Scene di ordinaria seduzione in treno

Donna_Fellini

Ieri sera, mentre tornavo in treno da Lugano, ho assistito a una scenetta deliziosa e dal sapore felliniano, per non dire boccaccesco, di quelle che se uno le trovasse all’interno di un film o di un romanzo le riterrebbe inverosimili e assurde.

Il treno da Chiasso per Milano era segnalato con venti minuti di ritardo.

I viaggiatori attendevano tra lo spazientito e il rassegnato, fra battute ironiche e a tratti divertite, in quello strano territorio di nessuno costituito dalla saletta d’attesa della dogana e da una sorta di curioso recinto dei polli col cancelletto comandato elettronicamente che impedisce alle persone di salire sul treno prima di passare il controllo passaporti.

In queste situazioni di attesa, di sospensione si crea di solito, fra le persone che vi si trovano coinvolte, una strana sensazione di cameratismo, di complicità, di intimità quasi.

Persone che ogni giorno si incontrano in treno e che non si sono mai rivolte la parola, iniziano improvisamente a parlare e scherzare: ci si racconta dettagli della propria vita, si telefona ai propri cari per avvisare che si farà tardi, e ognuno ascolta tutto di tutti.

Son situazioni di contrabbando”, si allentano i controlli e le censure.

E a volte succede qualcosa che in condizioni normali non accade.

«Ci sono occhi che si cercano,
ci sono labbra che si guardano»

cantava Paolo Conte in Aguaplano.

Succede così che nella sala d’attesa un ragazzo giovane di circa venti anni, o poco più, attacchi bottone con una signora quarantenne che potrebbe essere sua madre.

Lui è un ragazzone moro, un bel ragazzo come tanti, vestito in modo semplice ma curato.

Lei è una donna assolutamente normale, abbastanza in carne anche, fin troppo forse, con un viso gioviale e aperto, ridente, l’atteggiamento solare. Suscita ricordi e sensazioni culinarie, deliziosi manicaretti fatti in casa.

Una donna felliniana.

Ricorda vagamente l’attrice Andréa Ferréol nel film La grande abbuffata (1973) di Marco Ferreri con Ugo Tognazzi.

Finalmente arriva il treno.

Io salgo su una carrozza e mi siedo su una poltrona, nello scompartimento quasi vuoto, e mi metto ad ascoltare la musica con gli auricolari.

Dopo pochi secondi sale anche la donna e si siede a fianco a me, ma dall’altro lato del corridoio. Improvvisamente, subito dopo arriva anche il ragazzo e le si piazza di fronte.

Non fanno caso a me che ascolto musica e parlano tranquillamente pensando di non essere sentiti. In realtà stavo ascoltando della musica new age a basso volume e ho potuto sentire tutto.

Il ragazzo passa subito all’attacco, si presenta, fa espliciti complimenti alla donna, le fa capire che le piace e le chiede se si possono incontrare fuori di là.

La donna, piacevolmente sorpresa e soddisfatta, si illumina in viso, scherza anche lei. Ride. Una risata sonora, argentina.

Inizia il gioco delle parti, la commedia delle schermaglie della seduzione.

Lei si schernisce, gli dice che potrebbe essere sua madre, che è sposata, che la sua vita è già abbastanza complicata e che non ha bisogno di complicarla ulteriormente.

Ma si vede che la cosa le piace, la stuzzica, la lusinga.

Alla fine il ragazzo le chiede il numero di cellulare. Lei tentenna un attimo, poi ridendo glielo dà.

Poco dopo il ragazzo scende e le dice: “Allora ci sentiamo. Ti chiamo”.

Subito dopo la donna inizia a chiamare tutte le sue amiche al telefono e racconta l’accaduto. Si vede che è al settimo cielo, sorpresa, contenta, eccitata come un’adolescente al primo incontro.

Sembrava di essere in una scena di un film di Fellini o ne Il Decameron di Pasolini. Desiderio e carnalità allo stato puro, nessuna censura, nessun senso del peccato. Solo due persone sconosciute che si attraevano e volevano incontrarsi al di là di ogni convenzione morale o sociale.

Chissà se i due si incontreranno mai.

