Viaggio sull’isola di Skye – 4°giorno: Old Man of Storr, Cuillins e Talisker

Panorama dalla cima dello Storr-Isola di Skye

28 giugno 2011 – martedi – Old Man of Storr, Cuillins e Talisker
Quando mi sveglio il cielo è coperto da grandi nuvole scure. Ha piovuto abbondantemente nelle prime ore del mattino. Oggi ho in programma di salire sul massiccio dello Storr fino ad arrivare a quello straordinario pinnacolo di roccia alto 50 metri, noto come Old Man of Storr, che si erge come un gigantesco dito nero puntato verso il cielo.

Skye Map_04La giornata si preannuncia molto variabile, con probabili rovesci e schiarite. Decido di vestirmi adeguatamente ed equipaggiarmi per ogni eventualità atmosferica. Fatta la solita energetica colazione scozzese, alle otto e mezza parto per la mia destinazione.
Lo Storr dista solo dieci miglia da Portree, ma la diversità del paesaggio è tale da farlo sembrare un viaggio molto più lungo. Si passa dal mare alla montagna in poco tempo. Attraverso con l’auto il centro di Portree.

Portree-Isola di Skye

Portree-Isola di Skye

La luce del mattino illumina il porto e le facciate colorate delle case, rese brillanti e traslucide dalla pioggia. Una volta fuori dal paese, proseguo per la A855 che in alcuni tratti diventa una stradina a una sola corsia.

È incredibile come poche centinaia di metri dopo le ultime case di Portree il paesaggio cambi completamente. Lasciate le ultime case colorate e i giardini ricchi di fiori mi addentro in una terra aspra e brulla, i cui colori dominanti sono l’ocra e il verde. Grandi nuvole nere si addensano nel cielo e inizia a piovere.

Sembra che si prospetti un’altra giornata di pioggia e vento come l’altro ieri e inizio a temere di dover rinunciare all’escursione in montagna. Invece il tempo cambia nuovamente. Le nuvole vengono rapidamente portate via dal vento che soffia dal mare e i raggi del sole filtrano tra le nubi, creando degli squarci di luce bellissimi. Di fronte a me si erge la mole nera e imponente dello Storr col suo pinnacolo inconfondibile, a destra il lago “Loch Fada” col suo caratteristico isolotto, a sinistra le colline verdi.

Old Man of Storr lungo la A855-Isola di Skye

Old Man of Storr lungo la A855-Isola di Skye

Dopo un paio di miglia mi fermo a fotografare una piccola cascata. Si ferma anche un pullman carico di turisti giapponesi che si riversano fuori in massa, ma rimangono quasi ammutoliti, annichiliti dalla maestosità del paesaggio e dalla presenza incombente dello Storr. Scatto alcune foto e riparto.

Cascata nei pressi dello Storr-Isola di Skye

Cascata nei pressi dello Storr-Isola di Skye

Finalmente, dopo altre cinque miglia, giungo all’area da cui parte il sentiero che conduce in cima e lascio l’auto nel parcheggio, piccolo e quasi deserto a quell’ora. Guardo il cielo scuro e minaccioso che non promette nulla di buono. La cima dello Storr è coperta dalle nubi.

Old Man of Storr-Isola di Skye

Old Man of Storr-Isola di Skye

Mi bardo adeguatamente contro il freddo e la pioggia. Ci sono 12 gradi di temperatura e siamo quasi al livello del mare. Bisogna salire a circa 720 metri di altezza. Inizio la salita armato di fotocamera e obiettivi. Sono quasi le dieci del mattino.

La prima parte del sentiero si snoda all’interno di un fitto bosco di abeti, alti e imponenti. Dentro non si vede quasi la luce del sole e si ode lontana la pioggia che cade sulle fronde degli alberi. L’odore di terra bagnata e di resina è fortissimo. Mi riempio i polmoni di quell’inebriante profumo.

