Archivio di marzo 2009

Monty Python- Italian Lesson

lunedì, 30 marzo 2009

Nella parte finale del mio post di ieri avevo pubblicato una sequenza tratta dal film Il senso della vita dei Monty Python.

I Monty Python sono probabilmente il più geniale gruppo comico mai apparso sulla scena. Irriverenti, colti, cinici, surreali, irresistibili.

Sono gli autori e gli interpreti del celebre Monty Python’s Flying Circus, l’innovativa e fortunata serie comica trasmessa dalla BBC tra il 1969 e il 1974.

Hanno realizzato dei film dal potenziale comico straordinario, massacrati dalla censura: Brian di Nazareth (Monty Python’s Life of Brian) del 1979 e Monty Python - Il senso della vita (The Meaning of Life) del 1983 sopra tutti.

Stasera, grazie a YouTube, ho rivisto sequenze esilaranti dei loro film che erano rimaste impresse nella mia memoria di adolescente.

Le ho riviste sia nel doppiaggio italiano (di ottima qualità devo ammettere, tenendo conto dei giochi di parole vertiginosi e intraducibili) che nell’originale versione inglese.

Uno fra i tanti sketch che mi ha fatto ribaltare dalle risate è questa “Italian Lesson“. Ve lo dice uno che ha assistito realmente dal vivo a scene simili.

Irresistibile, e soprattutto attualissima, dopo più di trent’anni.

Habemus papam! Berlusconi!

domenica, 29 marzo 2009

Dal discorso conclusivo di Silvio Berlusconi al congresso del Pdl di cui è stato eletto presidente per acclamazione.

Non ho parole. Vorrei svegliarmi da questo incubo, ma è inutile.

Mi chiedo, ma io, che minchia ho da spartire con questa gente?

Ormai credo che solo “a livella“, come la chiamava Totò, ci possa salvare.

L’unica garanzia di rinnovamento democratico che ci è rimasta è la morte, che inesorabilmente spazzerà via, prima o poi, questa feccia dalla terra.

E a giudicare dal gesto scaramantico di Berlusconi, come si vede bene in questo video quando cantano l’Inno di Mameli, alla strofa “Siam pronti alla morte, siam pronti alla mortecredo che un po’ di strizza inizi ad averla anche lui.

Speriamo bene.

Confido solo nel “Tristo Mietitore”.

Monty Python - Il senso della vita - Il tristo mietitore

 

Psycho: sequenza doccia rifatta col Lego

martedì, 24 marzo 2009

Ieri sera stavo mettendo ordine nei film su DVD dalla mia collezione e inevitabilmente, tra i tanti classici a cui sono affezionato, l’occhio è stato attratto da Psycho, il celebre film di Alfred Hitchcock.

Non ho potuto fare a meno di rivederne alcune sequenze che conosco ormai a memoria, avendole viste centinaia di volte, ma che ogni volta mi emozionano come fosse la prima volta.

La famosa scena dell’omicidio sotto la doccia, in cui la protagonista interpretata da Janet Leigh viene assassinata a pugnalate da Norman Bates (Anthony Perkins) non poteva mancare ovviamente.

Una sequenza talmente famosa da essere entrata nell’immaginario collettivo ed essere analizzata, sezionata e studiata nelle scuole di cinema.

Costruita in modo geniale da Hitchcock con un accurato studio delle inquadrature e degli angoli di ripresa, enfatizzata dal serrato ritmo visivo del montaggio e amplificata dagli archi della musica di Bernard Herrmann, è veramente un capolavoro di cinema puro.

Esistono molti remake della sequenza dell’omicidio ’sotto la doccia’ e su Internet  se ne trovano parecchi, alcuni chiaramente amatoriali, altri più professionali.

Ma uno su tutti mi ha entusiasmato per l’attenzione ai dettagli, la precisione quasi filologica della ricostruzione, a cominciare dai titoli di testa, e al tempo stesso la creatività e il tono surreale della messa in scena.

