Archivio di gennaio 2009

De oorbel

martedì, 20 gennaio 2009

De oorbel - George Hendrik Breitner

Ho esitato a lungo se scrivere o no questo articolo. Ci ho pensato per mesi.

Due giorni fa, il 18 gennaio, è stato un anno da quando Annemieke se n’è andata via per sempre.

I pensieri e le sensazioni erano tali e così intense che non sapevo cosa dire. Ho passato la giornata in uno stato di torpore, stranamente sereno.

Alla fine due eventi, entrambi inattesi, mi hanno spinto a scrivere.

Il primo è stato la “consegna“, non saprei bene come definirla, due settimane fa in Olanda, del quadro che vedete sopra: De oorbel (L’orecchino) del pittore olandese George Hendrik Breitner. Era il quadro preferito di Annemieke. Lo teneva nel corridoio di casa sua, a fianco di uno specchio simile a quello raffigurato, quando ci siamo conosciuti e lo adorava. Mi diceva spesso: «Quella sono io».

Venirne in possesso dopo tanti anni è stata un’emozione molto forte. Non sono ancora riuscito a scoprirlo dai panni che lo avvolgono per proteggerlo.

Il secondo è stato ricevere in tarda notte un’intensa lettera con delle foto di Annemieke che mi ha spedito sua sorella due sere fa via email. Foto di prima che ci conoscessimo. Una in particolare mi ha colpito.

Annemieke - Concerto The Cure 1984

Una foto bellissima scattata in treno mentre assieme ad alcune amiche andavano ad uno storico concerto dei Cure ad Utrecht la sera del 29 maggio 1984, che ritrae Annemieke a quindici anni, in versione punk, o meglio dark, che guarda dritto verso l’obiettivo.

Lo sguardo intenso, l’espressione così simile, in modo quasi impressionante, a quello di nostra figlia Edith.

Stanotte sto ascoltando in modo quasi ossessivo i Cure degli inizi. In particolare una rara pre-versione live del 1979 di uno dei loro brani più belli e famosi, A Forest, con un inedito e giovanissimo Robert Smith ancora senza trucco. Ad Annemieke avrebbe fatto molto piacere.

The Cure - A Forest (At Night) pre version 1979 Rare

 

Ennio Morricone dirige “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (Concerto in Munich, 2005)

venerdì, 9 gennaio 2009

Ho sempre considerato Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), diretto da Elio Petri e interpretato da uno strepitoso Gian Maria Volonté, uno dei migliori e più bei film in assoluto del cinema italiano.

Da quando lo vidi la prima volta da adolescente mi rimase indelebilmente impresso, per sempre. Complice anche una colonna sonora straordinaria, opera del genio di Ennio Morricone.

Ho già parlato in precedenza del film su questo blog, dedicandovi un post.

Ma adesso mi premeva parlare della colonna sonora, bellissima, che mi porto dentro nel cuore e nella mente da circa 25 anni.

Ho trovato su youtube una recente versione live del 2005, andata in scena a Monaco di Baviera in Germania, in cui Ennio Morricone dirige l’orchestra nell’esecuzione del brano che è il leitmotif del film.

La versione dal vivo permette di apprezzare, grazie alle immagini, tutta la ricchezza timbrica del brano, l’utilizzo originale e sapiente degli strumenti musicali più inusuali e la straordinaria capacità di composizione e arrangiamento di Ennio Morricone.

Il brano in questione è stato più volte reinterpretato da molti artisti e gruppi musicali contemporanei.

Mi vengono in mente una versione molto bella realizzata dai Subsonica, che non trovo su youtube, e un’altra molto astratta e distorta elettronicamente, quasi metal, realizzata dai Fantomas, che vi propongo di seguito.

Fantomas - Investigation of a Citizen Above Suspicion

Per chi volesse fare un confronto, questa è invece la versione originale della colonna sonora del film.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Colonna sonora originale

Mentre questa è una versione “purista” e solista, pensata ed eseguita come un “tango militare” con il solo pianoforte dal compositore Luis Enriquez Bacalov, l’autore della colonna sonora del film “Il Postino” con Massimo Troisi.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Morricone Tango (Luis Enriquez Bacalov)

 

2009: Epifania nella neve

mercoledì, 7 gennaio 2009

intrico di neve e rami

Ieri per l’Epifania ha nevicato molto qui in Lombardia.

