Respiro (2001) – Emanuele Crialese

Alcuni film ti rimangono impressi dentro per sempre per una sequenza, una scena, un personaggio, una musica. O per il luogo e il momento particolare in cui li hai visti.

È il caso di Respiro, un film di Emanuele Crialese del 2001 con un’intensa e magnetica Valeria Golino come protagonista.

Interamente girato in una Lampedusa poco turistica, aspra, scabra, ruvida, con attori del luogo non professionisti, ragazzi e pescatori, il film racconta di Grazia (Valeria Golino), una donna ribelle e disubbidiente, apparentemente affetta da disturbi psicologici, e del suo rapporto fortissimo con i figli, della difficile relazione con il marito e la gente del posto, del suo rapporto intenso e simbiotico con la natura, e il mare in particolare.

Il film inizia con toni realistici per poi trascolorare lentamente nei giallo e infine nei toni della fiaba e del mito. Una sorta di riflessione fantastica sull’amore e il rapporto con la natura selvaggia. Per certi versi ricorda l’Avventura di Antonioni. Anche qui una donna, misteriosamente sparisce, in un isola, come per incanto.

La sequenza che mi ha colpito maggiormente è quella finale, girata interamente sott’acqua. Una sequenza onirica e inquietante, in cui la potenza e la forza oscura dell’archetipo femminile vengono ben esemplificate dalle immagini sommerse, dalla presenza preponderante dell’acqua, dal capovolgimento del punto di vista, dalla mancanza di un punto di appoggio solido.

L’uomo si sente più al sicuro quando può poggiare i piedi per terra, buttarsi in acqua e nuotare rappresenta un totale abbandono delle proprie certezze. Così il mare, di tutti e di nessuno, è soltanto il riflesso del cielo: gettarvisi è come volare.” (Movie’s Home)

La bellezza della sequenza è magistralmente amplificata dalla musica di John Surman, un sassofonista e clarinettista jazz dal percorso artistico molto originale.

Il brano della sequenza è Nestor’s Saga (The Tale of the Ancient) tratto dall’album The Amazing Adventures of Simon Simon del 1981.

La sonorità cavernosa e oscura del clarinetto basso, il tappeto sonoro ipnotico creato dai sintetizzatori ben si adattano all’ambientazione misteriosa ed enigmatica della sequenza, al suo essere sfuggente, liquida e inafferrabile.

Uno dei casi emblematici in cui una sequenza di un film sembra essere stata costruita a posteriori su una musica precedentemente realizzata.

Qui c’è invece il trailer del film Respiro.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

5 Comments

  • Reply September 30, 2011

    anna

    L’hanno dato ieri sera in tarda serata su IRIS, per un ciclo che hanno chiamato “Maternale”. Ma al di là delle logiche di palinsesto (e, ahimè, dell’appartenenza al gruppo Mediaset di Iris), sono stata contenta di averlo visto, dieci giorni dopo aver “conosciuto” questo regista attraverso “Terraferma” (che mi fa pensare al destino, che decide, a caso, in che paese nasciamo, in che famiglia, in che situazione). Bello il cast (il ragazzino, figlio più piccolo della Golino, è il ragazzo, cresciuto, di Terraferma), con un Elio Germano alle prime “armi” (come per il personaggio di Santamaria in Terraferma: lo Stato, interpretato da un attore che ormai fa parte, se me lo concedi, dello “star-system”), la Golino bravissima (l’ho apprezzata particolarmente in Texas).

  • Reply September 30, 2011

    ermeneuta

    @ anna
    Che strano, volevo rivederlo giusto una di queste sere, “Respiro”. Mi era venuto in mente avendo letto del nuovo film di Crialese “Terraferma”, e la locandina, col blu intenso del mare, mi ha fatto ripensare a “Respiro”.

    Salvo

  • Reply September 30, 2011

    anna

    “Respiro” l’ho visto ieri sera, tra la stanchezza della giornata e il rumore della lavatrice che mi induceva al sonno, vista l’ora tarda. Bella la tua recensione, mi piace l’aggettivo “onirico” , che è venuto in mente anche a me, guardando la scena finale del film. Vita e sogno resta una dicotomia fondamentale, una sfumatura, che molti dimenticano nella vita reale (e anche in quella sognata), presi come sono a voler dare una spiegazione logica a tutto (che se non la trovano, allora si scagliano verso chi vive a pieno la propria vita, in perfetta simbiosi con la natura….che lascia sempre sempre aperta una via di fuga).

  • Reply December 10, 2008

    ermeneuta

    Grazie per i complimenti.
    A me è piaciuto molto il tuo blog, me lo guarderò con calma.
    Ti ho scritto un commento, sul tuo post di “Caro Diario” di Moretti, perchè il brano musicale alla fine di quell’episodio non è di Nicola Piovani, ma di Keith Jarrett.

    Salvo

  • Reply December 10, 2008

    dome

    grazie per la citazione
    purtroppo di registi come crialese, che fanno un cinema di poesia anziché di prosa, in italia ne sono rimasti pochi…
    bel post

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