Un rifacimento fatto con i famosi mattoncini Lego!

È veramente geniale, e la cosa straordinaria è che riesce a comunicare ugualmente la tensione della sequenza originale.

Se volete fare il confronto, la sequenza originale è qui:


 

Festa del papà (a modo mio)

giovedì, 19 marzo 2009

uomo

Oggi, festa del papà, in Svizzera non è giorno lavorativo.

Visto che di solito mi tocca lavorare il 25 aprile, il 2 giugno e gli altri giorni festivi italiani, considerato che saranno almeno sei mesi che non stacco nemmeno un minuto, che al lavoro i ritmi sono intensi e la pressione elevata, che i fine settimana li dedico esclusivamente ai lavori di casa e alle bambine, ho deciso di cogliere al volo questa rara e preziosa opportunità.

Un giorno tutto per me, da solo, da festeggiare a modo mio.

Stamane mi sono vestito di tutto punto e ho accompagnato le bambine a scuola, contentissime che una volta tanto le accompagnasse il loro papà.

Quindi a metà mattinata sono andato in un centro di massaggi thailandesi regalandomi un’ora di estasi assoluta. A scanso di equivoci, sottolineo che si trattava di massaggi “normali”, anche se qualche momento imbarazzante, da commedia degli equivoci, c’è stato. ;-)

Quando sono uscito dal centro mi sembrava di galleggiare nell’aria.

Il Nirvana. Mai provato niente di simile in vita mia. Credo che avrei potuto fare i miracoli per lo stato di beatitudine, rilassamento e appagamento in cui mi trovavo.

Mi sa che d’ora in poi una visitina al mese in quel centro, a farmi rimettere a nuovo da quelle mani femminili sapienti, la farò sicuramente. :-)

Oggi c’era un piacevole tepore primaverile nell’aria e una luce quasi estiva che mi faceva pensare al mare.

Ho comprato delle vongole veraci e le ho cucinate con gli spaghetti, accompagnandoli con dello champagne che mi avevano regalato e che tenevo in frigo per un’occasione. Mi sono detto: “Più occasione di questa…

Ho poi fumato un toscano sul balcone, al sole, bevendo dell’ottimo rum guatemalteco invecchiato.

Dopo un’oretta sono andato a prendere le bambine a scuola, e ho deciso di regalare anche a loro un momento di piacevole relax e introdurle ad un rito tipicamente femminile.

Le ho portate dalla parrucchiera.

Era bello vederle sedute mentre la parrucchiera lavava o tagliava loro i capelli. Delle piccole donne. Intravedevo già dei movimenti, degli atteggiamenti, dei modi di guardarsi allo specchio tipicamente femminili.

Ovviamente ero l’unico uomo nella sala d’acconciature. Ci saranno state almeno quindici altre donne.

Ed era divertente essere un intruso in quel mondo esclusivamente femminile, in quel gineceo moderno dove le donne si confidano e rivelano lati della loro personalità che rimangono spesso preclusi e ignoti agli uomini.

Io non ero per nulla imbarazzato, loro erano incuriosite dalla strana situazione di un papà che porta due figlie femmine a tagliare i capelli.

Notavo che c’era una sorta di elettrico fervore nell’aria, sentivo gli sguardi addosso. E la cosa solleticava alquanto il mio ego e la mia vanità maschile. E stavo al gioco.

Ormai mi trovo quasi più a mio agio fra le donne che con gli uomini.

Mi veniva anche da ridere pensando al fatto che avrei potuto tranquillamente intrattenere delle discussioni con quelle donne parlando di quanto può essere pesante stirare una montagna di vestiti, o quanto sia frustrante preparare una cena che viene poi rifiutata dai bambini, o fare le pulizie di casa…

Forse inconsciamente le donne presenti intuivano questa segreta e strana comunanza e hanno abbassato le difese continuando a comportarsi come se non ci fossi, ma al tempo stesso consapevoli del fatto che c’era un uomo, o meglio un padre con due figlie.

