Il “non infinito”

Non infinito

Ieri sera sono rimasto veramente stupito, senza parole, quando Edith, la mia figlia maggiore, mi ha fatto vedere, tutta orgogliosa, il disegno che aveva realizzato per la sua mamma.

A parte l’intensità e la dolcezza del disegno, il tono di allegria, serenità e giocosità che traspare da esso, mi hanno colpito le parole che lei ha usato come intestazione del disegno: il concetto di “non-infinito“, inteso come qualcosa di più grande e superiore dell’infinito.

Avevo un’idea ben precisa dell’origine di tale concetto, così anomalo in una bambina di nemmeno sette anni, così ho chiesto conferma a lei stessa.

Lei è molto interessata ai concetti di infinito, di eternità, del nulla, del tempo, e spesso intratteniamo piacevoli conversazioni a tavola.

Due giorni fa, a tavola, mentre mi inchiodava con domande del tipo, “quanto fa infinito meno infinito“, e “infinito più infinito“, se “è più grande l’infinito del tempo” o “l’infinito dello spazio”, cosa c’era prima del tempo, “dov’è il tempo“, “se è più grande il sole dei pianeti”… ad un certo punto le dico: «Se mi prometti di mangiare tutto ti rivelerò una cosa ancora più stupefacente dell’infinito che ti lascerà a bocca aperta!».

Non l’avessi mai detto.

Ha divorato tutto, mentre continuava a dirmi: «Me lo puoi dire adesso? Dimmelo!»

Alla fine, dopo lo yogurt le ho detto: «Secondo te di cosa sono fatte le cose? Di cos’è fatta la materia? Di cosa è fatta l’aria? E il fuoco? E noi?»

Vedevo il “sacro fuoco” dello stupore, l’ardore primigenio della conoscenza e della curiosità ardere nei suoi occhi. La vedevo abbozzare delle risposte improvvisate senza troppa convinzione, il cui unico fine era quello di spingermi a dare la risposta.

Alla fine le ho detto: «La materia è fatta di atomi, che sono come dei piccolissimi pianeti che girano attorno a dei soli piccolissimi, così piccoli che non si possono vedere. Ma che sono grandi come l’infinito. Sono infinitamente piccoli. Come se tutto l’infinito fosse diventato piccolo piccolo, ma è sempre grande e infinito.»

L’ho vista rimanere a bocca aperta, senza parole per alcuni secondi, poi mi ha detto: «Avevi ragione, sono rimasta senza parole!»

Il giorno dopo ha fatto quel disegno, e mi ha confermato che il “non infinito” era il concetto di “infinitamente piccolo” per cui lei non riusciva a trovare altre parole adatte ad esprimerlo, ma che nella sua mente era qualcosa di più complesso dell’infinitamente grande, che invece già padroneggia.

Nelle sue intenzioni, un amore più grande del “non infinito” è qualcosa di infinitamente sublime. Il massimo concepibile.

E ha fatto quel disegno per la sua mamma che non c’è più.

Sono rimasto senza parole.

Ho conservato il disegno, come tanti altri, non so bene per quale motivo. Come se lo volessi far vedere a sua madre, che non c’è più.

Mi rendo conto in questi momenti di quanto vuote di senso siano le mie azioni. Ma lo faccio lo stesso. Per loro forse. Non lo so.

Forse anche per me, soprattutto.

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8 Commenti a “Il “non infinito””

  1. 0b1 scrive:

    …Ed è in certi sguardi che si vede l’infinito….

    TUTTO L’UNIVERSO OBBEDISCE ALL’AMORE di Franco Battiato

  2. Luca scrive:

    Grazie.
    Bella, poetica, inattuale testimonianza.
    In una giornata di pioggia così….

  3. Giusi scrive:

    Grazie, sono anche io senza parole…

  4. Mines scrive:

    Mi ha commossa la serenità che traspare dal disegno della tua piccola. La serenità …nella “non serenità” che tu le hai regalato. Sei un grande uomo Salvì.

  5. Daniele Neroni scrive:

    che rabbia, il mio blog non può avvalersi di simili collaboratori: i miei sono rincoglioniti da Boing e disegnano solo gormiti cornuti !!!

    P.S. scherzo…ieri il piccolo Jacopo ha disegnato tutta la famiglia, madre sorella ed io con la testa da gormito. Che amore.

  6. ermeneuta scrive:

    Un famiglia di gormiti!
    Chissà che bello tu con la testa da gormito!

    FREE GORMITI! :-)

  7. ivan scrive:

    La capacità di innescare e poi cogliere queste sfumature è fuori dall’ordinario.
    Se e quando diventerò padre spero di arrivare a comprendere i miei figli da un disegno.
    Complimenti.

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