La stanza del vescovo (1977) – Dino Risi

«Maffei, ma lo sa che in certi particolari momenti
la “tinca” mi fa piangere? Mi commuove?
Anche le tette, eh!
Il culo invece mi fa ridere!
»
Temistocle Orimbelli (Ugo Tognazzi)

Ho rivisto di recente il film La stanza del vescovo (1977) di Dino Risi con Ugo Tognazzi e Ornella muti, tratto dal romanzo omonimo di Piero Chiara.

L’avevo visto la prima volta da adolescente sulle tv private, tanti anni fa.

Mi era rimasta impressa la sua particolare atmosfera tra il decadente e l’onirico e i paesaggi sul Lago Maggiore, le scorribande godereccie in barca a vela a caccia di avventure erotiche dei due protagonisti, l’indimenticabile personaggio di Temistocle Orimbelli, interpretato da uno straordinario Ugo Tognazzi, e alcune scene di seduzione con Ornella Muti che ai tempi mi avevano particolarmente turbato.

Dino Risi riesce perfettamente a cogliere l’atmosfera di elegante maliconia del romanzo di Piero Chiara che il lago ci comunica. La stanza del vescovo è, prima che un giallo provinciale, la descrizione di un vagabondaggio a vela sul lago Maggiore, dove due amici improvvisati vanno a caccia di donne e di avventure nel 1946, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma poi l’anziano incastra il giovane in un tenebroso intrigo di amore e di morte.

Trama: Marco Maffei, un ragazzo che ama passare il tempo navigando senza meta sul Lago Maggiore con una barca acquistata d’occasione, viene avvicinato dallo stravagante Temistocle Mario Orimbelli che lo invita alla propria villa ove gli presenta la moglie Cleofe e la cognata Matilde, presunta vedova di marito disperso in Abissinia…

La prima parte del film è quella più bella, dove Risi ha ritrovato temi e paesaggi che gli sono cari e il tono del racconto è azzeccatissimo, tra malinconico e sfrontato, anche per la presenza di un Tognazzi in stato di grazia. Un po’ meno azzeccata è forse la seconda parte, quella in cui la vicenda e il giallo mostrano il loro meccanismo.

Le scene del vagabondaggio a vela sul Lago Maggiore sono veramente molto belle, hanno un sapore di favola boccaccesca, una sorta di Odissea lacustre a caccia di avventure erotiche, ma venata di malinconia, ironia amara e da un presentimento di morte.

La breve sequenza che ho riportato all’inizio di questo articolo ne è un chiaro esempio.

Io che sono nato e cresciuto sulle rive assolate del Mediterraneo, di fronte all’Africa, mai mi sarei immaginato di innamorarmi della particolare atmosfera dei laghi lombardi, soprattutto in autunno e d’inverno.
Eppure adesso che per lavoro mi sono trovato a vivere per gran parte del giorno in quei posti, a pochi metri dal lago, devo confessare che quell’atmosfera decadente, malinconica, mi ha stregato.
Mi piace come cambia il colore del lago a seconda della luce, della stagione della nebbia, della pioggia, e vi ritrovo intatta l’atmosfera tipica dei romanzi di Piero Chiara.

Piero Chiara, nato 1913 a Luino sul Lago Maggiore, e morto nel 1986 a Varese, è stato uno dei maggiori scrittori italiani del secondo dopoguerra.
I piccoli paesi sulle rive del Lago Maggiore e le zone dell’Alta Lombardia ai confini con la Svizzera sono lo scenario dei suoi romanzi dove ritrae sapientemente una vita di frontiera ormai scomparsa, fatta di contrabbandieri, truffatori, fuggiaschi, ma soprattutto la realtà di una piccola borghesia di provincia con i suoi segreti, i suoi misfatti, le sue meschinità, le sue trasgressioni.

«Piero Chiara è il poeta delle piccole storie del “grande lago” che spesso fa da palcoscenico ai suoi brevi ed illuminanti racconti. Narra le piccolezze della vita di provincia con quello stile mai insipido, sempre venato di arguzia, di ironia, a tratti di un sottile e malinconico umorismo, e sempre capace di cogliere nel quotidiano l’essenza, ormai dimenticata, della vita.
Nei suoi libri non è importante solo la descrizione dei luoghi ma anche (e soprattutto) l’indagine psicologica dei personaggi, la capacità di metterne in evidenza vizi e virtù con un sorriso ironico, spregiudicato ma mai irrispettoso. Il segreto di Chiara è nella sua capacità di raccontare, nella scelta di argomenti anche “scabrosi” (l’omicidio, l’adulterio, l’ossessione erotica) senza mai cedere a compiacimenti volgari.
» (da Wikipedia)

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

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