Fatto sta che si respirava una strana aria lì dentro.

Stasera ho ripreso la mia solita vita da “casalingo”: preparare la cena per le bambine, lavarle e poi metterle a letto.

Domattina rimetto gli abiti da uomo manager e mi rituffo al lavoro.

Insomma. Vivo una sorta di schizofrenia controllata.

Magnificent - U2 (Live Letterman Show)

martedì, 17 marzo 2009

«I was born
I was born to be with you
In this space and time
After that and ever after»

Non scrivo mai due post in un giorno. Ma oggi faccio un’eccezione.

Gli U2 erano il gruppo musicale preferito di Annemieke.

Sono sicuro che le sarebbe piaciuto molto Magnificent, tratta dal loro nuovo album No Line on the Horizon, qui nella versione live al David Letterman Show.

La cosa molto bella e che mi ha colpito è l’«Happy Birthday» finale di Bono.
Happy Birthday Annemieke, dovunque tu sia.

Magnificent

I was born
I was born to be with you
In this space and time
After that and ever after
I haven’t had a clue
Only to break rhyme
This foolishness can leave a heart
black and blue

Only love
only love can leave such a mark
But only love
only love can heal such a scar

I was born
I was born to sing for you
I didn’t have a choice
but to lift you up
And sing whatever song you wanted me to
I give you back my voice
From the womb my first cry
it was a joyful noise

Only love
only love can leave such a mark
But only love
only love can heal such a scar

Justified till we die
you and I will magnify
The Magnificent
Magnificent

Only love
only love can leave such a mark
But only love
only love unites our hearts

Justified till we die
you and I will magnify
The Magnificent
Magnificent
Magnificent

Jardin d’hiver - Henri Salvador (2000)

martedì, 17 marzo 2009

«Je veux déjeuner par terre
Comme au long des golfes clairs
T’embrasser les yeux ouverts
Dans mon jardin d’hiver»

Ci sono delle canzoni che ascolti una volta e immediatamente, per una strana alchimia di situazioni, stati d’animo e presentimenti, hai come la sensazione che siano state scritte per te.

Jardin d’hiver è una di queste. L’ascoltai la prima volta quando uscì, nel 2000.

Mi piacque subito per quella sua melodia d’altri tempi, il tono dolce e malinconico, il ritmo lento di bossa nova, la voce calda e inconfondibile del grande vecchio Henri Salvador, la suadente dolcezza della lingua francese.

Ricordo ancora perfettamente il mattino in cui vidi la copertina dell’album Chambre avec vue esposto nella vetrina del negozio di dischi, in centro, e la dolce luce di quel giorno.

L’ho riascoltata in questi giorni per una strana casualità, e mi ha stregato nuovamente, a distanza di anni.

Ho scoperto adesso che la canzone non è stata scritta da Henri Salvador, ma da Keren Ann, una giovane cantante mezza olandese e mezza israeliana con una parte di sangue indonesiano, uno di quei strani miscugli di razze e culture diverse che rende più bello e ricco il mondo.

Una coincidenza che per me ha un significato particolare.

La metafora del giardino d’inverno come oasi di serenità e rifugio dagli affanni della vita, luogo della memoria all’interno del quale riassaporare le cose preziose della vita è una delle immagini più belle.

Dedicato ad Annemieke, che oggi avrebbe compiuto quarant’anni.