Se incontro di nuovo in treno la donna glielo chiedo.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

10 Comments

  • Reply March 13, 2009

    Voyager (così mi riconosci :))

    Se vuoi chiediglielo come è andata ma sappi che comunque sia andata ti risponderà che non se ne è fatto nulla…:)

    Due sono le certezze che ho sulle donne:
    1) che traditrici o no sono sempre curiose di sapere quanto possono ancora sedurre
    2) che ci tengono molto meno dei maschi a far capire quanto possono essere “libertine”…:)

  • Reply September 19, 2008

    ermeneuta

    @ Sonia: Sei rimasta indietro Sonia… il mondo va avanti 😉

    @nexusdue: lo so già che ti devo passare il suo numero di telefono, non c’è bisogno che me lo ricordi. Ci siamo messi d’accordo ieri no? 😀

    @Daniele: caspita che immaginazione cruenta! Non credo proprio. Mi sa che li’ “si ballerà” alla grande. 😉 . Nella peggiore della ipotesi mi sa che, vista la gran quantità di carne, se la seziona e se la mangia :-D.

  • Reply September 19, 2008

    Sonia

    Ma non erano gli uomini che una volta chiamavano gli amici al telefono per raccontare la conquista fatta, sghignazzando e vantandosene????
    Devo essermi persa qualcosa….

  • Reply September 19, 2008

    Daniele Neroni

    leggendo mi è venuta in mente la scena del film “io vi troverò” quando la figlia di Liam Neeson e la sua amica arrivano a Parigi… :X

    speriamo siano solo felliniani gli sviluppi.

  • Reply September 19, 2008

    nexusdue

    Puoi sempre prendere il numero e passarlo a me, visto che è il mio genere di donna 🙂

    Logicamente si scherza (lo scrivo, magari passa da qui la mia compagna e mi fa un ma..o tanto)

  • Reply September 19, 2008

    Sonia

    Ho sempre pensato che, in codeste situazioni, esistano 2 tipi di donne che, con un francesismo, si potrebbero definire:
    1) “futti e cianci”
    2) “futti e arriri”
    Mentre le prime non si sottraggono alla relazione extraconiugale, ma poi piangono e si disperano tormentate dai sensi di colpa o dal non previsto coinvolgimento con il tipo che nel frattempo si è dato; le seconde non si sottraggono alla relazione extraconiugale, ma (più saggiamente, visto che quel che è fatto è fatto) se la godono!
    Con facilità, potremmo dire che la signora del treno appartiene alla seconda categoria!!

    La vera domanda è: esistono donne appartenenti alla categoria tre che invece si sottraggono alla tentazione???

  • Reply September 19, 2008

    ermeneuta

    Miriam, ci voleva una storia simile per tornare a farti scrivere qualche commento sul mio blog? 🙂

    Comunque non c’era nulla di tormentato fra i due.
    Atmosfera godereccia e carnale. In puro spirito libertino.

    E la signora mi sembrava una molto serena e felice. Forse la vita complicata era dovuta al fatto di viaggiare spesso e che col marito non si vedono tutti i giorni.

    Per il resto era il ritratto della salute e dello stare bene con se stessi.

    Salvo

  • Reply September 19, 2008

    Miriam

    ehm…Paolo, di grazia, FATTI I FATTI TUOI! 😉
    Tu Salvo invece chiedi pure alla signora 😀
    …ma quanto ci piacciono ‘ste storie a noi donneeeeee??!!
    ‘na frega! come direbbero i miei amici abruzzesi.
    buona giornata

  • Reply September 19, 2008

    ermeneuta

    Nulla di tutto questo Paolo,

    magari poi le chiedevo anch’io il numero di cellulare! 🙂

    Scherzo, non era il mio tipo. Magari avesse avuto una quindicina di chili in meno si. 😉

  • Reply September 19, 2008

    paolo

    perchè lo vuoi sapere?

    magari per scoprire che lui voleva solo farsi la storiella con la quarantenne per vantarsi poi con gli amici? o che lei, dopo, non ha retto i sensi di colpa per una scappatella che ha messo ancora più in crisi il suo già fragile matrimonio?

    non è già bello l’incontro che hai così sapientemente descritto?

    non è meglio restare con l’illusione che i due abbiano avuto anche un solo momento di felicità?

    la realtà, spesso, fa male…

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