
Ho esitato a lungo se scrivere o no questo articolo. Ci ho pensato per mesi.
Due giorni fa, il 18 gennaio, è stato un anno da quando Annemieke se n’è andata via per sempre.
I pensieri e le sensazioni erano tali e così intense che non sapevo cosa dire. Ho passato la giornata in uno stato di torpore, stranamente sereno.
Alla fine due eventi, entrambi inattesi, mi hanno spinto a scrivere.
Il primo è stato la “consegna“, non saprei bene come definirla, due settimane fa in Olanda, del quadro che vedete sopra: De oorbel (L’orecchino) del pittore olandese George Hendrik Breitner. Era il quadro preferito di Annemieke. Lo teneva nel corridoio di casa sua, a fianco di uno specchio simile a quello raffigurato, quando ci siamo conosciuti e lo adorava. Mi diceva spesso: «Quella sono io».
Venirne in possesso dopo tanti anni è stata un’emozione molto forte. Non sono ancora riuscito a scoprirlo dai panni che lo avvolgono per proteggerlo.
Il secondo è stato ricevere in tarda notte un’intensa lettera con delle foto di Annemieke che mi ha spedito sua sorella due sere fa via email. Foto di prima che ci conoscessimo. Una in particolare mi ha colpito.
Una foto bellissima scattata in treno mentre assieme ad alcune amiche andavano ad uno storico concerto dei Cure ad Utrecht la sera del 29 maggio 1984, che ritrae Annemieke a quindici anni, in versione punk, o meglio dark, che guarda dritto verso l’obiettivo.
Lo sguardo intenso, l’espressione così simile, in modo quasi impressionante, a quello di nostra figlia Edith.
Stanotte sto ascoltando in modo quasi ossessivo i Cure degli inizi. In particolare una rara pre-versione live del 1979 di uno dei loro brani più belli e famosi, A Forest, con un inedito e giovanissimo Robert Smith ancora senza trucco. Ad Annemieke avrebbe fatto molto piacere.
The Cure - A Forest (At Night) pre version 1979 Rare