Sentiero nel bosco per la cima dello Storr-Isola di Skye

Sentiero nel bosco per la cima dello Storr-Isola di Skye

Dopo un quarto d’ora di salita nella luce tenue del sottobosco, col sentiero reso scivoloso dalla pioggia caduta nella notte e dal fango, arrivo finalmente ad una prima radura. Abituato ormai alla penombra del bosco rimango quasi abbagliato dalla luce del sole che fa risplendere di un verde brillante gli abeti. Qua e là nel prato ci sono fiori di mille colori, felci verdi e bianchissimi fiori di cotone. Scatto qualche foto. Sono da solo. Il silenzio è rotto solo dal mio respiro, dalla pioggerellina che continua a cadere impercettibile nonostante il sole stia spazzando via le nubi, e dallo scrosciare dell’acqua di un ruscello che costeggia il percorso. Il sentiero si inoltra di nuovo nel bosco.

Dopo altri quindici minuti di ripida salita all’interno del tunnel del sottobosco, finalmente intravedo la luce dell’uscita. Un lampo di luce e di verde. Esco fuori e all’improvviso la visione del massiccio dello Storr mi accoglie in tutta la sua maestosa potenza e grandiosità.
Mi trovo in un’ampia radura. Il bosco termina lì. Adesso inizia la montagna, la salita vera.

Il massiccio dello Storr all'uscita dal bosco-Isola di Skye

Il massiccio dello Storr all’uscita dal bosco-Isola di Skye

Lo spettacolo è talmente grandioso da stordire. Alcune persone arrivate prima di me scattano delle foto. Poi scorgo il sentiero che conduce alla cima. Lungo, sinuoso, ripido, lontano, quasi irreale. Dei piccoli puntini colorati si muovono lentamente su di esso, simili a formiche. Sono escursionisti che salgono in cima. Mi rendo conto che la salita di prima è stata solo un assaggio. Per la prima volta mi chiedo se ce la farò. Il sentiero fra le rocce è ripidissimo, stretto, senza protezione e sale su per la montagna fino alla cima. Mi fermo alcuni minuti a riprendere fiato e poi riparto. Cerco di fare attenzione a dove metto i piedi, la pioggia scesa nella notte ha reso tutto molto scivoloso.

Massiccio dello Storr-Isola di Skye

Massiccio dello Storr-Isola di Skye

Dopo cinque minuti di salita mi volto verso la valle ad osservare il paesaggio. Sotto di me le rocce nude, poi i prati verdi, quindi il bosco di abeti e infine, lontano, il mare che si perde all’orizzonte fra le altre isole e le cime nere dei Black Cuillin a fare da cornice.

Panorama salendo sullo Storr-Isola di Skye

Panorama salendo sullo Storr-Isola di Skye

Loch Leathan e i monti Cuillins visti dallo Storr-Isola di Skye

Loch Leathan e i monti Cuillins visti dallo Storr-Isola di Skye

Riprendo la salita, fermandomi ogni tanto a scattare delle foto. Dopo circa mezzora giungo finalmente in cima. C’è un silenzio impressionante e un vento molto forte. Ci sono solo una decina di persone, in un’area molto vasta, distanti un centinaio di metri l’una dall’altra e in religioso silenzio. La montagna sembra incutere in tutti rispetto e un timore quasi reverenziale. Falchi, corvi, gabbiani  e altri uccelli volteggiano nell’azzurro straordinariamente intenso del cielo.

Falco nei cieli dello Storr-Isola di Skye

Falco nei cieli dello Storr-Isola di Skye

Veduta sul mare salendo sullo Storr-Isola di Skye

Veduta sul mare salendo sullo Storr-Isola di Skye

Giungo ai piedi dell’Old Man of Storr. A separarmi dalla sua cima c’è ora una salita molto scoscesa alta una trentina di metri, quasi verticale, costituita da terriccio, massi e rocce franate.

Un cartello avvisa del pericolo di frane e sconsiglia di avventurarsi oltre. In un primo momento credo che non sia possibile salire in cima. Poi rivolgo l’occhio in alto e vedo due persone che, tenendosi aggrappate a terra con le mani e i piedi, praticamente sedute, e lasciandosi scivolare a poco a poco, scendono lentamente da quella frana. Un passo falso e rotolare da quell’altezza assieme ai massi potrebbe essere fatale. Mi sembrano degli incoscienti. Li guardo scendere finché arrivano a terra. Sono indeciso sul da farsi. Accanto a me c’è una giovane coppia di italiani, armati di bastoni da montagna ed evidentemente esperti di escursioni, con cui scambio qualche parola sul percorso migliore da fare. Ad un certo punto decidono di tentare la scalata.

