Archivio di giugno 2009

“Gods of Metal” a Monza - Cronaca di un delirio

domenica, 28 giugno 2009

Quella che segue è la cronaca di due giorni di delirio.

Ieri, dopo quasi un anno ininterrotto di levate all’alba, mi sono svegliato alle nove e mezza del mattino, cosa che non mi capitava ormai da quasi un anno a questa parte. Sono da solo in casa, le bambine sono dai miei in vacanza.

La cosa mi sembra talmente straordinaria e inverosimile che non riesco a capacitarmi. Godo di questo ineffabile e inaspettato piacere con sottile lussuria e mi attardo indolente nel letto, incredulo, stiracchiandomi come un gatto sonnacchioso.

Mi alzo, vado in bagno e guardandomi allo specchio colgo un’espressione di beatitudine e serenità estrema.

Mi preparo la colazione con calma, assaporando lentamente la ritualità dei gesti come se fosse la prima volta. Un raggio di luce calda entra dalla finestra illuminando la tavola.

Preso da questa sorta di estasi mistica non faccio caso ad uno strano brusio sordo, basso, quasi impercettibile, al limite fra la frequenza degli infrasuoni e i suoni percepibili dall’orecchio umano.

Mi siedo a tavola e inizio a bermi la spremuta d’arancia appena preparata. Un nettare divino.

Improvvisamente percepisco una vibrazione strana, un suono sordo che di botto sparisce. Penso ad un tir di passaggio. Poi di nuovo una vibrazione più forte, una sorta di rimbombo, un cupo boato.

L’occhio mi cade sul bicchiere con la spremuta che sto bevendo. Man mano che la frequenza della vibrazione aumenta, vedo che la superficie del liquido inizia ad incresparsi e a vibrare, finché si formano dei cerchi concentrici che vibrano all’unisono con la frequenza.

«Cazzo! Il terremoto!»  mi dico.

Non faccio in tempo a pensarlo che improvvisamente capisco. La verità mi colpisce con la stessa velocità e violenza di un fulmine che abbatte un albero.

Non è il terremoto. È Gods of Metal, il più grande festival musicale heavy metal organizzato in Italia che quest’anno si tiene il 27 e 28 giugno allo stadio Brianteo di Monza.

Solo che lo stadio Brianteo di Monza si trova a meno di 250 metri in linea d’aria da casa mia. E non è facile reggere a 14 ore ininterrotte di musica heavy metal ad alto volume per due giorni di fila, dalle dieci del mattino a oltre mezzanotte.

La vibrazione bassa che sentivo era una sorta di richiamo tribale al popolo metal convenuto da mezza Italia, il segnale che lo show stava per iniziare. E infatti, alle 10.30 del mattino lo spettacolo comincia.

Il primo gruppo che si esibisce sembra seriamente intenzionato a farmi esplodere i vetri delle finestre. Le mura di casa vibrano sotto l’assalto sonoro dei potenti apparati di amplificazione. E anche i “cabbasisi” stanno iniziando a vibrarmi, in perfetta sincronia con la musica.

Il cantante sembra scosso da conati di vomito, emette suoni gutturali talmente forti che sembra di essere ad una gara mondiale di rutti. Un incubo. Ed è solo l’inizio.

Mi rendo immediatamente conto che “la situazione è grave, ma non seria” come avrebbe detto Ennio Flaiano.

Chi ha potuto, fra i vicini, si è già messo in salvo in mattinata andando a casa dei parenti. Degli sfollati, si direbbe quasi.

Mi vesto ed esco. Vado in centro per sfuggire all’assalto sonoro e godere di un paio d’ore di relativo silenzio, e ci riesco.

Sulla via del ritorno, mentre mi dirigo verso l’auto, mi ferma una coppia di ragazzi.

Lui alto circa due metri, almeno 120 chili di peso, capelli lunghi, barba lunga, giubbotto nero smanicato pieno di borchie, catene e nomi di gruppi metal, un chilo di piercing addosso, fra naso, orecchie, sopracciglia, labbro… e non voglio immaginare il resto. Lei di altezza media, capelli lunghi e neri lisci di un lucido nero corvino, pesantemente truccata di nero, unghie smaltate nere, rossetto scuro, piercing dappertutto (qui ho immaginato con piacere anche le parti non visibili con il piercing…), tutta vestita di nero, con una sorta di minigonna asimmetrica e un’ampia scollatura sul petto: un fiore di ragazza.

Lui mi chiede gentilmente e con una voce soave che strideva fortemente con la sua corporatura e il suo look: «Scusi, sa dirmi per cortesia da che parte si trova lo stadio?»

La prima reazione istintiva è stata quella di mandarlo dalla direzione opposta di Monza, ma è stato solo un attimo. Complice anche lo sguardo della fanciulla li ho indirizzati dalla parte giusta e gli ho augurato buon divertimento.

Una volta arrivato a casa mi rendo conto che la musica continua a volume ancora più elevato. Mi preparo due spesse e succose fette di filetto di manzo al sangue sulla griglia. Le divoro con ferina avidità. Inizio ad avvertire in me i primi segni della metamorfosi.

