Archivio di febbraio 2009

Wrong - nuovo singolo dei Depeche Mode

mercoledì, 25 febbraio 2009

Depeche Mode - Wrong Video Clip
Caricato da Mightybaut

Ecco il nuovo video del brano Wrong che farà parte dell’album Sounds Of The Universe dei Depeche Mode e che uscirà nei negozi di dischi il prossimo 20 Aprile.

Devo dire che il video è quanto di più inquietante abbia visto da parecchi anni a questa parte nell’ambito dei videoclip.
Per la tensione e l’angoscia che genera è paragonabile a Karmapolice dei Radiohead. Forse di più.

Con un tocco alla Saw - L’enigmista.

La clip, ricca di suspence e mistero, è stata diretto magistralmente da Patrick Daughters e mostra gli ultimi tre minuti di un uomo legato, con una maschera sul volto, all’interno di un auto con la retromarcia bloccata… un viaggio a ritroso avvolto in un’atmosfera tetra.

Qui
trovate un articolo sull’album e i Depeche Mode.

Guns of Brixton - The Clash (1979)

sabato, 21 febbraio 2009

«When they kick out your front door
How you gonna come?
With your hands on your head
Or on the trigger of your gun»

Saranno i tempi cupi che stiamo vivendo, sarà il soffocante conformismo che sento aleggiare come una cappa mortale, sarà il fatto che giorno dopo giorno la nostra libertà individuale viene sempre più limitata e repressa, sarà l’oscurantismo medievale del nuovo fondamentalismo cattolico che pesa come un macigno su di noi, sarà la sensazione di crollo e disfacimento di un sistema socio-economico ormai giunto al capolinea.

Ma ho voglia di anarchia e libertà, ho voglia di distruggere dalle fondamenta e ripartire da capo. Ho voglia di rinascita.

Questi tempi di caos portano con sè il germe del cambiamento, la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Sono gravidi di potenziale rinnovamento.

Questa sensazione di caos incombente, questo senso di ribellione e anarchia, questo furore distruttivo e creativo, questa voglia di rinnovamento sociale erano alla base di quello che fu il movimento punk.

Sarà questo il motivo inconscio che mi ha portato a riascoltare The Clash, e in particolare quella stupenda canzone, carica di incendiaria e dirompente voglia di ribellione che è Guns of Brixton?

Quel pulsante giro di basso ipnotico, opera del geniale Paul Simonon che scrisse anche la canzone, quel ritmo reggae ammaliante, quel testo assolutamente scorretto mi hanno sempre fatto impazzire.

Adesso rivedendo il video a 30 anni di distanza, devo dire che l’energia, la carica, il nichilismo ribelle che emanava da quel gruppo è ancora intatto.

E risulta ancora oggi molto più autentico e rivoluzionario di quello falso e costruito a tavolino di tanti gruppetti musicali creati dal marketing.

Salma Hayek allatta al seno un bimbo africano

giovedì, 19 febbraio 2009

Salma Hayek 

È di alcuni giorni fa la notizia che l’attrice messicana Salma Hayek ha allattato al seno un bambino africano mentre si trovava in Africa.

Durante la visita di alcuni poveri villaggi l’attrice ha incontrato un bambino che era rimasto senza latte della madre.

Salma Hayek, che ha una figlia della stessa età del bambino africano, non ha esitato un momento, davanti al piccolo che piangeva, ad allattarlo al suo seno. E ha poi raccontato che la sua bisnonna aveva fatto lo stesso per un bimbo affamato in un villaggio del Messico.

Questa storia mi ha colpito e mi ha fatto riflettere su quanto siano limitate le nostre idee, direi i pregiudizi, su tutto ciò che attiene alla sfera familiare.

Questo istinto arcaico materno di allattare un cucciolo, anche non proprio, di prendersi cura “intimamente” del bambino di un’altra donna, spazza via di colpo tutte le nostre convinzioni riguardo alla famiglia tradizionale, la famiglia classica, la famiglia “allargata”, le adozioni e tutte le costruzioni ideologiche, sociali e religiose che ipocritamente ci appiccichiamo di sopra.

La realtà è diversa. Le donne si sono sempre prese cura dei figli degli altri nelle società contadine, in una sorta di grande famiglia allargata o clan. E questo senza provocare nessun trauma o confusione nei bambini o su di esse.

La testimonianza che anche la sua bisnonna aveva fatto lo stesso ne è la prova. E credo che nel passato delle nostre nonne e bisnonne storie del genere fossero normali.

Adesso analizziamo e giudichiamo ogni cosa alla luce di schemi e paradigmi ideologici, politici, culturali e religiosi che ci stanno veramente alienando dalla realtà e dall’umanità nel suo senso più profondo.

