Archivio di ottobre 2008

Piccole oppositrici a Berlusconi crescono

giovedì, 30 ottobre 2008

Libertà guida il popolo_Delacroix

Oggi è stata una grande giornata. Di quelle storiche da segnare nel calendario.

La manifestazione contro il vergognoso decreto del governo Berlusconi che mira a distruggere la scuola pubblica italiana è stato un successo.

Centinaia di migliaia, forse un milione di persone, hanno manifestato pacificamente in tutta Italia per protestare e difendere il diritto per i propri figli ad una scuola e un futuro migliore.

Nel mio piccolo ho fatto quel che ho potuto.

Oggi ero a casa, ho preso un permesso per sbrigare delle faccende personali, e nel frattempo sono stato a casa con le mie figlie, che non sono andate a scuola per lo sciopero. La più grande ha quasi sette anni, la più piccola quasi cinque.

Mentre pranzavamo insieme, loro facevano un poco di capricci a mangiare. E a quel punto mi è venuta l’ispirazione geniale.

«Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione» (Amici miei).

Di botto dico alle mie figlie: «Mangiate, da brave, altrimenti diventate come Berlusconi!»

«Chi è Berlusconi, papà?» chiedono all’unisono entrambe.

«Il più grande cretino d’Italia!» rispondo io, pregustando già il seguito, e chiedo a mia volta «Edith ti hanno spiegato a scuola perché oggi fanno sciopero?»

«Sì, ma non l’ho capito» risponde lei.

«Te lo spiego io!» esclamo. «Berlusconi è il capo del governo dell’Italia e vuole distruggere la vostra scuola»

«Ma veramente? Ma perché vuole farlo?» dicono loro.

«Perchè Berlusconi è cretino e anche cattivo e malafrusculu (Nota: “malafrusculu” è un antico modo di dire tipico della sicilia orientale per indicare gli spettri che vanno in giro per le vie della città nelle ore più calde della giornata mentre tutti riposano, e per estensione, i malintenzionati che vanno in giro per recare danno agli altri. Veniva usato come spauracchio per i bambini, per invitarli a stare attenti e non fidarsi degli sconosciuti).

Aggiungo poi per tranquillizzarle: «Ma non ci riuscirà perché tanta gente è adesso contro di lui e anche la vostre maestre fanno sciopero per protestare».

«Ma perché Berlusconi è il capo dell’Italia se lui è cretino?» mi chiede Edith.

«Perché ha preso in giro tanta gente che lo ha votato. Perché lui è cattivo, ma furbo. Solo che ora la gente lo sta capendo, e presto lo cacceranno via» rispondo.

«Lo butteranno giù dalla montagna come la strega di Biancaneve e poi se lo mangeranno gli avvoltoi?» mi chiede la più piccola.

«Molto probabile» rispondo io.

«Papà, ma lui è vecchio?» chiedono.

«»

«Ma è alto?»

«No, è piccolo. Un nano. Un nano cattivo» rispondo con un sorriso diabolico.

«Papà, ma chi è più cretino: Berlusconi o quello con la faccia da diavolo?» (nota: George W. Bush nel video John The Revelator dei Depeche Mode)

«È difficile. Diciamo che Berlusconi è il più cretino d’Italia e quello con la faccia da diavolo è il più cretino d’America. Sono anche amici fra di loro.»

«Ah» esclamano entambe. «Ma ce l’hai una foto di Berlusconi? Ce lo fai vedere?» mi chiedono incuriosite.

«Certo, ma dopo che avete finito di mangiare» rispondo vedendo con soddisfazione che nel frattempo avevano quasi mangiato tutto.

«Papà, ma Berlusconi anche quando era ancora piccolo voleva diventare il capo dell’Italia? Lui rubava le cose agli altri bambini?» mi chiede la più grande.

«Molto probabilmente» rispondo io con le lacrime agli occhi per le troppe risate.

«Ma Berlusconi ha un fratello?»

«Sì, ed è cretino anche lui»

«Ma ha dei figli?»

«Sì, ma sono più intelligenti di lui»

«Papà ma chi è più forte: Braccio di Ferro o Berlusconi?»

«Braccio di Ferro»

«Chi è più forte: Hulk o Berlusconi?»

«Hulk»

«Chi è più forte: Pippi Calzelunghe o Berlusconi?»

«Pippi Calzelunghe» rispondo mentre entrambe ridono divertite.

«Ma il Tyrannosaurus Rex se lo mangia a Berlusconi?»

«Certo che sì!»

«Papà ce lo fai vedere Berlusconi?» chiedono all’unisono, ormai incuriosite.

«Ok» e gli faccio vedere il video ormai celebre dell’”Avviso ai naviganti”.

Appena lo vedono scoppiano a ridere.

Dopo un po’ che guardano il video la più piccola mi chiede: «Papà, ma perchè Berlusconi parla così?» alludendo alle sue pause studiate. «Perché fa quella faccia?»

E la più grande, precedendomi, con il tono di chi la sa più lunga, rivolta alla sorella «Perché è cretino, Isabel. Te l’ha già detto il papà, no?»

«Ci fai vedere anche una foto?»

«Certo» e gli mostro questa foto.

Scoppiano a ridere, nemmeno avessero visto Mr. Bean in azione.

