Cossiga: massacrare i manifestanti

Cossiga

Mi ero dimenticato di quante torbide figure hanno infestato la vita politica di questo paese e ancora continuano a spargere veleni e alimentare tensioni.

Ieri sera il mio amico blogger Daniele mi ha segnalato la sconcertante intervista che l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha rilasciato al Quotidiano Nazionale il 22 ottobre e che qui riporto dal sito web “La Destra.info“.

Si tratta di un’intervista illuminante perchè si chiariscono molti retroscena della storia recente italiana, oltre che chiarire meglio il profilo della persona. Anche l’intervistatore sembra decisamente stupito dalle affermazioni di Cossiga.

Cossiga ha dichiarato di aver usato tattiche provocatorie durante le lotte contro gli studenti durante il suo periodo agli interni.
Auspicando un simile intervento da parte del ministro Maroni, Cossiga ha ammesso esplicitamente di aver usato all’epoca agenti provocatori infiltrati nei movimenti studenteschi per esacerbare i conflitti così da poter intervenire con la forza per colpire i manifestanti.” (da Wikipedia)

Riporto qui di seguito integralmente l’intervista de La Destra a Cossiga sull’intenzione di Berlusconi di mandare la polizia a sgomberare le Università occupate dagli studenti.

Intervista a Francesco Cossiga (fonte La Destra.info)

Cossiga: le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che… «Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

Giusto per ricordare ai più giovani e ai tanti smemorati, che magari lo ricordano solo come il Presidente della Repubblica “Picconatore”, chi è Cossiga.

Cossiga è stato Ministro dell’Interno ai tempi del sequestro di Aldo Moro, una delle vicende più oscure e tragiche della storia repubblicana.

L’11 marzo 1977, quando Cossiga era a capo del dicastero degli interni, nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell’ordine morì il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria. A seguito di ciò – ed a seguito della morte della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul lungotevere – per protesta dagli studenti il suo nome venne scritto sui muri della case con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste, disponendo le esse a mo’ di svastica o usando storpiando il nome in kossino assassiga. (da Wikipedia)

Cossiga è anche una delle persone che meglio conosce i segreti dell’organizzazione clandestina paramilitare Gladio.

Lui stesso, mentre era presidente della repubblica, ebbe a chiedere di essere processato definendosi «l’unico referente politico» di Gladio, precisando di «essere stato perfettamente informato delle predette qualità della struttura».

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

3 Comments

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  • Reply October 26, 2008

    ermeneuta

    La vicenda del deragliamento del pendolino non me la ricordavo più.
    Effettivamente, potrebbe essere stato anche qualcosa di diverso dall’incidente.

  • Reply October 26, 2008

    Daniele Neroni

    Tre sole curiosità a riguardo:

    1° – Un solo Pendolino italiano è stato coinvolto in un incidente grave, l’ETR 460 n.29 in servizio sulla tratta Milano-Roma con numero di servizio 9415, il 12 gennaio 1997. Partito regolarmente alle ore 12:55 dalla Stazione Centrale di Milano con 167 passeggeri a bordo, alle ore 13:10 il treno veniva costretto ad una sosta tecnica per il bloccaggio di una porta guasta ma riprese la sua corsa all’interno della traccia oraria stabilita. Alle ore 13:26, sulla curva all’ingresso della stazione di Piacenza, a circa 3-400 metri dall’asse del fabbricato viaggiatori, la carrozza di testa si ribaltò su un fianco, colpendo poi alcuni pali di sostegno della catenaria. Questi tagliarono letteralmente in due la vettura ma “graziarono” quelle successive. Delle rimanenti 8, sei furono trascinate nel deragliamento e solo le ultime due rimasero sul binario. Il bilancio fu molto pesante: morirono due agenti della Polfer, i due macchinisti, una hostess e tre passeggeri. A bordo del treno si trovava anche il senatore Francesco Cossiga che uscì illeso dall’incidente. (°°)

    2° – pare che dal sudamerica, quando arrivarono i dossier relativi alla P2, mancasse quello relativo a Cossiga. Vado a memoria, mi riprometto di documentarmi e ritrovare gli articoli e i libri dove ho letto il fatto.

    3° – D’Alema potè andare a fare il Presidente del Consiglio con i voti determinanti di Cossiga e Mastella.

    Resta uno dei personaggi più controversi della nostra Storia, che continua ad avvelenare e pilotare la nostra politica. Unico nostro alleato il tempo.

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