Viaggio sull’isola di Skye – 3°giorno: Waternish e Duirinish

Trumpan-le rovine della chiesa-Isola di Skye

27 giugno 2011- lunedi – Waternish e Duirinish

Mi sveglio alle sette, apro le tende e scopro che c’è uno splendido sole. Il paesaggio sotto la luce del mattino sembra completamente diverso rispetto al giorno precedente. Poco prima delle dieci parto per la penisola del Waternish e il Duirinish sulla costa occidentale, a circa 40 miglia da Portree.

Waternish_Map-isola di SkyePercorro la strada A87 per una decina di miglia e poi imbocco la A850 per Dunvegan. A metà strada all’altezza del Fairy Bridge – il piccolo ponte dove secondo la leggenda la moglie del capoclan dei Macleod, che era una fata, abbandonò per sempre il marito e i figli per ritornare al suo magico mondo – prendo la stradina “single track” B886 che conduce alla penisola del Waternish. Casette e cottage bianchi costeggiano la strada che conduce al mare. Sui prati, vicino alle case, decine di pecore e mucche con i loro agnellini e vitelli pascolano tranquille.

Dopo una decina di minuti mi ritrovo di fronte ad una splendida baia con le isole Ascrib sullo sfondo. Poco più avanti, ad un bivio isolato prendo la stradina che conduce a Geary. Il paesaggio è splendido, la stradina si snoda attraverso morbide colline di un verde brillante, sotto un cielo straordinariamente terso e azzurro con le nuvole mosse dal vento. Le case si fanno più rade, così come la presenza umana.

Waternish-Isola di Skye

Waternish-Isola di Skye

Mucche a Waternish-Isola di Skye

Mucche a Waternish-Isola di Skye

Panni stesi a Waternish-Isola di Skye

Panni stesi a Waternish-Isola di Skye

Dopo l’ennesima curva, mi si para davanti, inaspettata e quasi irreale nella sua scenografica evidenza, una stradina lunga e dritta che taglia in due il verde della collina dividendola in parti speculari.

È la strada che conduce alle rovine della chiesa di Trumpan e al suo piccolo cimitero, sulla sommità di un promontorio.

Waternish-Road to Trumpan-Isola di Skye

Waternish-Road to Trumpan-Isola di Skye

Going to Trumpan-Isola di Skye

Going to Trumpan-Isola di Skye

La strada che conduce a Trumpan-Isola di Skye

La strada che conduce a Trumpan-Isola di Skye

Sullo sfondo il mare, onnipresente. Ho come la sensazione di essere giunto alla fine del mondo, in uno di quei posti che segnano il confine fra la terra e il regno delle acque. Parcheggio l’auto in un piccolo spiazzo adiacente la chiesa. Ci sono solo cinque turisti che poco dopo se ne vanno.
Entro nel prato recintato dove sorgono le rovine dell’antica chiesa di Trumpan e un piccolo cimitero che sembra uscito da un romanzo gotico del settecento.

Trumpan-Isola di Skye

Trumpan-Isola di Skye

Trumpan-la chiesa-Isola di Skye

Trumpan-le rovine della chiesa-Isola di Skye

Trumpan-le rovine della chiesa-Isola di Skye

La chiesa di Trumpan fu teatro di due sanguinosi massacri maturati nello stesso giorno, una domenica di maggio del 1578, nell’eterna lotta fra i due clan rivali che si contendevano il controllo dell’isola, i MacLeod e i MacDonalds.
Quel giorno i MacDonalds arrivarono da Uist via mare nella baia di Ardmore, sotto Trumpan. Protetti da una spessa coltre di nebbia riuscirono a sbarcare senza essere notati e assediarono la popolazione che fu costretta a rifugiarsi nell’area della chiesa. In cerca di vendetta per il precedente massacro di Eigg i MacDonalds diedero fuoco al tetto di legno della chiesa dove aveva cercato rifugio la gente del posto.

Fu una strage tremenda. Morirono tutti soffocati o bruciati, tranne una ragazzina che riuscì a fuggire attraverso una strettissima finestra di pietra, che ancora oggi si può vedere, mutilandosi un seno nella fuga, e riuscendo poi a dare l’allarme.

Gli uomini del clan dei MacLeod arrivarono in brevissimo tempo da Dunvegan, da dove le fiamme dell’incendio della chiesa erano ben visibili, e non diedero scampo ai MacDonalds. Si impadronirono delle loro navi ormeggiate nella baia, e poi li attaccarono di sorpresa uccidendoli quasi tutti. Alla fine gettarono i cadaveri e i feriti in una cava di tufo poco distante tumulandola con un’enorme lastra di pietra.