«Papà, ma perché si tiene il pisello?» mi chiede la più grande.

«Perché lui ha il pisello piccolo piccolo, e si è messo del cotone dentro i pantaloni per farlo sembrare più grande, ma se lo deve sistemare altrimenti gli cade» rispondo ormai con le lacrime agli occhi.

«Ma è veramente furbo lui!» esclama divertita Edith «Però tanto fra poco va via, la gente lo caccia!»

«E lo buttano nella cacca» aggiunge la più piccola.

«Eh sì, speriamo bene!»

Finita la lezione di educazione civica sui principi della democrazia e libertà, le piccole se ne tornano a giocare e io mi verso della grappa in un bicchiere, ancora con le lacrime agli occhi per le risate.

Mentre inizio a scrivere le prime righe di questo post, le sento che giocano di là in soggiorno con i pupazzi: «Adesso il coccodrillo si mangia Berlusconi!»

Qualcuno storcerà forse il naso a queste mie righe. Dirà: ma questo è plagio di minori, è circonvenzione d’incapace.

No. Questa è vita. Questo è divertimento. Questo è vivere. Una risata seppellirà questo governo di corrotti e incapaci.

Io inizio a porre le basi per un futuro migliore. A mio modo. Con un imperituro sberleffo al nano di plastica che tramando alle mie figlie. Una pernacchia multi-generazionale.

E vaffanculo!

Sua Altezza Brunetta l’assenteista

martedì, 28 ottobre 2008

Brunetta

Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta risulta essere uno dei ministri più popolari del governo Berlusconi, con una fiducia da parte degli italiani intervistati pari al 60% (dati sondaggio Repubblica 13/10/2008).

Il Ministro Brunetta, il grande moralizzatore dell’Amministrazione Pubblica, il severo fustigatore dei fannulloni e travet meridionali, è anche, malgrado l’altezza, un grande egocentrico e narcisista.

L’onnipresente e iperefficiente Brunetta è un fedele habitué dei talk-show televisivi; conduce un programma radiofonico su RTL 102.5 dal titolo Brunetta della domenica il cui jingle pubblicitario fa rabbrividire per l’assoluta mancanza di autoironia; ha un sito web personale che già dalla foto in home page è caldamente sconsigliato alle donne in gestazione.

Brunetta se l’è presa con tutti: dipendenti pubblici che fanno troppe malattie, forze dell’ordine, medici, ferrovieri, magistrati.

Minaccia di qui, minaccia di là si vanta di avere ridotto l’assenteismo, le malattie nei pubblici uffici, di avere introdotto i tornelli dappertutto per certificare la presenza del personale.

Peccato che da quando è al Ministero non abbia fatto nessuna vera e seria riforma. Per fare quello che si vanta di fare lui (ridurre i costi) bastava una qualunque persona dotata di buon senso, un ragioniere fresco di diploma.

Ma la cosa più grave e inquietante è un’altra.

Questo piccolo grande uomo, questo Santo Brunetta meglio di Padre Pio (come lui stesso si è autodefinito) questo implacabile moralizzatore dei nostri tempi che nei dibattiti televisivi e radiofonici si dimostra sempre insopportabilmente saccente, arrogante e antipatico, evidentemente spinto da un’infantile voglia di primeggiare, dimentica però di comunicare agli italiani, notoriamente fancazzisti nel proprio piccolo ma vendicativi verso il proprio vicino, e che masochisticamente stravedono per lui, un particolare imbarazzante.

Brunetta è stato uno dei più grandi assenteisti del Parlamento Europeo.

Lo sottolinea il Piccolo di Trieste, che cita il sito web radicale ‘Fai notizia’, secondo cui il ministro si piazza al 611/mo posto come presenze tra gli europarlamentari, con una percentuale del 48,21% (fonte Ansa).

Ma anche se guardiamo ai dati delle presenze dei parlamentari delle due camere nel 2007, il panorama è decisamente desolante (dati Il Sole 24 ore).

Il primo primo dato che balza all’occhio è che Silvio Berlusconi, il presidente del consiglio, amico del cuore di Marcello Dell’Utri e di Vittorio Mangano, è al primo posto nell’assenteismo alla Camera, con un faraonico 98,5% di assenze.

Signor Ministro, a questo punto la domanda sorge spontanea: a quando i tornelli per deputati e senatori con le timbrature di ingresso ed uscita pubblicate sul sito governativo ed eventualmente il licenziamento dei fannulloni colleghi parlamentari?

Ma nei confronti del Ministro Brunetta, per quella singolare legge del contrappasso, adesso il pressing inizia a farsi sentire in modo abbastanza pesante.

Il Presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, con una lettera al Rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata”, dove il Ministro Brunetta è titolare di cattedra, ha chiesto di rendere pubblici i dati relativi all’impegno del professor Brunetta e i relativi compensi, relativamente agli anni in cui era Parlamentare Europeo.

Al Magnifico Rettore dell’Università di “Tor Vergata”, il Presidente Repetto, ha chiesto ufficialmente, “nello spirito del principio di leale cooperazione istituzionale sancito dall’art 22 della Legge 241/90, se tra il 1999 e il 2008 il Prof. Brunetta, Professore Ordinario di Economia del Lavoro presso l’Università romana, abbia preso aspettativa o, in caso contrario, come abbia conciliato tutti i propri incarichi”. “E qualora abbia mantenuto attivo il proprio incarico di professore ordinario, quante ore di presenza abbia garantito e mantenuto a “Tor Vergata”, con quali retribuzioni relative ed eventuali ulteriori consulenze”.