La scarpata di terriccio che conduce all'Old Man of Storr-Isola di Skye

La scarpata di terriccio che conduce all’Old Man of Storr-Isola di Skye

Mi decido anch’io. Salire non è semplice, i piedi affondano nel terreno franoso e non c’è alcun punto fermo su cui far leva. I sassi e il terriccio rotolano sotto di me mentre mi arrampico carponi cercando di ancorarmi ai massi più grossi. Mi giro una sola volta a guardare dietro di me e la visione è da capogiro. Io non soffro di vertigini, sono capace di affacciarmi dal terzo piano di una casa in costruzione senza ringhiere, ma devo confessare che per alcuni istanti sento la testa girarmi e un brivido corrermi lungo la schiena.
Decido di guardare solo avanti e di continuare a salire. Mi sento un po’ incosciente, ma il richiamo della montagna è troppo forte. Man mano che mi avvicino alla cima, affondando le mani e i piedi nel terriccio, mi chiedo come farò poi a scendere.

Sulla vetta dello Storr-Isola di Skye

Sulla vetta dello Storr-Isola di Skye

Finalmente arrivo in cima. La salita è durata poco in realtà, credo cinque minuti, ma mi è sembrata un’eternità. Assieme a me c’è anche la coppia di italiani, arrivati un poco prima. Sono ai piedi dell’Old Man of Storr, lo posso toccare. Poco distante l’altra straordinaria formazione rocciosa, Needle Rock, che trae il suo nome dalla punta incredibilmente aguzza. Visto da vicino l’Old Man dimostra tutta la sua mole e i suoi cinquanta metri di altezza.

Panorama con Loch Leathan e Loch Fada e i Monti Cuillins sullo sfondo dallo Storr-Isola di Skye

Panorama con Loch Leathan e Loch Fada e i Monti Cuillins sullo sfondo dallo Storr-Isola di Skye

Il cielo è coperto dalle nubi, sono nel lato in ombra e fa freddo, nonostante sia abbondantemente coperto. Soffia un forte vento in cima. Affacciarsi dall’altro lato è quasi impossibile, si rischia di perdere la presa per il vento e cadere giù. Mi siedo su una roccia, un po’ al riparo dal vento, a guardare il panorama da quell’altezza.

Panorama dalla cima dello Storr-Isola di Skye

Panorama dalla cima dello Storr-Isola di Skye

Mi afferra una sensazione di stordimento per la grandiosità del paesaggio. Guardo la coppia di italiani in controluce che scatta delle foto per festeggiare l’impresa. Dopo una ventina di minuti che sono in cima decido di scendere. Osservo dall’alto la scarpata scoscesa, fatta di rocce franate, sassi e terriccio instabile, e mi chiedo se sono stato veramente un incosciente a salire fin là sopra e se ce la farò a scendere. A parte la coppia che è rimasta ancora su non c’è nessun altro nelle immediate vicinanze. Mi accuccio col culo per terra e inizio a scendere quasi da seduto, tenendomi con le mani dietro a far da freno e i piedi avanti. La terra frana sotto di me, man mano che scivolo lentamente in basso. Ogni tanto qualche sasso più grosso degli altri si stacca e lo vedo rotolare giù, prendendo sempre più velocità lungo la corsa, fino ad andare a sbattere e spaccarsi giù contro le rocce.

Vista sul mare dalla cima dello Storr-Isola di Skye

Vista sul mare dalla cima dello Storr-Isola di Skye

Finalmente dopo un po’ arrivo al pianoro da cui sono partito. Mi pulisco le mani sporche di terra con l’acqua della borraccia. Ho i muscoli delle gambe indolenziti che quasi mi tremano per lo sforzo e la fatica, ma sono soddisfatto. Sono quasi due ore che sono in marcia.
Decido di iniziare la discesa verso l’auto. Ho ancora un’ora abbondante di marcia davanti a me. Ho appena iniziato a scendere, avrò fatto sì e no una cinquantina di metri, quando scorgo un sentiero secondario strettissimo, a picco sul precipizio, che conduce dall’altro lato della montagna.

