“L’età del dubbio” – Andrea Camilleri

L'età del dubbio - Camilleri

Sto leggendo L’età del dubbio (Sellerio), il nuovo romanzo del commissario Montalbano, scritto da Andrea Camilleri.

Convivo ormai con Montalbano da quasi dieci anni, da quando l’ho scoperto.

Lessi il mio primo libro di Montalbano alle Isole Eolie nell’estate 1999. Ricordo ancora le sensazioni della prima lettura, disteso sul letto, dopo pranzo, al ritorno dal mare, davanti ad un albero di fico in un bellissimo orto eoliano, a Canneto.

Un incontro memorabile. Da allora non mi ha più abbandonato.

Ho comprato tutti i libri di Camilleri, di solito sempre alla loro uscita, cosa che di solito non faccio mai per nessun altro autore.

Basta dire che ho comprato Gomorra di Roberto Saviano solo una settimana fa.

Di solito faccio così per cercare di mantenere uno spirito quanto più possibile vergine di fronte alla lettura, ed evitare di venire influenzato nelle mie aspettative dalle critiche e recensioni lette. Ma con Montalbano è diverso.

Da subito è scattata un’empatia quasi totale.

Il particolare pastiche linguistico usato da Camilleri nei suoi romanzi – un particolare miscuglio di siciliano e italiano – il carattere meteopatico del protagonista, il suo atteggiamento scettico nei confronti della vita e il suo metodo assolutamente non convenzionale d’indagine, le sue intuizioni improvvise scatenate da eventi apparentemente privi di senso, le sue idiosincrasie, le sue debolezze, la sua indolenza, il suo rapporto carnale e al tempo stesso “sacro” con il cibo, il suo rapporto conflittuale con il potere costituito e l’autorità, mi hanno subito affascinato fin dal primo incontro.

Da ultimo, ha giocato un ruolo fondamentale in questo amore a prima vista il fatto che gli episodi della fortunata trasposizione televisiva de “Il commissario Montalbano“, per la regia di Alberto Sironi e con Luca Zingaretti, assolutamente perfetto nel ruolo di Montalbano, siano stati girati nei luoghi in cui sono nato e dove ho vissuto la mia giovinezza.

Da domani, domenica 2 novembre, vanno in onda su RaiUno gli episodi della nuova serie di film tv del Commissario Montalbano, per i quali interromperò la mia astinenza televisiva:

Sono cresciuto con Montalbano, e sto invecchiando con lui.

Ne condivido la sempre più crescente stanchezza, il cinico ma dolente disincanto nei confronti della vita, l’uso dell’autoironia per esorcizzare i propri demoni interiori e del sarcasmo più feroce per sbeffeggiare i potenti e gli arroganti, quasi una necessità interiore per rendere meno insopportabile il dolore per il «mondo offeso», come lo chiamava Elio Vittorini nel romanzo Conversazione in Sicilia.

E il Montalbano di quest’ultimo romanzo di Camilleri, L’età del dubbio, è un Montalbano diverso dal solito, più stanco, più rassegnato, più tormentato, anch’egli sempre più «in preda ad astratti furori», come il protagonista di Conversazione in Sicilia.

Il romanzo si apre con quello che è uno degli incipit più belli e divertenti di Camilleri, permeato di irresistibile umorismo nero e da oniriche premonizioni di morte sbeffeggiate ed esorcizzate come solo un conterraneo di Pirandello è capace di fare.

Ve lo propongo qui di seguito, ne vale la pena.

Da L’età del dubbio di Andrea Camilleri:

