Pasqua sotto la neve

Sono stato due giorni in montagna con le mie figlie. Sabato e domenica di Pasqua.

Non avevo idea di dove andare. La prospettiva di trascorrere il periodo delle feste pasquali in casa con le bambine non era certo delle più allettanti. Avrebbe messo seriamente a rischio la mia salute mentale. Due piccole donne contro un uomo solo, non c’è partita. Persa in partenza.

Per cui venerdi mattina stavo cercando ispirazione su internet per la “fuga”. Nessuna meta in mente, solo il desiderio di andare via da qualche parte. Mare o montagna? Nord o sud? Sapevo che il tempo sarebbe stato brutto qui al nord, era prevista pioggia in abbondanza, per cui cercavo un posto vicino senza poi costringermi a rimanere intrappolato nel traffico per ore.

Mentre mi barcamenavo fra questi dilemmi esistenziali senza venirne fuori, ad un certo punto becco on  line sulla chat di Facebook il mio amico Gaetano – ecco che serve a qualcosa, in fondo, Facebook  🙂 – che visto il mare di incertezza in cui annaspavo mi lancia subito un salvagente inaspettato.

Destinazione Campodolcino, un paesino di mille abitanti in Valle Spluga, provincia di Sondrio, a poco più di mille metri di altezza, poco prima di Madesimo, famosa per gli sport invernali.

Mi sembra l’ideale. Distante appena 120 km, fuori dalle direttrici principali del traffico, posto tranquillo e dalle descrizioni molto bello. La prospettiva di pranzare a base di pizzoccheri, bresaola, funghi porcini e selvaggina mi toglie ogni altro indugio.

Riesco a prenotare in meno di dieci minuti una camera in un bell’hotel che mi ispira subito per le foto che vedo sul sito web. Problema risolto. Lo dico subito alle bambine che sono entusiaste.

Nel pomeriggio di venerdi, mentre preparo la valigia (poche cose, ma con due bambine bisogna essere previdenti ed essenziali al tempo stesso) mi chiedo:
Ma non è che devo portarmi le catene da neve? Ma no! Siamo già ad Aprile! Mica stiamo andando al Polo Nord!”

Per avere informazioni certe e in tempo reale telefono nuovamente al gestore dell’hotel che mi risponde:
Guardi, oggi è una splendida giornata, c’è stata giusto una spruzzatina di neve nella notte sulle cime, ma niente di particolare“.

Mi tranquillizzo,  ma alla fine, come in balìa di un presentimento, complice sicuramente la mia natura di uomo del sud, anzi di isolano cresciuto al mare, mi decido a portare lo stesso le catene. Mai decisione si rivelò più saggia!

Partiamo sabato mattina in auto, fra la pioggia, e arriviamo a Campodolcino verso le undici, con una pioggerellina insistente. Verso ora di pranzo la pioggia si è trasformata in una nevicata lieve lieve, che dona un fascino e un’atmosfera particolare al paese, quasi natalizia. Andiamo a mangiare in un “crotto” un ristorante tipico.

Nel primo pomeriggio smette di nevicare e vado in giro nei sentieri a fare delle foto. Il paesaggio è spettacolare, con le rocce scure e i dirupi selvaggi. L’albergo, che sta un po’ fuori dal paese in posizione isolata, ma sulla strada principale, sorge ai piedi di una montagna che incute timore per le sue alte cime, minacciose e coperte dalle nubi. Noto che l’albergo, da una certa angolazione, ricorda un poco l’Overlook Hotel del film Shining. Scatto delle foto.

Dopo saliamo fino a Madesimo, 1.500 metri, dove nevica un po’ di più e la gente scia sulle piste. Torniamo giù a Campodolcino.

La sera, poco prima della cena in albergo, ricomincia a nevicare. Nevica fittamente, a falde larghe che ricoprono rapidamente tutto il paesaggio e le cose.

Sono tranquillo perché ceneremo sul posto, e non devo muovermi in auto. Ma inizio a pensare all’indomani. Al ritorno. La strada fino a Chiavenna ha circa 10 km di ripidi tornanti in discesa, con dirupi e precipizi ai lati. Non propriamente il percorso ideale da fare in auto quando nevica.

Dopo cena la neve continua a cadere ancora, ma in fondo non in modo preoccupante. Le strade sono ancora praticabili. Usciamo con le bambine a fare delle foto, e poi alla fine, dopo essere stati un’oretta a giocare a carte nella “Stube” dell’albergo (un caratteristico ambiente con tipico arredamento di montagna in legno) le bambine a bere tisane e io a bere grappa, andiamo a letto.

La notte non dormo molto bene, ho un presentimento. Mi sveglio alle 5 di mattina, apro la finestra del bagno e mi trovo davanti ad uno spettacolo mozzafiato. Tutto è ricoperto da una spessa coltre di neve. Nella notte saranno caduti 60 cm di neve fresca, e nevica ancora. Ritorno a letto sperando che per le dieci tutto sia finito.

Vana speranza. Alle 10 nevica ancora fortemente.

Rimaniamo nella calda e accogliente hall dell’albergo, dalla cui vetrata assisto alle scenette di automobilisti imprudenti che, pur dotati di pneumatici da neve, rimangono impantanati fra la neve. La strada, tra l’altro, è in discesa.

Alla fine, verso mezzogiorno, vedendo che non smette di nevicare, mi decido. Il termometro fuori indica una temperatura di-2 gradi. Tutto è ricoperto di neve. Lo scenario perfetto per un bel Natale in montagna. Solo che è Pasqua!

Ripulisco ben bene la mia auto, praticamente sommersa dalla neve (le ruote nemmeno si vedevano e non riuscivo nemmeno ad aprire gli sportelli) e mi apro con la pala un sentiero fino all’imbocco nella strada. Monto le catene da neve, imbarco le bambine e,  fradicio di neve e acqua e un po’ nervoso, con lo stesso spirito di avventura dei pionieri delle prime esplorazioni del Polo Sud, parto.

La strada è quasi deserta sotto la fitta nevicata, solo qualche mezzo dotato di catene va avanti, alcune auto sono ferme ai bordi. Io, lentamente procedo, e man mano acquisto maggiore fiducia nelle capacità di controllo del mezzo.

Finalmente, dopo 5-6 km di tornanti, una volta arrivati più a bassa quota, smette di nevicare. Solo nevischio misto a pioggia, e la strada è di nuovo praticabile. Pericolo scampato. Tolgo le catene in uno spiazzo ai lati di un antico santuario e riparto. Mai la prospettiva di arrivare in pianura mi èsembrata tanto attraente.

Dopo una mezzora ci fermeremo a mangiare a valle, in un caratteristico ristorante. Nessuna traccia di neve, solo pioggia che bagna il verde brillante dei prati.

Ripenso al paesaggio invernale e alla tormenta di neve di appena mezzora prima e mi sembra tutto un sogno. Un bel sogno in fondo.

Oggi lunedi di Pasqua splende un bel sole.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

1 Comment

  • Reply April 14, 2010

    Ivan

    ciao Salvo,
    fantastico, ti sento in grande forma e non posso che esserne contento.
    a presto, spero.

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