La richiesta è espressa in rispetto e sintonia con la stessa Operazione Trasparenza promossa e avviata dal neo Ministro.

Non è tenero col Ministro neanche Francesco Merlo che su Repubblica commenta: “[...] E basti pensare ai professori universitari - anche Brunetta lo è - che infatti non si contentano del doppio lavoro ma arrivano al triplo e al quadruplo, con le consulenze, gli articoli, la politica”.

Insomma, non si capisce perché il doppio lavoro porti lustro e credito sociale al professore universitario e al barone accademico che tanto più è stimato quanto meno si fa vedere all’università, e porti invece decurtamenti dello stipendio, licenziamento, disprezzo, ammiccamenti e smorfie moralistiche all’impiegato di concetto che di sera si trasforma in piccolo muratore”.

“Eppure Brunetta crede di essere il nuovo Falcone italiano perché, nel Paese degli abusivi e degli evasori, dei conflitti di interesse e delle mafie, dichiara guerra al bidello che smonta alle due del pomeriggio e poi, a partire dalle quattro, va a fare le pulizie in un condominio”.

E vuole licenziare non il barone universitario che porta in cattedra moglie, figli e parenti vari, ma l’operaio comunale che, terminato il normale turno, sale sulla sua Ape carica di attrezzi e gira per le case di campagna, e ora aggiusta un rubinetto, ora monta un lampadario, ora sostituisce un interruttore.

Il ministro vuol mettere alla gogna l’usciere del tribunale che usa il proprio tempo ‘libero’ per lavorare e poi ancora lavorare nello studio di un avvocato o in quello di un notaio o, comunque, dove può”.

Signor Ministro, abbia uno scatto di orgoglio. Cerchi almeno di essere all’altezza delle aspettative che lei stesso ha suscitato. Inizi a fare pulizia negli ambienti parlamentari da lei frequentati.

Cossiga: massacrare i manifestanti

venerdì, 24 ottobre 2008

Cossiga

Mi ero dimenticato di quante torbide figure hanno infestato la vita politica di questo paese e ancora continuano a spargere veleni e alimentare tensioni.

Ieri sera il mio amico blogger Daniele mi ha segnalato la sconcertante intervista che l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha rilasciato al Quotidiano Nazionale il 22 ottobre e che qui riporto dal sito web “La Destra.info“.

Si tratta di un’intervista illuminante perchè si chiariscono molti retroscena della storia recente italiana, oltre che chiarire meglio il profilo della persona. Anche l’intervistatore sembra decisamente stupito dalle affermazioni di Cossiga.

Cossiga ha dichiarato di aver usato tattiche provocatorie durante le lotte contro gli studenti durante il suo periodo agli interni.
Auspicando un simile intervento da parte del ministro Maroni, Cossiga ha ammesso esplicitamente di aver usato all’epoca agenti provocatori infiltrati nei movimenti studenteschi per esacerbare i conflitti così da poter intervenire con la forza per colpire i manifestanti.” (da Wikipedia)

Riporto qui di seguito integralmente l’intervista de La Destra a Cossiga sull’intenzione di Berlusconi di mandare la polizia a sgomberare le Università occupate dagli studenti.

Intervista a Francesco Cossiga (fonte La Destra.info)

Cossiga: le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che… «Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

Giusto per ricordare ai più giovani e ai tanti smemorati, che magari lo ricordano solo come il Presidente della Repubblica “Picconatore”, chi è Cossiga.

Cossiga è stato Ministro dell’Interno ai tempi del sequestro di Aldo Moro, una delle vicende più oscure e tragiche della storia repubblicana.

L’11 marzo 1977, quando Cossiga era a capo del dicastero degli interni, nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell’ordine morì il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria. A seguito di ciò - ed a seguito della morte della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul lungotevere - per protesta dagli studenti il suo nome venne scritto sui muri della case con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste, disponendo le esse a mo’ di svastica o usando storpiando il nome in kossino assassiga. (da Wikipedia)

Cossiga è anche una delle persone che meglio conosce i segreti dell’organizzazione clandestina paramilitare Gladio.

Lui stesso, mentre era presidente della repubblica, ebbe a chiedere di essere processato definendosi «l’unico referente politico» di Gladio, precisando di «essere stato perfettamente informato delle predette qualità della struttura».

 

Prove tecniche di dittatura

giovedì, 23 ottobre 2008

Sono mesi che medito di scrivere un articolo al vetriolo sugli atti del governo Berlusconi.

Ogni volta che inizio a scrivere, man mano che procedo sento che la rabbia monta, ho i travasi di bile, alla fine mi incazzo così tanto che lascio perdere.

Ma c’è un limite a tutto.

Il discorso che quest’omuncolo ha pronunciato ieri davanti alle telecamere italiane con tracotante arroganza minacciando di fare intervenire la polizia per sgombrare le Università occupate dagli studenti che protestano contro i pesantissimi tagli previsti dal Decreto 133 che in pratica distrugge le Università pubbliche per favorire quelle private, è degno di un dittatore da repubblica sudamericana.

