“Gods of Metal” a Monza - Cronaca di un delirio

Quella che segue è la cronaca di due giorni di delirio.

Ieri, dopo quasi un anno ininterrotto di levate all’alba, mi sono svegliato alle nove e mezza del mattino, cosa che non mi capitava ormai da quasi un anno a questa parte. Sono da solo in casa, le bambine sono dai miei in vacanza.

La cosa mi sembra talmente straordinaria e inverosimile che non riesco a capacitarmi. Godo di questo ineffabile e inaspettato piacere con sottile lussuria e mi attardo indolente nel letto, incredulo, stiracchiandomi come un gatto sonnacchioso.

Mi alzo, vado in bagno e guardandomi allo specchio colgo un’espressione di beatitudine e serenità estrema.

Mi preparo la colazione con calma, assaporando lentamente la ritualità dei gesti come se fosse la prima volta. Un raggio di luce calda entra dalla finestra illuminando la tavola.

Preso da questa sorta di estasi mistica non faccio caso ad uno strano brusio sordo, basso, quasi impercettibile, al limite fra la frequenza degli infrasuoni e i suoni percepibili dall’orecchio umano.

Mi siedo a tavola e inizio a bermi la spremuta d’arancia appena preparata. Un nettare divino.

Improvvisamente percepisco una vibrazione strana, un suono sordo che di botto sparisce. Penso ad un tir di passaggio. Poi di nuovo una vibrazione più forte, una sorta di rimbombo, un cupo boato.

L’occhio mi cade sul bicchiere con la spremuta che sto bevendo. Man mano che la frequenza della vibrazione aumenta, vedo che la superficie del liquido inizia ad incresparsi e a vibrare, finché si formano dei cerchi concentrici che vibrano all’unisono con la frequenza.

«Cazzo! Il terremoto!»  mi dico.

Non faccio in tempo a pensarlo che improvvisamente capisco. La verità mi colpisce con la stessa velocità e violenza di un fulmine che abbatte un albero.

Non è il terremoto. È Gods of Metal, il più grande festival musicale heavy metal organizzato in Italia che quest’anno si tiene il 27 e 28 giugno allo stadio Brianteo di Monza.

Solo che lo stadio Brianteo di Monza si trova a meno di 250 metri in linea d’aria da casa mia. E non è facile reggere a 14 ore ininterrotte di musica heavy metal ad alto volume per due giorni di fila, dalle dieci del mattino a oltre mezzanotte.

La vibrazione bassa che sentivo era una sorta di richiamo tribale al popolo metal convenuto da mezza Italia, il segnale che lo show stava per iniziare. E infatti, alle 10.30 del mattino lo spettacolo comincia.

Il primo gruppo che si esibisce sembra seriamente intenzionato a farmi esplodere i vetri delle finestre. Le mura di casa vibrano sotto l’assalto sonoro dei potenti apparati di amplificazione. E anche i “cabbasisi” stanno iniziando a vibrarmi, in perfetta sincronia con la musica.

Il cantante sembra scosso da conati di vomito, emette suoni gutturali talmente forti che sembra di essere ad una gara mondiale di rutti. Un incubo. Ed è solo l’inizio.

Mi rendo immediatamente conto che “la situazione è grave, ma non seria” come avrebbe detto Ennio Flaiano.

Chi ha potuto, fra i vicini, si è già messo in salvo in mattinata andando a casa dei parenti. Degli sfollati, si direbbe quasi.

Mi vesto ed esco. Vado in centro per sfuggire all’assalto sonoro e godere di un paio d’ore di relativo silenzio, e ci riesco.

Sulla via del ritorno, mentre mi dirigo verso l’auto, mi ferma una coppia di ragazzi.

Lui alto circa due metri, almeno 120 chili di peso, capelli lunghi, barba lunga, giubbotto nero smanicato pieno di borchie, catene e nomi di gruppi metal, un chilo di piercing addosso, fra naso, orecchie, sopracciglia, labbro… e non voglio immaginare il resto. Lei di altezza media, capelli lunghi e neri lisci di un lucido nero corvino, pesantemente truccata di nero, unghie smaltate nere, rossetto scuro, piercing dappertutto (qui ho immaginato con piacere anche le parti non visibili con il piercing…), tutta vestita di nero, con una sorta di minigonna asimmetrica e un’ampia scollatura sul petto: un fiore di ragazza.

Lui mi chiede gentilmente e con una voce soave che strideva fortemente con la sua corporatura e il suo look: «Scusi, sa dirmi per cortesia da che parte si trova lo stadio?»

La prima reazione istintiva è stata quella di mandarlo dalla direzione opposta di Monza, ma è stato solo un attimo. Complice anche lo sguardo della fanciulla li ho indirizzati dalla parte giusta e gli ho augurato buon divertimento.

Una volta arrivato a casa mi rendo conto che la musica continua a volume ancora più elevato. Mi preparo due spesse e succose fette di filetto di manzo al sangue sulla griglia. Le divoro con ferina avidità. Inizio ad avvertire in me i primi segni della metamorfosi.