Jardin d’hiver - Henri Salvador

Je voudrais du soleil vert
Des dentelles et des théières
Des photos de bord de mer
Dans mon jardin d’hiver

Je voudrais de la lumière
Comme en Nouvelle Angleterre
Je veux changer d’atmosphère
Dans mon jardin d’hiver

Ta robe à fleur
Sous la pluie de novembre
Mes mains qui courent
Je n’en peux plus de l’attendre
Les années passent
Qu’il est loin l’âge tendre
Nul ne peut nous entendre

Je voudrais du Fred Astaire
Revoir un Latécoère
Je voudrais toujours te plaire
Dans mon jardin d’hiver

Je veux déjeuner par terre
Comme au long des golfes clairs
T’embrasser les yeux ouverts
Dans mon jardin d’hiver

Ta robe à fleur
Sous la pluie de novembre
Mes mains qui courent 
Je n’en peux plus de l’attendre
Les années passent
Qu’il est loin l’âge tendre
Nul ne peut nous entendre

(trad.) Giardino d’inverno

Vorrei del sole verde
centrini e teiere
delle foto balneari
nel mio giardino d’inverno

Vorrei la luce
del New England
voglio cambiare atmosfera
nel mio giardino d’inverno

La tua gonna a fiori
sotto la pioggia di novembre
le mie mani che corrono
non ne posso più di aspettarti
Passano gli anni
com’è lontana la giovinezza
nessuno può sentirci

Vorrei un po’ di Fred Astaire
rivedere un Latécoère
vorrei continuare a piacerti
nel mio giardino d’inverno

Voglio pranzare per terra
come lungo i golfi chiari
baciarti a occhi aperti
nel mio giardino d’inverno

La tua gonna a fiori
sotto la pioggia di novembre
le mie mani che corrono
non ne posso più di aspettarti
Passano gli anni
com’è lontana la giovinezza
nessuno può sentirci

Nel mio giardino d’inverno

Gugol

sabato, 14 marzo 2009

Homer Google

Ieri sera mi hanno chiamato i miei.

Solita telefonata: «Come va? Come stai? Come state? Come stanno le bambine? Come va il lavoro? Com’è il tempo lì?…»

Poi ad un certo punto mia madre mi fa:

«Senti Salvatore, siccome ieri ho incontrato quella nostra seconda cugina e le ho detto che tu hai quella cosa sul computer che si vedono le foto e dove scrivi tante cose (il blog: nota mia), mi dici come devo dirle per fargliela vedere?»

Attimi di panico. Mia madre si trova in difficoltà a far partire una videocassetta sul videoregistratore, figuriamoci internet.

Come spiegarle in poche parole l’indirizzo del blog da riferire poi ad una terza persona?

Scartata immediatamente l’ipotesi di dirle l’indirizzo: http slesc due punti vu vu vu punto turicampo punto it. Sarei stato un paio d’ore al telefono inutilmente e poi chissà cosa avrebbe capito.

Scartata l’ipotesi di dirle di cercare «ermeneuta». Avrebbe immediatamente chiesto: «erme cosa?».

Arrivo immediatamente alla conclusione che la cosa migliore è dirle di cercare su Google il mio nome.

«Mamma, dille di cercare il mio nome, turicampo, tutto attaccato su Google?»

«Dove deve cercare? Gullom?»

«No. Su Google. GUGOL. Deve cercare il mio nome sul motore di ricerca GUGOL»

«MOTORE?»

«Minchia mamma! Se ha internet lei lo saprà. GUGOL. Dille di cercare il mio nome tutto attaccato su GUGOL!»

«Va bene. Le dico di cercare “Salvatore Campo” sul computer.»

«No mamma. TURICAMPO!»

«Va bene, deve cercare il tuo nome sul computer.»

«Ma sì, dille così»

Poi altri cinque minuti di conversazione sul più e il meno. Fine della telefonata.

Mi risiedo al tavolo a finire la cena. Dopo 10 minuti squilla di nuovo il telefono.

«Senti Salvatore, non ti arrabbiare. Come hai detto che si chiama quella cosa? GUGLI?»

«Minchia Mamma: G-U-G-O-L si chiama, GUGOL!»

Nel frattempo sento mio padre che da lontano le fa, col tono di chi sa le cose: «Maria, non ti preoccupare. Lo so io, lo so io dove deve cercare!»

