coglioni. Sei riuscito a far venir fuori tutta la rabbia che c’è in me. Il lato peggiore.

E me ne sbatto, ti rispondo al tuo modo. Non ho paura. Casomai dovresti iniziare ad averne tu. Tanto ci conosciamo entrambi.

C’è un tempo per tutto: un tempo per tacere e un tempo per parlare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Thelonious Monk – ‘Round Midnight

domenica, 15 giugno 2008

Uno dei miei brani preferiti, una delle composizioni più belle del jazz in assoluto, ad opera del genio di Thelonious Monk.

Venti anni fa conducevo un programma radiofonico notturno che si chiamava appunto “‘Round Midnight”, assieme a dei miei amici.
Oggi mi è ritornato in mente.

Thelonious Monk (piano)
Charlie Rouse (tenor sax)
Larry Gales (bass)
Ben Riley (drums)
Norway 1966

Giant Steps – John Coltrane

sabato, 14 giugno 2008

Settimana intensa, piena, densa, ricca di soddisfazioni professionali e personali.

Sto cercando di dare il massimo, impegnato in obiettivi ambiziosi, ho costruito un team dal nulla in due mesi, una task force di persone capaci di rischiare, di mettersi in gioco per un progetto che ha del visionario.

Raccolgo le prime soddisfazioni, il lavoro da fare è tanto, ma amo queste sfide al limite dell’impossibile, tracciare rotte nuove.

Mi ci sto dedicando anima e corpo, senza risparmiarmi, bruciando energie al massimo.

Sento che il tempo che ho a disposizione per mettermi alla prova, per dimostrare a me stesso quello di cui sono capace, è poco.

Certe occasioni capitano solo una volta nella vita. Bisogna coglierle al volo e donarsi con generosità.

Ma nonostante tutto questo avverto un vuoto che non potrà essere mai colmato, un’amarezza che mi pervade in ogni momento, una tristezza e malinconia di fondo che non mi abbandonerà mai.

In fondo tutto questo lo sto facendo per lei, Annemieke, anche se non c’è più, ma è sempre viva dentro di me. Un dono per lei.

In momenti come questi trovo rifugio e conforto nella musica di John Coltrane, che da venti anni a questa parte costituisce una presenza e un punto di riferimento costante per me.

“Giant Steps fu il primo grande successo personale di John Coltrane ed è ancor’oggi considerato uno dei suoi capolavori oltreché uno dei dischi più importanti della storia del jazz.” (da Wikipedia)

Il brano è costruito su una progressione armonica basata su intervalli di terza maggiore, molto insolita e di grande difficoltà per i solisti.

Avrò sentito Giant Steps centinaia di volte, ma ogni volta è come se fosse la prima volta.