Archivio di luglio 2008

Jimi Hendrix - Hey Joe (Live at Monterey)

mercoledì, 30 luglio 2008

 

L’esibizione di Jimi Hendrix al Festival di Monterey del 18 giugno 1967 viene ricordata come una delle migliori performance live del grande chitarrista, e una delle migliori in assoluto nella storia del rock.

Fu al termine di quella storica esibizione, dopo avere suonato Wild Thing, che Jimi Hendrix, per sottolineare la sua spasmodica necessità di estrarre sonorità sempre nuove ed inedite, diede fuoco alla sua chitarra con del liquido per accendini distruggendola contro il palco e gli amplificatori in un susseguirsi di feedbacks e distorsioni sonore allucinanti.

Il brano riportato in apertura è però la bellissima Hey Joe, durante la cui esecuzione Jimi Hendrix dà il meglio di sè sia dal punto di vista puramente tecnico e strumentale (memorabile l’assolo suonato con i denti e un altro assolo con la chitarra dietro la nuca), che dal punto di vista espressivo ed emotivo.

Un’interpretazione memorabile da cui emerge in modo evidente anche il magnetismo, la grande carica erotica e seduttiva che emanava Jimi Hendrix.

Un capolavoro che mi mette i brividi ogni volta che lo ascolto.

E pensare che sono passati 41 anni da allora.

Green Onions - Booker T & The MG’s

martedì, 29 luglio 2008

Ieri sera ho ripreso ad ascoltare blues. Mi capita sempre quando sono di un umore particolare, quando i fantasmi, le ossessioni, i “blue devils” mi assalgono.

Ho iniziato con John Lee Hooker, con i suoi blues lenti, ipnotici, stregati, che cantano il malessere, la solitudine, la sofferenza profonda dell’anima. Poi pian piano sono passato ai blues dal ritmo più veloce, venati di influenze rock, fino ad arrivare ai brani più energici, più carichi di groove, per arrivare al soul.

Un percorso musicale che è anche un percorso terapeutico dell’anima. Il blues per me è anche una medicina, e vi faccio ricorso spesso, come uno sciamano. Non ha controindicazioni.

Alla fine, chissa per quali vie traverse, sono arrivato ai Blues Brothers, e da lì sono andato a finire a quel capolavoro che è Green Onions del gruppo Booker T. & the MG’s.

Nel 1962 Booker T. Jones (organo e pianoforte), Steve Cropper (chitarra), Donald “Duck” Dunn (basso) e Al Jackson, Jr (batteria) fondarono il gruppo Booker T. & the MG’s che ottenne grande successo tra gli anni ‘60 e ‘70.

Nel 1980 sia Steve Cropper che Donald “Duck” Dunn parteciparono al fim The Blues Brothers di John Landis, con John Belushi e Dan Aykroyd, impersonando due membri della banda, oltre che figurare nella colonna sonora del film.

Vi propongo due versioni del celebre brano Green Onions.

La prima, che ho riportato in apertura del mio articolo, è della prima metà degli anni 60, quando il gruppo raggiunse il successo con il brano.

La seconda versione, che vi propongo qui di seguito, è invece del 30 luglio 2006. Stessi musicisti, una quarantina d’anni in più, ma l’energia e il groove sono sempre ineguagliabili.


 

Madrugada - Vocal

sabato, 26 luglio 2008

«I have a cry, I have a cry and I will not be contained [...]
I buried my head in that pillow for a million days»
(”Vocal” - Madrugada) 

Ho preso oggi in mano, non so quanto casualmente, un cd audio dei Madrugada, un gruppo norvegese che ricorda a tratti Nick Cave, Jeff Buckley, i Noir Desir e Joy Division.

La loro musica e i testi sono fortemente impregnati di atmosfere dark, cupe, struggenti, dal mood oscuro, con influenze blues e rock, dominate dalle tonalità baritonali e scure della voce del frontman e cantante Sivert Høyeme.

Mi ha fortemente colpito. Soprattutto Vocal (qui in una esibizione live di quest’anno) uno dei loro brani più famosi, tratto dal loro primo album Industrial Silence (1999).

E mi hanno impressionato alcune coincidenze, prima fra tutte il fatto di scoprire su Internet che il chitarrista del gruppo, Robert Burås, è morto il 12 luglio del 2007, trovato senza vita nel suo appartamento ad Oslo.