Trumpan- Finestra della chiesa

Trumpan- Finestra della chiesa

Promontorio sulla baia di Ardmore_Isola di Skye

Promontorio sulla baia di Ardmore_Isola di Skye

Trumpan-Croce celtica-Isola di Skye

Trumpan-Croce celtica-Isola di Skye

Immerso in queste storie tremende di cui sembra di percepire ancora l’eco nell’aria, mi aggiro fra le lapidi del cimitero leggendo i nomi dei morti e le dediche dei loro familiari, in inglese e gaelico.
Croci celtiche si innalzano un po’ ovunque. Sono completamente da solo nel cimitero, unica presenza viva in quel luogo. Camminare nel silenzio fra quelle lapidi che fronteggiano il mare in uno scenario così grandioso, con solo il suono del vento nelle orecchie e il ricordo di quel tragico passato di sangue, sembra annullare di colpo le distanze temporali, come se tutto fosse un eterno presente, un unico attimo immenso. Mi sembra di sentire vive attorno a me le presenze di quelle persone, sepolte nella terra in cui sono sempre vissute e da cui non si sono mai allontanate. Un grande senso di pace mi pervade. Percepisco dentro di me l’incessante divenire e fluire di tutte le cose nel ciclo della natura. Come se il mio mondo interiore si ampliasse e si estendesse fino a comprendere e inglobare l’intero universo, fino ad diventare tutt’uno con il mondo esterno. Una sorta di ebbrezza panica.

All’improvviso una turista entra nel parco e mi riporta alla realtà.
Esco e mi dirigo verso il promontorio e la baia dove cinque secoli prima approdarono le navi dei MacDonald, a circa due miglia e mezzo di distanza. Il sentiero è seminascosto dall’erba alta, bisogna scavalcare dei muretti e attraversare cancelletti e recinzioni. Un’anziana coppia con due cani mi precede. Alla fine della discesa, circa a metà strada, arrivo alla spiaggia interamente ricoperta di sassi e rocce. I vecchietti rallentano e si fermano a riprendere fiato. Li supero.

La baia di Ardmore e Trumpan nello sfondo-Isola di Skye

La baia di Ardmore e Trumpan nello sfondo-Isola di Skye

Baia di Ardmore-Isola di Skye

Baia di Ardmore-Isola di Skye

Rovine nella baia di Ardmore-Isola di Skye

Mi dirigo da solo verso la salita che conduce alla sommità del promontorio. Arrivo in cima. Sono quasi stordito dal verde brillante dell’erba, l’azzurro puro del cielo, il blu scuro e intenso dell’oceano, il vento e le urla dei gabbiani sopra di me.

Campagna nei pressi di Trumpan-Isola di Skye

Campagna nei pressi di Trumpan-Isola di Skye

L’aria è fresca e frizzante. Viene quasi voglia di urlare per il senso di pienezza e di ebbrezza che questo spettacolo dà. Ma una volta in cima scopro che oltre il panorama è ancora più splendido. Un’altra piccola baia con dei faraglioni a picco sul mare e poco lontano delle rovine di vecchi stabilimenti manifatturieri. Mi dirigo verso i faraglioni.

Faraglioni nei pressi della baia di Ardmore-Isola di Skye

Faraglioni nei pressi della baia di Ardmore-Isola di Skye

Faraglioni e rovine nella baia di Ardmore-Isola di Skye

Faraglioni e rovine nella baia di Ardmore-Isola di Skye

Scrutando l’orizzonte mi accorgo che sono completamente solo nel raggio di alcune miglia. Attorno a me non c’è alcuna presenza umana. Da un lato l’oceano, dall’altra la vastità della campagna che si estende a perdita d’occhio. Alcune mucche pascolano lontano, quasi indistinguibili dal resto del paesaggio. Provo una strana sensazione. Mi sento come un selvaggio. Non sento solitudine o paura. Mi sento in perfetta armonia con la natura incontaminata che mi circonda. Una sensazione di euforia fisica e psichica, di ebbrezza mi pervade.

Arrivo fino alle rovine, scatto un po’ di fotografie e poi decido di ripartire ripercorrendo a ritroso la salita verso cima del promontorio.

Rovine nella baia di Ardmore-Isola di Skye

Alla fine, quando verso le due arrivo all’auto, avverto la stanchezza. Complessivamente ho fatto più di due ore di marcia difficoltosa in salita, fra i prati e le rocce delle scogliere. Riparto per il castello di Dunvegan e la penisola del Duirinish, diretto a Nest Point e il suo faro.
Mi lascio Trumpan e i suoi grandi spazi disabitati alle spalle e dopo una ventina di minuti mi ritrovo in un paesaggio radicalmente diverso. Ci sono residenze signorili e lussuose con giardini bellissimi.