Oggi ha raddoppiato la posta, con gli interessi. Ed essendo giorno di lavoro è stato il caos.

Credo che una nevicata così da queste parti non si vedesse da più di venti anni. Più di 40 cm di neve a Monza.

Stamane, vedendo che nevicava di brutto e presagendo il peggio, sono uscito prima del solito, alle 7, per recarmi in auto alla stazione ferroviaria e da lì prendere il treno per Lugano, in Svizzera.

A quell’ora le strade erano semideserte e piene di neve, ma tutto sommato si riusciva ad andare.

Il problema è sorto mentre mi avvicinavo alla stazione e iniziavo a cercare un posto per parcheggiare. Era impossibile!

Ai bordi delle strade c’erano cumuli di neve alti un metro, creati dai pochi spazzaneve in azione sulle vie principali.

Ritorno indietro, mentre il traffico sulle strade iniziava a crescere, e decido di trovare un posto vicino casa.

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Nel frattempo chiamo la babysitter per sapere se era arrivata a casa dalle bimbe, e mi dice che è rimasta bloccata fra la neve davanti al cancello del condominio di casa mia.

Alla ricerca vana di un parcheggio per l’auto entro in una via secondaria, e lì mi blocco nella neve. Incastrato.

Imprecando come un turco riesco a farmi prestare una pala da un’anima pia che stava liberando il suo marciapiedi, e inizio a spalare sotto una fitta neve per liberare l’auto.

Mezzora di lavoro. Alla fine riparto. Mi dirigo verso casa.

Arrivato lì trovo la babysitter che sta cercando di liberare la sua auto dalla neve, davanti all’ingresso. Sembra una bambina che cerca di svuotare il mare con un cucchiaino.

Lascio la mia auto da parte, prendo in mano la pala e ricomincio a spalare neve.

Un’ora, cazzo, un’ora di lavoro, fra la neve che continuava a cadere e il sudore che mi scendeva copiosamente dalla fronte.

Si suda come dannati a spalare la neve!

Nel frattempo una signora che doveva accompagnare il figlio a scuola, e che non poteva passare per l’auto che ingombrava la strada, mi inizia a stressare. Deve passare che fa tardi.

Le faccio gentilmente notare che anche le mie figlie non sono andate a scuola, e che con questo caos è probabile che nemmeno le maestre siano arrivate.

Ma lei insiste che deve passare, che è tardi. Le stavo per tirare la pala sulla testa. Le stavo dicendo: “Vuole spalare lei, così fa prima?“, ma desisto, sono troppo stanco.

Accelero il ritmo della spalata. Finalmente libero l’auto e la parcheggio. Avrò liberato dalla neve e dal ghiaccio almeno 40 metri quadri di strada. Uno spalaneve umano.

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Rientro a casa che sembro un pupazzo di neve, telefono al lavoro e dico che non posso venire: l’unica alternativa sarebbe stata quella di andare a piedi alla stazione (3 km da casa mia) e sperare di trovare un treno per Lugano, ma avrei rischiato di arrivare nel pomeriggio.

A questo punto accompagno la babysitter a casa con la sua auto. Arrivato a destinazione mi faccio un’altra mezzora di spalare neve per liberare un posto auto, questa volta con una scopa vecchia trovata per strada, probabilmente dimenticata dalla Befana.

Finito il lavoro ritorno a piedi a casa, sotto una neve che cade fittissima, a falde larghe. Stanco morto, ma ammaliato dal paesaggio inusuale.

Quindi prendo la fotocamera e vado nel giardinetto dietro casa a scattare le foto che vedete.

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Ho la schiena a pezzi, due ore di lavoro pesante sotto la neve: mi sembra di essere passato sotto una mandria di bufali inferociti.

Ma in fondo sono soddisfatto. Sono a casa.

Domani si vedrà.