Il tono arrogante, la saccenza, le allusioni e le minacce contenute in questo discorso fanno rabbrividire. Una cosa simile in Italia non si era mai vista nella storia repubblicana, nemmeno ai tempi di Scelba.

Come scrive su Repubblica di oggi Ezio Mauro nel suo articolo Se il dissenso è un reato, «la vera cifra del potere berlusconiano è l’insofferenza per il dissenso».

Scrive Mauro: «Qualcuno dovrebbe spiegare al Premier che la pubblica discussione e il dissenso sono invece elementi propri di una società democratica, non attentati al totem della potestà suprema di decidere senza alcun limite e alcun condizionamento, che trasforma la legittima autonomia del governo in comando ed arbitrio. Come se il governo del Paese fosse anche l’unico soggetto deputato a “fare” politica nell’Italia del 2008, con un contorno di sudditi».

Ma c’è di più nelle parole di Berlusconi. Qualcosa di molto più inquietante e pericoloso.

C’è l’obiettivo preciso di voler alzare la tensione, c’è la volontà deliberata di soffiare sul fuoco per far saltare i nervi a qualcuno e far scoppiare disordini, in modo tale da potere intervenire con la forza e giustificare il fatto agli occhi dell’opinione pubblica che in larga maggioranza è con il premier e vuole ordine e disciplina.

Berlusconi si trova nella singolare condizione di avere un governo a larghissima maggioranza, senza un’opposizione politica in parlamento (Veltroni avrebbe dovuto fare harakiri all’indomani delle elezioni se avesse avuto le palle e la dignità di uomo), con un’opinione pubblica che è largamente a suo favore e desiderosa di modi brutali e spicci per risolvere le questioni interne.

In pratica Berlusconi è una persona ubriaca di potere su un’auto in folle lanciata in autostrada a 250 km orari, senza nessuno che lo possa fermare. Ogni minimo rallentamento è un ostacolo da abbattere, un fastidio, una rottura di coglioni.

Ma il delirante discorso di Berlusconi è al tempo stesso anche un segnale di debolezza, di palpabile nervosismo. Vedere tanti giovani in piazza a protestare contro di lui lo innervosisce, lo impaurisce anche. Non riesce nemmeno a concepire una cosa simile. La dialettica democratica è del tutto estranea al suo modo di essere e agire.

E allora reagisce a suo modo, fa la voce grossa del padrone, la spara grossa, minaccia. Dice che i facinorosi manifestanti sono pilotati dalla sinistra e dai centri sociali.

Solo che ha sbagliato a fare i conti. La protesta dei giovani dilaga in tutta Italia come non succedeva da decenni.

Addirittura anche i gruppi studenteschi di estrema destra si associano alle occupazioni. Ad esempio i militanti di Lotta Studentesca, movimento giovanile vicino a Forza Nuova, uniti ad altre centinaia di studenti, hanno occupato il liceo scientifico Malpighi di Roma per protestare contro il decreto Gelmini “che sta assestando il colpo ferale al sistema scolastico italiano”.

Il Prefetto di Roma Carlo Mosca rilascia una dichiarazione in cui dice che «La nostra costituzione prevede che la libertà di riunione sia garantita, purché sia attuata pacificamente e senza armi. Il diritto alla libertà di manifestazione di pensiero vale per tutti i cittadini, e ovviamente anche per gli studenti».

Anche il Ministro dell’Interno Maroni, che non è stupido, memore dei suoi trascorsi tentenna e prende tempo.

Maroni si ricorda certamente di quando durante la “resistenza” alla perquisizione della sede nazionale della lega Nord di via Bellerio a Milano, il 18 settembre 1996, egli mise in atto “inspiegabili episodi di resistenza attiva e proprio per questo del tutto ingiustificabili” nei confronti delle forze dell’ordine, come si legge nella sentenza depositata dalla Cassazione nei confronti del ministro leghista.

Maroni venne condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione (pena sostituita con quella pecuniaria pari alla multa di 5.320 euro) per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, in relazione ai tafferugli durante la perquisizione della sede leghista di via Bellerio a Milano.
Maroni, prima di finire in ospedale con il naso rotto, avrebbe tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia.

Per questo oggi Berlusconi, vistosi isolato, ha fatto dietrofront.

Lo smemorato di Arcore si è esibito in uno dei suoi sconcertanti testacoda e da Pechino, da abile illusionista, ha detto:

«Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà».

Basterebbe questa ennesima dichiarazione per internarlo in una clinica psichiatrica.

Ma all’opinione pubblica impaurita, lobotomizzata, rincoglionita che stravede per l’uomo forte questo evidentemente non desta alcuna preoccupazione.

Solo che c’è un ma”. Grosso quanto una montagna.

La variabile impazzita ed imprevista che rischia di far saltare tutti i piani di Berlusconi, le sue aspirazioni alla presidenza della Repubblica alla fine del mandato di premier.

Questo imprevisto è la crisi economica che si abbatterà come una tempesta sul mondo e sull’Italia causata dal tracollo delle Borse mondiali e dalla crisi finanziaria che ha fatto fallire i colossi mondiali delle banche d’affari.