Il CD audio ce lo aveva spedito circa un anno fa, proprio in quello stesso periodo, la sorella di Annemieke, pochi mesi prima che lei si ammalasse. Annemieke amava questo tipo di musica, le piacevano Nick Cave, Joy Division, gli U2.

Risentendo adesso l’album, soprattutto alcuni brani lenti ed ipnotici, ascoltandone le parole e la musica, non posso fare a meno di coglierne alcune sfumature che mi hanno a tratti fortemente turbato.

VOCAL

You better run, you better run
You better not wait too long
You better run, you better run
You better run for you have a heart
So let’s start, so let’s start
So let’s start, tear it all apart
You better run, you better run
You better run for you have a heart
Well, oh, well, oh, you know it’s only so much I can take
I buried my head in that pillow for a million days
So, oh, oh well, I’m sorry but I do not care to wait
Dare not walk through the light
Dare not walk through the light

Your vision’s travelled far today
So why don’t you run away
Your vision’s travelled far today
Like in the times when you say

I have a cry, I have a cry, and I will not be contained
I have a cry, I have a cry, and I will not be contained, no
Oh well, oh you know it is only so much I can take
Buried my head in that pillow a million days oh, oh
Oh well, I’m sorry but I do not care to wait
Oh, dare not walk through the light
Dare not walk through the light, oh

Oh, dare not walk through the light
Dare not walk through the light

Sicilia toccata e fuga

martedì, 22 luglio 2008

Scoglitti porto 18 luglio 2008

Venerdi scorso ho accompagnato le mie bambine in Sicilia, dai miei genitori. Domenica pomeriggio sono ripartito. Meno di due giorni in tutto.

Mi aspettano un’estate e un autunno molto intensi dal punto di vista lavorativo. Siamo alle prese con consegne dalle scadenze molto ravvicinate e impegnative su un progetto molto complesso. Si preannuncia un’estate torrida e un autunno caldo al lavoro, molto caldo.

Nonostante questo ho cercato di godere come ho potuto le 48 ore di evasione nei territori a nord del Canale di Sicilia, di fronte all’Africa. Non si sa mai. Con i tempi che corrono è probabile che fra poco tempo mi fermino alla frontiera e mi chiedano il passaporto padano.

Venerdi, quando sono arrivato, c’era vento e mare forte, il cielo coperto. C’è stato un breve temporale. Alla fine, poco prima del tramonto, c’era una luce molto bella, dalle sfumature contrastanti, calda e fredda al tempo stesso. Sono uscito per scattare alcune fotografie.

Scoglitti porto 01 Scoglitti porto 02 Scoglitti porto 03

Scoglitti porto 04 Scoglitti porto 05 Scoglitti_il mare dalla mia terrazza

Viaggiare per migliaia di chilometri (ci sono 1.450 chilometri da Monza al litorale ragusano, la stessa distanza che c’è da Milano a Copenhagen) quando si ha poco tempo a disposizione fa sempre uno strano effetto: si ha l’impressione di spostarsi nello spazio e nel tempo, con un’evidente alterazione della normale percezione della realtà.

Quei due giorni che sono stato in Sicilia, avendo cambiato completamente ambiente, luogo e atmosfera, mi sembrava che fossero durate settimane.

Ho incontrato molti amici e conoscenti, semplicemente passeggiando la sera per il lungomare o andando la mattina al bar, o in spiaggia.

Al ritorno, lavorando per di più a Lugano, in Svizzera, con un ulteriore viaggio e cambio di nazione, mi sembrava di non essere mai andato via e che tutto fosse stato un sogno.

Tre cose mi sono rimaste fortemente impresse di questo breve viaggio in Sicilia, dove tornerò nuovamente per dieci giorni dal 1 al 10 agosto.

La prima è quella sensazione di straniamento sempre più forte che mi coglie ogni volta che ritorno nei posti dove sono nato e cresciuto, l’insofferenza forte, la sensazione quasi di disagio, inquietante perché inaspettata. Tutto mi sembra familiare e alieno al tempo stesso. Mi sento protagonista e spettatore. Parte in causa e coscienza fortemente critica. Una dissociazione della coscienza che ogni volta si ripresenta con sfumature e intensità diverse.

