I soliti sospetti – The Usual Suspects (1995)

«The greatest trick the Devil ever pulled
was convincing the world he didn’t exist.
And like that… he is gone.

(Kevin Spacey, nel film The Usual Suspects)

Ho visto la prima volta il film I soliti sospetti (The Usual Suspects) di Bryan Singer al cinema, al tempo della sua uscita, nel 1995, e ne rimasi fortemente impressionato: un film perfetto, con uno dei finali più belli nella storia del cinema.

Ieri l’ho rivisto. E l’emozione è sempre la stessa.

Una trama con un intreccio narrativo perfetto, un’atmosfera torbida e sulfurea, attori straordinari, dialoghi e battute memorabili, sequenze che ti rimangono dentro per sempre, un finale, come già detto, da antologia.

La forma narrativa attorno alla quale è organizzato il film è quella del cosiddetto “narratore inattendibile“, che racconta le gesta terribili del misterioso e demoniaco Keyser Soze.

Noi vediamo e sentiamo il film attraverso la voce e i flash-back di uno dei personaggi, Roger “Verbal” Kint (interpretato in modo superlativo da Kevin Spacey), un nome che è già un’esca (Verbal), e siamo portati a solidarizzare con lui, identificarci con lui, per scoprire poi alla fine che niente è come sembra e che siamo stati vittime di un grande inganno.

Il finale riorganizza una serie di frammenti sparsi dando loro un senso narrativo che prima non avevano: configura insomma un disegno che scopriamo presente per tutto il film. Una serie di segnali, di esche, che ci dicono che la cosiddetta realtà non è altro che una finzione, che la verità è uno smacco della conoscenza.

Il narratore (Kevin Spacey) ci offre per tutta la durata del fim, le informazioni necessarie per farci stare in guardia contro le cose che non sono quelle che sembrano. Il narratore insiste su quelli che sembrano eventi marginali della vicenda, ma noi, come il poliziotto del film che indaga sulla vicenda, semplicemente non ce ne accorgiamo, pur avendole sotto gli occhi.

Tra le altre cose ho fatto caso solo stasera che le iniziali di Kevin Spacey (KS) sono le stesse del fantomatico personaggio Keyser Soze. Un ulteriore indizio subliminale che non viene colto alla prima visione.

Sia lo spettatore che i personaggi (i complici involontari di Keyser Soze, e in particolare l’agente di polizia doganale David Kujan, interpretato da Chazz Palminteri) hanno la verità sotto gli occhi, semplicemente non sanno leggerla nei segni premonitori con cui essa si manifesta.

E questo è il grande inganno, la grande beffa (“the greatest trick“): “La beffa piu grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste. E come niente… sparisce.”

Ma al di là di tutte le letture e le analisi, I soliti sospetti rimane un film memorabile che emoziona e turba sempre, come fosse ogni volta la prima volta.

Per chi volesse vedere la sequenza riportata in apertura dell’articolo nella versione italiana, ecco il link.

Questo è il trailer originale.

Questo invece è il memorabile finale del film.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0

Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

5 Comments

  • […] “I soliti sospetti. La storia di cinque criminali un po’ sfigati che si mettono assieme per fare un colpo, il primo va benone ma poi, un intermediario col nome giapponese propone un  nuovo colpo per conto di un boss spietatissimo e senza Dio: Keyser Söze. I cinque sono tentati ma il colpo è rischiosissimo anche perché consiste, tra l’altro, nel rubare la “roba” degli altri. Da autentici disperati si lasciano coinvolgere con le più tipiche motivazioni del noir: a) diventare ricchissimi; b) vivere per sempre con la bella di turno (solo (a per due o tre dei cinque).  Un film bellissimo, perfetto nella sua costruzione:  tensione e suspense  sono dosate sapientemente nell’andamento ritmico elegantissimo che aggroviglia lo spettatore e lo conduce fino al colpo di scena finale.” […]

  • Reply April 14, 2009

    Steve

    E’ vero, questo film e’ e rimane memorabile con il mitico Keyser Soze e una grande interpretazione di Kevin Spacey. Oltre al gia’ citato ” the others”, altro film che lascia spiazzati e’ ”Il sesto senso” di Shyamalan con B.Willis. Ciao Steve.

  • Reply July 7, 2008

    Sonia

    Anche “The Others” mi lasciò spiazzata con il suo finale e anche lì nulla era come si era lasciato intendere allo spettatore.
    A proposito del credere di conoscere qualcosa o qualcuno in base a ciò che essa sembra essere ai nostri occhi, ti consiglio un librettino godibile, se non lo hai già letto,: “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery.
    Intanto saluti da Vittoria al suo apice nel “luni di San Giuvanni”!!!!

  • Reply July 6, 2008

    La carfa

    Ricordo che in quel periodo sono usciti (in italia) quasi contemporaneamente The Usual Suspects e Seven. Ho ancora ben impresso in mente il doppio godimento…

  • Reply July 6, 2008

    nexusdue

    Bella recensione a posteriori. Sono daccordo, finale bellissimo. Raramente un finale di un film mi arriva a sorpresa. Mi è successo anche con Saw. Nessun paragone tra i due film (I solito sospetti è un capolavoro), ma entrambi con finale che spiazza.

Leave a Reply


*