Credo che i prossimi mesi saranno molto turbolenti, e dubito che Berlusconi completerà il suo mandato di cinque anni.

Control - The Life of Ian Curtis (2007)

martedì, 21 ottobre 2008

Venerdi 24 ottobre esce finalmente in Italia il film Control - The Life of Ian Curtis, ispirato alla tormentata figura di Ian Curtis, leader dei Joy Division che si suicidò il 18 maggio 1980 a soli 23 anni dopo aver consegnato alla storia due album memorabili.

Il film, girato in uno splendido bianco e nero, è diretto da Anton Corbijn il grande fotografo olandese autore delle foto e dei videoclip più famosi di gruppi come Depeche Mode, New Order, U2, Nirvana, Red Hot Chili Peppers, Metallica, Nick Cave, Coldplay e tanti altri.

Alcuni dei videoclip realizzati da Anton Corbijn, sono fra i più belli in assoluto nella storia dei video musicali:

Anton Corbijn, ancora giovane, conobbe all’epoca i Joy Division e Ian Curtis realizzando per loro alcune foto divenute poi celebri. All’uscita del film ha dichiarato in un’intervista:

Pensa alla mia foto dei Joy Division più famosa, quella che li ritrae nel tunnel della metropolitana: ecco, per me quello è uno scatto che simboleggia la loro musica.

Joy Division - Corbijn

“I Joy Division”, aggiunge Anton, “mi piacquero subito. Intuitivamente, perché all’epoca non parlavo bene l’inglese e non capivo di cosa cantasse Ian. C’era un che di deprimente nella loro musica, una disperazione che mi risultava familiare, allora: avevo 24 anni ma mi comportavo come un diciottenne.
Per questo il film che ho realizzato su Ian Curtis, ‘Control’, è così importante per me. Parla di cose che mi riguardano perché ho vissuto personalmente quel periodo. E’ stato anche un bel modo di chiudere un ciclo, oggi dopo 29 anni sono tornato a vivere in Olanda. [...] Gli stati depressivi hanno questo di strano: che in qualche modo ti recano conforto.”

Ho visto il film Control ad aprile di quest’anno in lingua originale.

Mi ha scosso, colpito fortemente, soprattutto nella sequenza in cui il protagonista, mentre canta l’inquietante e splendida Dead Souls (poi inserita anche nella colonna sonora del film Il Corvo nell’altrettanto bella interpretazione dei Nine Inch Nails) viene colto da una crisi epilettica sul palcoscenico. L’attore Sam Riley, cantante anch’egli, che interpreta in modo straordinario Ian Curtis è talmente credibile e intenso nella parte, che sembra quasi di vedere un video originale dell’epoca.

La colonna sonora del film è ovviamente interamente composta da canzoni dei Joy Division (tra cui la celebre Love Will Tear Us Apart il cui video fu girato tre settimane prima che Ian Curtis si impiccasse, She’s Lost Control, Disorder), spesso eseguite e reinterpretate dal vivo con filologico rigore dall’attore Sam Riley e dal gruppo.

Ma il film mi ha colpito anche per motivi molto personali.

I Joy Division erano uno dei gruppi più amati di Annemieke, anche lei olandese come Anton Corbijn, il suo fotografo preferito. Le sarebbe piaciuto molto vedere questo film e immergersi nell’atmosfera del tempo.

Io l’ho visto anche per lei.

Johnny Cash - Hurt

giovedì, 16 ottobre 2008

«I hurt myself today
to see if i still feel
I focus on the pain
the only thing that’s real.
»
Hurt - Johnny Cash 

Circa un anno fa sentii per la prima volta alla radio, mentre mi recavo in auto al lavoro, la canzone Hurt cantata da Johnny Cash (1932–2003), il grande cantautore statunitense interprete di numerose canzoni di folk music e di celebri talking blues.

Mi trovavo in una situazione personale e familiare molto particolare. Ne rimasi molto colpito. Fu come un presentimento.

Due settimane fa, a distanza di un’anno - mi ricordo molto bene le circostanze, per cui mi è facile risalire al periodo in cui avvenne la prima volta - per una singolare coincidenza di eventi mi è capitato di ascoltare di nuovo il brano, vedendone il video (premiato postumo nel 2004 con il Grammy Award) su Youtube.

E questa volta ne ho compreso, o meglio, ho sentito a pieno tutta la dolente umanità, ho sentito vibrare in me ogni singola nota, ogni singola parola, ogni singola intonazione della voce, ogni allusione e sfumatura.

Un capolavoro assoluto, lo straziante e virile testamento spirituale di un grande musicista e cantante, ma prima di tutto un grande uomo che non si è mai risparmiato e ha vissuto la vita con slancio e generosità, nel bene e nel male.

Mi hanno ulteriormente colpito due cose che ho scoperto poi su internet.

Il 15 maggio 2003, pochi mesi dopo aver girato il video, sua moglie June, che si vede verso la fine del filmato, è morta all’età di 71 anni. Nel settembre dello stesso anno Johnny Cash è stato ricoverato nel Baptist Hospital di Nashville per complicazioni diabetiche, dove è morto il 12 settembre.

La casa dei coniugi Cash a Nashville, in cui è girato il video, è andata distrutta in un incendio scoppiato accidentalmente il 10 aprile 2007 mentre erano in corso gli ultimi lavori di ristrutturazione.

