
Sarà forse per iniziare ad abituare gli italiani ai tempi duri che li attendono, fatto sta che è da circa un mese che sul treno Milano-Chiasso che prendo per andare al lavoro, montano in testa al treno, un giorno sì e un giorno no, quella che non saprei bene come definire, se non come carrozza di terza classe.
La carrozza è visibilmente vecchia. Il pavimento sembra che sia stato appena ripulito frettolosamente da liquami. Le porte a volte si aprono a volte no; in compenso quando si chiudono lo fanno come ghigliottine.
Ma la cosa veramente spettacolare sono le poltrone, o meglio quello che dovrebbero essere poltrone. La stoffa di copertura è talmente lurida che si fatica a capire il colore originale. Lo scenario ideale per un horror o un film ambientato nel dopoguerra.
Quand’è così, di solito, i viaggiatori salgono in massa sulla carrozza successiva, quella che potrebbe essere definita normale all’interno degli standard qualitativi dei treni italiani.
Ma a volte, in media circa due al mese, è l’intero treno ad essere costituito da carrozze di terza classe e allora non ci sono alternative.
Bisogna sedersi in terza classe.
Io non sono schizzinoso, ma devo confessare che a volte faccio veramente fatica ad accomodarmi su quelle poltrone. Altro che zecche e pulci. Probabilmente ci sono delle nuove forme di vita transgeniche che proliferano fra le pieghe polverose e unte di quella tappezzeria.
Mi ricordo di un viaggio che ho fatto circa un mese fa, riuscendo ad appoggiare il minimo possibile di superficie corporea sulla poltrona. In pratica stavo seduto come su un trespolo. Un pappagallo.
In compenso si viaggia con l’aria condizionata anche quando fa freddo. La settimana scorsa sono arrivato a destinazione con dei principi di congelamento.
Grazie per aver scelto Trenitalia!
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Caro Salvo, quando Cocciante cantava “andrei a piedi certamente a Bologna, per un amico in più”, evidentemente si era imbattuto in uno di questi treni e il suo era un messaggio subliminale per mettere in guardia altri possibili viaggiatori. Meglio a piedi e stremati, che in compagnia di zecche, pidocchi e stafilococchi.
Sull’argomento tempo fa avevo scritto anch’io qualcosa (www.malarablog.wordpress.com/2008/09/18/treni-nuovi-di-zecca).
Ciao, a presto. Domenico.
Sì, mi ricordo quell’articolo.
Diciamo che il treno che prendo di solito non è male, e puoi anche scegliere dove sedere, con calma.
Ma a volte mettono quelle carrozze, da incubo. Si riconoscono già da fuori, per lo stato di degrado.
Ma nulla a confronto dei treni che dalla Sicilia portano al nord e sui quali ho viaggiato tra la metà degli anni ottanta e i primi anni novanta quando andavo all’università a Padova.
Un’esperienza unica, ne avrò fatto centinaia di quei viaggi (in corridoio, in poltrona, in cuccetta, incontrando un campionario umano estremamente vario, che forse adesso non c’è più).
Ciao
Salvo
Non perderti il commento su TRENITALIA (come fonte giornalistica) di oggi 3 ottobre:
“…Che ne è di quel po’ po’ di casino a un mese di distanza? L’ha spiegato l’altra sera, in un’illuminante inchiesta dal titolo “La bufala campana”, l’inviato di Rainews24 Enzo Cappucci sulla scorta delle conclusioni del pm che segue il caso, Antonello Ardituro. Tanto rumore per nulla. Nessun arresto, nessuna devastazione. Solo alcuni episodi di danneggiamento. Nessuna bomba carta, al massimo qualche petardo e bengala. Delle lesioni ai controllori, per ora, nessuna traccia: Rainews ha chiesto invano i referti medici. Delle 11 carrozze “vandalizzate”, Trenitalia ne ha messe a disposizione degl’inquirenti solo 4: le altre continuano tranquillamente a viaggiare. E i “danni per 500 mila euro”? Nemmeno l’ombra. Digos e Carabinieri parlano di 80 tendine danneggiate, qualche sedile tagliato, due vetri rotti e un water divelto (ma che abbiano fatto tutto gli ultras è da provare, viste le condizioni in cui versano i treni anche senza ultras): roba da qualche migliaio di euro, non di più. ..”