Sentiero per the Sanctuary-Storr-Isola di Skye

Sentiero per the Sanctuary-Storr-Isola di Skye

Da lì dovrebbe scorgersi l’Old Man of Storr da una posizione panoramica. Sono indeciso sul da farsi. Sono stanco e ho ancora tanta strada da fare. Ci penso un attimo e poi decido. Sono qui, adesso, non esiste una seconda volta. Con l’hic et nunc a farmi da sprone e da guida interiore mi immetto sul sentiero secondario e ricomincio nuovamente la salita, ancora più ripida della precedente.
Dopo una decina di minuti raggiungo il posto panoramico. Scoprirò poi che si chiama “Coire Faoin”, the “Sanctuary” in inglese, e mai nome fu più azzeccato. La vista è splendida, non c’è nessuno, vedo i turisti giù a valle che sembrano formiche. Mi siedo su una roccia e mi metto a contemplare quelle vette nere e aguzze che incombono su di me come giganteschi totem e che a loro volta sembrano guardarmi. Hanno nomi antichi, aspri e duri, “Baca Ruadh” e “Beinn Edra”, che dimostrano la penetrazione dell’antica lingua dei vichinghi nel gaelico.

Sanctuary-Coire Faoin-Isola di Skye

Sanctuary-Coire Faoin-Isola di Skye

Old Man of Storr-Isola di Skye

Old Man of Storr-Isola di Skye

Old Man of Storr con persona accanto-Isola di Skye

Old Man of Storr con persona accanto-Isola di Skye

C’è un silenzio irreale rotto solo dal vento e dal verso di qualche uccello. Fisso quelle vette in religioso silenzio. E le vette fissano me. Mi scorre dentro un’intera vita. Mi sembra di intrecciare un dialogo silenzioso con quei monoliti di roccia che incutono timore, come se mi stessero scrutando dentro e interrogando, come se stessero togliendo tutto il superfluo fino ad arrivare alla scabra nudità della roccia dentro di me, come se stessi diventando della loro stessa materia ed essenza. Dopo una decina di minuti che mi sembrano un’eternità, mi sento come rinato.
Stare al cospetto di quelle vette minacciose mi ha scosso ed emozionato fortemente. Mi sento come stregato da quel posto, come se tutto il resto non contasse più in quella strana dimensione atemporale, come se il tempo e lo spazio avessero cessato di essere. Esiste solo quel luogo in quell’attimo eterno, e io sono lì, a farne parte, non più individuo ma una parte collettiva del tutto. Mi vengono in mente le sequenze di quel bellissimo film di Peter Weir, “Picnick at Hanging Rock”.
Dopo una decina di minuti le voci di alcuni turisti che stanno risalendo la montagna mi svegliano da quella magia. Mi congedo da quelle cime sacre e ricomincio a scendere. Una volta arrivato alla radura, e prima di addentrarmi nel sentiero del bosco che ne preclude la vista, mi volto alcuni minuti a rimirare ancora una volta quelle vette magiche e misteriose. Non vorrei staccarmi da esse. Mi duole in modo inspiegabile abbandonarle e non rivederle. Rivolgo loro un ultimo sguardo lungo e intenso per serbarne quanto più possibile l’immagine e il ricordo dentro di me, come si fa con la donna amata prima dell’addio. Quando mi giro mi accorgo che una lacrima mi riga la guancia. Mi inoltro nel buio sentiero del bosco. Quando arrivo al parcheggio è l’una e mezza. Quasi tre ore e mezza di marcia. Mi sembra sia passata un’eternità.
Mangio una barretta energetica di cereali e frutta secca e parto per Sligachan, nel cuore dell’isola, per poi dirigermi verso il distretto di Talisker, nella penisola del Minginish sulla costa occidentale, dove sorge l’omonima distilleria di whisky, uno degli “Island Single Malts” più buoni al mondo. Prima di arrivare a Portree mi fermo a scattare delle foto della strada che si snoda scenografica, deserta e nera, lungo il verde e l’ocra della campagna, sotto un cielo azzurro e nuvole bianchissime.

