Pausa pranzo lavoro a Lugano

Lugano

Oggi è stata una splendida giornata di sole. Aria limpida, luce tersa, colori sfavillanti.

Il vento ha spazzato via tutto il grigiore del lungo inverno.

Stamane, presagendo lo spettacolo che si sarebbe presentato, ho portato con me la fotocamera, prima di partire in treno per Lugano.

Devo confessare che il panorama che si presenta al viaggiatore che da Capolago prosegue in treno per Lugano è veramente mozzafiato.

Costeggiando il lago da diverse sponde e angolazioni, il paesaggio non cessa mai di stupire ed incantare, così come la luce e i colori che mutano con l’avvicendarsi delle stagioni e le ore del giorno.

Le vette innevate, il blu intenso del lago, le nubi ora candide, ora cupe e minacciose, l’atmosfera ora limpida e accecante, ora lattiginosa e incerta per la nebbia fitta: uno spettacolo meraviglioso da gustare giorno dopo giorno.

Avevo proprio bisogno di un bagno di luce rigenerante, di sentire il vento frizzante sul viso, di respirare aria pulita, sentire l’odore delle montagne, vedere i giochi dei riflessi sull’acqua.

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Ultimamente stavo chiedendo troppo al mio fisico, ed ero andato in riserva.

Sono diventato una macchina da combattimento a ciclo continuo, attiva sette giorni su sette, a ritmi intensissimi.

Ma adesso il guerriero era stanco.

Il lavoro impegnativo, le faccende mie private, le quattro-cinque ore di sonno quotidiane da un anno e mezzo a questa parte, le tre ore di viaggio in treno al giorno: tutto ha contribuito a far sì che mi svuotassi di energia.

Avevo un bisogno vitale di recuperare. Avevo bisogno di una pausa. Un tuffo nella luce e nella natura.

Oggi l’occasione si è presentata e non me la sono lasciata sfuggire.

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In pausa pranzo ho preso la funicolare, sono sceso giù in centro e ho camminato per più di un’ora immerso nella luce e nella natura, scattando le foto che vedete.

L’ultima foto mostra la vista che si ha dal mio ufficio.

Spero di avere immagazzinato abbastanza energia.

I prossimi mesi saranno molto intensi e decisivi per la conclusione del progetto di cui sono responsabile.

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4 Commenti a “Pausa pranzo lavoro a Lugano”

  1. Giusi scrive:

    Ehm, lo so che non mi sto facendo i fatti miei, ma visto che ci sono passata anche io da un’esperienza simile (anche se da separata, non da vedova), mi permetto di chiederti come mai non ti trasferisci a Lugano?
    Non so quali sono gli svantaggi, ma dal mio punto di vista di osservatrice che non ti conosce e di te sa solo ciò che legge dal blog, vedo solo vantaggi…

  2. ermeneuta scrive:

    Un trasferimento (di casa, città, addirittura nazione) è un’operazione abbastanza complessa che richiede tempo e un minimo di organizzazione.
    In più le bambine dovrebbero cambiare scuola, sistema scolastico e amici.
    E hanno subito già abbastanza cambiamenti.

    Io non ho tempo in questo momento. Ogni ora rubata cerco di godermela.

    E comunque ora come ora non mi traserirei in Svizzera. Voglio godermi fino in fondo il mio essere nomade.
    Non voglio fare radici in nessun posto attualmente.
    Voglio essere libero di fare e andare rapidamente dove mi porta il vento e l’istinto.

  3. Pina scrive:

    sei un uomo fortunato.
    Se la fortuna di un uomo la misuriamo in base a ciò ch’egli vede mentre lavora, sei un uomo moooolto fortunato.

    Mozzafiato il cielo, mescolato al lago.. e i rami che si protendono all’acqua.
    Invidio quella tua passeggiata..

    E quelle anatre che pascolano sull’acqua, le hai pagate perchè fossero lì? Esattamente lì?? Come quel volatile che sporca il cielo, sulle montagne, in lontananza, libero e felice, anche lui, di quei colori sfavillanti di cui ha approfittato la tua fotocamera.

    Bentornate parole… :)

  4. ermeneuta scrive:

    Sì, da questo punto di vista mi ritengo un privilegiato, lo ammetto.
    Quando lavoravo a Monza o Milano, in pausa pranzo mi guardavo il traffico, le automobili, il cemento e il cielo grigio di smog.

    Ciao
    Salvo

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