La seconda è stato constatare come pur essendo stato a mare solo un giorno mi sia abbronzato rapidamente e intensamente come generalmente si diventa dopo una settimana abbondante di sole. Quasi come se il mio corpo, stando lontano dalla sua terra, avesse amplificato e intensificato la capacità di reagire agli stimoli naturali e primigeni, si fosse adattato ad assorbire in pochissimo tempo quello che di solito era abituato a fare in mesi.

La terza è stato, con mia notevole sopresa e stupore, vedere il nuovo Aeroporto di Catania, reso operativo meno di tre anni fa. Bello, moderno, funzionale, ben fatto, organizzatissimo, con personale efficiente, giovane, cortese e sempre disponibile. Sembrava di non essere in Sicilia (e lo dico da siciliano), ma nemmeno in Italia.

Una bella sorpresa in questa terra ricca di contrasti forti e contraddizioni.

Sono ripartito per Milano con una ventata di speranza e ottimismo nel cuore.

Sulle tracce di Montalbano

mercoledì, 16 luglio 2008

Sulle tracce di Montalbano

Da alcuni giorni è online il portale Sulle tracce di Montalbano dedicato agli episodi televisivi del Commissario Montalbano.

Devo dire che il portale è fatto veramente bene, molto ricco di contenuti multimediali e aggiornato con frequenza settimanale con filmati dal backstage girati appositamente per il sito, diari di lavorazione, sceneggiature, interviste, foto, notizie e curiosità.

Farà sicuramente la felicità dei tanti appassionati - e io sono fra questi - del celebre commissario nato dalla penna dello scrittore Andrea Camilleri e interpretato sul piccolo schermo con grande bravura e successo dall’attore Luca Zingaretti. Tutti gli episodi televisivi sono diretti dal regista Alberto Sironi.

Nella sezione Collezione è possibile vedere in streaming video tutti i 14 episodi finora trasmessi in televisione, in versione integrale.

Nella sezione Backstage, forse la più bella e interessante di tutte, è possibile vedere e seguire il backstage delle riprese dei nuovi episodi de il Commissario Montalbano, attualmente in corso nella provincia di Ragusa in Sicilia.

Filmati inediti di notevole fattura e qualità, quasi delle piccole storie o episodi a sè, mostrano il dietro le quinte delle riprese, fanno conoscere i protagonisti e i luoghi, le comparse, l’atmosfera e gli aspetti più affascinanti, curiosi e divertenti che si celano dietro il lavoro del cinema o della fiction televisiva. Ma anche gli aspetti più faticosi e frustranti, come quelli dedicati al maltempo, con i tecnici addetti alla fotografia sempre con la faccia in alto a scrutare le nuvole e misurare la luce, o l’addetta al guardaroba sempre pronta a stirare subito una camicia per il protagonista, o i tecnici che montano e smontano il set in una giornata.

Sarà perché sono nato e cresciuto nella provincia di Ragusa, in quei posti che sono diventati celebri come set televisivo degli episodi del Commissario Montalbano; sarà perché ho la casa a mare distante solo una decina di chilometri da quella che nella finzione televisiva è l’abitazione del commissario Montalbano, e mi bagno da decenni nello stesso mare; sarà perché quando vedo o leggo le storie di Montalbano risento gli odori e i profumi della mia terra, rivivo delle emozioni profonde, provo delle sensazioni molto forti; sarà perché in questo periodo sto lavorando molto intensamente e ho voglia di evasione e libertà; o forse sarà più semplicemente perché fra tre giorni vado in Sicilia, anche se solo per un fine settimana, proprio in quei posti dove sono ambientate le storie di Montalbano, che sento il richiamo della terra farsi sentire, forte e arcaico, misterioso e irresistibile.

Mi farò una lunga, lunghissima nuotata, al largo, pensando a nulla, facendo il vuoto dentro di me, in quello stesso mare che ormai tutti conoscono come “il mare del Commissario Montalbano”.

I soliti sospetti - The Usual Suspects (1995)

domenica, 6 luglio 2008

«The greatest trick the Devil ever pulled
was convincing the world he didn’t exist.
And like that… he is gone.

(Kevin Spacey, nel film The Usual Suspects

Ho visto la prima volta il film I soliti sospetti (The Usual Suspects) di Bryan Singer al cinema, al tempo della sua uscita, nel 1995, e ne rimasi fortememte impressionato: un film perfetto, con uno dei finali più belli, forse in assoluto, nella storia del cinema.