Hurt - Johnny Cash (cover Dei Nine Inch Nails)

I hurt myself today,
to see if i still feel,
I focus on the pain,
the only thing that’s real,

The needle tears a hole,
the old familiar sting,
try to kill it all away,
but I remember everything,

(Chorus)
what have I become,
my sweetest friend,
everyone i know,
goes away in the end,

and you could have it all,
my empire of dirt,
I will let you down,
I will make you hurt,

I wear this crown of thorns,
upon my liars chair,
full of broken thoughts,
I cannot repair,

beneath the stains of time,
the feelings dissapear,
you are someone else,
I am still right here,

What have I become,
my sweetest friend,
everyone I know,
goes away in the end,

and you could have it all,
my empire of dirt,
I will let you down,
I will make you hurt,

if I could start again,
a million miles away,
I will keep myself,
I would find a way

(trad. dal sito Dartagnan.ch)

Ferito

Oggi mi sono ferito da solo,
Per vedere se ero ancora in grado di sentire,
Mi sono concentrato sul dolore,
la sola cosa reale,

l’ago fa un buco
la vecchia familiare puntura
che cerca di eliminare ogni cosa
ma io ricordo tutto,

(Chorus)
Cosa sono diventato?
mio dolce amico
tutti quelli conosco
sono andati via alla fine

e potresti avere tutto
il mio impero di fango
Ti abbandonerò
Ti farò star male

Ho portato questa corona di spine
sulla sedia di coloro che mi mentono
pieno di pensieri interrotti
(che) non posso riparare

sotto le macchie del tempo
i sentimenti scompaiono
tu sei qualcun altro
Sono ancora qui

Cosa sono diventato?
il mio più caro amico
tutti quelli che conosco
sono andati via alla fine

e potresti averlo tutto
il mio impero di fango
Ti porterò in basso
Ti farò male

Se potessi ricominciare
a un milione di miglia da qui,
mi controllerei,
troverei un modo.

AVATAR - Un esperienza nel mondo virtuale

lunedì, 13 ottobre 2008

Avatar_logo

Questo fine settimana sono stato due giorni a Trento per l’inaugurazione della mostra interattiva Avatar - Un’esperienza nel mondo virtuale.

La mostra è stata prodotta dal Museo Tridentino di Scienze Naturali in collaborazione con Virtual Italian Parks, la società italiana che ha sviluppato la piattaforma tecnologica con la quale è stata realizzata l’installazione.

AVATAR tratta, dal punto di vista psicologico, sociologico e antropologico, il tema dei nuovi mondi virtuali che si stanno sviluppando in internet.

Visto che anch’io, assieme alle persone del mio gruppo, sto lavorando alla realizzazione di un mondo virtuale, sono andato alla mostra incuriosito da quello che avevo letto sul sito web.

La mostra AVATAR è dedicata alle persone di tutte le età e si rivolge in particolare a chi non ha mai visitato un mondo virtuale ma è curioso di sapere cos’è e come funziona.

Nei mondi virtuali milioni di persone si incontrano, costruiscono case virtuali, discutono, fanno festa, vivono assieme. Il tutto attraverso i propri avatar, i loro alter ego digitali.

Il percorso espositivo della mostra propone un’esperienza originale nel suo genere.

I visitatori, all’interno di particolari postazioni, sono invitati a crearsi un alter ego digitale (Avatar) e ad avventurarsi in un viaggio che li conduce attraverso ambientazioni immaginarie dove ognuno è libero di comunicare con gli altri e di aggregarsi per visitare la mostra.

Gli interventi dei relatori (fra di essi Mario Gerosa e David Orban, alcuni fra i maggiori esperti italiani nel campo dei mondi virtuali) sono stati sicuramente interessanti, anche se un po’ scontati per chi lavora nel settore. Ma visto il pubblico a cui si indirizzavano e il poco tempo a disposizione francamente era difficile fare di meglio.

Alcuni problemi tecnici durante la fase di login e la presentazione degli ambienti virtuali (un classico inevitabile in queste occasioni) hanno ravvivato la serata e donato un po’ di colore all’inaugurazione, altrimenti troppo seriosa, che si è svolta alla presenza di un folto pubblico di curiosi, appassionati e esperti del settore.

C’erano anche dei fighetti molto web 2.0, a dire il vero, gente che vive la vita reale come una parentesi noiosa fra una capatina su Second Life, un salto su Facebook a scrivere quattro cazzate aggiornando il proprio status (cosi di cui non gliene frega niente a nessuno), un post sul proprio blog sull’ultimo inutile widget alla moda, e un aperitivo per accalappiare ragazze.

Ma diciamo che fa parte delle cose della vita, fa folklore. Oltre a fare pendant con la mia aria distaccata e scettica.

Invece la cosa poco divertente, e che sinceramente mi ha fatto un po’ girare le scatole, è stata invece il fatto che l’indomani mattina, quando sono andato di nuovo al museo per provare finalmente di persona quello che era stato presentato la sera precedente, l’intero sistema fosse inutilizzabile per problemi tecnici.

Cose che succedono, lo so bene, soprattutto in queste occasioni, ma il fatto di essere andato via senza aver potuto provare quello per cui ero andato fino a Trento, mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca.

