The Hollow Men (T.S. Eliot) letta da Marlon Brando in Apocalypse now


«We are the hollow men
We are the stuffed men
Leaning together
Headpiece filled with straw…
»
The Hollow Men (T.S. Eliot)

Apocalypse Now di Francis Ford Coppola è sicuramente uno dei dieci film più importanti della mia vita. Quando lo vidi al cinema la prima volta avrò avuto al massimo quindici anni e fu un’esperienza fortissima, quasi traumatica.

La musica dei Doors, il viaggio onirico e reale al tempo stesso del capitano Willard alla ricerca del misterioso colonnello Kurtz in un Vietnam devastato dalla follia della guerra, risalendo “un fiume grandissimo che appariva sulla carta come un immenso serpente con la testa nel mare, mentre il corpo in riposo formava un’ampia curva su una vasta regione e la coda si perdeva nella profondità della terra” (da Cuore di tenebra, di Joseph Conrad), il finale psichedelico e allucinatorio, violento e surreale con uno straordinario Marlon Brando nel ruolo di Kurtz, mi hanno per sempre catturato e quelle sequenze si sono fissate in modo indelebile nella mia memoria, plasmando il mio immaginario.

Fu grazie alle sequenze finali di Apocalypse Now che feci la conoscenza della poesia The Hollow Men di Thomas Stearns Eliot, uno dei capolavori della poesia del Novecento.  Nell’ultima parte del film i versi iniziali della poesia vengono letti da Marlon Brando-Kurtz poco prima di essere ucciso da Willard, in una sorta di omicidio rituale sacro. Pochi versi, giusto l’incipit, che mi avevano ammaliato nella straordinaria prova d’attore di Marlon Brando.

«Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia…»

Quella potente immagine iniziale degli uomini vuoti, impagliati, che si appoggiano l’un l’altro si è fissata per sempre nella mia memoria.

«Gli uomini vuoti si presentano direttamente attraverso un monologo drammatico: essi non hanno identità, personalità, non riescono a stare in piedi da soli e sussurrano parole vuote As wind in dry grass Or rats’ feet over broken glass (“come il vento nell’erba secca o i piedi dei topi sul vetro rotto”). Questi sono il correlativo oggettivo dell’uomo moderno, quegli stessi viventi moribondi che affollavano la terra desolata, figure senza forma, ombra senza colore, forza paralizzata, gesto privo di moto. Non sono come Kurtz o i dannati danteschi anime violente, ma solo uomini cavi e di paglia. Essi non riescono a sostenere lo sguardo degli occhi degli uomini virtuosi poiché questi per loro sono come Sunlight on a broken column (“luce solare su una colonna rotta”), sottolineando una morte prematura.» (Fonte: Wikipedia)

Adesso, scopro che negli extra del DVD di Apocalypse Now Redux esiste la versione completa della poesia recitata da Brando, che vi propongo nel video iniziale, e di seguito il testo originale in inglese, mentre la traduzione in italiano la potete trovare qui.

The Hollow Men
T. S. Eliot
Mistah Kurtz—he dead.

      A penny for the Old Guy

      I

We are the hollow men
We are the stuffed men
Leaning together
Headpiece filled with straw. Alas!
Our dried voices, when
We whisper together
Are quiet and meaningless
As wind in dry grass
Or rats’ feet over broken glass
In our dry cellar

Shape without form, shade without colour,
Paralysed force, gesture without motion;

Those who have crossed
With direct eyes, to death’s other Kingdom
Remember us—if at all—not as lost
Violent souls, but only
As the hollow men
The stuffed men.

      II

Eyes I dare not meet in dreams
In death’s dream kingdom
These do not appear:
There, the eyes are
Sunlight on a broken column
There, is a tree swinging
And voices are
In the wind’s singing
More distant and more solemn
Than a fading star.

Let me be no nearer
In death’s dream kingdom
Let me also wear
Such deliberate disguises
Rat’s coat, crowskin, crossed staves
In a field
Behaving as the wind behaves
No nearer—

Not that final meeting
In the twilight kingdom

      III

This is the dead land
This is cactus land
Here the stone images
Are raised, here they receive
The supplication of a dead man’s hand
Under the twinkle of a fading star.

Is it like this
In death’s other kingdom
Waking alone
At the hour when we are
Trembling with tenderness
Lips that would kiss
Form prayers to broken stone.

      IV

The eyes are not here
There are no eyes here
In this valley of dying stars
In this hollow valley
This broken jaw of our lost kingdoms

In this last of meeting places
We grope together
And avoid speech
Gathered on this beach of the tumid river

Sightless, unless
The eyes reappear
As the perpetual star
Multifoliate rose
Of death’s twilight kingdom
The hope only
Of empty men.

      V

Here we go round the prickly pear
Prickly pear prickly pear
Here we go round the prickly pear
At five o’clock in the morning.

Between the idea
And the reality
Between the motion
And the act
Falls the Shadow
For Thine is the Kingdom

Between the conception
And the creation
Between the emotion
And the response
Falls the Shadow
Life is very long

Between the desire
And the spasm
Between the potency
And the existence
Between the essence
And the descent
Falls the Shadow
For Thine is the Kingdom

For Thine is
Life is
For Thine is the

This is the way the world ends
This is the way the world ends
This is the way the world ends
Not with a bang but a whimper.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

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