Lago nei pressi dello Storr-Isola di Skye

Lago nei pressi dello Storr-Isola di Skye

La strada A855 che conduce allo Storr-Isola di Skye

La strada A855 che conduce allo Storr-Isola di Skye

Case a Portree-Isola di Skye

Case a Portree-Isola di Skye

Ripasso da Portree. È come essere in un altro mondo. Le case colorate, i giardini, la gente che passeggia per le vie. Mi sembra impossibile che pochi minuti fa mi trovavo al cospetto di quelle vette eterne, a sperimentare quello che gli antichi chiamavano l’aspetto “numinoso” della natura.

Arrivato a Sligachan, nella zona centrale e più montuosa dell’isola, mi ritrovo ai piedi dell’imponente massiccio dei monti Cuillin. Le Red Hills, perfettamente coniche e simili a vulcani, e le minacciose Black Cuillin dalle cime seghettate e perennemente ricoperte di nubi.

Strada per Sligachan con i monti Cuillins sullo sfondo-Isola di Skye

Strada per Sligachan con i monti Cuillins sullo sfondo-Isola di Skye

Strada per Sligachan con i monti Cuillins-Isola di Skye

Strada per Sligachan con i monti Cuillins-Isola di Skye

Le Black Cuillin sono forse le montagne più spettacolari e pericolose della Gran Bretagna. Le loro vette, pur non superando i mille metri di altezza, possono essere affrontate solo da scalatori esperti. Nei loro nomi gaelici, aspri e quasi impronunciabili, sembra risuonare la loro irriducibile alterità e il loro essere interdette ai comuni mortali: Sgurr Alasdair, la più alta che raggiunge i 991 metri, e poi Sgurr nan Gillean, Am Bastier, Sgurr Bhastier, Brauch na Frithe, e le altre.

Red Hills-Isola di Skye

Red Hills-Isola di Skye

Strada a Sligachan con le Red Hills sullo sfondo-Isola di Skye

Strada a Sligachan con le Red Hills sullo sfondo-Isola di Skye

Loch nan Eilean e le Black Cuillins sullo sfondo-Isola di Skye

Loch nan Eilean e le Black Cuillins sullo sfondo-Isola di Skye

Black Cuillins-dettaglio-Isola di Skye

Black Cuillins-dettaglio-Isola di Skye

Lo spettacolo lascia senza fiato. Ad un certo punto, con la coda dell’occhio, scorgo un piccolo lago con al centro una minuscola isola piena di alberi. Si tratta di Loch nan Eilean. Mi fermo, parcheggio in uno piccolo spiazzo ai lati della strada, e mi inoltro per la brughiera e le distese di torba diretto al lago. Il terreno è incredibilmente soffice e acquitrinoso.

Loch nan Eilean e il suo isolotto-Isola di Skye

Loch nan Eilean e il suo isolotto-Isola di Skye

Lago nei pressi di Sligachan-Isola di Skye

Lago nei pressi di Sligachan-Isola di Skye

I piedi mi sprofondano nella torba bagnata e nella strana vegetazione spugnosa dai colori insoliti, rosso e giallo. Il laghetto sembra uscito da un’illustrazione di storie di fate, elfi e gnomi. Mentre scatto le foto sento i piedi sprofondare in quella strana vegetazione spugnosa che ricopre il terreno acquitrinoso, quasi fossero sabbie mobili.

Ripenso alle storie misteriose di fate e altre creature dei boschi che imprigionano, ammaliandoli, gli incauti viaggiatori. Dopo aver scattato un po’ di foto riparto.

Poco prima di arrivare a Talisker incontro una baia stupenda, incorniciata da verdi colline e costeggiata da casette bianche. Un paesaggio molto dolce. Lungo la strada, tra una casa e l’altra, a farmi compagnia ci sono decine di spaventapasseri conciati nei modi più bizzarri e messi nelle pose più insolite per un concorso per lo spaventapasseri più originale.

