White Rabbit – Jefferson Airplane (1967)

Ho sempre amato, sin da piccolo, la canzone White Rabbit dei Jefferson Airplane, famoso “gruppo rock statunitense di San Francisco, pioniere del movimento Acid rock e “bandiera” della fiorente scena musicale psichedelica che si sviluppò a San Francisco verso la metà degli anni sessanta.” (fonte : Wikipedia)

White Rabbit fu scritta in mezz’ora dalla cantante Grace Slick che trasse ispirazione dagli effetti psichedelici dell’LSD, allora molto popolare a San Francisco, dal Bolero di Maurice Ravel, e da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll.

Il suo andamento sinuoso, ipnotico, psichedelico, un continuo crescendo dominato dalla ritmica e dalla chitarra, ma soprattutto dalla possente voce di Grace Slick è un piccolo capolavoro. E adesso che sto studiando la chitarra, devo dire che mi ci sto divertendo un mondo a improvvisarci di sopra.

Grace Slick  era una cantante di grande presenza scenica ed ex modella. Possedeva una voce da contralto potente e flessibile, era perfettamente a suo agio con la musica psichedelica del gruppo, ed era sorprendentemente affascinante, e la sua dinamicità sul palco incrementò fortemente l’impatto delle performance live.

Quella che vedete qui di seguito è la strepitosa performance live di White Rabbit effettuata al leggendario festival di Woodstock nell’agosto del 1969.

Un curioso avvenimento interessò la Slick all’epoca della presidenza Nixon:  invitata ad un party come ex compagna di college della figlia del Presidente, la Slick portò con sè un microgrammo di LSD, con l’intenzione di scioglierlo nel tè del presidente. Sfortunatamente per lei, fu bloccata all’ingresso da un agente dell’United States Secret Service che l’aveva riconosciuta, e così non poté mettere in atto il suo psichedelico piano. (Fonte: Wikipedia)

White Rabbit – Jefferson Airplane (lyrics)

One pill makes you larger
And one pill makes you small
And the ones that mother gives you
Don’t do anything at all
Go ask Alice
When she’s ten feet tall

And if you go chasing rabbits
And you know you’re going to fall
Tell ’em a hookah smoking caterpillar
Has given you the call
Call Alice
When she was just small

When men on the chessboard
Get up and tell you where to go
And you’ve just had some kind of mushroom
And your mind is moving slow
Go ask Alice
I think she’ll know

When logic and proportion
Have fallen sloppy dead
And the White Knight is talking backwards
And the Red Queen’s “off with her head!”
Remember what the dormouse said
“Feed your head,  feed your head!”

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

2 Comments

  • Reply July 14, 2009

    ermeneuta

    Bene, aprilo questo blog!

    Io è da una decina di giorni che sono in full immersion dei Jefferson Airplane 😉

    Ho scoperto dei veri gioielli che non conoscevo, tipo “Triad” (una musica bellissima su un testo scandaloso per un amore a tre) e “Lather”.
    E i vari filmati delle esibizioni al Monterey Festival e altri…

    E poi Grace Slick, la cantante… che voce, che carisma… e che donna 😉

  • Reply July 14, 2009

    Andrea

    Ehi TC, devo decidermi ad aprire velocemente un mio blog… stai scrivendo troppi post su argomenti o brani musicali di cui mi piacerebbe parlare senza sentirmi un banale scopiazzatore!
    White Rabbit è uno dei miei pezzi preferiti di sempre. Il parallelo tra la logica matematica deformata in favola di Carrol e la cultura dell’acido ha un qualcosa di geniale. Questo pezzo è meraviglioso per avere un assaggio di cosa stesse producendo la controcultura di metà anni 60, prima che il movimento hippie si consolidasse e tutto venisse mandato a scatafascio dalla strumentalizzazione politica e dalle logiche del business (Woodstock fu a tutti gli effetti una gigantesca truffa allo spirito hippy e a tutti gli effetti non ne fu l’espressione più alta ma l’espediente più veloce per renderlo inoffensivo).
    Tornando al Bianconiglio, la simbiosi fra il testo, il ritmo e l’interpretazione non possono che far gridare “al miracolo”, e in effetti il pezzo è di forte impatto ed è fruibile da svariati punti di osservazione.
    OK, adesso basta…. questo è il tuo post, non il mio quindi smetto di dire stronzate.
    Solo una cosa: se ti capitasse di ascoltare “Heroin” dei Velvets… sappi che è il primo pezzo di cui intendo cantare le lodi!

    p.s. spazio libero per qualcosa da farti cancellare… ma al momento non trovo nulla di politically scorrect 😀

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