Nei rari momenti di pausa fra un gruppo e l’altro il vicino di fronte che suona il trombone ne approfitta per fare degli esercizi musicali, mentre il cane della signora del piano di sopra abbaia come un gremlin indemoniato sul balcone.

Ad un certo punto mi dico: «Ok, adesso mi armo di una motosega, vado alla stadio e domani tutti i giornali parleranno di me!»

Mentre eccitato dalla musica fantasticavo di smembramenti e spappolamenti apocalittici da videogioco alla Doom, improvvisamente vedo dei cupi nuvoloni scuri nel cielo; il cuore mi si riempie di speranza. Inizio ad invocare il dio delle grandi piogge e delle tempeste e i numi tutelari dell’Olimpo del rock: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain.

Gli dei mi esaudiscono, anche se per poco. I gruppi continuano a suonare anche sotto la pioggia.

Decido di fare buon viso a cattivo gioco. Indosso una t-shirt rossa con quella che sembra una stilizzata rappresentazione di un volto luciferino con tanto di corna, imbraccio la chitarra e mi metto a suonare anch’io: intervalli, scale, accordi. Ad un certo punto mi accorgo con stupore che mi escono inconsciamente dei power chords di solito usati nella musica Hard Rock ed Heavy Metal e che sto improvvisando su dei brani dei Nirvana.

Ormai quella musica ad alto volume si è impossessata di me. Cazzo, ci manca poco che mi si allungano anche i capelli.

La sera di sabato, preannunciati da una potente scossa del 5 grado della scala Richter, iniziano a suonare i Mötley Crüe e suonano il loro immancabile hit Girls, girls, girls. Devo ammettere che i gruppi che hanno suonato in serata non erano male, mentre altri erano decisamente inascoltabili, martelli pneumatici impazziti in un mattatoio abusivo. Alla fine, passata mezzanotte, smettono. Un po’ di pace finalmente.

Stamane, puntuali alle 10.30, hanno iniziato di nuovo. Ma adesso ero preparato. Sono andato in piscina, e caricato dai decibel e con l’adrenalina a mille mi sono sparato venti vasche di seguito senza quasi fermarmi.

Adesso sono le dieci di sera e ho appena  cenato; mi vado a sedere sulla sdraio del balcone di casa e mi godo il fresco e gli ultimi momenti di questa edizione di Gods of Metal sorseggiando una birra fredda.

Chissà se mi mancheranno domani.

6 Commenti a ““Gods of Metal” a Monza - Cronaca di un delirio”

  1. Andrea scrive:

    Ahahahahah mi hai fatto scompisciare!
    Sempre detestato il Metal. Si è sempre venduto da musica “alternativa” mentre in realtà si è sempre trattato di un prodotto commerciale impacchettato a dovere e senza nulla di concreto dietro. Basti pensare ai Metallica, che si proponevano come paladini di un metal “colto” e “ragionato”, che si vendevano come contestatori del “sistema” e poi sono stati i primi ad avviare l’azione legale nei confronti di Napster.
    Ti passo il link della pronipote di Einstein (Avril Lavigne) che ha fatto la cover di un gruppo di altri geniacci micidiali (System of a down): il pezzo richiama meravigliosamente il livello medio dell’utenza Metal.
    Nello specifico non posso non dimenticare un tamarrone in treno con T-Shirt aderente del gruppo in questione, una pancia che sembrava stesse per partorire 8 gemelli, mezzo culo peloso che spuntava dai pantaloni, collare borchiato e quando ha risposto al telefono non riusciva nemmeno a parlare italiano ma bofonchiava cose strane in dialetto…
    http://www.youtube.com/watch?v=XvbhTWPqmFk

  2. Paola scrive:

    Certo che ti mancheranno, vedrai che fatica le prossime vasche!

  3. ermeneuta scrive:

    @ Andrea:
    Ho cancellato l’ultima riga del tuo commento. Puoi immaginare il motivo ;-)

    Ciao

  4. Andrea scrive:

    Uzzzz!!!!! Censurato da Turicampo. vuol dire che avevo scritto una cosa davvero cattivissima! Pazienza, me ne usciranno di peggiori. Con l’età mi si aggravia la “cazzimm”! ;)

  5. ermeneuta scrive:

    Io sono al di là del bene e del male, mio caro, al di sopra di ogni preoccupazione etica e morale. ;-) Sto attento solo a che qualcuno che non può difendersi possa sentirsi offeso.

    Non avevi detto una cosa cattivissima. Ti è uscita spontaneamente senza pensarci; cose così si dicono ogni giorno.

    Poi te la rinfresco via chat ;-)

    Ciao
    L’inquisitore Torquemada

  6. Giusi scrive:

    Molto divertente, quello che non capisco è: non esistono leggi in Italia (domanda retorica) sul disturbo alla quiete pubblica, schiamazzi notturni e via fantasticando? (fantasticando perché nella realtà, appunto, queste leggi è come se non esistessero…)

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