Basta vedere il volto radioso e pieno di gioia di Salma Hayek mentre allatta il bambino non suo. È il sorriso di chi sta donando disinteressatamente qualcosa di prezioso, di chi sta rendendo felice un altro essere, anche se per poche ore. È gioia pura.

La prima volta che vidi Salma Hayek fu nell’inverno del 1996. Mi trovavo a Rimini per un corso e vidi il film al cinema, da solo. La situazione migliore per vedere un film.

Il film era Dal tramonto all’alba diretto da Robert Rodriguez e interpretato da George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel e Juliette Lewis.
Salma Hayek vi interpretava una piccola parte, ma folgorante. Quella scena mi rimase impressa per sempre. Si esibiva in una conturbante danza con il serpente, seducendo un attonito Quentin Tarantino.

Adesso mi fa particolarmente piacere scoprire che quella donna, che ha la mia stessa età, sia stata capace di un gesto così bello e generoso.

Soddisfazioni

venerdì, 13 febbraio 2009

Wassily Kandinsky, Yellow, Red and Blue

È stata una settimana molto intensa al lavoro. Iniziata nella tempesta e conclusa nel migliore dei modi.

Sono stanco come se avessi lavorato un mese.

Non credo che in Italia, e forse nemmeno in Europa, si trovino in questo momento nel settore di internet progetti così affascinanti, innovativi, ambiziosi, ricchi di sfide e rischi come quello a cui sto lavorando e di cui sono responsabile.

Un’avventura estremamente complessa ed impegnativa da vivere ogni giorno con spirito da pioniere, con imprevisti e rischi continui. Ci si muove in un territorio inesplorato, e si tracciano rotte nuove. Un campo minato dove si può saltare in aria da un momento all’altro.

La settimana è iniziata con un ultimatum del mio capo che ha preteso, giustamente, la nuova pianificazione delle scadenze del progetto entro 4 ore, da siglare con il mio sangue (testuali parole, e so che non scherza) e con me che entro 4 ore gliele ho date.

E vi assicuro che non è semplice ripianificare la schedulazione di un progetto con più di mille attività che vede coinvolte circa 15 persone nei prossimi 8 mesi. Ma l’ho fatto. E alla fine sono riuscito a giustificare in modo convincente i due mesi di slittamento delle scadenze finali. Cosa che non era assolutamente scontata, anzi.

E ieri la grande soddisfazione di avere presentato il nuovo piano e le nuove scadenze alle persone del mio team, alla presenza del mio capo, con un discorso di incitamento passionale e asciutto al tempo stesso che il mio capo ha definito coinvolgente ed “eccellente” in termini di leadership e autorevolezza. E oggi mi ha rifatto i complimenti.

E credetemi, il contesto in cui mi sto muovendo è difficilmente immaginabile nel clima asfittico del panorama odierno italiano.

Mi sembrava di essere Massimo Decimo Meridio il protagonista del film Gladiator, mentre incitava i suoi uomini alla battaglia finale. Una battaglia decisiva dove si vince o si muore. Senza vie di mezzo. E dove bisogna vincere. [edit: prima avevo scritto erroneamente Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator (il Temporeggiatore) il generale e uomo politico romano passato alla storia per la sua strategia attendista; ma un amico con una grande passione per il cinema, e la storia, mi ha fatto notare l'errore ;-)]

Sono molto orgoglioso delle persone eccellenti, uomini e donne, che ho scelto nel mio team, e so che mi seguiranno fino alla meta in questa avventura.

Ieri ho visto una nuova luce nei loro sguardi. È difficile da spiegare. Ma mi sento proprio come il capitano di un manipolo di folli audaci, pronti a seguirmi fino in capo al mondo. E questa responsabilità pesa, ma inorgoglisce al tempo stesso.

È stata una gran settimana. Lunedi si ricomincia l’avventura.

Eluana e gli avvoltoi

venerdì, 6 febbraio 2009

Bajar rinendo - Francisco de Goya

Nei giorni scorsi ho più volte iniziato a scrivere un articolo sulla vicenda di Eluana Englaro, ma alla fine mi sono sempre bloccato e vi ho rinunciato, per rispetto a lei e alla sovrumana battaglia che sta portando avanti suo padre con enorme dolore e sofferenza.

Ma oggi non ci ho visto più. Complice anche il malessere dell’influenza la mia resistenza ha capitolato, e ho deciso di scrivere, cercando di trattenere quanto più possibile la rabbia che ho in corpo.

Il decreto varato in fretta e in furia dal governo Berlusconi per bloccare l’interruzione graduale dell’alimentazione e dell’idratazione per Eluana Englaro, oltre che chiaramente anticostituzionale è anche mostruoso in sé.