Nei rari momenti di pausa fra un gruppo e l’altro il vicino di fronte che suona il trombone ne approfitta per fare degli esercizi musicali, mentre il cane della signora del piano di sopra abbaia come un gremlin indemoniato sul balcone.

Ad un certo punto mi dico: «Ok, adesso mi armo di una motosega, vado alla stadio e domani tutti i giornali parleranno di me!»

Mentre eccitato dalla musica fantasticavo di smembramenti e spappolamenti apocalittici da videogioco alla Doom, improvvisamente vedo dei cupi nuvoloni scuri nel cielo; il cuore mi si riempie di speranza. Inizio ad invocare il dio delle grandi piogge e delle tempeste e i numi tutelari dell’Olimpo del rock: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain.

Gli dei mi esaudiscono, anche se per poco. I gruppi continuano a suonare anche sotto la pioggia.

Decido di fare buon viso a cattivo gioco. Indosso una t-shirt rossa con quella che sembra una stilizzata rappresentazione di un volto luciferino con tanto di corna, imbraccio la chitarra e mi metto a suonare anch’io: intervalli, scale, accordi. Ad un certo punto mi accorgo con stupore che mi escono inconsciamente dei power chords di solito usati nella musica Hard Rock ed Heavy Metal e che sto improvvisando su dei brani dei Nirvana.

Ormai quella musica ad alto volume si è impossessata di me. Cazzo, ci manca poco che mi si allungano anche i capelli.

La sera di sabato, preannunciati da una potente scossa del 5 grado della scala Richter, iniziano a suonare i Mötley Crüe e suonano il loro immancabile hit Girls, girls, girls. Devo ammettere che i gruppi che hanno suonato in serata non erano male, mentre altri erano decisamente inascoltabili, martelli pneumatici impazziti in un mattatoio abusivo. Alla fine, passata mezzanotte, smettono. Un po’ di pace finalmente.

Stamane, puntuali alle 10.30, hanno iniziato di nuovo. Ma adesso ero preparato. Sono andato in piscina, e caricato dai decibel e con l’adrenalina a mille mi sono sparato venti vasche di seguito senza quasi fermarmi.

Adesso sono le dieci di sera e ho appena  cenato; mi vado a sedere sulla sdraio del balcone di casa e mi godo il fresco e gli ultimi momenti di questa edizione di Gods of Metal sorseggiando una birra fredda.

Chissà se mi mancheranno domani.

Chi è Berlusconi?

venerdì, 19 giugno 2009

berlusconi

Stasera ho sentito al telefono i miei in Sicilia, dove le mie figlie sono ormai da quasi una settimana per trascorrere le vacanze estive.

Dopo un po’ che chiacchieravamo del più e del meno, ad un certo punto mia madre mi fa:

«Sai cosa mi ha detto oggi Isabel?» (mia figlia più piccola, di cinque anni e mezzo).

«No. Cosa ti ha detto?» faccio io.

«Mi ha chiesto: - Nonna ma tu conosci Berlusconi?»

«E tu cosa le hai risposto?» le chiedo io, iniziando già a ridere.

«Le ho risposto: Sì, certo che lo conosco. E lo sai cosa mi ha chiesto ancora tua figlia?»

«No, dimmelo» trattenendo a stento le risate nell’immaginare la risposta.

«Nonna, ma lo sai che Berlusconi è il capo di tutti i cretini del mondo?»

Mi sto ancora sganasciando dalle risate.

Ventiquattro ore in Sicilia

martedì, 16 giugno 2009

mare

Sono stato ventiquattro ore in Sicilia. Toccata e fuga. Missione lampo.

Sono arrivato in aereo a Catania alle 13.00 di sabato. Dopo ulteriori due ore di auto ero a Vittoria verso le tre e mezza del pomeriggio.

Sono ripartito il giorno dopo alle cinque di pomeriggio. Due ore di autobus. Due ore di attesa all’aeroporto. Un’ora di ritardo dell’aereo.

A mezzanotte ero a Milano Linate. Sei ore dopo ero già sveglio per andare a lavoro a Lugano.

Ventiquattro ore intense. Ho accompagnato le bambine dai miei genitori. Loro almeno si faranno una lunga estate al mare.

Io mi preparo ad una lunga ed intensa estate di lavoro. Solo una settimana di ferie ai primi di agosto.

Nonostante tutto, queste ventiquattro ore sembrano essere durate una settimana.

Sono andato in campagna. Sono andato al mare; sono stato appena due ore al sole ma mi sono abbronzato. Ho fatto il bagno, mi sono ritemprato, ricaricato di energia.

Le foto che vedete rappresentano una sintesi delle diverse e contrastanti sensazioni delle mie ventiquattro ore in Sicilia.

mare-di-giugno  fiori-di-fichi-dindia  mani

fichi-dindia  cardi-spinosi  cardo_01

cardo_02  cardo_03 pesci