Altri cinque minuti di telefonata.

Non ho la più pallida idea di cosa abbia capito mia madre e di cosa riferirà.

Nè di quale sito sarà visto da mia cugina.

Questo si chiama «marketing virale».

Pausa pranzo lavoro a Lugano

giovedì, 12 marzo 2009

Lugano

Oggi è stata una splendida giornata di sole. Aria limpida, luce tersa, colori sfavillanti.

Il vento ha spazzato via tutto il grigiore del lungo inverno.

Stamane, presagendo lo spettacolo che si sarebbe presentato, ho portato con me la fotocamera, prima di partire in treno per Lugano.

Devo confessare che il panorama che si presenta al viaggiatore che da Capolago prosegue in treno per Lugano è veramente mozzafiato.

Costeggiando il lago da diverse sponde e angolazioni, il paesaggio non cessa mai di stupire ed incantare, così come la luce e i colori che mutano con l’avvicendarsi delle stagioni e le ore del giorno.

Le vette innevate, il blu intenso del lago, le nubi ora candide, ora cupe e minacciose, l’atmosfera ora limpida e accecante, ora lattiginosa e incerta per la nebbia fitta: uno spettacolo meraviglioso da gustare giorno dopo giorno.

Avevo proprio bisogno di un bagno di luce rigenerante, di sentire il vento frizzante sul viso, di respirare aria pulita, sentire l’odore delle montagne, vedere i giochi dei riflessi sull’acqua.

Lugano 01 Lugano 02 Lugano 03

Lugano 04 Lugano 05 Lugano 06

Ultimamente stavo chiedendo troppo al mio fisico, ed ero andato in riserva.

Sono diventato una macchina da combattimento a ciclo continuo, attiva sette giorni su sette, a ritmi intensissimi.

Ma adesso il guerriero era stanco.

Il lavoro impegnativo, le faccende mie private, le quattro-cinque ore di sonno quotidiane da un anno e mezzo a questa parte, le tre ore di viaggio in treno al giorno: tutto ha contribuito a far sì che mi svuotassi di energia.

Avevo un bisogno vitale di recuperare. Avevo bisogno di una pausa. Un tuffo nella luce e nella natura.

Oggi l’occasione si è presentata e non me la sono lasciata sfuggire.

Lugano 07 Lugano 08 Lugano 09

Lugano 10 Lugano 11 Lugano 12

In pausa pranzo ho preso la funicolare, sono sceso giù in centro e ho camminato per più di un’ora immerso nella luce e nella natura, scattando le foto che vedete.

L’ultima foto mostra la vista che si ha dal mio ufficio.

Spero di avere immagazzinato abbastanza energia.

I prossimi mesi saranno molto intensi e decisivi per la conclusione del progetto di cui sono responsabile.

La difficoltà di scrivere

mercoledì, 11 marzo 2009

Malevič - Quadrato bianco su sfondo bianco (1919)

È da dieci giorni che cerco di scrivere un articolo per il blog, ma non ci riesco.

Non perché non abbia cose da dire. Anzi. Ne ho anche fin troppe.

Semplicemente mi manca il tempo, ma soprattutto l’energia e la forza per scriverle come vorrei.

Divento sempre più esigente con me stesso, per cui se non ho nulla da dire che reputi interessante e che stimoli una riflessione profonda in me, preferisco tacere.

E più giorni passo senza scrivere, e più difficile diventa trovare qualcosa che ritenga degno di essere pubblicato. Con il risultato che a volte inizio a scrivere un post, e dopo un po’, insoddisfatto e deluso, dica: «Ma vaffanculo!» e subito dopo cancelli tutto.

Ieri sera, finalmente, avevo iniziato a scrivere un breve articolo sulla difficoltà di scrivere.

Ad un certo punto è caduto il server, e non ho potuto più raggiungere il blog.

Coincidenze?