Un decreto legge fatto contro una persona, una legge che lede i principi della libertà individuale, che vorrebbe costringere chi cade in coma, senza coscienza e senza risveglio per decenni, a vivere una sorta di inumana vita artificiale anche contro la sua volontà.

Ma la cosa che più mi ha sconvolto di questa vicenda è la frase che oggi ha pronunciato un Berlusconi più arrogante e minaccioso che mai, al culmine del suo delirio di onnipotenza.

Berlusconi ha detto: “Eluana è una persona che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio in stato vegetativo”.

Qui siamo all’orrore puro. Credo che nemmeno il dottor Frankenstein sarebbe arrivato ad immaginare una tale aberrante follia.

Dietro questa frase si nasconde una sottocultura talmente infima e spregevole, una mancanza totale di rispetto per la donna in generale e per quella povera donna in particolare, di fronte alla quale anche i talebani e i fondamentalisti islamici rischiano di arrancare.

Una concezione della donna vista come “fattrice” anche se incosciente e in stato vegetativo.

Mi vengono i brividi.

Siamo in balia di politici folli e senza scrupoli, di avvoltoi ammantati di tuniche nere e porpore cardinalizie che vogliono mantenere ad ogni costo il loro potere e il loro controllo sulla vita e la morte di tutti noi.

Credo che non si sia arrivati mai ad un livello così infimo e triste nella storia recente dell’Italia.

Olanda - dicembre 2008

domenica, 1 febbraio 2009

North Sea beach in the winter

Questo inverno sono stato poco più di una settimana in Olanda sul mare del nord, precisamente a Noordwijk aan Zee, dal 27 dicembre al 3 gennaio.

Un piccolo appartamento al mare, in un residence, lontano da tutto e da tutti, con le bambine. Il vento, le dune e il mare a farci compagnia.

Faceva molto freddo. Le minime notturne erano di -8 - 10 gradi, le massime raramente erano sopra lo zero. Il vento gelido e umido proveniente dal mare rendeva la temperatura percepita ancora più rigida.

I primi giorni c’era il sole, un sole basso sull’orizzonte, com’è normale a quelle latitudini d’inverno, ma dalla luce intensa e dorata, che proiettava ombre lunghe anche a mezzogiorno, donando un fascino inconsueto ai paesaggi.

La notte gelava. Gli innumerevoli canali e vie d’acqua che impreziosiscono il paesaggio olandese erano tutti ghiacciati, come non capitava almeno da una decina d’anni.

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Questa particolare situazione ha fatto sì che in quei giorni gli olandesi tutti, bambini, adulti ed anziani, tirassero fuori i i pattini per andare pattinare sui tanti canali e laghetti ghiacciati.

Uno spettacolo stupendo.

Girando per le campagne sembrava di mirare uno dei tanti quadri fiamminghi dell’epoca d’oro che ritraevano gli abitanti dei piccoli borghi pattinare frenetici e armoniosi sui canali ghiacciati, fra mulini a vento e cieli sterminati cosparsi di nuvole.

Il 31 dicembre è stato forse il giorno più freddo dell’anno.

Mi sono svegliato alle nove di mattina, era ancora quasi tutto buio. Ma fra la nebbia si intravedeva uno spettacolo meraviglioso, fiabesco.

L’alta umidità legata alle fredde temperature aveva generato una brinata eccezionale. Era tutto bianco. Sembrava che avesse nevicato, ma era solo gelo.

Sono uscito con le bambine a scattare delle foto.

Il paesaggio era immerso in un silenzio irreale. La nebbia, il freddo pungente e umido, la quasi totale assenza di persone rendevano il tutto magico.

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Sono andato a mare. Non avevo mai visto nulla di simile in vita mia.

La sabbia della spiaggia era completamente bianca, come innevata. La vegetazione selvatica, le dune, le transenne di legno, tutto era ricoperto di gelo, di cristalli di ghiaccio. Tutto immerso nella nebbia.

Il mare si intravedeva a fatica. Fra la nebbia, rare e sparute figure umane, passeggiavano sulla spiaggia. I confini fra cielo e mare erano indistinti.

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Un paesaggio quasi polare. Corvi neri volavano radi e si posavano sui pali, fra la vegetazione.

Non dimenticherò mai quel giorno, quell’atmosfera, quelle sensazioni magiche, le emozioni intense che ho provato. Lo stupore infantile che si è risvegliato in me a sopraffare tutto il resto.

Il giorno dopo la nebbia era completamente sparita. Il sole brillava di nuovo, seppure fra un freddo intenso.

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A testimonianza di quel magico ultimo giorno dell’anno mi sono rimaste le centinaia di foto che ho scattato, e di cui pubblico solo una minima parte.