Aviva appena pigliato sonno doppo ’na nuttata che pejo d’accussì nella sò vita ne aviva avute rare, quanno l’arrisbigliò di colpo un trono che fu come ’na cannonata sparata a cinco centilimetri dal sò oricchio. Satò susuto a mezzo del letto, santianno. E accapì che il sonno non sarebbi cchiù tornato, inutili ristarisinni corcato.
Si susì, annò alla finestra, taliò fora. Era un timporali con tutte le carti in regola, celo uniformementi pittato di nìvuro, lampi agghiazzanti, cavalloni quattro metri d’altizza, che s’avvintavano scotenno la granni criniera bianca. La mariggiata si era mangiata la pilaja, l’acqua arrivava sutta alla verandina. Taliò il ralogio, erano appena le sei del matino.
Annò in cucina, si priparò il cafè e, aspittanno che passasse, s’assittò. A picca a picca gli assumò alla memoria il sogno che aviva fatto. Che grannissima camurria che gli era pigliata da qualichi anno! Pirchì gli era vinuta questa, d’arricordarisi di tutte le minchiate che sognava? Per quanto ne sapiva, non tutti, arrisbigliannosi, si portavano appresso la memoria dei sogni. Raprivano l’occhi e tutto quello che gli era capitato in sonno, sonno, piacevoli o spiacevoli, scompariva. Lui inveci, no. E il pejo era che si trattava di sogni problematici, che gli facivano nasciri dintra ’na gran quantità di dimanne alla maggior parti delle quali non sapiva dari risposta. E accussì finiva coll’essiri pigliato dal nirbùso.
La sira avanti si era annato a corcare di umori bono. Da ’na simanata in commissariato non capitava nenti d’importanti e lui aviva ’n menti di approfittarisinni per fari ’na sorpresa a Livia comparennole all’improvviso davanti a Boccadasse. Astutò la luci, si stinnicchiò nella posizione del sonno e s’addrummiscì squasi subito. E immediato accomenzò a sognari.
«Catarè, stasera vado a Boccadasse» diciva trasenno in commissariato.
«Vengo anch’io!».
«No, tu no».
«Ma perché?».
«Perché no!».
A questo punto ’ntirviniva Fazio.
«Dottore, mi scusasse, ma taliasse che vossia non può andare a Boccadasse».
«Perché?».
Fazio pariva tanticchia restio.
«Ma dottore, se lo scordò?».
«Che cosa?».
«Che vossia è morto aieri matino alle 7 e un quarto pricise».
E tirava fora dalla sacchetta un pizzino.
«Vossia è Montalbano Salvo fu…».
«Lassa perdiri l’anagrafe! Davero morsi?! E come fu?».
«Ci vinni un colpo apoplettico».
«E indove?».
«Qua in commissariato».
«E quanno?».
«Mentri parlava al tilefono col signori e guistori» precisava Catarella.
Si vede che quel grannissimo cornuto di Bonetti-Alderighi l’aviva fatto arraggiare al punto tale da…
«Se vuole viniri a vedersi…» diciva Fazio. «La camera ardente è stata allestita nel suo ufficio».
Avivano fatto largo tra le muntagne di carte che c’erano supra alla scrivania e ci avivano posato la cascia aperta. Si taliò. Non aviva l’aspetto di un morto. Ma di subito si faciva persuaso che il catafero dintra alla cascia era il sò.
«Avete avvertito Livia?».
«» diciva Mimì Augello, avvicinannoglisi.
Po’ l’abbrazzava forti e gli faciva, chiangenno: «Condoglianze vivissime».
E ’na speci di coro arripitiva:
«Condoglianze vivissime». Il coro era formato da Bonetti-Alderighi, dal sò capo di gabinetto, il dottor Lattes, da Jacomuzzi, dal preside Burgio, e da dù beccamorti.
«Grazie» diciva.
A questo punto si faciva avanti il dottor Pasquano.
«Come sono morto?» gli spiava.
Pasquano s’incazzava.
«Macari da morto mi deve scassare i cabasisi? Aspetti i risultati dell’autopsia!».
«Ma non mi può anticipare niente?».
«Parrebbe un colpo apoplettico fulminante, ma ci sono alcuni elementi che non mi persua…».
«Eh, no!» ’nterviniva il questore. «Il dottor Montalbano non può indagare sulla sua stessa morte!».
«Perché?».
«Non sarebbe corretto. Troppo coinvolto personalmente. E poi una cosa così non è prevista dal regolamento. Mi dispiace. L’indagine è affidata al nuovo capo della mobile!».
A questo punto gli viniva un pinsero e chiamava sparte a Mimì.
«Livia quanno arriva?».
Mimì pariva a disagio.
«Disse che…».
«Beh?».
Mimì si taliava la punta delle scarpi.
«Ha detto che non sa».
«Non sa che cosa?».
«Se fa a tempo a venire per il funerale».
Nisciva arraggiato dalla càmmara, annava in cortili, indove c’erano ’na quantità di corone mortuarie e il carro funebre pronto, tirava fora il cellulare.
«Pronto, Livia? Salvo sono».
«Ciao, come stai? Ah, scusa, non volevo…».
«Cos’è ’sta storia che non sai se fai a tempo a…».
«Salvo, senti. Se tu fossi vissuto, io avrei cercato in tutti i modi di continuare a stare con te. Forse ti avrei anche sposato. D’altra parte, alla mia età e dopo aver perso la vita dietro di te, che altro avrei potuto fare? Ma dato che mi si presenta all’improvviso quest’occasione unica, tu capisci bene che…».
Astutava il cellulare e tornava dintra. Attrovava che avivano già mittuto il coperchio alla cascia e che il corteo principiava a cataminarisi.
«Lei viene?» gli spiava Bonetti-Alderighi.
«Beh, sì» arrispunniva. Ma appena arrivati nel cortile, uno dei portatori cadiva e la cascia annava a sbattiri ’n terra con un botto che l’arrisbigliò.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

3 Comments

  • Reply November 12, 2008

    IspettoreFazio

    si si ma anche in polonia gia tempo fa le trasmettevano le puntate di montalbano in lingua originale con commento in polacco fuori campo…neanche i sottotitoli!:-)

  • Reply November 4, 2008

    ermeneuta

    Io le avevo viste in Olanda, con i sottotitoli in olandese ;-).

    Quello che invece voglio assolutamente fare la prossima volta che vado in Olanda, molto probabilmente a Natale, è comprare qualche copia dei romanzi di Camilleri tradotti in olandese e in inglese.

    Sono proprio curioso di vedere come hanno tradotto la lingua particolare che lui utilizza nei suoi romanzi.

  • Reply November 4, 2008

    suomitaly

    Le prime puntate di Montalbano le hanno trasmesse, tempo fa, anche in Finlandia: in lingua originale con i sottotitoli in finlandese 🙂

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