In ogni caso, grazie a quest’occasione, ho potuto scoprire Trento che è una cittadina veramente splendida, con un tessuto urbano particolarissmo, un centro storico molto bello e dei monumenti caratteristici, che le donano un’atmosfera unica.

Ne ho approffitato quindi per scattare un po’ di foto e, dopo tutte quelle parole sui mondi virtuali, fare una magica esperienza nel mondo reale.

Cattedrale di San Vigilio situata in Piazza del Duomo a Trento La splendida Fontana del Nettuno (1767-1768) Un'altra vista della Fontana del Nettuno a Trento

La Fontana del Nettuno e la Cattedrale di San Vigilio Affreschi sulle facciate degli edifici - Trento Cattedrale di San Vigilio - Trento

Fontana del Nettuno - Trento Un'altro particolare della Fontana del Nettuno Palazzo Pretorio, antica residenza vescovile

Il Ministro della Paura - Antonio Albanese

giovedì, 9 ottobre 2008

«Io sono il Ministro della Paura
e come ben sapete senza la paura non si vive.
Una società senza paura
è come una casa senza fondamenta.
»
Antonio Albanese (da Psico-party) 

Antonio Albanese è probabilmente il miglior attore comico attualmente in circolazione in Italia.

Con comicità intendo qui la capacità di suscitare la risata esasperando, amplificando e distorcendo il reale per mostrarne il vuoto, l’assoluta mancanza di senso, il senso tragico del ridicolo che sottosta ad ogni nostra azione.

Tutti i suoi personaggi (il politico calabrese Cetto La Qualunque, il filosofo cocainomane Mino Martinelli, l’analista finanziario truffaldino, il siciliano Alex drastico, Frengo, Epifanio, e tanti altri) sono maschere tragiche di una società mostruosa che ha smarrito completamente il senso della realtà, in cui addirittura il mostruoso e grottesco sono diventati normali, e la normalità è diventata qualcosa di cui vergognarsi.

I personaggi di Albanese anticipano sempre quello che di lì a poco sarà la realtà.

E oltre questa capacità predittiva, c’è la straordinaria presenza scenica di Albanese, la sua perfetta conoscenza dei tempi, delle attese, delle pause, dei meccanismi e delle dinamiche consolidate della tradizione del teatro comico, delle maschere grottesche che affondano le radici nella commedia di Plauto.

In uno dei suoi ultimi spettacoli, Psico-party, Albanese ha creato l’inquietante personaggio del Ministro della Paura, che come in uno specchio deformato ci rivolta contro tutte le nostre paure, le nostre angosce, le nostre paranoie.

Si tratta di un personaggio che deve molto al Dottor Stranamore dell’omonimo film di Stanley Kubrick. Anche qui abbiamo un personaggio di potere fisso su una poltrona (nel film una sedia a rotelle), la sua rigida gestualità, i suoi incontrollabili scatti e raptus a sfondo sessuale, la sua repressa natura, il suo passato di inconfessabili frustrazioni.

Trascrivo di seguito alcuni dei passi più significativi del video che ho riportato in apertura. Mentre qui c’è un altro video che prende in giro ferocemente gli “snowborder” o meglio, gli “snouboudev“.

“Io sono il Ministro della Paura, e come ben sapete senza la paura non si vive.
Senza la paura della fame e della sete non si vive. Senza la paura della famiglia e della scuola non si vive. Senza la paura di Dio e della sua barba bianca non si vive.

Una società senza paura è come una casa senza fondamenta.
Per questo io ci sarò sempre.

Io aiuto il mondo a mantenere l’ordine.
Senza di me le guerre scoppierebbero inutilmente. Le epidemie non avrebbero senso. Le bombe esploderebbero senza nessun vantaggio sociale.
Io trasformo la paura in ordine, e l’ordine è il cardine di ogni società rispettabile.

Io le paure le plasmo, le elaboro, le impasto e poi ve le trasmetto.

Maturando ho cominciato ad aver paura degli arabi. Un amico mi diceva: Devi stare attento agli arabi, sono veramente pericolosi gli arabi. Loro credono solo nel loro Dio e nel loro commercio.
Beh, ho pensato: come i veneti. Tanto valeva avere paura dei veneti che li avevamo a portata di mano!”

I demoni di Gödel. Logica e follia

lunedì, 6 ottobre 2008

I demoni di Gödel. Logica e follia

«L’adesione al pensiero razionale
non preserva la psiche di chi lo esercita
» 

Ho comprato una settimana fa il libro I demoni di Gödel. Logica e follia, di Pierre Cassou­Noguès, edito da Mondadori.

Hanno attratto la mia attenzione il titolo e la foto di copertina, oltre alle reminiscenze liceali e universitarie.

Kurt Gödel (1906–1978) è stato forse uno dei più grandi geni che la Logica e la Matematica abbiano mai avuto, sicuramente il più grande del Novecento, che ha chiarito in modo sconcertante la differenza che esiste fra verità e dimostrabilità.

Al tempo stesso la sua vita è la dimostrazione di come un genio possa essere del tutto smarrito e in estrema difficoltà di fronte ai problemi pratici della vita quotidiana.

