Buena Vista Social Club – Chan Chan (1997)

«Cuando Juanica y Chan Chan
En el mar cernían arena,
Como sacudia el ‘jibe’
A Chan Chan le daba pena.»

Per uno di quei percorsi strani del pensiero che mi sono familiari, fatti di assonanze, libere associazioni, analogie, derive, immagini dal profondo, suoni ed emozioni che si sedimentano e ne richiamano altre, sono arrivato a riprendere in mano e ascoltare nuovamente il cd Buena Vista Social Club, passando attraverso Roberto Murolo, le tradizioni della musica popolare antica napoletana, la musica popolare siciliana, Rosa Balistreri, Carmen Consoli, Vinicio Capossela, Ultimo Tango a Parigi…

Un bel viaggio, non c’è che dire.

Ricordo che comprai il cd audio di Buena Vista Social Club nel 1999, poco dopo l’uscita del film documentario di Wim Wenders, ammaliato dalla bellezza struggente di quella musica e dai suoi protagonisti cubani: Compay Segundo, Eliades Ochoa, Ibrahim Ferrer, Rubén González.

Mi colpì sopra tutte la canzone Chan Chan che racconta della storia di Chan Chan e Juanica, due personaggi immaginari della tradizione popolare cubana, due innamorati che in questa canzone sono presi come modello di una giovane coppia che si ama e bisticcia.

Chan Chan e Juanica vanno in spiaggia per prendere la sabbia necessaria a costruire la loro povera casa. Il modo sensuale in cui Juanica ancheggia e muove il setaccio (“jibe“) durante il percorso infastidisce e ingelosisce il povero Chan Chan.

Compay Segundo dice testualmente: “Io non ho composto Chan Chan. L’ho sognata. Io sogno la musica. A volte mi sveglio con una melodia in testa, sento gli strumenti in modo molto chiaro. Allora guardo fuori dal balcone e non vedo nessuno, ma sento la musica come se fosse suonata in strada. Non so cosa fosse. Un giorno mi sono svegliato sentendo quelle quattro note, quei quattro accordi, allora ho messo giù un testo ispirato alla mia infanzia.

Una musica ipnotica e sensuale basata su quattro accordi, un testo poetico e bellissimo.

Chan Chan (Lyrics)

De Alto Cedro voy para Marcané
Luego a Cuerto voy para Mayarí

El cariño que te tengo
Yo no lo puedo negar
Se me sale la babita
Yo no lo puedo evitar

Cuando Juanica y Chan Chan
En el mar cernían arena
Como sacudia el ‘jibe’
A Chan Chan le daba pena.

Limpia el camino de paja
Que yo me quiero sentar
En aquel tronco que veo
Y así no puedo llegar.

De Alto Cedro voy para Marcané
Luego a Cuerto voy para Mayarí

Chan Chan (Trad)

Sto andando da Alto Cedro a Marcané
E passando per Cuerto arriverò a Mayarí

Il mio amore per te
Non lo posso negare
Se mi viene l’acquolina
Non lo posso evitare

Quando Juanica e Chan Chan
Sulla riva del mare setacciavano la sabbia
In modo in cui lei agitava il setaccio
procurava una gran pena a Chan Chan

Pulisci il sentiero dalle foglie di canna
In modo che possa andare a sedermi
Su quel tronco che vedo
E che così non riesco a raggiungere.

Sto andando da Alto Cedro a Marcané
E passando per Cuerto arriverò a Mayarí

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

3 Comments

  • Reply June 9, 2013

    Roberto

    Ciao,
    concordo con te sul fatto che è una delle più belle poesie musicali mai scritte. Volevo solo fare una piccola precisazione.
    Jibe in cubano significa ‘setaccio’.
    Il senso però rimane quello che hai scritto, cioè agitando il setaccio con la sabbia Juanica chiaramente agita sensualmente anche il suo sedere e questo infastidisce Chan Chan.

    • Reply June 9, 2013

      ermeneuta

      Hai ragione, correggo la traduzione.

  • Reply July 4, 2010

    Andrea

    Anche io, dopo tempo mi sono riascoltato questo immenso album, a seguito del concerto visto proprio 2 giorni fa all’auditorium parco della musica dei Buena Vista Social Club, insieme alla strepitosa ed ottantenne Omara Portuondo.
    Inutile dire che il concerto è stato unico e vedere Omara con quella grinta, quella passione mi ha fatto riflettere non poco.
    Riguardando il film ho pensato al fatto che la maggior parte di quegli artisti sono scomparsi e mi è salito un magone inspiegabile, una tristezza che mi ha svuotato, come se avessero fatto parte della mia vita da sempre, come se fossero stati dei compagni di viaggio di lunga data. Penso che siano stati degli artisti veri, fuori dalla commercializzazione, veri musicisti per passione e vocazione e ringrazio Wim Wenders che ha dato loro il giusto ringraziamento dopo anni di dura e continua passione, ma soprattutto lo ringrazio perchè mi ha fatto scoprire una realtà lontanissima da me geograficamente ma così vicina nell’animo che mai mi sarei aspettato.

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