Ieri l’ho rivisto. E l’emozione è sempre la stessa.

Una trama con un intreccio narrativo perfetto, un’atmosfera torbida e sulfurea, attori straordinari, dialoghi e battute memorabili, sequenze che ti rimangono dentro per sempre, un finale, come già detto, da antologia.

La forma narrativa attorno alla quale è organizzato il film è quella del cosiddetto “narratore inattendibile“, che racconta le gesta terribili del misterioso e demoniaco Keyser Soze.

Noi vediamo e sentiamo il film attraverso la voce e i flash-back di uno dei personaggi, Roger “Verbal” Kint (interpretato in modo superlativo da Kevin Spacey), un nome che è già un’esca (Verbal), e siamo portati a solidarizzare con lui, identificarci con lui, per scoprire poi alla fine che niente è come sembra e che siamo stati vittime di un grande inganno.

Il finale riorganizza una serie di frammenti sparsi dando loro un senso narrativo che prima non avevano: configura insomma un disegno che scopriamo presente per tutto il film. Una serie di segnali, di esche, che ci dicono che la cosiddetta realtà non è altro che una finzione, che la verità è uno smacco della conoscenza.

Il narratore (Kevin Spacey) ci offre per tutta la durata del fim, le informazioni necessarie per farci stare in guardia contro le cose che non sono quelle che sembrano. Il narratore insiste su quelli che sembrano eventi marginali della vicenda, ma noi, come il poliziotto del film che indaga sulla vicenda, semplicemente non ce ne accorgiamo, pur avendole sotto gli occhi.

Tra le altre cose ho fatto caso solo stasera che le iniziali di Kevin Spacey (KS) sono le stesse del fantomatico personaggio Keyser Soze. Un ulteriore indizio che non viene colto.

Sia lo spettatore che i personaggi (i complici involontari di Keyser Soze, e in particolare l’agente di polizia doganale David Kujan, interpretato da Chazz Palminteri) hanno la verità sotto gli occhi, semplicemente non sanno leggerla nei segni premonitori con cui essa si manifesta.

E questo è il grande inganno, la grande beffa (”the greatest trick“): “La beffa piu grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste. E come niente… sparisce.”

Ma al di là di tutte le letture e le analisi, I soliti sospetti rimane un film memorabile che emoziona e turba sempre, come fosse ogni volta la prima volta.

Per chi volesse vedere la sequenza riportata in apertura dell’articolo nella versione italiana, ecco il link.

Questo è il trailer originale.

Questo invece è il memorabile finale del film.

Il pornonano

giovedì, 3 luglio 2008

Berlusconi_pornonano

Stasera avevo deciso di interrompere il mio digiuno televisivo, che dura ormai da più di un anno, per assistere a un evento mediatico di portata storica paragonabile allo sbarco dell’uomo sulla luna del 1969, all’assedio dell’ambasciata statunitense a Saigon del 1975, alla caduta del muro di Berlino del 1989, alle monetine lanciate addosso a Craxi all’uscita dall’Hotel Raphael nel 1993.

L’intervento in diretta dello psiconano alla trasmissione Matrix di Enrico Mentana, per difendersi e screditare le intercettazioni telefoniche che lo vedono protagonista di conversazioni ad alto tasso erotico, o addirittura pornografico, sulle sue “favorite”.

Mi sarebbe piaciuto vedere in faccia il vecchio satiro di plastica, avrei voluto capire qual è il vero significato che si cela dietro l’espressione ”pari opportunità“, dietro le assegnazioni misteriose di certi ministeri. Invece niente.

Il pornonano, sicuramente consigliato dai suoi esperti per evitare problemi ben più grossi, ha dato forfait all’ultimo momento.

In fondo anche Al Capone alla fine cadde e fu incastrato per delle questioni di secondaria importanza. Evidentemente la storia insegna qualcosa.

In ogni caso mi vado convincendo sempre di più che il personaggio del politico Cetto La Qualunque interpretato da Antonio Albanese, sia la rappresentazione più realistica della politica e dei politici italiani.

Ancora una volta, comunquemente e infattamente, ribadiamo: “Cchiu’ pilu pi’ tutti! Cchiu’ pilu pi’ tutti!