Poco prima di arrivare al castello, mi fermo nei pressi di un’antica chiesa diroccata, la St. Mary’s Church e il suo bellissimo giardino. Le rovine della chiesa sorgono su un’area che fino a prima dell’anno Mille era luogo di culto dei riti celtici.

St Mary Church nei pressi di Dunvegan-Isola di Skye

St Mary Church nei pressi di Dunvegan-Isola di Skye

St Mary Church-Dunvegan-Isola di Skye

St Mary Church-Dunvegan-Isola di Skye

St Mary Church-interno-Isola di Skye

St Mary Church-interno-Isola di Skye

St Mary Church-Croce celtica

St Mary Church-Croce celtica

Le rovine sono molto pittoresche, emanano un fascino gotico ricco di mistero. Si percepisce quel senso del “sublime” che nacque proprio in Inghilterra e in Scozia alla fine del Settecento.

Dopo un po’ riparto e arrivo al famoso castello di Dunvegan, ma non entro. Troppo affollato di visitatori, decine di pullman carichi di turisti anziani. Non fa per me. Compro dei pupazzetti di peluche per le bambine e riparto. Sono le tre del pomeriggio. Mi dirigo verso Nest Point, l’estremità occidentale dell’isola.

Imbocco una stradina “single track” che attraversa un paesaggio spettacolare. Ad un certo punto incontro un bivio, con indicate due località, Orbost e Glendale, che non compaiono nella mia pur dettagliata mappa. Sono lì da solo, nel mezzo del nulla. E nessuno a cui chiedere. Decido di tirare a sorte, basandomi sull’orientamento geografico, e vado dritto.

Road-to-Glendale-Isola di Skye

Road-to-Glendale-Isola di Skye

Pecore lungo la strada per Orbost-Isola di Skye

Pecore lungo la strada per Orbost-Isola di Skye

La strada, strettissima, attraversa un paesaggio brullo e vulcanico, dominato dalla mole delle Red Hills. Dopo un po’ il paesaggio diventa più dolce, un ruscello scorre nella campagna e lungo il suo percorso mucche e pecore pascolano tranquille
Ad un certo punto la strada termina nello spiazzo di una fattoria. Questa è Orbost. Alcuni bambini piccoli e biondi giocano a rincorrersi nel grande spiazzo. I loro capelli splendono come oro nella controluce. Poco più in là dei panni stesi ad asciugare al sole vengono gonfiati dal vento. Due uomini armeggiano accanto ad un trattore. Chiedo a loro quale sia la strada per Nest Point. Mi rispondono con un forte accento scozzese dicendomi che la strada è quella che andava nella direzione opposta. Li ringrazio, lascio quell’oasi di vita agreste d’altri tempi e ritorno indietro sulla mia strada.

Ad un certo punto, nel tratto in cui la strada è più stretta e fai fatica a credere che ci possa passare una macchina, figurarsi due, ecco apparire un’altra auto all’orizzonte. Si ferma ma non accosta. Mi accorgo che vicino a me non ci sono piazzole dove accostare, se non una cinquantina di metri indietro. Fare marcia indietro con la guida a sinistra su una stradina strettissima, senza bordi e cordoli, con un metro di dislivello da entrambi i lati è veramente impegnativo. Mi sembra di essere tornato ragazzo quando dovevo imparare a guidare. Il rischio di uscire fuori di strada è molto alto. Ma l’altra automobile non si muove, rimane lì, inchiodata sulla strada. Mi accorgo allora che alla guida c’è una vecchina dai capelli bianchi. Ci fronteggiamo per alcuni istanti, immobili, sotto il sole, come i duellanti in un film western di Sergio Leone.

Provo a fare marcia indietro, ma è un disastro. L’auto sembra andare per i fatti suoi. Non riesco a farla andare indietro se non zigzagando, un po’ a destra, un po’ a sinistra. Una manovra che in Italia avrei fatto ad occhi chiusi e in pochi secondi qui è diventata una missione quasi impossibile. Per alcuni istanti considero pure la vigliacca, ma molto umana, ipotesi di scendere dall’auto, andare dalla vecchia e implorarla di far lei marcia indietro dicendo che sono un povero italiano che guida a sinistra solo da due giorni. Ma poi, non so bene se per orgoglio o incoscienza, mi decido a fare quei 50 metri di marcia indietro. Vado lentissimo. Più volte devo ingranare nuovamente la prima e andare un po’ avanti e poi di nuovo indietro per riportare l’auto in carreggiata, perché stavo uscendo di strada. Sudo come se stessi spingendo l’auto a mano. Alla fine ce la faccio. Arrivo alla piazzola, mi sento come un naufrago che dopo una lunga nuotata fra i marosi arriva stremato alla riva. Ormai in salvo lampeggio con gli abbaglianti alla vecchina che sino a quel momento è rimasta immobile a guardare la scena. Finalmente si muove, si avvicina, mi affianca e mi saluta con un cenno della mano e un sorriso ineffabile ed enigmatico. Anch’io la saluto con un cenno della mano, mentre la mando a fare in culo in tutte le lingue che conosco. Sono un bagno di sudore. Non avevo mai contemplato così da vicino la possibilità di finire fuori strada con l’auto ribaltata.