Baia a Talisker-Isola di Skye

Baia a Talisker-Isola di Skye

 

Paesaggio nei pressi di Talisker-Isola di Skye

Paesaggio nei pressi di Talisker-Isola di Skye

Arrivo finalmente a Talisker, che si trova di fronte ad una baia incantevole le cui acque placide riflettono le nuvole del cielo, fra cangianti giochi di luce. C’è un piacevole odore di malto nell’aria. Entro nella distilleria, ma non faccio il percorso guidato all’interno perché prende troppo tempo. Nell’area per i visitatori adibita a museo compro un bicchiere da degustazione per il whisky Talisker.

La distilleria di whisky a Talisker-Isola di Skye

La distilleria di whisky a Talisker-Isola di Skye

Bottiglie di whisky Talisker nella distilleria-Isola di Skye

Bottiglie di whisky Talisker nella distilleria-Isola di Skye

Poi riparto prendendo un sentiero secondario e mi inoltro per circa una ventina di minuti in una campagna molto bella, caratterizzata da fattorie e ville lussuose.

Barche presso Talisker-Isola di Skye

Barche presso Talisker-Isola di Skye

Paesaggio lacustre vicino Talisker-Isola di Skye

Paesaggio lacustre vicino Talisker-Isola di Skye

Poi riparto prendendo un sentiero secondario e mi inoltro per circa una ventina di minuti in una campagna molto bella, caratterizzata da fattorie e ville lussuose.
Alla fine, quando giungo a Portree, mi sembra di aver viaggiato nel tempo e nello spazio.

Old Man of Storr su Portree

Old Man of Storr su Portree

Arrivato a casa faccio una doccia rilassante e poi vado a cena all’Isles Inn Pub a Portree. Come antipasto ordino una porzione di haggis, il piatto tradizionale scozzese, servito con “neeps and tatties” (sformato di rape e patate).

Haggis-Isola di Skye

Haggis-Isola di Skye

L’haggis è un “insaccato di interiora di pecora (cuore, polmone, fegato), macinate insieme a cipolla, grasso di rognone, farina d’avena, sale e spezie, mescolati con brodo e bollite tradizionalmente nello stomaco dell’animale per circa tre ore”. Poi ordino un piatto di salmone e gamberi, accompagnati da ottima birra e dall’immancabile bicchiere di whisky Talisker.

All’uscita dal pub mi soffermo ad ascoltare una tipica banda di cornamuse che suona per strada. La bellezza di quella musica mi colpisce e mi emoziona di nuovo.

Banda di cornamuse a Portree-Isola di Skye

Banda di cornamuse a Portree-Isola di Skye

Domani devo lasciare il beb&breakfast e fare le valigie per trasferirmi nel nuovo alloggio a Broadford, nella zona sud dell’isola, di fronte al mare.
Esco fuori verso le nove e mezza di sera a fumare un toscano fra i campi, di fronte al sole che tramonta. Fa freddo, c’è una brezza molto fresca che spira da occidente, ma è bellissimo. È il mio personale saluto a quella contrada che mi ha ospitato per quattro giorni. Rientro. Scatto delle foto dalla finestra della mia camera. Domani mi aspetta un’altra giornata intensa. Quando vado a letto è ormai mezzanotte e mezza. Sarebbe l’una e mezza in Italia. C’è ancora un po’ di chiarore nel cielo.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

4 Comments

  • Reply August 5, 2011

    Valerio

    Che voglia di vederle ste montagne!

    Una curiosità: come la pronunciano i locali “Skye”?

  • Reply August 6, 2011

    ermeneuta

    Io ho sentito pronunciarla come “Skai” con la i lunga finale, come in inglese. I nomi dei paesi hanno invece una pronuncia strana, con le “ch” un po’ gutturali e aspirate.

    Comunque “Talisker” si pronuncia un po’ simile a “Tàlisgher”: ho chiesto di proposito alla distilleria :-D

  • Reply August 9, 2011

    Vincenzo

    non so ancora quando ma ci andro’ ahhhh se ci andro’!

  • Reply August 9, 2011

    ermeneuta

    Potrebbe essere un buon posto dove fuggire quando la crisi economica e finanziaria incomincerà a farsi pesante… ;-)

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