Kurt Gödel fu infatti ossessionato tutta la vita dal timore di essere avvelenato e da altre paranoie e finì per morire dopo aver deciso di smettere di alimentarsi.

Egli credeva inoltre nell’esistenza di demoni, angeli ed extraterrestri e nell’ultima parte della sua vita si sforzò di darne una dimostrazione razionale, usando i raffinati strumenti della Logica.

Arrivò fino al punto di elaborare una dimostrazione puramente logica, detta anche prova ontologica, dell’esistenza di Dio, una dimostrazione matematicamente rigorosa, basata sul concetto di ultrafiltro, forzando e contraddicendo le sue stesse scoperte.

Gödel iniziò a lavorare alla dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio prima del 1941 e la ultimò nel 1970, anche se non la pubblicò mai da vivo per il timore di fraintendimenti sui suoi interessi teologici. Venne pubblicata soltanto nel 1987, nove anni dopo la sua morte.

Alla base del libro I demoni di Gödel. Logica e follia, appassionante come un romanzo anche se a volte ostico per la densità della materia trattata, che si presenta al lettore come un viaggio tra logica e follia, vi è lo studio delle migliaia di pagine inedite di Gödel, dove si trovano l’applicazione del teorema di incompletezza al diavolo, tentativi teorici stravaganti e credenze deliranti.

La lettura di questo libro mi ha convinto ancora di più del fatto che la matematica, nei suoi risultati più alti e nei suoi protagonisti più eccelsi, sia più simile all’arte che alle scienze. O forse, ancor più, sia paragonabile alle visioni profetiche e sciamaniche che si hanno negli stati alterati di coscienza.

L’intuizione della verità giunge improvvisa come un lampo, con una vertigine dello spirito. La visione di questa realtà è talmente intensa da rischiare di bruciare la salute mentale del predestinato, che passerà poi il resto della sua vita a cercare di dimostrare con i miseri strumenti della logica e della matematica la verità che ha percepito in modo assoluto in un attimo.

Vita che dopo quella incommensurabile visione sarà sempre misera e inadeguata.

Credo anche che l’adesione estrema ai principi razionali, al rigore della logica possa in parte essere interpretato come un tentativo di autodifesa della nostra psiche per cercare di esorcizzare i demoni che ribollono nel nostro inconscio ed illudersi di tenerli sotto controllo.

Come dimostra bene la vicenda personale di Gödel, e di tanti altri illustri matematici, il confine fra logica e follia è molto labile, incerto.

Kurt Gödel è passato alla storia per i due famosi teoremi di incompletezza dimostrati nel 1931 a soli 25 anni, discutendo la sua tesi di laurea in Matematica.

Il primo teorema di incompletezza di Gödel dice che “se un sistema assiomatico è coerente, ovvero da esso non si possono dedurre un’affermazione e la sua negazione contemporaneamente, allora sotto certe condizioni il sistema è incompleto, ovvero esistono affermazioni che non sono né dimostrabili né confutabili“.

Il secondo teorema di incompletezza dice che “se un sistema assiomatico è coerente allora la coerenza del sistema non è dimostrabile all’interno del sistema stesso. Sostanzialmente non è possibile dimostrare l’assenza di contraddizioni logiche restando all’interno del sistema assiomatico“.

La portata di queste scoperte ha avuto conseguenze importantissime nel campo della logica, della matematica, della linguistica, dell’intelligenza artificiale, dell’informatica in generale.

Carrozze di terza classe

sabato, 4 ottobre 2008

Per non perdere il treno

Sarà forse per iniziare ad abituare gli italiani ai tempi duri che li attendono, fatto sta che è da circa un mese che sul treno Milano-Chiasso che prendo per andare al lavoro, montano in testa al treno, un giorno sì e un giorno no, quella che non saprei bene come definire, se non come carrozza di terza classe.

La carrozza è visibilmente vecchia. Il pavimento sembra che sia stato appena ripulito frettolosamente da liquami. Le porte a volte si aprono a volte no; in compenso quando si chiudono lo fanno come ghigliottine.

Ma la cosa veramente spettacolare sono le poltrone, o meglio quello che dovrebbero essere poltrone. La stoffa di copertura è talmente lurida che si fatica a capire il colore originale. Lo scenario ideale per un horror o un film ambientato nel dopoguerra.

Quand’è così, di solito, i viaggiatori salgono in massa sulla carrozza successiva, quella che potrebbe essere definita normale all’interno degli standard qualitativi dei treni italiani.

Ma a volte, in media circa due al mese, è l’intero treno ad essere costituito da carrozze di terza classe e allora non ci sono alternative.

Bisogna sedersi in terza classe.

Io non sono schizzinoso, ma devo confessare che a volte faccio veramente fatica ad accomodarmi su quelle poltrone. Altro che zecche e pulci. Probabilmente ci sono delle nuove forme di vita transgeniche che proliferano fra le pieghe polverose e unte di quella tappezzeria.

Mi ricordo di un viaggio che ho fatto circa un mese fa, riuscendo ad appoggiare il minimo possibile di superficie corporea sulla poltrona. In pratica stavo seduto come su un trespolo. Un pappagallo.

In compenso si viaggia con l’aria condizionata anche quando fa freddo. La settimana scorsa sono arrivato a destinazione con dei principi di congelamento.

Grazie per aver scelto Trenitalia!