Riparto in direzione della penisola di Duirnish, o meglio di Glendale, che scopro poi essere un agglomerato di borghi e comunità. Ecco spiegato perché non la trovavo sulla cartina. Finalmente trovo l’indicazione per Nest Point. La stradina è ancora più stretta di quella precedente, si inerpica tortuosa salendo in cima con una pendenza molto ripida.

Procedo molto lentamente, ogni tanto quando arriva qualche auto in senso opposto, memore dell’esperienza precedente, accosto e mi fermo del tutto. Ai lati della stradina stavolta non ho un dislivello di pochi metri, ma un vero precipizio di una cinquantina di metri sulle rocce e sul mare. Finalmente arrivo al promontorio di Nest Point. Parcheggio e arrivo fino al punto da cui parte il sentiero che dalla cima della collina conduce giù fino al faro.

Nest Point-pecore-isola di Skye

Nest Point-pecore-isola di Skye

Nest Point-promontorio-Isola di Skye

Nest Point-promontorio-Isola di Skye

Nest Point-percorso-al-faro-Isola di Skye

La vista mozza il fiato. C’è un vento fortissimo. A quel punto mi rendo conto che non posso fare il sentiero a piedi quel giorno. Ci vorrà almeno un’ora solo per l’andata e sono già le cinque del pomeriggio, devo ancora tornare a Portree.

Decido di ritornarci due giorni dopo di mattina, quando il sole sarà alle spalle e le condizioni di luce saranno ideali per fotografare. Riparto poco dopo le cinque. Ci metto 35 minuti a fare le 10 miglia di stradina tortuosa “single track” e un’altra mezzora a fare le 25 miglia fino a Portree. Quando arrivo a casa sono esausto. Mi accorgo che ho il viso rosso per il sole. Durante la lunga scarpinata del mattino fra le scogliere di fronte al mare mi sono abbronzato senza nemmeno accorgermene.

Mi faccio una doccia calda e rilassante. Poi la sera esco e vado a cena al “Sea Breezes”, un ristorante di mare molto caratteristico nella zona del porticciolo di Portree, di fronte al mare. All’uscita c’è ancora luce e prima di tornare a casa mi soffermo a fare delle foto ai pescherecci ormeggiati al porto.

Peschereccio a Portree-Isola di Skye

Peschereccio a Portree-Isola di Skye

Ormeggio a Portree-Isola di Skye

Ormeggio a Portree-Isola di Skye
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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

3 Comments

  • Reply July 25, 2011

    carpina

    le foto fanno girare la testa.. tutto quel Cielo, carico di luce, e quel verde meraviglioso della campagna!
    Ti credo proprio che hai il mal di Skye, sta venendo anche a me!! :-)

    ..la vecchina è un personaggio fantastico.. e la scena che vi fronteggiate come i duellanti western, che si conclude con una sudata e le tue parolacce in tutte le lingue del mondo, è da premio oscar! ahah!! :D

    a presto!
    Pina

  • Reply July 26, 2011

    Valerio

    Mi sembrava di essere lì, nel cimitero col suono del vento nelle orecchie! Sei quasi magico. Stavo con gli occhi sulle parole che hai scritto, la mente era là, mi mancavano solo i suoni. L’immagine dell’oceano, i colori, tutto stava andando a fuoco ma ero sordo. Solo qualche secondo per fortuna, perché è subito arrivato il tuo “… con solo il suono del vento nelle orecchie…” e mi sono ritrovato a camminare anche io solo su quel prato. Grazie!!!

    Spassosissimo il duello con la vecchina e tu che sudi come un cavallo per la manovra impossibile!!! ahahha

  • Reply July 26, 2011

    ermeneuta

    La vecchina c’è mancato poco che la seppellissi lì, fra i suoi antenati, un pezzo qui, un pezzo là. Deve ringraziare le divinità celtiche che ero troppo stanco… :-D
    In faccia sembrava la versione femminile di Mr. Magoo…

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